Vittorio Zarfati

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Vittorio Zarfati in un fotogramma del film I nuovi mostri (1977)

Vittorio Zarfati (1907[1] – ...) è stato un attore italiano, caratterista attivo tra gli anni settanta e novanta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di famiglia ebraica, durante il fascismo Zarfati subì le persecuzioni razziali: nel 1944 perse la moglie Perla Emma Caviglia[2] e i figli Leo[3], Rosa[4] e Italia[5] per mano dei nazisti: vennero deportati ad Auschwitz, dove morirono. A sua figlia Rosita Zarfati, uccisa a otto anni[6], è intitolata una scuola a Velletri.[7]

Vittorio Zarfati sfuggì al rastrellamento perché quel giorno si trovava a Velletri; verrà a conoscenza dei dettagli della triste fine dei suoi cari solo in vecchiaia[8].

Vittorio Zarfati fu scoperto come attore caratterista solo in vecchiaia. Riuscì comunque a girare una ventina di film nel periodo fra gli anni '70 e '90, spesso diretto da molti dei registi più famosi di quel periodo: Dino Risi, Mario Monicelli, Luchino Visconti, Luigi Comencini, Jean Jaques Annaud, Federico Fellini, Luigi Zampa, Alberto Sordi e Carlo Verdone. Ne I nuovi mostri interpretò il produttore di filmini porno e in E la nave va di Federico Fellini il maestro Rubetti.

Negli anni ottanta conobbe Carlo Verdone, che apprezzandone le doti di caratterista[9] lo volle tra gli interpreti dei suoi film Bianco, rosso e Verdone, nel 1981, e subito dopo di Borotalco (1982), entrambi per la regia di Carlo Verdone. In seguito recitò in Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud.

Interpretò inoltre numerosi spot pubblicitari, sia in Italia che all'estero, tra cui quello del caffé Lavazza con Nino Manfredi, in cui era il pretendente di Natalina.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]