La damigella di Bard (film)

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La damigella di Bard
Paese di produzioneItalia
Anno1936
Durata76 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico
RegiaMario Mattòli
SoggettoSalvator Gotta (commedia)
SceneggiaturaMario Mattòli, Aldo De Benedetti
ProduttoreICI
FotografiaAnchise Brizzi
MontaggioFernando Tropea
MusicheFranco Casavola, Theo Mucci
ScenografiaGastone Medin
CostumiGino Sensani
Interpreti e personaggi

La damigella di Bard è un film del 1936 diretto da Mario Mattòli, tratto dall'omonimo lavoro teatrale di Salvator Gotta.

Il film venne presentato in concorso a Venezia alla 4ª Mostra del Cinema.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La nobildonna torinese Maria Clotilde di Bard, unica ed anziana erede di un titolo antico savoiardo, è ridotta a vivere nelle soffitte del palazzo avito per le malversazioni di un amministratore disonesto. La damigella, rimasta sempre sola a causa di un grande amore mai sfociato in matrimonio con il barone e diplomatico Costantino Nigra, entra in amicizia con la figlia del nuovo proprietario del palazzo che le racconta del suo amore per un giovane ingegnere aeronautico di belle speranze. Amore infelice in quanto il padre della fanciulla avversa il matrimonio a causa della paternità ignota del giovane.
Maria Clotilde riesce però a scoprire nel ragazzo il figlio illegittimo di suo fratello, sottratto in tenera età e mai riconosciuto, dunque unico erede del nome dei Bard.
Il losco amministratore ha però nel frattempo lavorato per rovinare anche i nuovi proprietari che, non avendo ora nulla contro il matrimonio, si trovano però a loro volta sul lastrico.

Il colpo di scena finale è dato da un baule conservato dalla damigella, contenente il carteggio durato anni tra lei ed il barone Nigra, il cui immenso valore storico restaura nel suo splendore il casato dei Bard e consente dunque il lieto finale col matrimonio dei due giovani.

La trama del film si discosta leggermente da quella della commedia, rappresentata con successo a teatro per la prima volta a Torino nel 1936, sempre con Emma Gramatica nei panni della protagonista.

La critica[modifica | modifica wikitesto]

In Cinema del 25 ottobre 1936 " Gli americani chiamano melodramma la situazione romanzesca di un film, qui però melodramma avrebbe solo il senso italiano proprio nel suo valore più patetico, lacrimoso e popolare. Ad un film di Emma Gramatica si sa sempre cosa chiedere : l'arte di Emma Gramatica. E a tali richieste La damigella di Bard risponde con abbondanza generosa. La sua commovente dedizione e divenuta l'anima stessa di questo suo ultimo film, il pregio quasi unico, ma già bastevole. Un lungo virtuosistico a solo della Gramatica ecco tutto. E reso patetico da una lontana impercettibile sfumatura autobiografica, che permette all'attrice di sposare con una sorta di affinità commovente la parte della vecchia signorina di sangue illustre e gentile "

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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