Dolfin (famiglia)

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Dolfin
Coa fam ITA dolfin.jpg
D'azzurro, a tre delfini d'oro l'uno sull'altro[1].
TitoliPatrizi veneti
EtniaItaliana

I Dolfin (cognome talvolta italianizzato in Delfino e Delfin) sono una famiglia nobile veneziana, già inclusa nel patriziato e considerata una delle più cospicue della storia della Serenissima.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le cronache sostengono che i Dolfin discendano da un Giovanni Gradenigo vissuto attorno al 1040 (altri lo collocano verso il 452, quando vivevano ancora in terraferma[2], altri ancora nel IX secolo[3]), soprannominato "Delfino" per una sua gibbosità o per l'abilità nel nuoto[4][5]. Per questo motivo, entrambe le famiglie vengono spesso considerate un unico clan e annoverate tra le "case vecchie", il gruppo più prestigioso del patriziato veneziano[6]. Taluni, invece, li ritengono derivati dai Memmo[4].

Quanto detto manca di riscontri documentari, pertanto nulla di certo si può dire di questa famiglia sino al 997, quando un Giovanni Dolfin e un suo omonimo sottoscrissero un accordo tra alcune famiglie veneziane[2]. Nel 1074, in una convenzione a favore del patriarcato di Grado, compare il nome di Piero Dolfin[2], mentre nel 1095 Domenico Dolfin detto "della Ca' Grande" risulta procuratore di San Marco. Nel 1114 ricopriva la medesima carica suo figlio Giovanni, e così un Guglielmo "da Santa Sofia" nel 1155[4].

La precisa genealogia dei Dolfin ci è nota a partire da un Gregorio, che fu duca di Candia nel 1240. Allo stesso è attribuito il disegno dello stemma odierno, in sostituzione di un precedente che riportava un solo delfino; la scelta dei tre delfini è ignota: forse è un riferimento ai tre figli maschi di Gregorio, oppure ai vari significati simbolici del numero 3[2].

Furono una delle famiglie più attive nella vita pubblica già prima della Serrata del Maggior Consiglio del 1297, mantenendo un ruolo di primo piano anche nel Trecento. Nel medesimo periodo cominciarono ad interessarsi agli affari in Oriente[4].

In questo periodo di grande splendore spicca la figura di Giovanni di Benedetto (1303 ca.-1361), prima diplomatico presso l'impero Bizantino, quindi combattente nella guerra del 1350-54 contro la Genova, infine doge dal 1356 alla morte[4].

A consolidare l'ascesa della famiglia vi fu anche una fiorente attività finanziaria, intrapresa dai cosiddetti Dolfin "dal Banco". Anzi, sino al Cinquecento, quando lo Stato monopolizzò la compravendita di denaro, essi risultano talmente assorbiti da questi impegni che la loro partecipazione alla vita pubblica sembra affievolirsi[4].

Tornarono successivamente in auge, orientandosi prevalentemente verso gli incarichi diplomatici. Il membro più illustre di questi secoli è indubbiamente Giovanni di Giuseppe (1545-1622), ambasciatore in Polonia, Spagna, Francia e Santa Sede, nonché vescovo e cardinale[4].

Tra il Sei e il Settecento alcuni si distinsero nelle imprese navali contro i Turchi: Giuseppe di Nicolò (1622-1657) prese parte alla spedizione dei Dardanelli del 1654, mentre Daniele detto Girolamo (1656-1729) partecipò alla guerra di Morea del 1684 e sconfisse le navi ottomane a Metelino[4].

Uno dei rami era quello di San Pantalon, estintosi nel 1798 con la morte di Daniele Andrea, che coprì varie cariche politiche sia sotto la Serenissima, sia sotto i Francesi[5].

Enrico Dolfin, nato probabilmente nel 1911 e m. a Roma il 22 novembre 1992, sposò Bianca Lanza di Casalanza (n. a Sebes Alba in Romania e m. a Roma nel 1995). Il Conte nel 1983 ha lasciato all'Istituto Etnografico della Sardegna l'archivio di Giorgio Asproni (1807-1876)[7] di cui la madre di Enrico Dolfin, una Muntoni, era discendente in quanto nipote di Giorgio Asproni (1841-1936).

La famiglia sussiste tuttora[4].

Membri illustri[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alessandro Augusto Monti Della Corte, Armerista bresciano, camuno, benacense e di Valsabbia, Brescia, Tipolitografia Geroldi, 1974.
  2. ^ a b c d Diego Mantoan, Otello Quaino, I Dolfin e la loro dimora veneziana. Vicende attorno a una nobile famiglia e al palazzo di San Pantalon, in Ca' Dolfin e i Cadolfiniani. Storia di un collegio universitario a Venezia, Vol. 2, Venezia, Edizioni Ca' Foscari, 2014, pp. 173-205.
  3. ^ A.-L. d'Harmonville (a cura di), Delfini o Delfino, in Dizionario delle date, dei fatti, luoghi ed uomini storici, o repertorio alfabetico di cronologia universale, Vol. 2, Venezia, Antonelli Editore, 1864, p. 780.
  4. ^ a b c d e f g h i Roberto Cessi, Dolfin, in Enciclopedia Italiana, vol. 13, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932, p. 100. URL consultato il 2 luglio 2015.
  5. ^ a b Giuseppe Tassini, Curiosità Veneziane, note integrative e revisione a cura di Marina Crivellari Bizio, Franco Filippi, Andrea Perego, Vol. 1, Venezia, Filippi Editore, 2009 [1863], p. 221.
  6. ^ Stanley Chojnacki, La formazione della nobiltà dopo la Serrata, in Storia di Venezia, Vol. 3 - La formazione dello Stato patrizio - Diritto, finanze, economia, Teccani, 1997.
  7. ^ http://www.isresardegna.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • B. G. Dolfin, I Dolfin patrizi veneziani nella storia di Venezia dal 452 al 1923, Milano 1923.
  • Ganzer, Gilberto, Splendori di una dinastia: L'eredita europea dei Manin e dei Dolfin.
  • Cardinale Delfino, patriarca d'Aquileia, Rituale romano illustrato, Bettinelli, Venezia 1749.
  • P. Gradenigo, Ambasciatori veneti, cc. 60, 164, 302, 308v.

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