Villa Forni Cerato

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Coordinate: 45°39′32″N 11°33′44″E / 45.658889°N 11.562222°E45.658889; 11.562222

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Villa Forni Cerato
(EN) City of Vicenza and the Palladian Villas of the Veneto
VillaForniCerato 2007 07 16 01.jpg
Tipo Architettonico
Criterio C (i) (ii)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1996
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Villa Forni Cerato è una villa veneta situata a Montecchio Precalcino, in provincia di Vicenza, la cui progettazione è attribuita all'architetto Andrea Palladio nel 1565 circa. L'edificio è inserito dal 1996 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. La conservazione di questo bene architettonico è tuttavia a repentaglio in quanto versa in stato di abbandono.[1]

Villa Forni Cerato, dettaglio della facciata (foto del 16 luglio 2007) in cui è evidente lo stato di degrado dell'edificio.
Sezione (Ottavio Bertotti Scamozzi, 1778)

Villa Forni Cerato, come già casa Cogollo, rappresenta un caso esemplare di intervento palladiano su un edificio preesistente, trasformato pur con mezzi modesti in un significativo episodio monumentale. Come l'abitazione del notaio Cogollo, anche questa villa è l'unica progettata da Palladio per un proprietario certo ricco, ma non nobile: Girolamo Forni, agiato mercante di legnami (fornitore di numerosi cantieri palladiani, a cominciare da quello di palazzo Chiericati), amico di artisti come il Vittoria e pittore egli stesso, collezionista di antichità e membro dell'Accademia Olimpica di Vicenza. È possibile che l'asciutto minimalismo di questo calibrato edificio sia in armonia con lo status sociale borghese del proprietario. Proprio l'astratto linguaggio di villa Forni ha ingenerato dubbi sull'effettiva paternità palladiana, così come la planimetria estremamente semplice, priva delle consuete relazioni fra le dimensioni delle stanze, o la presenza di qualche disarmonia proporzionale fra le parti dell'edificio. In realtà la villa è l'esito della ristrutturazione della “casa vecchia” preesistente, e caso mai il punto di vista va rovesciato, cogliendo l'intelligenza palladiana nel trasformare vincoli condizionanti in opportunità espressive. Ne fa testo il chiaro disegno della serliana, con le colonne ricondotte a nitidi pilastri stereometrici in funzione della limitata larghezza della loggia (probabilmente dimensionata sul salone preesistente) o il fregio ridotto a una semplice fascia sotto il cornicione. Il prospetto della loggia, del resto, è concettualmente identico a quello di casa Cogollo, collegando una volta di più questi due edifici singolari.

Spogliata quasi completamente della ricca decorazione scultorea, in parte opera documentata di Alessandro Vittoria, la villa versa da diversi anni in stato di abbandono.[1] I vicini rustici e la colombara sono diroccati.[2] Dei fasti originari conserva solo gli affreschi della loggia, ormai sbiaditi, raffiguranti rovine romane, due bei camini in pietra tenera della seconda metà del Cinquecento e la testina di Medusa, posta a chiave dell'arco della serliana della loggia, attribuita a Alessandro Vittoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Sito del Comune di Montecchio Precalcino, comune.montecchioprecalcino.vi.it. URL consultato il 24-03-2008.
  2. ^ Montecchio Precalcino, tra storia e memoria, a cura di Pina Meneghin, Franca Monticello, Giacinta Parise; Comune di Montecchio Precalcino, 1999

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