Chiesa di San Francesco della Vigna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 45°26′17.35″N 12°20′55.1″E / 45.438153°N 12.348638°E45.438153; 12.348638

Chiesa di San Francesco della Vigna
La facciata di Andrea Palladio
La facciata di Andrea Palladio
Stato Italia Italia
Regione Veneto
Località Venezia
Religione Cattolica
Diocesi Patriarcato di Venezia
Inizio costruzione 1534
Completamento 1554

La chiesa di San Francesco della Vigna è un edificio religioso della città di Venezia, situato in Campo San Francesco della Vigna, nel sestiere di Castello. L'attuale chiesa, cominciata da Jacopo Sansovino nel 1534, è una delle più belle chiese rinascimentali di Venezia. Costruita per i francescani, venne completata nel 1554. Fu poi affidata ad Andrea Palladio, dieci anni più tardi, la costruzione della grandiosa facciata (1564). Garanzia della nobiltà veneziana le due cappelle laterali, che divennero poi cappelle funerarie delle famiglie che avevano costituito un fondo per la sua costruzione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il campo e la chiesa di San Francesco della Vigna, dipinto di Canaletto

Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La parrocchia di San Francesco della Vigna (istituita nel 1810 a seguito della fusione con le vicine S. Giustina, S. Tèrnita e S.Antonino) deve il suo nome al fatto che in origine il luogo in cui sorge era coltivato a vigneti, i più estesi e fecondi di tutta Venezia (appartenenti alla famiglia Ziani). Nei pressi di questi vigneti sorgeva una piccola e modesta chiesa dedicata a S. Marco poiché, secondo una tradizione dell'epoca, era proprio questo il luogo dove aveva albergato l'evangelista durante una tempesta e gli era apparso poco dopo un angelo salutandolo con le parole Pax tibi Marce Evangelista meus (motto della Serenissima) e profetizzandogli la futura fondazione di Venezia.

Alla morte di Marco Ziani conte d'Arbe, componente della famiglia sopraccitata e figlio del doge Pietro Ziani, si stabilì tramite testamento datato 25 giugno 1253 che i vigneti, la chiesa ed alcune botteghe fossero lasciati o ai frati minori, o ai frati predicatori oppure ai cistercensi. Tra i tre alla fine ebbero la meglio i minori osservanti che si stabilirono definitivamente qui; ma poiché il loro numero andava sempre più aumentando si dovette ampliare il convento e si decise di erigere una nuova chiesa su disegno di Marino da Pisa (che venne chiamata proprio San Francesco della Vigna) lasciando tuttavia intatta quella precedentemente costruita e dedicata a san Marco.

Nel XVI secolo a causa dell'esigenza del popolo che si era insediato nella zona dell'arsenale di aver un nuovo centro religioso dove poter pregare e poiché lo stesso edificio minacciava di crollare, si decise di intervenire ricostruendolo su disegno del Sansovino e la prima pietra fu posta il 15 agosto 1534 dal doge Andrea Gritti. Essendo sorti dei problemi tuttavia su come costruire la facciata i lavori vennero interrotti per un determinato lasso di tempo durante il quale si consultò persino il frate Francesco Zorzi il quale rilasciò per iscritto le sue idee alla quale lo stesso Jacopo Sansovino dovette uniformarsi.

Tuttavia il disegno di quest'ultimo non piacque ai più e così fu scelto un altro progetto presentato dal Palladio nel 1562; ed è forse a queste contese che rimandano le due iscrizioni presenti sulla facciata (Non sine jugi interiori e Exteriorique bello). Completata una volta per tutte, la chiesa venne infine consacrata il 2 agosto 1582 da Giulio Superchio, vescovo di Caorle.

Convento[modifica | modifica wikitesto]

Il chiostro del convento

Anche il convento, composto da due chiostri di cui il maggiore usato come cimitero, in quegli anni subì qualche restauro ma a seguito della soppressione degli ordini religiosi durante il periodo napoleonico venne trasformato in caserma. E a tale funzione venne destinato anche dopo la riammissione dei minori osservanti a Venezia nel 1836 i quali per forza di cose dovettero andare ad abitare in un secondo convento, fondato nel XV secolo da Maria Benedetta principessa di Carignano e Angela Canal per le terziarie francescane. Dopo averlo ampliato essi stessi avendo inglobato anche il Palazzo della Nunziatura finalmente nel 1866 dopo un lungo peregrinare poterono tornare nel loro antico convento (comperato dal Commissariato di Terra Santa).

Qui vennero sepolti molti nobili veneziani. Oggi nei due chiostri si svolgono esposizioni temporanee, concerti e vengono adibiti a padiglioni di alcune esposizioni della Biennale.

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile

L'altissimo campanile a cuspide della chiesa (che ricorda molto quello di San Marco) cominciò invece ad essere costruito nel 1543; nel 1581 Bernardino Ongarin eresse la parte finale e fu obbligato a tamponare le aperture verso l'Arsenale (l'architetto fu poi posto ai piedi dell'immensa struttura); il 21 settembre 1758 l'edificio fu colpito da un fulmine e venne restaurato di lì a due anni. Nel 1779 però la guglia fu completamente ricostruita come la preesistente. È alto circa 70 metri.

La facciata palladiana[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio della facciata
Disegno della facciata (Ottavio Bertotti Scamozzi, 1783)

Dopo lo sfortunato esordio veneziano di San Pietro di Castello da parte di Andrea Palladio, molto probabilmente fu ancora una volta Daniele Barbaro a favorire un incarico all'architetto vicentino, convincendo il patriarca di Aquileia Giovanni Grimani ad affidargli la costruzione della facciata di San Francesco della Vigna. Scelta di non poco significato perché di fatto estrometteva Jacopo Sansovino, che aveva costruito la chiesa trent'anni prima (approntando anche disegni per la facciata), preferendogli Palladio che si imponeva così come alternativa concreta, sostenuta dalla parte culturalmente più avanzata del patriziato veneziano, all'ormai anziano protagonista del rinnovamento architettonico di piazza San Marco. Giovanni Grimani, uomo dai gusti sofisticati e raffinato collezionista di antichità romane, aveva subìto nel 1563 un insidioso processo per eresia: assolto dalle accuse, trasforma la costruzione della facciata di San Francesco in occasione per un'autocelebrazione privata.

Da Leon Battista Alberti in poi, gli architetti del Rinascimento si sono impegnati nel difficile tentativo di adattare la fronte di un edificio ad aula unica, quale è il tempio antico, alla planimetria a più navate delle chiese cristiane. Con la facciata della chiesa di San Francesco della Vigna, Palladio offre la sua prima risposta concreta al tema, dopo lo sfortunato impegno - sostanzialmente solo progettuale - di San Pietro di Castello. Proiettate su un unico piano la navata maggiore, coperta da un grande timpano, e le due laterali coperte da due semitimpani, il problema compositivo era costituito dal collegamento organico dei due sistemi e dal rapporto modulare dei due ordini, il maggiore chiamato a reggere il timpano principale e il minore i due semitimpani. La soluzione realizzata da Palladio è brillante, anche se lo costringe a impostare entrambi gli ordini su uno stesso alto basamento: una difficoltà che sarà agevolmente superata nella facciata della basilica del Redentore, anteponendo una grande scalinata alla sezione centrale della facciata.

Le enormi statue bronzee presenti nelle nicchie della facciata raffiguranti Mosè (a sinistra) e San Paolo (a destra) furono invece eseguite da Tiziano Aspetti per volontà testamentaria dello stesso Grimani.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa

La chiesa, con pianta a croce latina, presenta un'ampia navata centrale fiancheggiata da sei cappelle per ogni lato che fungono secondo la nuova concezione classica da navate laterali: a destra vi sono la Bragadin, la Badoer-Surian, la Contarini, la Malipiero-Badoer, la Barbaro e la Morosini (o delle Sbarre) mentre a sinistra la Grimani, la Montefeltro, la Basso-Sagredo, la Dandolo, la Giustinian "della Salute" e infine la Priuli; lo spazio delle navate, in principio scandito solo da pilastri isolati con funzione di sostegno per le arcate, è suddiviso da setti murari che terminano nel muro d'ambito creando così degli spazi singolarmente conclusi. La superficie calpestabile delle singole cappelle, chiuse frontalmente da una balaustra marmorea, è sopraelevata rispetto a quella della navata principale per mezzo di tre gradini che si prolungano anche lungo il transetto (formando così una figura a "T").

La chiesa nel fondo termina con un profondo presbiterio a pianta perfettamente rettangolare suddiviso in due parti da un altare dietro al quale vi era il coro dei frati. Particolarità di questa parte della chiesa è che tra il muro perimetrale e quello interno che definisce la larghezza del presbiterio sono presenti due corridoi laterali che terminano in due cappelle minori (quella di San Bonaventura e quella di San Diego).

Nelle due pareti di fondo della testata del transetto si aprono gli ingressi laterali: a sinistra quello del convento, a destra quello pubblico, denominato porta di terra Santa, che immette nel campo adiacente ricavato eliminando lo spazio dedicato all'orto.

A sinistra dell'ingresso la Cappella Sagredo con la statua del Beato Gherardo Sagredo di Giusto Le Court ed altre sculture di Enrico Merengo.[1]

All'interno della chiesa è possibile ammirare la pala d'altare di Dolfin e la Sacra conversazione di Giovanni Bellini.

Su lato sinistro la sesta cappella, detta anche cappella Priuli, è dedicata a San Pasquale Baylon rappresentato in una statua lignea del 1691 dello scultore gardenese Marchiò Molziner.

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca di San Francesco della Vigna ha sede nel convento. Già nel 1260 un "cenacolo che raccoglieva i letterati della città" si riuniva qui, ma la prima notizia certa dell'esistenza della biblioteca è del 2 agosto 1437, quando papa Eugenio IV ordinò che i libri dei frati defunti non fossero dispersi ma restassero nel convento. Andrea Bragantin e Girolamo Badoer nel corso del Quattrocento donarono molti zecchini d'oro per l'ampliamento della biblioteca. Venne sempre più allargata, ed era frequentata anche da laici.

Anche questa biblioteca fu sottoposta ai sequestri compiuti in epoca napoleonica. Dal 1877 la biblioteca venne ricostituita e, grazie a lasciti e donazioni di frati e di laici, ampliata nel patrimonio letterario. Dal 1989 nel convento ha sede l'Istituto di studi ecumenici San Bernardino.

Il patrimonio si compone di circa 80.000 volumi moderni catalogati e circa 13.000 libri antichi. La biblioteca conserva anche opere provenienti da alcuni conventi francescani chiusi da pochi anni.

Monumenti funerari e ossari[modifica | modifica wikitesto]

Cappella Sagredo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Emanuela Zucchetta (a cura di), La cappella Sagredo nella chiesa di San Francesco della vigna. Storia arte e restauro. Padova, Il Prato, 2003, ISBN 8887243697

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Ranzato, Memorie del convento e chiesa di S. Francesco della Vigna in Venezia, Venezia 1898.
  • P. La Cute, Le vicende delle biblioteche veneziane dopo la soppressione napoleonica, in "Rivista di Venezia", Ottobre 1929, 1-45.
  • C. Albasini, La biblioteca di san Francesco della Vigna in Venezia, in "Le Venezie francescane", 19 (1952), 4, 177-181.
  • L. D'Elia, Il catalogo dei libri stampati della Biblioteca di San Francesco della Vigna di Venezia, Cod. Marc. It. X 216-218, cart. sec. XVIII (6903, 6904, 6905), Venezia 1990.
  • M. Bortoli, Edizioni cinquecentine stampate in Italia esistenti nella Biblioteca del Convento di San Francesco della Vigna in Venezia, [Venezia?] 1999.
  • M. Molin Pradel, Due manoscritti greci conservati nel convento di S. Francesco della Vigna a Venezia, in "Νέα Ρώμη. Rivista di ricerche bizantinistiche", 1 (2004), 255-265.
  • Marcello Brusegan, Le chiese di Venezia, ; Ed. Newton
  • S. Onda, La chiesa di San Francesco della Vigna, Parrocchia San Francesco della Vigna, Guida artistica, Venezia 2003
  • S. Onda, La chiesa di San Francesco della Vigna e il convento dei Frati Minori, (Storia, Arte, Architettura), Ed. Venezia 2008
  • Francesco Valma, Ho compiuto 431 anni, vi parla il vostro campanile, in Francesco Valma, Memorie nei luoghi della nostra parrocchia, "La Barca", Venezia, Parrocchia di San Francesco della Vigna, 2012, 104, 6-10.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]