Karl Unterkircher
| Karl Unterkircher | ||
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| Karl Unterkircher | ||
| Dati biografici | ||
| Nome | Karl Unterkircher | |
| Paese | ||
| Alpinismo |
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| Dati agonistici | ||
| Specialità | Esploratore | |
| Categoria | Guida Alpina | |
| Statistiche aggiornate al 24 luglio 2008 | ||
| « Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c’è la vita.
Io la chiamo il mistero, del quale nessuno di noi ha la chiave. Siamo nelle mani di Dio… e se ci chiama… dobbiamo andare. Sono cosciente che l’opinione pubblica non è del mio parere, poiché se veramente non dovessimo più ritornare, sarebbero in tanti a dire: “Cosa sono andati a cercare là? … Ma chi glielo ha fatto fare? ”. Una sola cosa è certa, chi non vive la montagna, non lo saprà mai! La montagna chiama! » |
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(Karl Unterkircher, in una delle ultime annotazioni[1])
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Karl Unterkircher (Selva di Val Gardena, 27 agosto 1970 – Nanga Parbat, 15 luglio 2008) è stato un alpinista ed esploratore italiano.
Indice |
[modifica] Biografia
Cresce con la famiglia a Selva di Val Gardena, praticando fin da ragazzo varie attività sportive come calcio e sci. Dopo la scuola media svolge inizialmente la professione di meccanico. Già a 15 anni la voglia di avventura lo spinge a provare le prime arrampicate in montagna, che proseguono anche durante il servizio militare, svolto nel 4º Reggimento Alpini Paracadutisti Monte Cervino come istruttore militare di alpinismo.
Nel 1997, dopo diversi anni di attività alpinistica, supera gli esami per diventare guida alpina. Diventa anche presidente dell'"Aiut Alpin Dolomites", il soccorso alpino della Val Gardena.
Dal 2004 si dedica alle scalate delle cime e delle pareti ancora inviolate affrontando con successo e in prima assoluta il Monte Genyen, in Cina.
Sposato con Silke, ha avuto tre figli: Alex, Miriam e Marco.
Dopo essersi visto negare il permesso alle autorità cinesi per scalare la parete nord del Gasherbrum I ripiega sul versante Rakhiot nel Nanga Parbat. Il 15 luglio 2008, durante l'ascesa in una nuova via, cade in un crepaccio e, secondo le testimonianze dei suoi due compagni di spedizione Walter Nones e Simon Kehrer, muore pressoché all'istante a causa degli urti subiti durante la caduta di 15 metri.[2][3]
[modifica] Record
Unico alpinista al mondo ad aver scalato in due mesi (63 giorni) le due vette più alte del mondo senza ausilio dell'ossigeno supplementare, l'Everest e il K2.
Ufficializzazione nel Guinness World Records 2008:
- 16 maggio 2006: 1ª ascensione parete nord sul monte Genyen 6.240 m (Cina) con un team regionale.
- 22 maggio 2007: 1ª ascensione spigolo sud con Hans Kammerlander sul Jasemba 7.350 m (Nepal), primato conteso da una espedizione slovena che afferma di aver raggiunto la meta nel 2004.
- 20 luglio 2007: 1ª ascensione parete nord sul Gasherbrum II 8.035 m e prima traversata (Cina - Pakistan).
[modifica] Spedizione giugno/luglio 2008 al Nanga Parbat
Il 24-5-2008 Unterkircher tenta, con Walter Nones e Simon Kehrer, la scalata della parete Rakhiot su una via nord ancora inviolata. Unterkircher era partito il 7 giugno con un volo da Milano.
Il 15-7-2008, attorno ai 6.400 metri, attraversando la seraccata che taglia la parete Rakhiot, Unterkircher cade in un crepaccio: battendo la traccia la neve cede facendolo precipitare. Vani i tentativi dei compagni di salvarlo. Non potendo tornare indietro Nones e Kehrer proseguono inizialmente verso l'alto per poi scendere da una via più sicura.
Subito viene organizzata dall'Italia una missione di soccorso in Pakistan, il 18 luglio. Partecipa alla missione anche il noto alpinista Silvio Mondinelli, con la collaborazione dell'unità di crisi del ministero degli Esteri, l'ambasciata italiana in Pakistan e l'esercito pakistano.
Una volta in Pakistan i membri della spedizione sorvolano il Nanga Parbat con un elicottero dell'esercito pakistano, notando la tenda di Nones e Kehrer, poco lontano dal luogo nel quale è caduto Unterkircher.
Il 19 luglio la spedizione cala ai due alpinisti un telefono satellitare e dei viveri e predispone inoltre lungo il loro percorso una serie di campi, per indicare la traiettoria da seguire e aiutarli.
Il 24 luglio, dopo dieci giorni di spedizione, e alcuni giorni di rinvio per le cattive condizioni meteo, i due alpinisti scendono a quota 5.700 m, dove un elicottero li trae in slavo.
[modifica] Karl Unterkircher Award
Dopo la morte, colleghi e parenti della sua zona hanno costituito un premio annuale alla sua memoria. Il premio è conferito a cinque alpinisti o gruppi di alpinisti dietro nomina delle Guide Alpine Val Gardena e Gruppo Rocciatori Catores. Il premio viene conferito per la prima volta a Selva di Val Gardena il 10 luglio 2010 all'alpinista Ueli Steck. Nel 2011 non è stato assegnato. Nel 2012 la cerimonia di premiazione si terrà il 6 luglio e diverrà un evento biennale.[4]
[modifica] Onorificenze
| Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana | |
| — Roma, 2 giugno 2006. Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri.[5] |
[modifica] Riconoscimenti
- Cittadino Onorario di Selva di Val Gardena
- 1º premio Riccardo Cassin 2007[6]
- Cator d'or (riconoscimento per meriti alpinistici) dicembre 2007, consegnato dal Gruppo Guide Alpine Catores di Ortisei
- 1º premio CAAI Paolo Consiglio maggio 2008[7]
[modifica] Pubblicazioni
- Silke Unterkircher; Cristina Marrone, L'ultimo abbraccio della montagna, Milano, Rizzoli Editore, 2009. ISBN 978-88-17-03056-4
- Simon Kehrer; Walter Nones, È la montagna che chiama. La tragedia del Nanga Parbat nel racconto dei sopravvissuti Simon Kehrer e Walter Nones, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2009. ISBN 978-88-04-58841-2
[modifica] Note
- ^ «Memorial Karl Unterkircher». URL consultato in data 05-10-2009.
- ^ «Himalaya, precipita il re dell'alpinismo la montagna del diavolo uccide ancora», 17 7 2008. URL consultato in data 17-07-2008.
- ^ http://www.karlunterkircher.com/it/karl.htm
- ^ Karl Unterkircher Award
- ^ Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana Sig. Karl Unterkircher. URL consultato il 8 aprile 2011.
- ^ «La Nord del GII vince il Premio Cassin», 11 12 2007. URL consultato in data 05-10-2009.
- ^ «Agli eroi del GII il premio Paolo Consiglio», 20 05 2008. URL consultato in data 05-10-2009.