Ragni della Grignetta

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Ragni di Lecco
Gruppo Ragni della Grignetta
Ragni di Lecco
Tipo gruppo alpinistico
Fondazione 1946
Fondatore Giulio e Nino Bartesaghi
Scopo diffondere e sostenere l'alpinismo
Sede centrale Italia Lecco
Lingua ufficiale italiano
Sito web

Il gruppo dei Ragni della Grignetta, conosciuti anche come Ragni di Lecco (spesso indicati semplicemente come "I Ragni"), è un'associazione alpinistica afferente alla sezione di Lecco del Club Alpino Italiano. I suoi membri sono spesso riconoscibili per il caratteristico maglione rosso che riporta sul braccio sinistro il simbolo del ragno.

Nascita del gruppo[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo viene fondato nel 1946 da Giulio e Nino Bartesaghi, Franco Spreafico, Emilio Ratti e Gigino Amati, ai quali si aggiunge poco dopo Gigi Vitali, soprannominato da Tita Piaz "Il Ragno" per via della sua particolare eleganza nell'arrampicare.

Ad animare il gruppo è la volontà di raggiungere e superare i traguardi conseguiti dai cosiddetti "vecchi", cioè le figure più importanti dell'alpinismo lecchese dell'epoca, fra cui Riccardo Cassin e Mario "Boga" Dell'Oro. Gli stessi "vecchi" in seguito entreranno a far parte del gruppo.

Dopo un certo numero di vie nuove e ripetizioni in Grignetta, i ragni Carlo Mauri e Luigi Castagna salgono nel 1949 la via Cassin alla parete nord-est di Pizzo Badile, realizzando la prima ripetizione italiana nonché la terza salita assoluta. Altra ripetizione importante compiuta dai ragni è quella della via Bonatti al Petit Dru nel 1955.

Carlo Mauri sulla vetta del Gasherbrum IV.

I ragni cominciano poi a dedicarsi alle spedizioni internazionali. Mauri nel 1956 guida una spedizione in Terra del Fuoco e nel 1958 viene invitato a partecipare alla spedizione del CAI guidata da Cassin al Gasherbrum IV, del quale raggiunge la vetta insieme a Walter Bonatti.

Nel 1961 Cassin, con i cinque ragni Luigino Airoldi, Gigi Alippi, Jack Canali, Romano Perego e Annibale Zucchi, sale l'inviolata parete sud del Monte McKinley. L'impresa ha una notevole eco mediatica, tanto che i membri della spedizione ricevono un telegramma di congratulazioni dal presidente Kennedy.[1]

Sulle Alpi nel frattempo si registra la prima salita italiana della parete nord dell'Eiger. Della cordata vincente fanno parte i ragni Pierlorenzo Acquistapace e Romano Perego, dopo il tragico tentativo fallito del 1957 di altri due membri del gruppo, Claudio Corti e Stefano Longhi. Nel 1965 Romano Perego, in compagnia di Andrea Mellano, apre due vie nuove in stile alpino (ovvero, senza uso di corde fisse per salire e scendere dalla parete, ma un un'unica salita dalla base della parete a fine via) in Afghanistan, a 7000 metri, senza nessun appoggio.

Gli anni '70[modifica | modifica sorgente]

Prosegue anche l'impegno extraeuropeo. Nel 1970 Mauri guida una spedizione dei Ragni di Lecco che tenta di salire il Cerro Torre, riprendendo il tentativo a cui lui stesso aveva partecipato insieme a Walter Bonatti nel 1958. La spedizione fallisce ma tre anni dopo, nel 1973 un'altra spedizione dei ragni, guidata stavolta da Casimiro Ferrari, riesce finalmente a salire per la parete ovest. Si tratta della prima salita per questa parete, ed è ritenuta da molti la prima salita in assoluto per questa montagna[2][3]. In cima arrivano Casimiro Ferrari, Mario Conti, Pino Negri e Daniele Chiappa, e il successo della salita ha risalto in tutto il mondo.

Anche negli anni successivi il legame dei Ragni con le montagne del Sudamerica si rivela molto forte. Nel 1975 una spedizione composta da Casimiro Ferrari, Danilo Borgonovo, Pino Negri, Sandro Liati, Angelo Zoia e Pinuccio Castelnuovo apre una nuova via all'Alpamayo, nella Cordillera Blanca, l'anno successivo Ferrari e Vittorio Meles salgono per la prima volta il pilastro est del Fitz Roy, nel 1984 Carlo Aldé e Paolo Vitali salgono il poderoso e isolato Cerro Murallon per il pilastro nord-est.

Merita una menzione la scissione che 15 soci (perlopiù giovani) attuano nel 1976 a seguito della decisione (ancor oggi controversa) dei dirigenti del CAI Lecco e dei Ragni di sciogliere la sottesezione del CAI Belledo (a cui gran parte di tali soci apparteneva), poiché, a detta di questi, sono stati accumulati troppi debiti in seguito ad una spedizione nella regione del Baltoro intrapresa l'anno prima, durante la quale furono aperte due nuove vie e venne raggiunta una vetta inviolata. Due anni dopo, gli scissionisti fondano il Gruppo Gamma, altro gruppo alpinistico con sede a Lecco[4].
Una prima riappacificazione si ha tuttavia nel 1985, quando Casimiro Ferrari conduce un gruppo alla ripetizione della via franco canadese all'Ama Dablam (6.856 m). Per la prima volta dalla scissione, Ragni (Carlo Aldé, Mario Panzeri, Giuliano Maresi e Bruno Lombardini) e Gamma (Danilo Valsecchi) arrampicano insieme impegnandosi su una montagna remota e di difficile accesso.

Gli anni '80 ed il nuovo stile[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Ongaro sul San Lorenzo

Nel 1986 venne festeggiato il 40º anniversario del Gruppo con due spedizioni patagoniche ed una in Terra del Fuoco: l'Aguja Poincenot (Daniele Bosisio, Paolo Vitali, Mario Panzeri, Marco Della Santa), la Torre Centrale del Paine (Marco Ballerini, Carlo Besana, Dario Spreafico, Renato Da Pozzo, Norberto Riva) e la cima Ovest del Sarmiento (Tore Panzeri, Lorenzo Mazzoleni, Pinuccio Castelnuovo, Bruno Pennati, Gigi Alippi).

Nel 1988 Paolo Vitali guida una piccola spedizione (Sonja Brambati, Adriano Carnati, Daniele Bosisio, Gianbattista Gianola) nell'isolata Sosbun Valley (Pakistan), tracciando una via di 1.400 metri con difficoltà fino al VI+. Questa spedizione introduce anche nell'ambiente lecchese un modo di andare in montagna più leggero e veloce.

Nello stesso anno, Casimiro Ferrari, nel corso della prima traversata invernale dello Hielo Patagonico Sur, raggiunge l'inviolato Cerro Riso Patron, una vetta da molti tentata senza risultato. Negli anni successivi, sempre in Patagonia, salirà vie nuove sul San Valentin, sull'Aguja Bifida, sul Cerro Grande, sull'Aguja Mermoz e tenterà a più riprese la parete nord-ovest del Cerro Piergiorgio, via portata a termine nel 2008 da Cristian Brenna ed Hervé Barmasse, con il contributo di Giovanni Ongaro.[5]

Gli anni '90: arrampicata libera in quota[modifica | modifica sorgente]

Nel 1992, sulla Torre Nord del Paine, Carlo Besana, Norberto Riva, Umberto Villotta, Maurizio Garota e Manuele Panzeri superano in libera difficoltà di VII grado, 6b secondo la scala francese ormai in voga, consolidano le tecniche proprie dell'arrampicata sportiva, una disciplina che a Lecco prende piede per merito soprattutto di Marco Ballerini.

In Himalaya, dopo il tentativo del 1991 alla parete ovest del Makalu e la salita di Pino Negri al Shisha Pangma, emerge la figura di Lorenzo Mazzoleni, che nel 1992 raggiunge l'Everest e nel 1988 è già stato in cima al Cho Oyu. Con lui, Salvatore e Mario Panzeri, che nel 2012 sarà il primo Ragno (e terzo italiano) ad aver salito tutti i 14 ottomila, sempre senza ossigeno.[6] Lorenzo Mazzoleni perirà durante la discesa dalla vetta del K2 nel 1996, durante la spedizione allestita per festeggiare il cinquantesimo del gruppo. Un gruppo di otto alpinisti che non condivide la filosofia di spedizione del gruppo, proponendo invece salite leggere e di grande livello tecnico, ne esce polemicamente nello stesso anno: sono Paolo Vitali, Sonja Brambati, Marco Ballerini, Dario Spreafico, Floriano Castelnuovo, Umberto Villotta, Norberto Riva, Maurizio Garota, e la loro uscita riduce sensibilmente il livello tecnico del gruppo, con conseguenze che dureranno anni.

Gli anni 2000: le due anime del Gruppo[modifica | modifica sorgente]

Matteo Della Bordella su Non è un paese per vecchi
Bivacco in una grotta scavata nel ghiaccio alla base della parete ovest della Torre Egger

A partire all'incirca dal 2002, si cominciano ad osservare nel gruppo, arrivato a contare oltre un centinaio di componenti, due aree distinte, quella dei rocciatori puri e quella degli alpinisti d'alta quota. L'interesse per la roccia pura e le alte difficoltà porta a diverse realizzazioni: dal Karakorum pakistano (2001), con una via nuova sul monolite dell'Ogre Thumb,[7] alla spedizione del 2002 alla Garet El Djenon, in Algeria, con una via con difficoltà di 8a. Nel 2003 viene organizzata una spedizione al Piergiorgio, con i giovani e promettentissimi Daniele Bernasconi, Adriano Selva, Matteo Piccardi, Alberto Marazzi, Marco Vago, Serafino Ripamonti e Simone Pedeferri, ma quell'anno la meteo della Patagonia è flagellata dal Nino, e nessuno, neppure i ragni, riesce ad effettuare alcuna salita. Nel 2004 Simone Pedeferri libera, in tre giorni diversi, il concatenamento Joy Division sul Qualido, in Val di Mello,[8] e l'anno dopo con Giovanni Ongaro e altri compagni in Cile ripete numerose vie e apre i settecento metri di Nunca Mas Mariscos.[9]

Nel 2005 nel massiccio svizzero del Wendenstöcke, i Ragni Matteo Della Bordella e Fabio Palma aprono la prima via italiana della zona chiamata Portami Via, mentre Adriano Selva e Andrea Spandri aprono Prigionieri dei Sogni sul Pizzo D'Eghen, nella Grigna settentrionale.[10] Queste due linee combinano alte difficoltà e rischio in una concezione etica molto severa. Introducendo (2006) il manifesto di "Liberi in Libera", si afferma la volontà di aprire vie in arrampicata libera sulle grandi pareti del mondo. I frutti più notevoli di questa filosofia sono Qui io vado ancora di Fabio Palma, Andrea Pavan e Simone Pedeferri, 540 metri in Perù ad oltre quattromila metri di quota, nell'isolata valle di Rurec.[11] Sempre in Perù, Silvano Arrigoni e Lorenzo Festorazzi aprono Mis amigos sul Siula Grande, 800 metri di VII e A1 su ghiaccio, mentre Hervé Barmasse, Matteo Bernasconi, Lorenzo Lanfranchi e Giovanni Ongaro salgono l'inviolato pilastro nord-ovest del San Lorenzo.[12]

Nel 2007 Daniele Bernasconi con Karl Unterkircher, apre in stile alpino una nuova grande via sul Gasherbrum II (8.035 m).[13]

Nel 2008 Matteo Della Bordella realizza la salita in libera, in due giorni in stile RP, della via Coelophysis in Wendenstöcke, 640 m fino all'8a+, aperta a partire dal 2006.[14]

Ad inizio 2008 la spedizione al Cerro Piergiorgio guidata da Mario Conti riesce finalmente a concludere la via La Ruta del Hermano. Una linea tentata da più generazioni di Ragni e che vede grandi difficoltà in artificiale risolte da Giovanni Ongaro, che a 200 metri dalla cima viene colpito da una scarica di pietre e ghiaccio infortunandosi seriamente alla mano. Ongaro è soccorso dai compagni Christian Brenna ed Hervé Barmasse, e alla base da Mario Conti, e con grande tenacia Brenna e Barmasse decidono di ritornare sulla via riuscendo a salire di notte il camino finale.

Nel 2009 Matteo Della Bordella e Simone Pedeferri aprono tre vie nuove in Groenlandia fino al 7b+ a vista,[15] e non mancano ripetizioni su tutte le Alpi e rilevanti aperture europee come Infinite Jest, 600 m fino all'8a+/b (2009-2011) in Wendenstöcke (Matteo Della Bordella e Fabio Palma),[16] fino a Non è un paese per vecchi (Matteo Della Bordella e lo svizzero Luca Auguadri) in Ticino.[17]

Dopo un primo tentativo nel 2010-2011, Matteo Bernasconi e Matteo Della Bordella salgono l'anno seguente la via Die Another Day sull'inviolata parete ovest della Torre Egger. Arriveranno a 20 metri dalla vetta, dopo averne percorsi 960 divisi in 20 lunghezze.[18]

Nell'ottobre del 2012, Matteo Della Bordella ripete FreeRider in Yosemite, California.[19]

Il 3 marzo 2013 Matteo Della Bordella e Luca Schiera concludono le doppie dalla Torre Egger, parete Ovest, dopo aver concluso la via tentata nei due anni precedenti da Della Bordella e Matteo Bernasconi e aver raggiunto la cima. È la prima salita della difficilissima e molto pericolosa parete, un'impresa all'altezza delle più grandi imprese internazionali del gruppo.
Nello stesso periodo Simone Pedeferri apre con amici una nuova via nella valle di Cochamò, Cile Perdidos en el Mundo, quasi 800 metri fino al 7b+.

A Luglio 2013 Matteo Della Bordella e Luca Schiera partono in una spedizione di cinque alpinisti per aprire una nuova via sulla Uli Biaho, Pakistan. I due riescono nell'impresa in perfetto stile alpino, in due giorni, insieme allo svizzero Silvan Schupbach.[20] Nei giorni successivi Luca Schiera riuscirà a salire insieme a Schupbach la via degli sloveni alla Nameless Tower e la normale alla Grande Torre di Trango, a chiudere un tris mai riuscito prima di allora. Matteo Della Bordella compirà invece la salita slegato di una via di V/A1 alla Grande Torre di Trango, rinunciando alla vetta sulla cresta finale.[21]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

  • Torre del vento - Regia di Mimmo Lanzetta - Produzione Ragni di Lecco - 1974 - 41'[22]
  • Una Storia di Uomini e di Montagne - Testo di Fabio Palma, montaggio di Andrea Frigerio - Produzione Ragni di Lecco - 2006 - 35'[23]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ McKinley, dal diario di Riccardo Cassin.
  2. ^ Giorgio Spreafico, Enigma Cerro Torre, Vivalda, 26 giugno 2006. ISBN 978-8874800803.
  3. ^ Reinhold Messner, Grido di pietra. Cerro Torre, la montagna impossibile, Corbaccio, 30 aprile 2009. ISBN 978-8863800098.
  4. ^ Gamma, 30 anni di storia, ilgiorno.it. URL consultato il 6 maggio 2013.
  5. ^ Cerro Piergiorgio: vetta per Brenna e Barmasse, planetmountain.com, 9 febbraio 2008. URL consultato il 12 settembre 2012.
  6. ^ Mario Panzeri fa 14 sugli ottomila, planetmountain.com, 18 maggio 2012. URL consultato il 12 settembre 2012.
  7. ^ Ragni sul filo - Ogre Thumb (Pakistan), planetmountain.com, 19 settembre 2001. URL consultato il 12 settembre 2012.
  8. ^ Joy Division sul Qualido, prima ripetizione per James Pearson, planetmountain.com, 14 novembre 2011. URL consultato il 12 settembre 2012.
  9. ^ 'Nunca mas marisco', tour-arrampicata in Cile, planetmountain.com, 16 marzo 2005. URL consultato il 12 settembre 2012.
  10. ^ Arrampicata: via nuova per Selva e Spandri sul Pizzo D'Eghen, planetmountain.com, 17 novembre 2005. URL consultato il 12 settembre 2012.
  11. ^ Qui io vado ancora, nuova via in Perù per Pedeferri, Palma, Pavan, planetmountain.com, 13 luglio 2006. URL consultato il 12 settembre 2012.
  12. ^ Barmasse, Bernasconi, Lanfranchi, Ongaro: nuova via sul San Lorenzo, planetmountain.com, 31 marzo 2006. URL consultato il 12 settembre 2012.
  13. ^ Gasherbrum II, Unterkircher e Bernasconi risolvono l'inviolata nord, planetmountain.com, 23 luglio 2007. URL consultato il 12 settembre 2012.
  14. ^ Fabio Palma, Arrampicata in Wenden: Coelophysis, planetmountain.com, 11 agosto 2008. URL consultato il 12 settembre 2012.
  15. ^ Vinicio Stefanello, Ragni di Lecco in Groenlandia terra per l'alpinismo e l'arrampicata, planetmountain.com, 29 luglio 2009. URL consultato il 12 settembre 2012.
  16. ^ Infinite Jest, nuova via per Matteo Della Bordella e Fabio Palma nel Wenden, planetmountain.com, 21 settembre 2011. URL consultato il 12 settembre 2012.
  17. ^ L'estate di Matteo, up-climbing.com, 31 agosto 2010. URL consultato il 12 settembre 2012.
  18. ^ Torre Egger Project: il racconto del Ragno, up-climbing.com, 16 febbraio 2012. URL consultato il 12 settembre 2012.
  19. ^ FreeRider per Della Bordella, up-climbing.com, 31 ottobre 2012. URL consultato il 04 novembre 2012.
  20. ^ Uli Biaho, nuova via dei Ragni di Lecco nel gruppo del Trango, planetmountain.com, 22 luglio 2013. URL consultato il 20 novembre 2013.
  21. ^ Ragni in Karakorum: ancora nuove salite!, ragnilecco.com, 2 agosto 2013. URL consultato il 20 novembre 2013.
  22. ^ Torre del vento. URL consultato il 13 settembre 2012.
  23. ^ Una storia di uomini e montagne, ragnilecco.com, 19 novembre 2010. URL consultato il 12 settembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Benini, Ragni di Lecco. 50 anni sulle montagne del mondo, CDA & Vivalda, 1996. ISBN 978-8878089075.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]