Il Casanova di Federico Fellini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il Casanova di Federico Fellini
Il Casanova di Federico Fellini.png
Casanova e la bambola meccanica
Lingua originale italiano, francese, tedesco, inglese
Paese di produzione Italia
Anno 1976
Durata 170 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere grottesco, drammatico, storico, fantastico, biografico
Regia Federico Fellini
Soggetto Federico Fellini tratto da "Histoire de ma vie" di Giacomo Casanova
Sceneggiatura Federico Fellini, Bernardino Zapponi
Produttore Alberto Grimaldi
Casa di produzione PEA
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Giuseppe Rotunno
Montaggio Ruggero Mastroianni
Effetti speciali Adriano Pischiutta
Musiche Nino Rota
Scenografia Danilo Donati
Costumi Danilo Donati
Trucco Rino Carboni
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il Casanova di Federico Fellini è un film del 1976 diretto da Federico Fellini.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato totalmente girato all'interno del teatro di posa numero 5 di Cinecittà, in cui furono ricreate l'atmosfera e le luci del XVIII secolo.
Un'operazione riuscita come il coevo Barry Lyndon di Stanley Kubrick che invece fu girato totalmente in esterno. Fellini diceva: Kubrick ha dilatato il 700 in inquadrature vastissime, io invece ho fatto l'operazione inversa: l'ho compresso in ambienti piccoli
[1].
Ciò che colpisce subito l'occhio dello spettatore sono gli ambienti vistosamente e volutamente artificiali, dove spesso si percepisce la presenza di fondali dipinti e perfino l'uso della plastica, come quando si ricreano ambienti marini e tempeste.
D'altro canto invece notiamo l'accurata fattura dei costumi dell'epoca, estremamente sontuosi e realisti, che valsero il Premio Oscar nel 1977 a Danilo Donati.

Il film si basa su Histoire de ma vie[2] del Casanova e su La storia della mia fuga dalle prigioni. Molti passaggi sono riportati tali e quali dai racconti autobiografici del Casanova, e il film ne rispetta lo spirito e i dati storici. Ce ne dà la conferma il personaggio di Casanova, per il quale Fellini, dopo una lunga ricerca, scelse Donald Sutherland. Infatti, il viso dell'attore è stato rifatto per intero, per farlo assomigliare il più possibile al famoso ritratto del vero Casanova, un disegno del suo profilo fatto a matita, eseguito dal fratello Francesco, che rimane sicuramente il ritratto più attendibile di Giacomo.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film ebbe una gestazione lunghissima, molto di più dei classici nove mesi usuali per Fellini.

Il film si sarebbe dovuto girare nell'estate 1973 sotto la produzione di Dino De Laurentiis, ma Fellini si prese un anno di tempo per studiare nei dettagli come girare quello che nelle sue intenzioni doveva essere il suo capolavoro. Nel maggio 1974 Fellini ammise all'Ansa che con De Laurentiis c'erano dei problemi. In particolare pare che Fellini rifiutasse di affidare a Robert Redford il ruolo di protagonista e di girare il film in lingua inglese. Il 31 luglio De Laurentiis scaricò il progetto ufficialmente per mancanza di tempo, ma da più parti si ritenne che il problema fossero gli elevati costi di produzione.[senza fonte]

Ad agosto il progetto fu quindi fatto proprio dalla Cineriz di Angelo Rizzoli che tuttavia il 10 gennaio 1975 vi rinunciò per i costi eccessivi dell'opera: 9 milioni di dollari americani. Nel febbraio 1975, infine, subentrò alla produzione la PEA - Produzioni Europee Associate di Alberto Grimaldi, che chiese a Fellini di girare il film a Londra e in inglese. Fellini ottenne di poter girare a Cinecittà, ma dovette cedere sulla lingua delle riprese.

Il 21 luglio iniziarono le riprese che avrebbero dovuto concludersi 26 settimane dopo. Ma intorno a Ferragosto la gran parte dei negativi già girati vengono rubati dagli stabilimenti Technicolor di Cinecittà, insieme a delle pizze di Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini e Un genio, due compari, un pollo di Damiano Damiani. Fellini si disse "rovinato" dal furto anche per la ragione che le scene trafugate comprendevano i master girati con la gigantessa americana Sandy Allen, per la quale un ulteriore ritorno in Italia avrebbe causato non pochi problemi organizzativi, tra i quali anche lo smontaggio e l'adattamento dei sedili dell'aereo di linea. L'episodio, piuttosto misterioso, si risolse da solo nel maggio 1976, quando quasi tutto il materiale fu ritrovato a Cinecittà[3].

Intanto il film conobbe un nuovo stop il 16 dicembre quando la produzione sospese le riprese licenziando il 21 tutta la troupe. Per Grimaldi la decisione era motivata dal fatto che il film invece di essere già stato completato con una spesa di 4,2 miliardi di Lire, era già costato 4,8 miliardi e completato solo al 60%. A quel punto Grimaldi si disse disposto ad investire un ulteriore miliardo a patto di ridurre i costi. Fellini dal canto suo si sentì diffamato dal produttore e sostenne che l'accordo era di terminare le riprese il 21 gennaio 1976, ricordando che quattro settimane di lavoro erano sfumate a causa di scioperi, di una malattia del protagonista e di deficienze attribuibili alla produzione. Quanto ai costi dell'opera Fellini in qualità di autore, e non di produttore associato, si dichiarò estraneo. La polemica a distanza fra regista e produttore proseguì nei giorni seguenti sui media, quindi Fellini si decise a trascinare Grimaldi in tribunale.

Il 28 gennaio 1976 fu trovato un accordo: Grimaldi avrebbe investito un ulteriore 1,2 miliardi di Lire e gli attori riconvocati a fine febbraio per terminare la lavorazione del film entro otto-nove settimane. Il film venne ripreso dunque il 23 marzo.

Il 1º dicembre il film ebbe il nulla osta della censura e il 10 arrivò nelle sale di Roma e Milano.

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Per il ruolo di protagonista, per il quale Fellini era in cerca di un «vitellone invecchiato»[4], la scelta fu lunga ed elaborata; i giornali dell'epoca riportarono numerosi nomi, tra cui Michael Caine (sul quale sembrava essersi appuntata la scelta[4]), Tom Deal (un attore di cabaret), Michel Piccoli, Jack Nicholson. Alberto Sordi si autocandidò alla parte, mentre Fellini tenne a lungo in considerazione l'idea di affidare il ruolo a Gian Maria Volonté[4]. Alla fine fu scelto Sutherland, che Fellini incontrò a Parma sul set di Novecento[5]. I due si erano già incontrati nel 1970 sul set di Alex In Wonderland (Il mondo di Alex) di Paul Mazursky, nel quale Sutherland interpretava la figura di un giovane regista statunitense che si reca a Roma per incontrare il suo idolo artistico, appunto Fellini. La gustosa scena dell'incontro tra i due si svolge all'interno di una sala di montaggio di Cinecittà, dove Fellini sta montando il suo ultimo film (I clowns). L'attore si scioglie in mille complimenti esternando la sua ammirazione.

« (...) Ho scelto per interpretarlo Donald Sutherland, un attore dalla faccia cancellata, vaga, acquatica, che fa venire in mente Venezia. Con quegli occhi celestini da neonato, Sutherland esprime bene l'idea di un Casanova incapace di riconoscere il valore delle cose e che esiste soltanto nelle immagini di sé riflesse nelle varie circostanze »
(Federico Fellini[6])

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora originale fu composta da Nino Rota. Questo l'elenco dei brani:

  1. O Venezia, Venaga, Venusia
  2. L'uccello magico
  3. A pranzo dalla marchesa Durfé
  4. The Great Mouna
  5. Canto della Buranella (Andrea Zanzotto, N. Rota)
  6. L'uccello magico a Parigi
  7. "L'intermezzo" della mantide religiosa (Antonio Amurri, N.Rota)
  8. Pin Penin
  9. L'uccello magico a Dresda (K.A. Wolken, N. Rota)
  10. Ricordo di Henriette
  11. L'uccello magico a Roma
  12. Il Duca di Wurtenberg
  13. La Poupèe automate

La critica[modifica | modifica wikitesto]

Morando Morandini nel Giorno dell'11 dicembre 1976: «Il Casanova è il miglior film di Fellini dopo , probabilmente il più svincolato dal fellinismo, certamente il più unitario e compatto, per ricchezza e genialità di invenzioni figurative, tenuta narrativa, sapienza nel contemperare l'orribile col tenero e il favoloso con l'ironico, capacità di passare dal caricaturale al visionario. È sempre stata una delle peculiarità del suo talento, ma qui, pur con qualche ripetizione, si mantiene a un alto livello di omogeneità, appoggiata a un tessuto fonico che, nel raffinato multilinguismo, è ammirevole quanto la stupenda tavolozza cromatica della fotografia di Rotunno».

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ vedasi Il Casanova di Fellini nelle edizioni Cappelli - BO
  2. ^ vedi la voce di en.wiki
  3. ^ Claudio G. Fava, I film di Federico Fellini, 1995 (p. 44)
  4. ^ a b c Claudio G. Fava, I film di Federico Fellini, 1995 (p. 43)
  5. ^ Tullio Kezich, Fellini, Bur Rizzoli, 1988, pagg. 445-447
  6. ^ Set in Venice, a cura di L. Damiani, Electa, Milano 2009 - p. 211

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN179429551 · GND: (DE4763615-4 · BNF: (FRcb14660106b (data)