Edoardo Agnelli (imprenditore 1892)

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Edoardo Agnelli negli anni 1930

Edoardo Agnelli (Verona, 2 gennaio 1892Genova, 14 luglio 1935) è stato un imprenditore e dirigente sportivo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Giovanni Agnelli, il fondatore della FIAT, di Clara Boselli e fratello di Aniceta Caterina, nacque a Verona dov'era di guarnigione il padre, in quel periodo ufficiale di cavalleria. Si laureò in giurisprudenza e partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale di cavalleria, facendo anche da conducente — allora un'attività poco diffusa — al generale Luigi Cadorna.[1] Dopo la laurea viaggiò in tutto il mondo per arricchire la propria cultura in campo industriale e, una volta tornato in Italia, occupò diverse cariche tra cui le vicepresidenze della FIAT,[2] delle Officine di Villar Perosa e del Consiglio Provinciale dell'Economia, e le presidenze dei consigli di amministrazione dei quotidiani La Stampa e Giornale del Pinerolese.

Appassionato di sport, ricoprì la carica di vicepresidente del Foot-Ball Club Juventus all'inizio degli anni 1920, durante la gestione di Gino Olivetti, finché nel 1923 ne divenne presidente, incarico che manterrà per i seguenti dodici anni. Sotto il suo mandato instaurò il primo sodalizio imprenditoriale-sportivo nel Paese — tuttora in vigore — e fece del club, in ambito sportivo, la stella del calcio italiano con la vittoria di sei campionati nazionali in dieci anni, di cui cinque consecutivi, nonché una delle migliori squadre europee del periodo interbellico, oltre a farla diventare una delle prime società sportive peninsulari ante litteram introducendo, dopo averla ristrutturata a livello aziendale, un insieme di rinnovati criteri manageriali ispirati al contemporaneo fordismo e all'organizzazione interna della FIAT includendo un peculiare modello gestionale noto a posteriori come lo Stile Juventus; oltreché dotare d'illuminazione artificiale — primo esempio in Italia — lo stadio di Corso Marsiglia costruito durante la gestione precedente; inoltre diede nuovo impulso all'attività polisportiva già in essere in casa juventina a fine XIX secolo, diversificandone il raggio d'azione in discipline quali bocce e tennis racchiuse sotto l'egida della nuova Juventus – Organizzazione Sportiva S.A. (in cui confluì la stessa squadra calcistica).[3] Ricoprì infine un ruolo decisivo nella svolta verso il professionismo del calcio italiano, promuovendo l'idea di un campionato unificato su scala nazionale (simile a quello inglese), proposta che darà origine nel 1926 alla Carta di Viareggio e alla Divisione Nazionale.[4]

La rosa e la dirigenza della Juventus, all'alba del Quinquennio d'oro, posano assieme alla Pro Vercelli prima di un'amichevole a Villar Perosa (1931); al centro, il presidente Edoardo Agnelli accanto il padre Giovanni, massimo dirigente della FIAT

«Dotato di fervida intelligenza, di grande affabilità e di quella molta esperienza di mondo, di vita, di lavoro che ha potuto acquistare collaborando attivamente nella direzione di grandi aziende con l'illustre suo padre, il senatore Giovanni Agnelli; cultore appassionato d'ogni genere di sport, espertissimo automobilista, direttore della Società Torinese per le Corse dei Cavalli, presidente onorario del Gruppo Sportivo FIAT, Egli porta nella nostra società, insieme alla preziosa opera sua, un nome che si illumina di una delle più alte glorie sportive italiane, di una delle più meravigliose creazioni dell'intelligenza e del lavoro umano: gloria di sport, gloria di lavoro.»

(Da Hurrà, rivista istituzionale della Juventus, luglio 1923[5])

Fonda anche una stazione invernale che diverrà presto prestigiosa e famosa: il Sestrière, dal nome dell'omonimo colle, a cui si giunge dal paese di origine della famiglia Agnelli, Villar Perosa, sita poco più oltre Pinerolo sulla omonima statale (la 23), che a partire da Pinerolo sale lungo la sinistra orografica del Chisone.

Un grave incidente stroncò la vita, a soli 43 anni, dell'erede di Giovanni Agnelli. Il 14 luglio 1935, una calda domenica estiva, Edoardo rientrava da Forte dei Marmi con l'idrovolante del padre, un Savoia-Marchetti S.80 pilotato dall'asso dell'aviazione Arturo Ferrarin; diretto a Genova per poi raggiungere Torino in treno, durante l'ammaraggio all'idroscalo i galleggianti del velivolo urtarono un tronco vagante sullo specchio d'acqua e il mezzo si ribaltò: il pilota ed Edoardo rimasero illesi ma quest'ultimo si alzò in piedi nell'abitacolo, posto sotto al motore montato su una gondola, e morì colpito alla nuca dall'elica rimasta in movimento[6] — in conseguenza dell'incidente, la casa produttrice modificò la struttura dell'aereo spostando il motore in posizione meno pericolosa.

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Edoardo sposò Virginia Bourbon del Monte, principessa di San Faustino, il 5 giugno 1919 a Roma, dalla quale ebbe sette figli:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Melograni.
  2. ^ Roberto Speranza, Vittorio Valletta: l'uomo che rese grande la Fiat, su stylology.it, 9 agosto 2017.
  3. ^ La «Juventus», in La Stampa, 1º aprile 1931, p. 2. URL consultato l'11 dicembre 2011 (archiviato il 23 settembre 2015).
  4. ^ Paul Dietschy, Antoine Mourat, The Motor Car and Football Industries from the early 1920s to the late 1940s: The Cases of FC Sochaux and Juventus, pp. 60; 62; 73.
  5. ^ 24/7/1923, Edoardo Agnelli presidente della Juve, su juventus.com, 24 luglio 2015.
  6. ^ L'improvvisa morte di Edoardo Agnelli in un incidente aviatorio, in La Stampa, 15 luglio 1935, p. 6.
  7. ^ È morto Pio Teodorani Fabbri, era marito di Maria Sole, sorella di Gianni Agnelli

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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