E la nave va
E la nave va è un film del 1983 diretto da Federico Fellini.
Trama
[modifica | modifica wikitesto]1914: con il ronzio della macchina da proiezione in sottofondo, prendono vita in bianco e nero le immagini del porto di Napoli. In mezzo agli scugnizzi vestiti di stracci, ai pescivendoli e ai poveri in tuta da operaio si fanno largo persone ricche ed eleganti che stanno per salire a bordo della motonave "Gloria N.", ancorata al molo n. 10. Alcune didascalie commentano la cronaca del giornalista Orlando. Da un enorme carro funebre viene prelevata un'urna contenente le ceneri della "divina" cantante lirica Edmea Tetua, mentre una banda suona e le immagini si colorano. La nave scioglie gli ormeggi e si dirige verso il mare aperto. Meta della crociera: l'isoletta di Erimo nel Mar Egeo, nelle cui acque - per ottemperare alle ultime volontà del soprano - le ceneri dovranno essere sparse.
A bordo della nave, gli ospiti sono a tavola e in cucina ferve il lavoro dei cuochi. Inquadrati dalla macchina da presa del cronista Orlando, scorrono sullo schermo nobili e sovrintendenti di grandi teatri, personaggi del bel mondo e amici della defunta artista. Orlando li descrive con un'ironia comprensiva e impietosa al tempo stesso: Ildebranda Cuffari, soprano rivale della cantante scomparsa, il tenore Sabatino Lepori con la sua petulante moglie argentina, il comico Ricotin, l'impresario londinese Sir Reginald Dongby con la moglie Violet, sensibile al fascino latino dei camerieri.
Al suono di una marcia trionfale, la sfilata delle celebrità continua: il barbuto tenore Aureliano Fuciletto, l'enfant prodige Von Rupert, il granduca di Harzock con la sorella cieca Lherimia, il primo ministro Von Huppenback e il capo della polizia. In cucina, due vecchi maestri suonano Schubert sui bicchieri, mentre sul ponte l'attenzione di Orlando viene colpita dall'improvvisa apparizione di Dorotea.
Nella notte, non tutti i passeggeri dormono: Fuciletto, che ha lavorato con Edmea, racconta al bar del pessimo carattere della diva scomparsa. La moglie di Sir Reginald congeda uno dei suoi amanti mentre la cieca Lherimia vaga per i corridoi.
La mattina successiva i passeggeri svolgono una visita guidata alla nave; i fuochisti, incuriositi dalle star del melodramma, chiedono loro di cantare. Fuciletto e Lepore si esibiscono senza farsi pregare e la Cuffari, dapprima indecisa, alla fine si lascia trascinare. Nella stiva, tra mucchi di fieno, è presente persino un rinoceronte, destinato allo zoo di Amsterdam. «È ammalato di tristezza d'amore», sospira la giovane Dorotea. Nonostante il divieto delle guardie del corpo, Orlando riesce ad avvicinare il granduca per intervistarlo e ad ottenere un suo commento sulla situazione internazionale: «Siamo tutti seduti sulla bocca di un vulcano». A Sarajevo, infatti, è stato ucciso il granduca Francesco Ferdinando e sta per scoppiare la guerra. Dalla stiva proviene l'odore nauseabondo del rinoceronte, che crea equivoci e proteste, sicché l'animale viene imbracato e sollevato sul ponte, lavato con potenti getti d'acqua e sistemato in una scialuppa.
La notte successiva, mentre alcuni ospiti organizzano una seduta spiritica per cercare di evocare lo spirito di Edmea, una bambina vestita da zingara compare sul ponte. Dietro di lei si affolla un gruppo di sconosciuti che sono fuggiti dalla Serbia temendo le repressioni austriache dopo l'assassinio di Francesco Ferdinando. Il comandante li ha raccolti in mare e ha deciso di portarli al porto più vicino. All'ora del pasto, i profughi affamati si accalcano dietro le vetrate per osservare i passeggeri che mangiano. Violet, attratta anche dalla prestanza degli uomini, si fa avanti e offre ai profughi cibo e bevande, ma il capo della polizia teme per la sicurezza del granduca visto che i serbi cominciano anche a invadere il bar e le altre zone a loro interdette. Sul ponte, i profughi cominciano a cantare e a ballare, coinvolgendo anche gli ospiti fino all'alba.
Finite le danze, all'orizzonte si profila la sagoma di una corazzata: si tratta degli austriaci che chiedono l'immediata consegna dei serbi, ma il comandante rifiuta. Per rispetto verso la memoria di Edmea, gli austriaci concedono una tregua per permettere il rito dello spargimento delle ceneri. Poi la corazzata si avvicina per prelevare il granduca, mentre i profughi vengono collocati nelle scialuppe. Dalla prima scialuppa parte una bomba verso la corazzata e quest'ultima risponde a cannonate. Il "Gloria M." viene colpito e una enorme quantità d'acqua invade il piroscafo mentre gli ospiti cercano di mettersi in salvo sulle scialuppe rimaste. A questo punto l'inquadratura si allarga e il cinema dichiara la sua presenza: la nave è in realtà il teatro 5 di Cinecittà con la sue scenografie, le attrezzature e la troupe.[4]
Nell'ultima scena il giornalista Orlando, ancora abbigliato del suo costume da bagno di lana, armeggiando con il remo di una grande lancia di salvataggio con la quale evidentemente tenta di scampare al naufragio, informa il pubblico del fatto che i passeggeri non sono tutti morti[5]:
Un idrovolante ha recuperato i superstiti della scialuppa Aurora [...] La scialuppa Stella del nord è miracolosamente arrivata ad Ancona [...] Per quanto mi riguarda io ho una grande notizia da darvi: Lo sapevate che il rinoceronte dà un ottimo latte?[6]
Nel dir questo il giornalista si scherma le labbra con la mano per non farsi sentire dal rinoceronte, il secondo passeggero della barca, che ben sistemato a prua ci guarda con un occhio buono e inconsapevole, seguitando a mangiare un ciuffo d'erba senza scomporsi.
Produzione
[modifica | modifica wikitesto]Il "viaggio" di E la nave va ebbe inizio con un soggetto scritto qualche anno prima da Tonino Guerra e dallo stesso Fellini: L'assassinio di Sarajevo. Dopo aver terminato La città delle donne, il regista riprese in mano questo copione pensando di farne un finto documentario, nello stile dei suoi precedenti film per la TV, ma si convinse a cimentarsi in un film tutto ambientato su una nave visitando la turbonave in disuso Guglielmo Marconi, ormeggiata al porto di Genova. Nella stesura del copione, il film perdeva via via i connotati di film storico e assumeva sempre di più la dimensione onirica: l'incombere della catastrofe e la beata ignoranza con cui tutti sembrano andarle incontro sembrava congeniale al regista. In principio avrebbe dovuto finanziarlo la Gaumont, poi Dino De Laurentiis ormai di casa negli Stati Uniti, poi Aldo Nemni, industriale milanese innamorato del cinema. Venuto meno De Laurentiis, fu infine la RAI a mettere d'accordo tutti, affidando la produzione a Franco Cristaldi, produttore con cui Fellini non aveva mai lavorato.[7]
L'intenzione iniziale di Fellini era quello di un film tutto in bianco e nero, con finti graffi e macchie di umidità sulla pellicola, come un reperto di cineteca. I personaggi dovevano avere un fascino struggente, come quello delle foto d'epoca di persone sconosciute. Per quello si mise alla ricerca di volti che potessero sembrare di persone scomparse nel tempo, pettinature che non si usano più, abiti capaci di rivelare il senso di una storia perduta. Questo fu il vero motivo per cui nel film vennero impiegati attori e personaggi di diverse nazionalità oltre agli italiani (ad esempio la coreografa Pina Bausch), meglio in grado di esprimere questo tipo di remota estraneità.[4]
Circondato dai collaboratori di sempre (Dante Ferretti per le scenografie di una nave che doveva essere un po' piroscafo funebre, un po' Grand Hotel, Giuseppe Rotunno che trattò la pellicola con una particolare colorazione, per dare alle sequenze una patina d'epoca), ma anche da persone con cui lavorava per la prima volta (Gianfranco Plenizio per le musiche al posto di Nino Rota, il poeta Andrea Zanzotto[8] che scrisse i versi per la musica di Verdi e di Rossini, Andrea De Carlo come assistente alla regia, Valeriano Trubbiani che ideò e costruì il rinoceronte e i modellini della corazzata austroungarica che affonda la Gloria N.[9]), Fellini girò per 14 settimane dal 15 novembre 1982 al 17 marzo 1983, occupando 8 teatri di Cinecittà, 40 scenografie diverse, 120 attori senza contare le comparse, e impresse 64mila metri di negativo, da cui furono ricavati i 3650 metri montati nel film definitivo (durata: 2 ore e 12 minuti).[7]
La presentazione ufficiale del film avvenne alla Mostra di Venezia il 10 settembre 1983.
Edizione italiana
[modifica | modifica wikitesto]Il doppiaggio italiano venne eseguito dalla Cooperativa Doppiatori sotto la direzione di Riccardo Cucciolla e con l'adattamento dei dialoghi di Roberto De Leonardis, cui Fellini s'ispirò per dare il nome al comandante della nave.[10]
Oreste Lionello, abituale collaboratore di Fellini al doppiaggio, presta la voce contemporaneamente a due personaggi: Sir Reginald Dongby e il Capo della polizia.[10]
La figura del rinoceronte
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Il rinoceronte fu realizzato - in gommapiuma e catrame – dallo scultore maceratese Valeriano Trubbiani.
Fino al termine della sua vita, a Fellini hanno chiesto il senso del rinoceronte:
E ancora: «Faccio un film alla stessa maniera in cui vivo un sogno, che è affascinante finché rimane misterioso e allusivo e rischia di diventare insipido quando viene spiegato. Come adesso». «Gli esperti in viaggi per mare mi hanno assicurato che quasi sempre c'è un rinoceronte a bordo. Scherzi a parte, io dico come Picasso: non cerco, trovo. Mi è apparso un rinoceronte in questa barca e trovo che ci sta benissimo. E basta». «[...] prima di tutto i naufragi non sono poi un disastro. La prova è che alcuni si salvano, ed è anche l'occasione di un rinnovamento. Quindi prima di tutto al naufragio si può sopravvivere, anzi, si può trovare anche dell'ottimo latte di rinoceronte, il che non è una piccola cosa». «Provate a bere il latte di rinoceronte e vedrete che la vostra barchetta non affonda, ma riesce a galleggiare miracolosamente, proprio per questa accettazione degli aspetti oscuri e irrazionali di voi stessi»[11].
Il tema del rinoceronte femmina è stato poi sviluppato da Trubbiani con la realizzazione della Mater amabilis, gruppo scultoreo collocato nella piazza Pertini nel centro di Ancona[12]:
Riferimenti artistici
[modifica | modifica wikitesto]Una copia del rinoceronte, diventato emblema dell'immaginario felliniano, è stata installata a Rimini in Piazza San Martino nell'agosto 2021, in corrispondenza dell'accesso all'ex Cinema Fulgor. Il cinema, che oggi ospita il Museo Fellini, si trovava all'interno di Palazzo Valloni, un edificio settecentesco la cui facciata fu restaurata dall'architetto Giuseppe Valadier.
Oltre alla Mater amabilis di Trubbiani, altro riferimento a E la nave va... è il monumento funebre, sito nel cimitero di Rimini, sotto il quale riposano Federico Fellini, Giulietta Masina e il loro figlio Federichino, morto prematuramente. La scultura, opera di Arnaldo Pomodoro, è intitolata Le Vele.
Riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]- 1984 - David di Donatello
- Miglior film a Federico Fellini e Franco Cristaldi
- Miglior sceneggiatura a Federico Fellini e Tonino Guerra
- Miglior fotografia a Giuseppe Rotunno
- Miglior scenografia a Dante Ferretti
- Nomination Miglior regia a Federico Fellini
- Nomination Miglior produttore a Franco Cristaldi
- Nomination Miglior colonna sonora a Gianfranco Plenizio
- Nomination Migliori costumi a Maurizio Millenotti
- Nomination Miglior montaggio a Ruggero Mastroianni
- 1984 - Nastro d'argento
- 1984 - Globo d'oro
- 1986 - Premi Sant Jordi
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Voce su Trubbiani dell'Enciclopedia Treccani.
- ↑ in omaggio al vero Roberto De Leonardis, noto adattatore e traduttore nel mondo del doppiaggio, che ha curato la versione italiana del film
- ↑ Tatti Sanguineti (a cura di), VOCI DEL VARIETÀ / FEDERICO DELLE VOCI I direttori di doppiaggio di Fellini (PDF), p. 274.
- 1 2 Enrico Giacovelli (a cura di), Tutto Fellini, Gremese Editore, Roma, 2019, pp. 147-155. ISBN 9788866920878
- ↑ Paolo Fabbri - Semiotica online - Articoli, su paolofabbri.it. URL consultato il 21 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2012).
- ↑ E la nave va, soggetto e sceneggiatura, Longanesi, Milano, 1983, citato in Il rinoceronte dà un ottimo latte (2006), Fellini-Amarcord. Rivista di studi felliniani, Fondazione Fellini Editore, Rimini, 2006, riprodotto nel blog di Paolo Fabbri (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2012).
- 1 2 Paolo Mereghetti (a cura di), XL Mostra Internazionale del Cinema, La Biennale di Venezia Edizioni, 1983, p. 41. ISBN 8820803097
- ↑ Zanzotto aveva già collaborato per il Casanova
- ↑ secondo le indicazioni ricevute dal regista, la corazzata: «... deve far pensare ad una fortezza, una muraglia, la torre di Babele, un ammasso di nuvole, e deve esprimere una potenza truculenta, arrogante e ottusa». Citazione tratta da Il rinoceronte dà un ottimo latte (2006), in Fellini-Amarcord. Rivista di studi felliniani, Fondazione Fellini Editore, Rimini, 2006
- 1 2 AntonioGenna.net presenta: IL MONDO DEI DOPPIATORI - ZONA CINEMA: "E la nave va", su www.antoniogenna.net. URL consultato il 5 dicembre 2025.
- ↑ Citazioni tratte da Il rinoceronte dà un ottimo latte (2006), Fellini-Amarcord. Rivista di studi felliniani, Fondazione Fellini Editore, Rimini, 2006, riprodotto nel blog di Paolo Fabbri (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2012).
- ↑ cfr. Valeriano Trubbiani, Mater Amabilis, un gruppo scultoreo ad Ancona, in AA.VV., Ancona - L'Onda visionaria di Valeriano Trubbiani, 2007, catalogo della mostra omonima tenutasi presso la Pinacoteca civica di Ancona dal 20 marzo al 18 maggio 2008, scaricabile in formato PDF dalla pagina dedicata del sito del Sistema Museale della Provincia di Ancona (PDF) (archiviato dall'url originale il 21 luglio 2016).
Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su E la nave va
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) And the Ship Sails On, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- E la nave va, su Cinematografo, Fondazione Ente dello Spettacolo.
- E la nave va, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- (EN) E la nave va, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) E la nave va, su AllMovie, All Media Network.
- (EN) E la nave va, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
- (EN, ES) E la nave va, su FilmAffinity.
- (EN) E la nave va, su Box Office Mojo, IMDb.com.
- (EN) E la nave va, su BFI Film & TV Database, British Film Institute (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2018).
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 316751896 · LCCN (EN) n93029046 · BNE (ES) XX3737437 (data) · BNF (FR) cb13339138v (data) · J9U (EN, HE) 987009950830805171 |
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