Giovanni Dolfin (1617-1699)

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Giovanni Dolfin
cardinale di Santa Romana Chiesa
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Nato22 aprile 1617, Venezia
Creato cardinale8 marzo 1667
Deceduto20 luglio 1699, Udine
 

Giovanni Dolfin (o Delfino) (Venezia, 22 aprile 1617Udine, 20 luglio 1699) è stato un cardinale, patriarca cattolico e drammaturgo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pronipote dell'altro cardinale Giovanni Dolfin, fu prima senatore della repubblica veneziana poi, abbandonata la vita civile per quella religiosa, dopo vari incarichi ecclesiastici fu consacrato vescovo titolare di Tagaste. Nel 1656 Girolamo Gradenigo lo volle suo coadiutore nel Patriarcato di Aquileia. Gli successe, come patriarca, due anni dopo.

Su istanza della Repubblica di Venezia l'8 marzo 1667 papa Alessandro VII lo nominò cardinale di San Salvatore in Lauro e poi dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia. Fu abate commendatario della abbazia di Rosazzo dal 1668 fino alla morte.

Partecipò al conclave del 1667, a quello del 1669-1670, a quello del 1676, a quello del 1689 e infine a quello del 1691; anzi durante quest'ultimo il suo nome rientrò tra quelli dei papabili ma la sua elezione fu bloccata dagli spagnoli che non vedevano di buon occhio un veneziano sul soglio pontificio[1].

«Quattro tragedie egli scrisse, la Cleopatra (1660), la Lucrezia, il Medoro e il Creso, le quali, benché non siano del tutto esenti da' difetti del secolo, per la nobiltà dello stile nondimeno e per la condotta possono andar del pari colle migliori dell età precedente. Ma egli non volle mai che si pubblicassero. La Cleopatra fu la prima volta stampata nel Teatro italiano del March. Maffei. Quindi tutte quattro vennero a luce, ma assai guaste e malconce, in Utrecht nel 1730, finché una assai più corretta e magnifica edizione se ne fece dal Comino in Padova nel 1733 insieme con un Discorso apologetico del cardinal medesimo in difesa delle sue Tragedie. Sei Dialoghi in versi di questo dottissimo cardinale sono poi stati stampati ne' quali ei si mostra molto versato nella moderna filosofia di que' tempi senza però abbandonare del tutto i pregiudizi dell'antica. Ma il loro stile non è ' nobile e sostenuto come nelle tragedie».[2]

Fu autore anche di poesie, di riflessioni su Tacito e Sallustio e di dieci dialoghi in prosa d'argomento scientifico, di cui uno solo - dedicato all'astronomia - è stato pubblicato.[3]

È sepolto a Venezia nella chiesa di San Michele di Murano.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito della California State University Northridge
  2. ^ Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, Milano, 1824, Tomo VIII, pag. 732
  3. ^ Giovanni Delfino, "Della Terra", a c. di F. Anselmo, Messina, Peloritana Editrice, 1962.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Venezia, 1843.
  • Emilio Bertana, La tragedia, Vallardi, 1905.
  • Horace Howard Furness, The Tragedie of Anthonie, and Cleopatra, Lippincott, 1907.
  • Emilio Bertana, In Arcadia: saggi e profili, Perella, 1909.
  • Federico Davide Ragni, Giovanni Delfino patriarca aquileiese e drammaturgo (1617-1699), Atti dell'Accademia di Udine, 1937-38, serie VI, volume IV.
  • Ezio Raimondi, Trattatisti e narratori del Seicento, Milano, Ricciardi, 1960.
  • Francesco Anselmo, Giovanni Delfino tra classico e barocco: studio storico-critico, Peloritana Editrice, 1962.
  • La Cleopatra di Giovanni Delfino, Mauro Sarnelli, Quid, 1994.
  • Giovanni Delfino, Rime scelte, Roma, Bulzoni, 1995.
  • Mauro Sarnelli, "Ed a me piacque sempre / filosofar con libertà": i sei dialoghi filosofico-scientifici in poesia di Giovanni Delfino, «Philo(:)logica», IV (1995), pp. 76-94.
  • Mauro Sarnelli, 'Maravigliosa chiarezza', 'raccomandazioni' e 'mal di pietra': il carteggio Delfino-Pers, «Studi secenteschi», XXXVII (1996), pp. 225-315.
  • Giovanni Delfino, Nuove rime scelte, Roma, Bulzoni, 1999.
  • Stefano Bigi, Letteratura e scienza. Gli inediti dialoghi in prosa di Giovanni Delfino, «Aevum», LXXVI (2002), pp. 775-827.

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