Vittorio Caissotti di Chiusano

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Vittorio Chiusano nel 1990

Vittorio Caissotti di Chiusano, conosciuto comunemente come Vittorio Chiusano[1] (Torino, 5 agosto 1928Torino, 31 luglio 2003), è stato un avvocato, dirigente sportivo e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di origini nobili,[1] della stessa famiglia del vescovo Paolo Maurizio Caissotti, nel 1952 si era laureato in giurisprudenza con una tesi sulla Libertà di stampa e responsabilità penale del direttore di giornale. Iscritto all'albo degli avvocati di Torino nel 1954, poco dopo era entrato a lavorare nello Studio Barosio, uno dei principali della città nonché quello di riferimento del quotidiano La Stampa.[1]

Chiusano ha seguìto, come penalista, alcune tra le cause e le vicende più importanti d'Italia, compresa la prima Tangentopoli degli anni 1980 (difese l'amministratore delegato della Cogefar Impresit, Enzo Papi), il secondo scandalo petroli emerso a Torino nel 1981 (difese l'ex comandante generale della Guardia di Finanza Raffaele Giudice), i bilanci FIAT (difese l'allora numero uno Cesare Romiti). Fu in prima linea anche nel periodo del terrorismo italiano, difendendo, tra gli altri, Marco Donat Cattin e poi ancora nella Tangentopoli torinese degli anni 1980, quando difese l'allora ex vice sindaco socialista Enzo Biffi Gentili. Nel marzo del 1984, inoltre, condusse personalmente le trattative per la liberazione della piccola Federica Isoardi, sequestrata a Cuneo.[1]

Giovanni Trapattoni, Roberto Baggio e Chiusano posano con la Coppa UEFA 1992-1993, tra i 16 trofei vinti dalla Juventus sotto la presidenza Chiusano (1990-2003).

È stato consigliere comunale a Torino per il Partito Liberale Italiano dal 1985[2] al 1992.[3] Dal 1992 al 1994 fu anche Presidente dell'Unione delle Camere Penali.

Lungo e duraturo è stato il suo legame con la Juventus Football Club. Consigliere d'amministrazione della società calcistica torinese fin dal 1960, ne ha in sèguito ricoperto la vicepresidenza nel corso degli anni 1970,[4] fino ad assumerne la massima carica il 12 febbraio 1990.[3] Ventitreesimo presidente del club bianconero, ha mantenuto l'incarico fino alla scomparsa. Durante il suo mandato decennale, la Juventus ha vissuto uno dei suoi maggiori periodi di successo, mettendo in bacheca sedici tra trofei nazionali e internazionali; a lui la squadra bianconera ha dedicato la Supercoppa italiana 2003, conquistata pochi giorni dopo la sua morte.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d La Juventus è in lutto, è morto Vittorio Chiusano, su repubblica.it, 31 luglio 2003.
  2. ^ I nuovi parlamentari della città, in la Repubblica, 16 maggio 1985.
  3. ^ a b Chiusano eletto presidente della Juve, in la Repubblica, 13 febbraio 1990.
  4. ^ 12 anni fa ci lasciava l’avvocato Chiusano, su juventus.com, 31 luglio 2015.
  5. ^ Undici anni fa ci lasciava l’avvocato Chiusano, su juventus.com, 31 luglio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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