Lorenzo Milani

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« Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto.[1] »
Don Lorenzo Milani

Don Lorenzo Milani, nome completo Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti (Firenze, 27 maggio 1923Firenze, 26 giugno 1967), è stato un presbitero, insegnante, scrittore ed educatore italiano.

Figura controversa della Chiesa cattolica negli anni cinquanta e sessanta, discepolo di don Giulio Facibeni, viene ora considerato una figura di riferimento per il cattolicesimo socialmente attivo per il suo impegno civile nell'istruzione dei poveri, la sua difesa dell'obiezione di coscienza e per il valore pedagogico della sua esperienza di maestro. Recentissime critiche hanno trovato eco nel giornale della Confindustria, Il Sole 24 ore in un articolo del 26 febbraio 2017 titolato: Io sto con la professoressa e confutate con vigore dallo scrittore Eraldo Affinati.[2] [3].

Alcune delle persone, all'epoca ragazzi, da lui seguiti si impegnarono a loro volta nei sindacati o nella politica, come ad esempio Francesco Gesualdi, autore delle principali guide italiane al consumo critico e fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Don Lorenzo Milani

Lorenzo Milani nacque da Albano e da Alice Weiss, nel 1923 in una famiglia agiata. Era il secondogenito, preceduto da Adriano e seguito da Elena.

Il padre, un chimico con la passione per la letteratura, si dedicava alla gestione dei suoi possedimenti di Montespertoli, comprendenti la villa di Gigliola e il castello di Montegufoni. Era figlio di Luigi Adriano Milani, archeologo e numismatico che aveva sposato Laura Comparetti, figlia del filologo Domenico e della pedagogista Elena Raffalovich. Da queste illustri parentele i Milani avevano ereditato libri, opere d'arte e reperti archeologici. La madre proveniva da una famiglia di ebrei boemi che si erano trasferiti a Trieste per ragioni commerciali. Anch'ella poteva vantare un notevole bagaglio culturale: allieva di James Joyce, era cugina di Edoardo Weiss che la introdusse agli studi di Sigmund Freud[4].

I genitori si dichiaravano entrambi agnostici e anticlericali (si erano sposati con rito civile) e intesserono rapporti di amicizia con altre famiglie della cultura fiorentina come gli Olschki, i Valori, i Pavolini, i Castelnuovo Tedesco, gli Spadolini. I tre figli, dunque, vissero in un clima estremamente vivace dal punto di vista intellettuale[4].

Nel 1930, a causa della crisi economica, la famiglia si spostò a Milano. Il nuovo ambiente non fu favorevole: a causa delle loro posizioni in materia religiosa, la famiglia Milani fu presto isolata dalla società. Questa situazione, aggravata dall'ascesa del nazismo in Germania, portò i genitori a sposarsi con rito religioso e a battezzare i loro figli a Gigliola (in questa occasione il parroco li registrò con il secondo cognome Comparetti, che alla nascita non avevano)[4]. Lorenzo lo chiamò sempre il suo "battesimo fascista".

Lorenzo, ragazzo vivace e intelligente, coltivò la passione per la letteratura, la poesia, la pittura «...fin da adolescente, artista bohémien dalla non celata omosessualità nella Firenze di fine anni Trenta...» [5], studiò prima come privato, poi a Milano all'Accademia di Brera. Nell'estate del 1942, durante una vacanza a Gigliola, decise di affrescare una cappella; durante i lavori rinvenne un vecchio messale la cui lettura lo appassionò come scrisse diciottenne all'amico Oreste del Buono che era stato suo compagno al Liceo Berchet di Milano: «Ho letto la Messa. Ma sai che è più interessante dei "Sei personaggi in cerca d'autore" ?» [6] . Successivamente, al ritorno a Milano, si interessò di liturgia[7].

Conversione[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 1943 Lorenzo si convertì. L'inizio di questa svolta fu il colloquio, avvenuto in modo casuale, con don Raffaele Bensi, che in seguito fu il suo direttore spirituale.

Le circostanze della sua conversione sono sempre rimaste piuttosto confuse e oscure, e sembra che non ci sia stato nessun evento specifico che abbia provocato la conversione del giovane Lorenzo, anche se egli era probabilmente in uno stato di ricerca spirituale da vario tempo. Il 12 giugno dello stesso anno fu cresimato dal cardinale Elia Dalla Costa.

Il 9 novembre 1943 entrò nel seminario di Cestello in Oltrarno. Il periodo del seminario fu per lui piuttosto duro, poiché Lorenzo Milani cominciò fin dall'inizio a scontrarsi con la mentalità della Chiesa e della curia: non riusciva a comprendere le ragioni di certe regole, prudenze, manierismi che ai suoi occhi erano lontanissimi dall'immediatezza e sincerità del Vangelo. Fu ordinato sacerdote nel duomo di Firenze il 13 luglio 1947 dal cardinale Elia Dalla Costa. Il suo primo, e breve, incarico fu a Montespertoli come cappellano in aiuto del proposto locale.

Il periodo a San Donato di Calenzano[modifica | modifica wikitesto]

Venne inviato come coadiutore a San Donato di Calenzano, vicino a Firenze, dove lavorò per una scuola popolare di operai e strinse amicizia con altri sacerdoti come Danilo Cubattoli, Bruno Borghi e Renzo Rossi.

Gli fu amico e collaboratore il calenzanese Agostino Ammannati, che insegnava lettere nel liceo classico Cicognini a Prato.

Negli anni a Calenzano scrisse Esperienze pastorali, che ebbe una forte eco per i suoi contenuti[8].

Il periodo a Barbiana[modifica | modifica wikitesto]

Don Lorenzo Milani, giovane prete

Nel dicembre del 1954, a causa di screzi con la Curia di Firenze, venne mandato a Barbiana, minuscola e sperduta frazione di montagna nel comune di Vicchio, in Mugello, dove iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno, espressamente rivolto alle classi popolari, dove, tra le altre cose, sperimentò il metodo della scrittura collettiva.

La sua scuola era alloggiata in un paio di stanze della canonica annessa alla piccola chiesa di Barbiana, un paese con un nucleo di poche case intorno alla chiesa e molti casolari sparsi sulle pendici del Monte Giovi: con il bel tempo si faceva scuola all'aperto sotto il pergolato. La scuola di Barbiana era un vero e proprio collettivo dove si lavorava tutti insieme e la regola principale era che chi sapeva di più aiutava e sosteneva chi sapeva di meno, 365 giorni all'anno.

Opera fondamentale della scuola di Barbiana è "Lettera a una professoressa" (maggio 1967), in cui i ragazzi della scuola (insieme a Don Milani) denunciavano il sistema scolastico e il metodo didattico che favoriva l'istruzione delle classi più ricche (i cosiddetti "Pierini"), lasciando la piaga dell'analfabetismo in gran parte del paese. La Lettera a una professoressa fu scritta negli anni della malattia di don Milani. Pubblicata dopo la sua morte è diventata uno dei moniti del movimento studentesco del '68. Altre esperienze di scuole popolari sono nate nel corso degli anni basandosi sull'esperienza di Don Lorenzo e sulla Lettera a una professoressa.

Fu Don Milani ad adottare il motto inglese "I care", letteralmente mi importa, mi interessa, ho a cuore (in dichiarata contrapposizione al "Me ne frego" fascista), che sarà in seguito fatto proprio da numerose organizzazioni religiose e politiche. Questa frase scritta su un cartello all'ingresso riassumeva le finalità educative di una scuola orientata alla presa di coscienza civile e sociale.

La sua concezione pedagogica è detta del professore-amico in contrapposizione al modello prevalente di un docente distaccato e autoritario che trovava legittimazione nel primato dell'autorità della cultura, ed era riconosciuto dalle stesse famiglie degli studenti: erano rari gli episodi di cause in tribunale e contestazioni dei voti o del comportamento dei docenti, le famiglie tendevano a dare ragione al maestro piuttosto che ai figli.
Don Milani abolì ogni forma di punizione corporale (canna per bacchettare, sale sulle ginocchia, ecc) all'epoca ammesse per legge nella scuola pubblica, sostituendole con la perdita della benevolenza o del sorriso del maestro. In questo aspetto imitò l'esempio del "pedagogo" Vittorino da Feltre, sebbene l'attività sportiva rivesta un'importanza molto limitata nel modello educativo di Don Milani.

I sospetti di pedofilia[modifica | modifica wikitesto]

Il tentativo di far passare don Lorenzo Milani come un pedofilo risale a un'opera dello storico dell'educazione Antonio Santoni Rugiu [9] che citava passi appositamente scelti trascurando quelli in cui don Lorenzo respingeva le accuse di essere un «finocchio eretico e demagogo» [10]

L'eco di quelle accuse è ritornato con Walter Siti che ha dichiarato al quotidiano la Repubblica di essersi ispirato per il personaggio don Leo, protagonista del suo romanzo, in cui tratta il tema della pedofilia [11], a don Lorenzo Milani a cui è riferita la dedica in epigrafe: «All'ombra ferita e forte di don Milani».

L'autore, di fronte alle polemiche nate per aver accostato don Milani alla pedofilia, ha sostenuto che la sua convinzione è nata da una frase estrapolata da una lettera del 10 novembre 1959 di don Milani all'amico Giorgio Pecorini, giornalista de L'Europeo:

« ...che se un rischio corre per l'anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!...e poi chi potrà mai amare i ragazzi fino all'osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l'Inferno e desideri il Paradiso [12] »

Che si tratti di «ricostruzioni becere» viene sostenuto da studiosi delle opere di don Milani dalle quali risulta, come lui stesso scriveva, evidente il suo stile paradossale nell'esprimersi:

« Se accanto a te ce n'è un altro e ci mettete gli occhi insieme direte di me: "il solito paradossale" e sarete cattivi. [13]. »

Il resto del testo, citato della lettera indirizzata a don Bruno Brandani, infatti così chiariva:

« ...Ma se sei solo io son sicuro che mi intenderai come al tempo in cui ci si intendeva. Tu lo sai che a Dio ci credo, e che credo anche a tutto il resto compreso la SS.Purità e la S.Carità e la S.Umiltà ecc. Ma ora che questi nomi non son più olezzanti fiorellini nell'orticello immacolato di Dio, ma sofferenti cicatrici, ora io non sopporto più di sentirne parlare sia pure da d.Bensi o Bartoletti o p.Lombardi o chi si sia. Ci credo da me come so che ci credi tu e tutti gli altri compagni che ci viviamo dentro tragicamente [14]. »

Don Milani, come scriveva infine al suo padre spirituale don Raffaele Bensi [15], respingeva ogni travisamento della sua opera di educatore:

« Può darsi che lei abbia in vista una felice sintesi delle due cose, di cui io invece non intravedo la compatibilità per es. passare a un tempo da finocchio e da maestro, da eretico e da padre della Chiesa, da murato vivo nel chiostro e da pubblicatore del più polemico dei libri [16]. »

Alberto Melloni, direttore dell’opera omnia del priore di Barbiana, ha affermato: «Non riesco a credere che don Milani, che ha fatto una vita sacerdotale di un’innocenza assoluta e sofferente, possa essere accostato a questo. Sono le accuse dei suoi persecutori. Don Milani, che era di un’acutezza intellettuale straordinaria, sapeva bene che nel rapporto educativo c’è un equilibrio di amore e potere e sapeva governarlo» [17]

Lo stesso Sirti, da cui si è originata la riproposizione dei sospetti di pedofilia di don Milani, ha infine dichiarato:

« Non sono uno studioso ma conosco la sua opera. Anche se la mia interpretazione fosse sbagliata, anche se non ci fosse per niente in lui quell’attrazione verso i ragazzi che mi sembra di aver intravisto nelle lettere, in certe risonanze linguistiche, e do per scontato che non abbia mai messo in pratica nulla, credo che questo non screditi affatto la figura di don Milani, anzi ai miei occhi la eleva. Un uomo capace di trasformare qualunque pensiero di tipo fisico in questo importante impulso pedagogico ne fa, secondo me, una figura ancora più grande [18] »

Della missione sacerdotale di don Milani papa Francesco ha così delineato l'impegno educativo:

« La sua inquietudine, però, non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignità che, talvolta veniva negata. La sua era un'inquietudine spirituale alimentata dall'amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più come un "ospedale da campo" per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati [19] »

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Don Milani morì verso la fine di giugno del 1967 a causa di un linfogranuloma; negli ultimi mesi della malattia volle stare vicino ai suoi ragazzi perché, come sosteneva, "imparassero che cosa è la morte". Tuttavia, nei suoi ultimi giorni di vita fu riportato a Firenze, per morire in casa di sua madre. Fu poi tumulato nel piccolo cimitero poco lontano dalla sua chiesa e scuola di Barbiana, seppellito in abito talare e, su sua espressa richiesta, con gli scarponi da montagna ai piedi.

Gli scritti[modifica | modifica wikitesto]

Per i suoi scritti (ad esempio L'obbedienza non è più una virtù), e per affermazioni come «Io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi» venne incluso nel novero dei cosiddetti cattocomunisti, definizione spesso denigratoria, attribuita allora a un prete scomodo, che al contrario si era sempre opposto con i suoi scritti e con le sue parole a qualsiasi tipo di dittatura e di totalitarismo, incluse le derive comuniste più note come ne fa testimonianza la Lettera a Pipetta:

« Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l'unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. [20] »

In seguito alla pubblicazione di un documento in cui i cappellani militari della Toscana dichiarano di considerare "un insulto alla patria e ai suoi caduti la cosiddetta obiezione di coscienza che, estranea al comandamento cristiano dell'amore, è espressione di viltà", Lorenzo Milani diffonde un suo scritto in difesa dell'obiezione di coscienza alle Forze Armate (pubblicato dal settimanale Rinascita il 6 marzo 1965). Denunciato da "un gruppo di ex combattenti" viene processato per apologia di reato e assolto in primo grado il 15 febbraio 1966. Muore prima della sentenza di appello del 28 ottobre 1967 che dichiara il reato estinto per morte del reo.[21]

Oltre a Esperienze pastorali, che fu ritirato pochi mesi dopo la pubblicazione nonostante avesse ottenuto l'imprimatur, sono memorabili nel campo dell'educazione i figli dell'esperienza di Barbiana: L'obbedienza non è più una virtù (a cura di Carlo Galeotti, contiene documenti sul processo a Don Milani, 1965) e Lettera a una professoressa (1967). Questi testi sono stati scritti collettivamente insieme a tutti i ragazzi che frequentavano la scuola.

Le carte originali di Don Milani sono custodite presso la Fondazione Giovanni XXIII (già Istituto per le scienze religiose) di Bologna, presso la Fondazione don Lorenzo Milani di Firenze e presso l'stituzione culturale "Centro documentazione don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana", a Vicchio.[22]. L'indice cronologico degli scritti di don Milani si può trovare: J.L. Corzo e F. Ruozzi, Cronotassi degli scritti di don Milani, Cristianesimo nella Storia 33 (2012) 143-202.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Esperienze pastorali, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1958.
  • L'obbedienza non è più una virtù. Documenti del processo di Don Milani, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1965.
  • Obiezione di coscienza, Vicenza, La locusta, 1965.
  • Lettera a una professoressa, come Scuola di Barbiana, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1967.
  • Perché tacere?, Vicenza, La locusta, 1968, a cura di R. Colla, già pubbl. in Espresso-colore, 19 maggio 1968; in appendice: Il caso don Milani, di S. Baldassarri
  • Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, a cura di Michele Gesualdi, Mondadori, Milano 1970
  • Lettere alla mamma, a cura di Alice Comparetti Milani, A. Mondadori, Milano 1973
  • Lettere in un'amicizia, 28 inediti a cura del destinatario Gian Carlo Melli, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1976
  • Scritti, a cura di G. Riccioni, introduzione di E. Balducci, Manzuoli, Firenze 1982
  • Il catechismo di don Lorenzo Milani, documenti e lezioni di catechismo secondo uno schema storico, a cura di Michele Gesualdi, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1983
  • Il vangelo come catechismo, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1985
  • La carta della Terra santa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1986
  • L'obbedienza non è più una virtù e gli altri scritti pubblici, a cura di Carlo Galeotti, Nuovi Equilibri, Roma 1998
  • Don Milani il prete rosso, a cura di Carlo Galeotti, Stampa Alternativa, Roma 1999
  • La ricreazione è finita, a cura di Carlo Galeotti, Stampa Alternativa, Roma 1999
  • Una lezione alla scuola di Barbiana. Documenti e inediti, a cura di Michele Gesualdi, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2004
  • La parola fa eguali. Documenti e inediti, a cura di Michele Gesualdi, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2005
  • La ricreazione, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2006
  • Lettera a una professoressa edizione speciale 40 anni dopo, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2007
  • "Don Milani - Ideario", a cura di Maria Laura Ognibene e Carlo Galeotti, Stampa alternativa, Roma, 2008
  • A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca, prefazione di Roberta De Monticelli, Chiarelettere, Milano 2011
  • "Cronotassi degli scritti di don Milani", Cristianesimo nella Storia 33 (2012) 143-202. (J.L. Corzo e F. Ruozzi)
  • Tutte le Opere (2 tomi: Tomo I. Esperienze pastorali, Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Lettere pubbliche, «Franco, perdonaci tutti» e altri articoli, Lezioni di catechismo e altri testi; Tomo II. Lettere 1928-1967), Edizione diretta da Alberto Melloni, a cura di Federico Ruozzi e Anna Carfora, Valentina Oldano, Sergio Tanzarella, Collana I Meridiani, Milano, Mondadori, 2017, ISBN 978-88-04-65746-0.
  • "Lorenzo Milani", spettacolo teatrale "Bottega degli Apocrifi" 2016[23]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Milani, 1965, p. 51.
  2. ^ http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-02-24/io-sto-la-professoressa-180752.shtml?uuid=AEa7iDY&refresh_ce=1%7C di Lorenzo Tomasin
  3. ^ http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=58d7dbda04988%7C di Paola Mastrocola
  4. ^ a b c Michele Di Sivo, Lorenzo Milani Comparetti, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 74, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  5. ^ Silvia Ronchey, Le vere parole di Don Milani, La Repubblica, 21 aprile 2017, p.38
  6. ^ Mario Lancisi, Processo all'obbedienza: La vera storia di don Milani, Gius.Laterza & Figli Spa, 2016
  7. ^ Sull'arte e le opere di Lorenzo Milani: "Don Milani: 'Volevo dipingere il mondo'", di Michele Brancale, Avvenire, 26 giugno 2012
  8. ^ Articolo di Rino Cammilleri
  9. ^ A.Santoni Rugiu, Il buio della libertà. Storia di don Milani, ed. De Donato-Lerici, 2002
  10. ^ Federico Buozzi, Nelle sue lettere nessuna "confessione" ma solo il gusto amaro del paradosso, la Repubblica, 21 aprile, 2017, p.38
  11. ^ W.Siti, Bruciare tutto, Rizzoli, 2017
  12. ^ in Maria Cristina Carratù, Giorgio Pecorini. «Ricostruzioni becere l'amore di Lorenzo era senza secondi fini», la Repubblica, 21 aprile, 2017, p.39
  13. ^ Don Milani, Lettera a don Bruno Brandani del 9 marzo 1950
  14. ^ Don Milani, op.cit.
  15. ^ Pur definendo il suo rapporto con don Milani "burrascoso", Bensi considerava il priore di Barbiana "l'immagine più eroica del cristiano e del sacerdote" da lui mai conosciuta
  16. ^ in Federico Buozzi, op.cit.
  17. ^ Cristina Taglietti, «Non infangate don Milani». Biografi e studiosi contro Walter Siti, Corriere della Sera, 21 aprile 2017
  18. ^ in Cristina Taglietti, op.cit.
  19. ^ Trascrizione brano del videomessaggio del 23 aprile 2017 del Papa per la presentazione dell'opera omnia di don Milani.
  20. ^ Lettera di don Lorenzo Milani, San Donato, 1950
  21. ^ Il direttore di Rinascita, Luca Pavolini, assolto in primo grado, sarà condannato in appello a cinque mesi e dieci giorni di reclusione.
  22. ^ Centro documentazione don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana, Istituzione don Milani - Comune Vicchio. URL consultato il 30 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 21 luglio 2011).
  23. ^ Bottega degli Apocrifi - Teatro Comunale Lucio Dalla, su bottegadegliapocrifi.it. URL consultato il November 3, 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il dovere di non obbedire. Documenti del processo contro don Lorenzo Milani, Firenze, Cultura, 1965.
  • Giampaolo Meucci e Alfredo Nesi, Testimonianza su Lorenzo Milani, Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1971.
  • Nazareno Fabbretti, Don Mazzolari, don Milani. I disobbedienti, Milano, Bompiani, 1972.
  • Gerlando Lentini, Don Lorenzo Milani servo di Dio e di nessun altro, Torino, Gribaudi, 1973.
  • Giampiero Bruni, Lorenzo Milani, profeta cristiano. Saggio interpretativo, Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1974.
  • Gianfranco Riccioni, La stampa e don Milani, Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1974.
  • Neera Fallaci, Dalla parte dell'ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani, Milan, Milano libri, 1974
  • Pacifico Cristofanelli, Pedagogia sociale di don Milani: una scuola per gli esclusi, Bologne, EDB, 1975
  • Renato Francesconi, L’esperienza didattica e socio-culturale di Don Lorenzo Milani, Modène, Centro Programmazione Editoriale, 1976
  • Gruppo Don Milani Calenzano, Don Lorenzo Milani. Riflessioni e testimonianze, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1988.
  • Gruppo Don Milani Calenzano, Linguaggio teologico e profezia in Don Milani, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1997.
  • Marco Moraccini, Don Lorenzo Milani nei mass media, catalogo bibliografico, 1950-1997, introduzione d’Andrea Spini, Grandevetro, Santa Croce sull’Arno, Milan, Jaca Book, 1999
  • Marco Moraccini, Scritti su Lorenzo Milani - Una antologia critica, prefazione di Maurizio Di Giacomo, Grandevetro, Santa Croce sull'Arno, Milan, Jaca Book, 2002
  • Bruno Becchi, Lassù a Barbiana ieri e oggi. Studi, interventi, testimonianze su don Lorenzo Milani, Florence, Polistampa, 2004
  • Alessandro Mazzerelli, Ho seguito Don Lorenzo Milani, profeta della Terza Via, présentation de Franco Cardini, Rimini, Il Cerchio, 2007
  • Antonio Santoni Rugiu, Don Milani. Una lezione di utopia, Pise, Edizioni ETS, 2007
  • Antonino Bencivinni, Don Milani esperienza educativa lingua cultura e politica, prefazione di Giorgio Pecorini, postfazione di Tullio De Mauro, Armando Editore, Roma 2004.
  • Don Lorenzo Milani, Una lezione alla scuola di Barbiana, a cura di Michele Gesualdi,Libreria Editrice Fiorentina,2004
  • Sandro Lagomarsini, Lorenzo Milani maestro cristiano, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 2007.
  • Edoardo Martinelli, Don Lorenzo Milani. Dal motivo occasionale al motivo profondo, Società Editrice Fiorentina, Firenze, 2007
  • Michele Gesualdi, Il Ponte di Luciano, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 2008.
  • Gruppo Don Milani Calenzano, Un libro inopportuno? Esperienze pastorali di don Milani mezzo secolo dopo, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 2008.
  • Rolando Perri, Presenza femminili nella vita di Don Milani, Società Editrice Fiorentina, Firenze, 2009.
  • Michele Di Sivo, Milani Comparetti, Lorenzo, Dizionario Biografico degli Italiani - Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 2010, vol. 74, pp. 448–455.
  • Adele Corradi "Non so se don Lorenzo" Milano, Feltrinelli, 2012.
  • Eraldo Affinati, "L'uomo del futuro", Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2016.
  • Tutte le opere. Lorenzo Milani, Curatori: F. Ruozzi, A. Canfora, V. Oldano, Introd. A.Melloni, Ed. Mondadori (Collana: I Meridiani. Classici dello spirito), 2017

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