Abbandono (film)

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Abbandono
Abbandono Luchaire Pilotto.jpg
María Denis e Camillo Pilotto in una foto di scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1940
Durata100 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico, storico
RegiaMario Mattoli
SoggettoMario Mattoli, Steno
SceneggiaturaMario Mattoli, Steno
Produttore esecutivoGaetano Rizzardi
Casa di produzioneSocietà Anonima Grandi Film
Distribuzione in italianoSocietà Anonima Grandi Film
FotografiaJan Stallich
MontaggioMario Serandrei
MusicheSalvatore Allegra
ScenografiaGuido Fiorini
CostumiMario Rappini
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Abbandono è un film diretto nel 1940 da Mario Mattoli.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1830 Pierre Courier, un ricco e anziano armatore navale, attende il rientro del figlio Stefano, reduce da un lungo viaggio a Trinidad nella nave nel quale egli è capitano. Grande è la sorpresa quando il figlio si presenta con una donna conosciuta nell'isola e sposata durante il viaggio, Anna. Ragazza mite e candida, appassionata e felice, si fa ben volere da tutti e diventa in breve tempo la beniamina della casa nonostante una iniziale ostilità dovuta al fatto che qualcuno fa sorgere sospetti sul suo passato: sua madre, infatti, era proprietaria di una taverna malfamata e aveva avuto in passato una vita non molto limpida.

La ragazza trova comprensione e sincera amicizia nella giovane sorella di Stefano, Maria, sposata a un conte squattrinato e speculatore, che erode di nascosto le finanze di casa Courier. Stefano è costretto a riprendere il mare per un viaggio molto lungo, sicuro di avere riportato la pace in famiglia, per concludere un affare vantaggioso sull'applicazione del vapore alle sue navi mercantili. In realtà dopo la partenza accade un intrigo amoroso che rischia di sfociare in un dramma coniugale; Anna viene accusata di essere l'amante di Leonard, un aristocratico vanitoso, e perciò, costretta ad accettare quelle accuse infamanti per salvare la sventurata Maria, fugge di casa. La nascita di un bambino non le riporterà la serenità poiché la donna viene a conoscenza di un complotto ordito da alcuni sicari: le nuove caldaie a vapore installate sulle navi della compagnia vengono sabotate per esplodere durante la navigazione. Anna, quindi per salvare suo marito corre al porto ma il suo gesto viene scoperto ed è inseguita dai sicari; nel salire sulla nave viene aggredita ma Maria, che conosceva anch'essa la verità, si frappone all'amica e viene falciata dai colpi di pistola.

Prima di morire, Maria rivela a Stefano che era stata lei stessa a diffondere quelle voci poiché le scappatelle le aveva compiute lei, ristabilendo così la reputazione di Anna.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film, uno dei pochi drammatici diretti dal regista di Tolentino, venne girato negli stabilimenti di Cinecittà. La Commissione di Revisione Cinematografica concesse il nulla osta alla circolazione nelle sale senza operare alcun taglio[1] ebbe il visto di censura n. 31.039 nel 5 luglio 1940 per una lunghezza accertata della pellicola di 2.752 metri[2] e fu presentato alla VIII Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Uscì nelle sale il 18 settembre 1940[3]. In Spagna venne proiettato il 15 marzo 1943 con il titolo Abandono[4] mentre in Francia venne proiettato l'8 settembre 1943 con il titolo L'intruse[5]. Il film non ha avuto edizioni in DVD. Esistono però le locandine e alcune fotografie di scena.[6]

Altri tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«[...] È inammissibile che una donna rinunci alla stima e all'amore del marito, padre di una creatura nascente, ne abbandoni la casa per rifugiarsi in bettole malfamate, sopporti ogni sorta di privazioni per non compromettere una cognata leggerina, sposa ad un uomo equivoco e cattivo. Quanto alla regia ricordi Mattoli che il dramma hanno da nascere da reali necessità [...]»

(Michelangelo Antonioni, La sorpresa veneziana, in Cinema anno V, n. 102, 25 settembre 1940, pag. 221.)

«[...] Le qualità positive del film sono molte. Intanto la qualità della produzione che è assai accurata, e poi i protagonisti, che sono di buona fama e tali da richiamare il pubblico, e infine la regia di Mattoli, industriale sin che volete, ma abile e piena di sfumature. [...]»

(Pietro Bianchi, Il Bertoldo, 1º novembre 1940)

Recensioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come si evince dal nulla osta conservato presso la Cineteca di Bologna.
  2. ^ Documento originale del visto di censura in formato pdf tratto dal sito Italia Taglia.
  3. ^ Data di prima proiezione pubblica nelle tabelle riportate da Stefania Carpiceci (a cura di), Le case di produzione e gli incassi dei film degli anni 1940-1944, in Ernesto G. Laura (a cura di), Storia del Cinema Italiano, vol.6 - 1940/1944, Marsilio, Edizioni di Bianco & Nero, Venezia 2010, pag. 667.
  4. ^ Immagine del poster originale spagnolo su un sito iberico.
  5. ^ Come si evince dalle date di uscita all'estero riportati dal sito IMDB
  6. ^ Come si evince dal sito della rivista Filmtv.it, che contiene manifesti e fotografie del film.
  7. ^ Si veda il sito della Fondazione 3M Archiviato il 5 marzo 2016 in Internet Archive. dove vengono attribuite a lui le fotografie di scena.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Savio, Ma l'amore no. Realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943), Editore Sonzogno, Milano (1975)
  • Gianni Rondolino, Dizionario Bolaffi del cinema italiano. I registi, Editore Bolaffi, Torino (1979)
  • Roberto Chiti, Enrico Lancia, Dizionario del cinema italiano. I film dal 1930 al 1944, Editore Gremese, Roma (1993, seconda edizione 2005)
  • Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film 1998, Milano, Baldini e Castoldi, 1997. ISBN 88-8089-195-2

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