Gruppo 63

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« "Gruppo 63" è una sigla di comodo di cui spiegheremo un po' più avanti l'origine. Di fatto dietro a questa sigla c'era un movimento spontaneo suscitato da una vivace insofferenza per lo stato allora dominante delle cose letterarie: opere magari anche decorose ma per lo più prive di vitalità [...] Furono l'ultima fiammata del neorealismo in letteratura, fioca eco populista della grande stagione cinematografica dei Rossellini e dei De Sica. »
(Nanni Balestrini, Alfredo Giuliani[1])

Il Gruppo 63, definito di neoavanguardia per differenziarlo dalle avanguardie storiche del Novecento, è un movimento letterario che si costituì a Palermo nell'ottobre del 1963 in seguito a un convegno tenutosi a Solunto da alcuni giovani intellettuali fortemente critici nei confronti delle opere letterarie ancora legate a modelli tradizionali tipici degli anni cinquanta. Fu Luigi Nono a suggerire il modello del Gruppo 47, movimento culturale nato a Monaco di Baviera appunto nel 1947.[2]

Moventi culturali[modifica | modifica wikitesto]

Del gruppo[3] facevano parte poeti, scrittori, critici e studiosi animati dal desiderio di sperimentare nuove forme di espressione, rompendo con gli schemi tradizionali.
Richiamandosi alle avanguardie degli inizi del secolo, il Gruppo 63 si richiamava alle idee del marxismo e alla teoria dello strutturalismo. Senza darsi delle regole definite (il gruppo non ebbe mai un suo manifesto), diede origine a opere di assoluta libertà contenutistica, senza una precisa trama (ne è un esempio Alberto Arbasino), talvolta improntate all'impegno sociale militante (come gli scritti di Elio Pagliarani), ma che in ogni caso contestavano e respingevano i moduli tipici del romanzo neorealista e della poesia tradizionale, perseguendo una ricerca sperimentale di forme linguistiche e contenuti.

Ignorato dal grande pubblico, il gruppo suscitò interesse negli ambienti critico-letterari anche per le polemiche che destò criticando fortemente autori all'epoca già "consacrati" dalla fama quali Carlo Cassola, Giorgio Bassani e Vasco Pratolini, ironicamente definiti "Liale", con riferimento a Liala, autrice di romanzi rosa.

Il Gruppo 63 ebbe il merito di proporre e tentare un rinnovamento nel panorama piuttosto chiuso della letteratura italiana, ma il suo aristocratico distacco dal sentire comune e la complessità dei codici di comunicazione ne fecero un movimento élitario, accusato di cerebralismo. Inoltre, alcune accuse contro i "conservatori" della letteratura, poi con il tempo riconsiderate, furono amplificate dai giornali e dagli stessi avversari[4].

Componenti[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni autori, critici e scrittori del Gruppo 63 furono il già citato Alberto Arbasino, Luciano Anceschi, Nanni Balestrini, Renato Barilli, Achille Bonito Oliva, Giorgio Celli[5], Furio Colombo, Corrado Costa, Fausto Curi, Oreste Del Buono, Roberto Di Marco, Umberto Eco, Enrico Filippini, Alfredo Giuliani, Alberto Gozzi[6], Angelo Guglielmi, Patrizia Vicinelli, Germano Lombardi, Giorgio Manganelli, Giulia Niccolai, Elio Pagliarani, Renato Pedio, Michele Perriera, Lamberto Pignotti, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti, Giuliano Scabia, Adriano Spatola, Aldo Tagliaferri, Gian Pio Torricelli e Sebastiano Vassalli. Più ai margini anche Nanni Cagnone, Gianni Celati, Alice Ceresa, Giordano Falzoni, Luigi Gozzi, Francesco Leonetti, Luigi Malerba, Marina Mizzau, Rossana Ombres, Nico Orengo, Amelia Rosselli, Gaetano Testa, Carla Vasio e Cesare Vivaldi[7].

Il gruppo, che si sciolse nel 1969, diede vita alle riviste "Malebolge", "Quindici" e "Grammatica", ma influenzò le scelte anche di collane editoriali coeve, come "Materiali" di Feltrinelli o più tarde, come in qualche modo "La ricerca letteraria" di Einaudi.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Nanni Balestrini e Alfredo Giuliani (a cura di), Gruppo 63. La nuova letteratura. Palermo 1963, Milano, Feltrinelli, 1964
  • N. Balestrini (a cura di), Il romanzo sperimentale. Palermo 1965, Milano, Feltrinelli, 1966.
  • Renato Barilli e Angelo Guglielmi (a cura di), Gruppo 63. Critica e teoria, Milano, Feltrinelli, 1976; n. ed. Torino, Testo & immagine, 2003
  • Lucio Vetri, Letteratura e caos, Milano, Mursia, 1992.
  • Renato Barilli, La neoavanguardia italiana: dalla nascita del "Verri" alla fine di "Quindici", Bologna, Il Mulino, 1995; nuova ed. Lecce, Manni, 2007.
  • Fabio Gambaro, Invito a conoscere la neoavanguardia, Milano, Mursia, 1996.
  • Fausto Curi, La poesia italiana d'avanguardia, Napoli, Liguori, 2001.
  • Aa.Vv., Il Gruppo 63 quarant'anni dopo: atti del Convegno di Bologna (8-11 maggio 2003), Bologna, Pendragon, 2005
  • Luigi Weber, Con onesto amore di degradazione. Romanzi sperimentali e d'avanguardia nel secondo Novecento italiano, Bologna, il Mulino, 2007.
  • Quindici: una rivista e il Sessantotto, a cura di Nanni Balestrini, con un saggio di Andrea Cortellessa, Milano, Feltrinelli, 2008.
  • Eugenio Gazzola (a cura di), Malebolge. L'altra rivista delle avanguardie, Reggio Emilia, Diabasis, 2011.
  • Massimiliano Borelli, Prose dal dissesto. Antiromanzo e avanguardia negli anni Sessanta, Modena, Mucchi editore, 2012.
  • Francesco Muzzioli, Gruppo '63. Istruzioni per la lettura, Roma, Odradek, 2013.
  • Nanni Balestrini (a cura di), Il romanzo sperimentale. Palermo, 1965; seguito da Con il senno di poi (a cura di A. Cortellessa), Roma, L'orma editore, 2013.
  • Federico Fastelli, Il nuovo romanzo. La narrativa d'avanguardia nella prima fase della postmodernità, Firenze, FUP, 2013

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nanni Balestrini - Gruppo '63 - Introduzione
  2. ^ Francesco Erbani, C'era una volta il Gruppo 63, La Repubblica, 5 giugno 2013, pp. 50-51
  3. ^ l'elenco dei partecipanti ai cinque incontri di Solunto (3-8 ottobre 1963), Reggio Emilia (1-3 novembre 1964), Palermo (3-6 settembre 1965), La Spezia (10-12 giugno 1966) e Fano (26-28 maggio 1967) è in appendice a Angelo Guglielmi e Renato Barilli, Gruppo 63. Critica e teoria, Feltrinelli, Milano, 1976; nuova ed. Testo & immagine, Torino, 2003. Nel libro vengono inoltre identificate anche le riviste e le collane che in qualche modo si rifacevano al gruppo: "Il Verri" (con certi numeri speciali e la collana "Quaderni de Il Verri"), "Malebolge", "Quindici" (compreso la collana "Documenti di Quindici") e "Grammatica", oltre alle collane "I materiali" di Feltrinelli, "Civiltà letteraria del novecento" di Mursia (diretta da Giovanni Getto ma alla quale contribuiva anche Sanguineti), "Poesia novissima", "Denarratori" e "Critica di letteratura e arte" di Scheiwiller (che dirige da sé le prime due e affida ad Anceschi la terza).
  4. ^ È il caso per esempio della polemica con Bassani, rimbalzata su "Paese Sera". Umberto Eco, nella sua ricostruzione storica in AA.VV., Il Gruppo 63 quarant'anni dopo, Pendragon, Bologna, 2005, ricorda un clima anche goliardico e di eccesso di sperimentalismo: in proposito, Enzo Golino ascrive proprio al successo de Il nome della rosa, venti anni dopo, una smentita del "luogo comune che il laboratorio letterario degli anni Sessanta abbia dato, sul versante della neoavanguardia, più risultati sul piano della critica che su quello strettamente creativo". Benché per Golino nell'ambito strettamente della neoavanguardia "senza dubbio è così (tranne per alcuni scrittori come Arbasino e Malerba, due nomi per tutti che quel versante frequentarono, da compagni di strada, in piena autonomia)", al di fuori di essa (e come conseguenza di essa) "alcuni sintomi manifestavano un insopprimibile ritorno alla narratività, al romanzo ben fatto, alle regole di una struttura chiusa e di un linguaggio che non fosse crivellato da sussulti post-joyciani. Si parlò di riflusso da parte dei più accaniti zelatori dello sperimentalismo, di rigoglio dell' io esistenziale che finalmente trovava uno sbocco romanzesco da parte di chi per esempio Enzo Siciliano aveva sempre militato sulla trincea opposta. Questo sguardo sommario ha lasciato fra le pieghe infinite realtà individuali di minimo e grosso calibro, toccando appena qualche episodio tra i più significativi di corsi e ricorsi letterari" (Enzo Golino, C'è chi parla è c'è chi tace, Repubblica, 29 settembre 1988)
  5. ^ Tra l'altro, è fonte dell'inclusione di Celli la terza di copertina del suo I sette peccati capitali degli animali.
  6. ^ Fonte dell'inclusione dei nomi citati: AA.VV., Il Gruppo 63 quarant'anni dopo, cit.
  7. ^ Fonte: il libro a cura di Barilli e Guglielmi già citato.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4423015-1