Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna"

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Brigata meccanizzata
"Granatieri di Sardegna"
CoA mil ITA mec Bde Granatieri di Sardegna.png
Scudetto della Brigata
Descrizione generale
Attiva1659 - attuale
NazioneSavoie flag.svg Ducato di Savoia
Regno di Sardegna Regno di Sardegna
Italia Italia
Italia Italia
ServizioFlag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Armata Sarda
Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
TipoFanteria
PatronoSan Martino
Battaglie/guerrePrima, seconda e terza guerra di indipendenza, prima e seconda guerra mondiale
Decorazioni3 Croci di cavaliere dell'Ordine militare d'Italia e 13 medaglie al valor militare
Parte di
Reparti dipendenti
  • Reparto comando e supporti tattici "Granatieri di Sardegna"
  • 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna"
  • 2º Battaglione autonomo "Granatieri di Sardegna"
  • 8º Reggimento "Lancieri di Montebello"
Comandanti
Comandante attualeGen. B. Paolo Raudino
Simboli
fregio e alamari di specialitàAlamari granatieri.jpg Fre ftr graC.jpg Alamari granatieri.jpg
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La Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna" è una grande unità dell'Esercito Italiano, di stanza a Roma.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

1leftarrow blue.svgVoce principale: Granatieri di Sardegna.

«Di noi tremò la nostra vecchia gloria. Tre secoli di fede e una vittoria.»

(Gabriele d'Annunzio)

I granatieri[1] derivano dall'antico Reggimento delle guardie reali creato nel 1659 dal duca Carlo Emanuele II di Savoia. L'appellativo "granatieri" deriva dal fatto che, nel 1685, il re Vittorio Amedeo II di Savoia assegnò ad ogni compagnia del reggimento sei soldati incaricati di lanciare allo scoperto le granate.

La Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna" discende dalla Brigata Guardie costituita a seguito del riordino dell'Arma di Fanteria definito dall'ordinamento del 25 ottobre 1831 e formata con il 1º Reggimento Granatieri (in vita dal 18 aprile 1659) ed il Reggimento Cacciatori, costituito il 13 luglio 1774.

Con decreto 20 aprile 1850, la Brigata prese il nome di Brigata Granatieri, composta dal 1º e 2º Reggimento Granatieri, conservando la precedenza sulle altre Brigate di Fanteria. Nel novembre 1852 assorbì le compagnie del disciolto Reggimento Cacciatori ed assunse la denominazione di Brigata "Granatieri di Sardegna".

Sciolta il 25 ottobre 1871, unitamente alle altre brigate permanenti, viene ricostituita il 2 gennaio 1881 riunendo ancora il 1º e 2º Reggimento Granatieri.

La Grande guerra e l'impresa di Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Granatiere in uniforme storica

Nel 1902 Vittorio Emanuele III fece trasferire i due reggimenti Granatieri a Roma, lasciando le sedi di Parma e Piacenza. L'adozione della divisa grigio verde, pochi anni dopo, causò la perdita degli alamari che rimasero solo sull'alta uniforme da parata (essi comunque vengono riprodotti, stilizzati, sulle mostrine). I Granatieri parteciparono nel 1911 alla guerra italo-turca che si svolse in Libia.

Nella prima guerra mondiale i Granatieri sono in prima linea tra Monfalcone e il Sabotino, Oslavia, il Monte Cengio e il Monte San Michele, nonché sul Passo dello Stelvio. Nel 1918 partecipano alla battaglia di Vittorio Veneto. Nel corso del conflitto la Brigata Granatieri fu tra quelle che subirono le perdite in combattimento più pesanti: 12.202 uomini tra morti e dispersi e 14.110 feriti in poco più di 20 mesi trascorsi in prima linea. Le bandiere di guerra di entrambi i Reggimenti della Brigata furono decorate con la croce di cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia, una medaglia d'oro ed una d'argento al valor militare. Ingente anche il numero di decorazioni individuali: 10 medaglie d'oro, 572 d'argento e 658 di bronzo al valor militare[2].

Al termine della Grande Guerra (con la battaglia di Vittorio Veneto) i Granatieri di Sardegna furono destinati al presidio di Fiume. Ma in seguito a problemi con la minoranza croata furono allontanati dalla città il 25 agosto 1919. Acquartieratisi a Ronchi dei Legionari, sette ufficiali inviarono a Gabriele D'Annunzio la lettera da cui scaturì l'Impresa di Fiume:

«Sono i Granatieri di Sardegna che Vi parlano. È Fiume che per le loro bocche vi parla. Quando, nella notte del 25 agosto, i granatieri lasciarono Fiume, Voi, che pur ne sarete stato ragguagliato, non potete immaginare quale fremito di entusiasmo patriottico abbia invaso il cuore del popolo tutto di Fiume… Noi abbiamo giurato sulla memoria di tutti i morti per l'unità d'Italia: Fiume o morte! e manterremo, perché i granatieri hanno una fede sola e una parola sola. L'Italia non è compiuta. In un ultimo sforzo la compiremo.»

(Dalla lettera inviata a D'Annunzio da alcuni ufficiali dei Granatieri di Sardegna)

In esecuzione della legge 11 marzo 1926 sull'ordinamento dell'Esercito, che prevede la costituzione delle Brigate su tre reggimenti, inquadra anche il 3º Reggimento "Granatieri di Sardegna" costituito il 1º dicembre 1926 e prende il nome di XXI Brigata di Fanteria. Assegnata, assieme al 13º Reggimento Artiglieria, alla 21ª Divisione Militare Territoriale di Roma a seguito del decreto 8 febbraio 1934 la Brigata diviene Divisione di Fanteria "Granatieri di Sardegna"che nel 1939 diverrà Divisione di Fanteria "Granatieri di Sardegna" (21^) perdendo di forza il 3º Granatieri.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna".

Allo scoppio della seconda guerra mondiale i Granatieri furono impiegati in Albania.

L'8 settembre 1943, alla proclamazione dell'armistizio, la Divisione, che è alle dipendenze del Corpo d'Armata Motocorazzato, ha le proprie unità schierate nella zona sud di Roma, a protezione delle vie d'accesso alla Capitale.

I granatieri del generale Gioacchino Solinas difendono Roma il 9 settembre del 1943

A seguito dell'armistizio di Cassibile i Granatieri di Sardegna, agli ordini del generale Gioacchino Solinas (che poi aderì alla Repubblica Sociale Italiana) si scontrarono duramente con reparti tedeschi, contendendo le posizioni presidiate per due giorni: presso Porta San Paolo poi al Campidoglio difeso dalla IV Compagnia Reclute del 1º Reggimento, comandata del Capitano Alberto Alessandrini, che si rivelerà l'ultimo baluardo della difesa di Roma, i Granatieri e le altre truppe giunte in rinforzo (carabinieri, bersaglieri, polizia Africa italiana, cavalleria, carristi, paracadutisti) ebbero il forte sostegno della popolazione romana armata. Questo episodio, per l'unione assolutamente inedita tra esercito e popolo, è stato considerato il preludio di quella che divenne la Resistenza italiana. Il 10 settembre, in seguito al trasferimento di Vittorio Emanuele III assieme alle più alte cariche governative e militari ed alla successiva resa voluta dagli Alti comandi romani, la Divisione, rimasta priva di ordini, si sbandò, così come la quasi totalità del Esercito Regio, sciogliendosi.

Sempre a seguito dell'armistizio, il Raggruppamento Granatieri in Corsica si batté con successo nelle operazioni intraprese dai comandi e dalle truppe italiane in quell'isola per scacciarne i tedeschi a Zonza, Quenza, Livia e Porto Vecchio e nei combattimenti ingaggiati per ostacolare lo spostamento dei reparti corazzati tedeschi che, lasciata la Sardegna, raggiungevano Bastia per imbarcarsi alla volta di Livorno. in ottobre il raggruppamento fu trasferito nel nord della Sardegna e successivamente a Iglesias.

Il 3º Reggimento Granatieri alla data dell'armistizio era dislocato in un'ampia zona della Grecia, con comando nella zona di Atene, attivo in servizi di vigilanza, di presidio e costieri. Su decisione degli alti Comandi fu decisa la resa, a seguito della quale tutti i militari vennero deportati nel campo di prigionia di Wietzendorf, in Germania.

Il 15 maggio 1944 è nuovamente in vita, in Sardegna, quale Divisione Granatieri, per trasformazione del Raggruppamento Granatieri. È costituita da 1º e 2º Reggimento Granatieri, dal 32º e 132º Reggimento Fanteria Carrista, dal 553º e 548º Reggimento Artiglieria (quest'ultimo sostituito il successivo 14 luglio dal 507º Reggimento, formato per trasformazione del 7º Reggimento di C.A.), dalla 205ª compagnia mista del genio e da elementi dei servizi. Nella prima decade di agosto i due reggimenti granatieri sono inviati sul continente e passano alle dipendenze della Divisione "Friuli".

Con il personale della divisione, sciolta in data 31 agosto dello stesso 1944, vengono formati il 1º e 2º Reggimento Guardie mentre aliquote di personale qualificato sono cedute alla Divisione "Cremona".

Castel Goffredo, monumento ai Granatieri di Sardegna

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra la grande unità venne ricostituita il 1º aprile 1948 a Roma quale Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna" con il 1º Reggimento Granatieri, il 17º Reggimento addestramento volontari "Acqui", il 13º Reggimento artiglieria da campagna.

L'8 maggio 1966 le decorazioni al Valor Militare delle Bandiere di Guerra del e del 3º Reggimento Granatieri vennero appuntate al drappo del 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna", l’unico ricostituito nel 1946, per riassumere nei simboli l'essenza unitaria dei tre secoli di tradizioni militari comuni dei Granatieri.

Dopo essere stata riconfigurata in Divisione motorizzata ha inquadrato anche una sezione aerei leggeri su velivoli L 21 A.

Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna"[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1975 con la profonda riorganizzazione dell'Esercito Italiano la Divisione "Granatieri di Sardegna" veniva sciolta, insieme al 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna" e veniva riconfigurata nella Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna", erede del 1º, del 2º e del 3º Reggimento "Granatieri di Sardegna", articolata su tre battaglioni meccanizzati (1º "Assietta", 2º "Cengio" e 3º "Guardie", (quest'ultimo, basato a Orvieto, svolgeva funzione di Battaglione Addestramento Reclute) di Granatieri, uno meccanizzato di Bersaglieri (1º "Lamarmora"), uno di carristi (6º Battaglione Carri "M.O. Scapuzzi") e una compagnia controcarri "Granatieri di Sardegna", reparti basati presso Borgata Aurelia a Civitavecchia; infine, il 13º Gruppo artiglieria da campagna "Magliana", basato a Civitavecchia insieme con il Battaglione logistico "Granatieri di Sardegna", una compagnia genio e il 14º Squadrone esplorante "Cavalleggeri di Alessandria" con sede a Civitavecchia in posizione quadro. Il comando di Brigata si trovava nella Caserma "Gandin" nel vecchio Forte di Pietralata, dove erano anche situati il Reparto Comando e Trasmissioni (RE.CO.TRAS.) composto da una compagnia di fanteria meccanizzata e una di trasmissioni, e il 1º "Assietta".

Nel 1976 la brigata aveva la seguente configurazione organica:

Oltre al normale addestramento proprio dei reparti di fanteria meccanizzata, i due battaglioni di Granatieri basati a Roma erano impegnati in compiti di rappresentanza, quali la guardia d'onore al Quirinale, al Senato, alla Camera dei Deputati, all'Altare della Patria, nonché le occasionali schieranti per visite di capi di Stato esteri, funerali di stato, sparare ogni giorni dal colle del Gianicolo alle ore 12 la prima cannonata che ricordava la breccia di Porta Pia.

1º Reggimento "Granatieri di Sardegna" in sfilata per la Festa della Repubblica italiana il 2 giugno 2007 a Roma

Nel 1979 il Gruppo Squadroni "Cavalleggeri di Alessandria venne sciolto. Dopo l'ulteriore riorganizzazione della fine anni ottanta, il 4 ottobre 1993 il Reparto Comando e Trasmissioni diviene Reparto Comando e Supporti Tattici nel quale confluisce la Compagnia Genio Guastatori. Dal 21 dicembre 1995 riceve il 7º reggimento artiglieria da campagna semovente "Cremona" in sostituzione del 13° che viene sciolto. Dal 15 maggio 1996 il 7° viene sostituito dal 33° "Acqui". Successivamente, anche il Reggimento "Lancieri di Montebello" (8°) entra nell'organico della Brigata.

Alamari da camicia, dei Granatieri di Sardegna

Oggi fanno parte della Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna" il Reparto Comando e Supporti Tattici "Granatieri di Sardegna", il 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna", il 2º Battaglione "Granatieri di Sardegna" e l'8º Reggimento "Lancieri di Montebello".

Dal 1976 le unità di granatieri hanno formato la base della Brigata Meccanizzata "Granatieri di Sardegna", destinata in caso di conflitto con il patto di Varsavia alla difesa e protezione del centro Italia, in particolar modo di Roma in quanto capitale e sede del governo. Dislocata nel Lazio, Umbria ed Abruzzo si componeva di due reggimenti granatieri, uno di cavalleria ed uno d'artiglieria. La Brigata "Granatieri di Sardegna" ha partecipato alla missione umanitaria UNOSOM 2-IBIS 2 in Somalia dal mese di giugno al mese di dicembre del 1993.

Lo scudetto[modifica | modifica wikitesto]

Deriva dalla bandiera del popolo sardo. Il simbolo dei quattro mori risale al 1281 ed è importato in Sardegna come sigillo della cancelleria reale di Pietro il Grande d'Aragona. Il simbolo compare in Sardegna poco più di mezzo secolo più tardi, per sottolineare i legami che univano in quel momento l'Isola alla Corona di Aragona. Nel 1949, ricostituita la Divisione, fu inserito nello scudetto la granata, simbolo dei granatieri in generale.

Operazioni all'estero[modifica | modifica wikitesto]

  • 1993 reparti della brigata partecipano alla missione di pace "IBIS" in Somalia.
  • 1997 un reparto della Brigata partecipa alla missione "SFOR" in Bosnia nella città di Sarajevo
  • 2001 Missione Joint Guardian, nella Repubblica d'Albania (Ure-i-Limutit, Pukë)
  • 2002 Missione Joint Guardian, nella Repubblica d'Albania (Durres - Comando COMM-ZW, fino al 17 giugno, e dal giorno successivo: NHQT)
  • 2005 Missione in Kosovo.
  • 2013/2014 Libano, Leonte XV (Shama)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

8º Reggimento "Lancieri di Montebello" in sfilata per la Festa della Repubblica italiana il 2 giugno 2007 a Roma

Alla bandiera[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare

Decorati[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 Medaglie d'Oro
  • 7 Medaglie d'Argento
  • 2 Medaglie di Bronzo
  • 3 Croci di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia

Reparti[modifica | modifica wikitesto]

Struttura della brigata.

Dalla Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna" dipendono direttamente: il Reparto comando e supporti tattici "Granatieri di Sardegna"; il [[1º Reggimento "Granatieri di Sardegna (ordinato su Battaglione Granatieri "Assietta" e Compagnia Comando e Supporto Logistico); il 2º Battaglione Granatieri "Cengio"; l'8º Reggimento "Lancieri di Montebello" (ordinato su 1º Gruppo Squadroni Esplorante e il 2º Gruppo Squadroni a Cavallo).

CoA mil ITA mec Bde Granatieri di Sardegna.pngBrigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna"
Reparto Sede
CoA mil ITA mec Bde Granatieri di Sardegna.png Reparto comando e supporti tattici "Granatieri di Sardegna" Roma
CoA mil ITA rgt granatieri 1.png 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna" Roma
CoA mil ITA rgt granatieri 2.png 2º Battaglione autonomo "Granatieri di Sardegna" Spoleto
CoA mil ITA rgt cavalleria 08.png Reggimento "Lancieri di Montebello" (8°) Roma

Comandanti[modifica | modifica wikitesto]

BRIGATA MECCANIZZATA "GRANATIERI DI SARDEGNA" (1976)[modifica | modifica wikitesto]

  • Gen. B. Massimo Tantillo
  • Gen. B. Pietro Tagliarini
  • Gen. B. Gianfranco Amisano
  • Gen. B. Antonio Viesti
  • Gen. B. Mauro Riva
  • Gen. B. Mario Buscemi
  • Gen. B. Roberto Altina
  • Gen. B. Rolando Mosca Moschini
  • Gen. B. Armando Jones
  • Gen. B. Duilio Benvenuti
  • Gen. B. Donato Berardi
  • Gen. B. Renato Petean
  • Gen. B. Michele Corrado
  • Gen. B. Emilio Marzo
  • Gen. B. Giorgio Ruggieri
  • Gen. B. Antonello Falconi
  • Brig. Gen. Giuseppe Maggi
  • Brig. Gen. Domenico Rossi
  • Brig. Gen. Umberto Caparro
  • Brig. Gen. Giovanni Garassino
  • Gen. B. Massimiliano Del Casale
  • Gen. B. Antonio Venci
  • Gen. B. Giovanni Armentani
  • Gen. B. Filippo Ferrandu
  • Gen. B. Cesare Marinelli
  • Gen. B. Massimo Scala
  • Gen. B. Maurizio Riccò
  • Gen. B. Gaetano Lunardo
  • Gen. B. Francesco Olla
  • Gen. B. Paolo Raudino
  • Gen. B. Diego Fulco


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]
  2. ^ Ministero della guerra - Comando del Corpo di Stato Maggiore - Ufficio Storico - Riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918 - Brigate di Fanteria.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Guerrini, La Brigata dei Granatieri di Sardegna, Tipografia Roux e Viarengo, Torino, 1902 [1]. Queste memorie storiche sono basate sul manoscritto originale di Vittorio Amedeo Vialardi di Verrone, maggior generale Comandante le Guardie dal 1820 al 1827.
  • Gioacchino Solinas, I granatieri di Sardegna nella difesa di Roma, Gallizzi, Sassari, 1968.
  • Renato Castagnoli, I Granatieri di Sardegna - tre secoli di storia, Stato Maggiore dell'Esercito - Reparto Affari Generali - Ufficio Risorse Organizzative e Comunicazione, Roma, 2003.
  • Lanfranco Sanna, Il reggimento fanteria d'ordinanza "di Sardegna" (1744-1852), arsmilitaris

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]