Filippo Sacchi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Filippo Sacchi

Filippo Sacchi (Vicenza, 6 aprile 1887Pietrasanta, 9 settembre 1971) è stato un giornalista, scrittore e critico cinematografico italiano.

« ...al cinema conta soltanto una cosa: il cinema... come in amore conta una cosa soltanto: l'amore. »

(Filippo Sacchi, Al Cinema col lapis, Mondadori, 1958)

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo gli studi al Liceo "Antonio Pigafetta" di Vicenza si iscrisse all'Università di Padova, prima in Legge poi in Lettere e filosofia. Dopo la laurea fu insegnante prima al liceo cittadino, poi a Milano presso la Scuola Tecnica "Piatti"[1].

Assunto al Corriere della Sera nel 1914, iniziò la sua attività di corrispondente estero e fu inviato nell'allora Impero austro-ungarico, in Marocco, in Australia e in Nuova Zelanda. Per il Corriere seguì la Costituente di Weimar, la rivolta spartachista e la Guerra sovietico-polacca[1]. Parallelamente, nel 1924 iniziò a collaborare a L'Illustrazione Italiana, firmando una delle prime rubriche di critica cinematografica[2].

Strenuo oppositore del fascismo, nel 1926 fu licenziato dal Corriere e fu inibito dall'esercizio della professione giornalistica per tre anni[3]. Intervennero in suo aiuto: Eligio Possenti, direttore de La Domenica del Corriere, e Guido Treves, editore dell'Illustrazione Italiana. Entrambi accolsero Sacchi nei rispettivi giornali; il critico firmò una rubrica di recensioni cinematografiche sotto lo pseudonimo Loupe (che in francese significa "lente")[3]. Inizialmente la considerò un'attività temporanea in vista di un suo ritorno sui palcoscenici mondiali come inviato. Ma il cinema lo conquistò a tal punto che, quando nel 1929, scaduta l'interdizione, il nuovo direttore del Corriere della Sera Aldo Borelli lo volle al giornale per inaugurare la rubrica di critica cinematografica, accettò subito. L'11 maggio 1929 comparve la sua prima Rassegna cinematografica[4].

Nel 1941 dovette lasciare nuovamente il Corriere per una recensione negativa del nuovo film con Doris Duranti che non era stata gradita dal regime. Trovò una comoda sistemazione al supplemento culturale La Lettura. Dopo l'arresto di Benito Mussolini e la conseguente caduta del fascismo, dal 3 agosto 1943 fu richiamato al Corriere per dirigere l'edizione pomeridiana del quotidiano (che usciva sotto la testata Il Pomeriggio). Rimase alla carica quarantacinque giorni, essendo poi costretto a fuggire in Svizzera in seguito alla costituzione della Repubblica Sociale Italiana e dell'occupazione nazista dell'Alta Italia. Rimase a Locarno fino alla Liberazione.

Tornato in Italia, fu nominato direttore de La Lettura. Nei mesi successivi maturò la decisione di staccarsi dall'ambiente del Corriere della Sera. Quando finì la direzione di Mario Borsa (6 agosto 1946), rassegnò le dimissioni pochi giorni dopo[3].

Assunse la direzione del Corriere Lombardo, poi nel 1949 passò alla Stampa, con la quale collaborò in esclusiva fino al 1953. Quel periodo venne caratterizzato dai suoi coraggiosi articoli di critica al governo italiano e alla Chiesa cattolica per la chiusura della comunità di Nomadelfia.

Dopo aver lasciato La Stampa, Sacchi curò la rubrica cinematografica del rotocalco Epoca che mantenne sino alla morte. Nel 1950 pubblicò un manuale di educazione civica (L'ABC del cittadino) e, negli ultimi anni di vita, si dedicò alla stesura di manuali di storia per gli studenti delle scuole medie[1].

Dopo la sua morte il Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani (SNGCI) ha istituito un premio dedicato alla sua memoria, che viene assegnato alla migliore tesi universitaria di argomento cinematografico.

Vita privata

È il nonno materno dell'attrice Giovanna Mezzogiorno.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Critica cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Altri scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • Diario 1943-1944: un fuoriuscito a Locarno, a cura di Renata Broggini; con un'introduzione di Alessandro Galante Garrone e un ricordo di Bruno Caizzi, Lugano, G. Casagrande, 1987
  • Veneto, Saggio introduttivo, pp.7-20, Volume XVIII, Veneto, Attraverso l'Italia. Illustrazione delle regioni italiane, Touring Club Italiano, Milano, 1952

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Filippo Sacchi, bibliotecabertoliana.it. URL consultato il 3 agosto 2016.
  2. ^ Il movimento sionista negli anni Venti, storico.org. URL consultato il 3 agosto 2016.
  3. ^ a b c Luciano Simonelli, Dieci giornalisti e un editore, Simonelli editore, 2009.
  4. ^ Filippo Sacchi, uomo e cittadino, odg.mi.it. URL consultato il 3 agosto 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elena Marcarini (a cura di), Al cinema negli anni Trenta, FrancoAngeli, 2000.
  • Nuccio Lodato (a cura di), L'epoca di Filippo Sacchi, Falsopiano, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore del mensile La Lettura Successore
sospeso dagli Alleati[D 1] 23 agosto 1945 - 19 ottobre 1946 cessato[D 2]
Predecessore Direttore del Corriere Lombardo Successore
Ermes Gagliardi 22 settembre 1947 - 30 giugno 1948 Benso Fini
  1. ^ Per connivenza con il regime della Repubblica Sociale Italiana.
  2. ^ La rivista è tornata in edicola nel 2011 come supplemento domenicale del «Corriere della Sera».
Controllo di autorità VIAF: (EN24726910 · LCCN: (ENnr89011825 · SBN: IT\ICCU\CFIV\090273 · ISNI: (EN0000 0001 0880 0166 · GND: (DE11888705X · BNF: (FRcb12727577q (data) · BAV: ADV12193865