Nakajima Ki-84

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Nakajima Ki-84
Nakajima Ki-84 fotografato nel 1970
Nakajima Ki-84 fotografato nel 1970
Descrizione
Tipo aereo da caccia
Equipaggio 1
Costruttore Giappone Nakajima
Data primo volo marzo 1943
Data entrata in servizio 1944
Utilizzatore principale Giappone Dai-Nippon Teikoku Rikugun Kōkū Hombu
Esemplari 3 382
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 9,92 m
Apertura alare 11,24 m
Altezza 3,39 m
Superficie alare 21,0
Peso a vuoto 2 660 kg
Peso max al decollo 3 890 kg
Capacità 500 kg di carichi vari
Propulsione
Motore un radiale Nakajima Ha-45
Potenza 1 800 CV (1 324 kW)
Prestazioni
Velocità max 620 km/h
Autonomia 1 700 km
Tangenza 11 200 m
Armamento
Mitragliatrici 2 Ho-103 da 12,7 mm
Cannoni 2 Ho-3 da 20 mm
Note dati riferiti alla versione Ki-84-Ia Hayate

[senza fonte]

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Il Nakajima Ki-84 (中島 キ84 Nakajima ki hachijūyon?) identificato anche come Aereo da caccia Tipo 3 (三式戦闘機 San-shiki sentōki?) e con il nome popolare Hayate (疾風? "uragano"), nome di identificazione alleato: Frank[1] era un monomotore da caccia ad ala bassa sviluppato dall'azienda aeronautica giapponese Nakajima Hikōki KK negli anni quaranta.

Venne utilizzato dal Dai-Nippon Teikoku Rikugun Kōkū Hombu, la componente aerea dell'esercito imperiale giapponese, durante le fasi finali della seconda guerra mondiale.

Robusto, potentemente armato, con eccellenti prestazioni e maneggevolezza, il Ki-84 era generalmente considerato il più riuscito caccia giapponese della seconda guerra mondiale.[2] Nonostante un debole carrello, qualche difetto del motore radiale da 1.990 hp e una ridotta accuratezza nella produzione, gli "Hayate" che arrivarono nelle Filippine dimostrarono di essere avversari molto difficili per i piloti Americani.[3] Erano in grado di battere in velocità di salita ogni caccia alleato (inclusi i P-51D e i P-47N), di superarli tutti in virata (incluso il Supermarine Spitfire)[4] e di intercettare i B-29 ad alta quota. L' "Hayate", anche se più lento dei caccia americani nella velocità orizzontale e notevolmente meno robusto dei P-47, avrebbe creato grossi problemi all'USAF se fosse apparso nel conflitto prima e in maggiori quantità.[5] Ma ne furono costruiti 3.514 esemplari.[2]

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Il caccia giapponese era stato concepito inizialmente come una macchina agile e dotata di una buona autonomia e velocità. L'armamento era troppo leggero per essere alla base della sua efficacia combattiva: d'altra parte le potenze garantite dai motori degli anni trenta non consentivano un elevato peso dell'armamento, e questo era vero specialmente se i velivoli erano curati al meglio per avere un basso carico alare, ovvero un'ala grande e un peso limitato. A quel punto i velivoli da caccia dovevano essere "ritagliati" in ogni aspetto, e risparmiare 40-50 chili in armi e altrettanti in corazzature era un fatto notevole ed importante.

I caccia Nakajima Ki-27 ad esempio erano estremamente leggeri in ogni dettaglio, inclusa la costruzione della struttura, interamente metallica ma molto leggera. Il Ki-43 aveva un motore più potente e un carrello retrattile, ma nonostante questo non era molto più veloce, mentre le armi e la robustezza erano scarse e la corazzatura era inesistente (almeno inizialmente). Il successivo Ki-44 era quasi contemporaneo, ma impostato su criteri diversi: certamente più costoso, era leggermente più pesante, piuttosto armato, robusto e corazzato. Il motore era potente ma la maneggevolezza, pur certamente buona, non era sufficientemente aderente ai criteri di valutazione giapponesi.

L'alto carico alare, dovuto ad un'ala piuttosto ridotta, rendeva anche assai elevata la velocità d'atterraggio. Chiaramente si entrava in un'era diversa del combattimento aereo, con l'enfasi posta sulle manovre ad alta energia e velocità, ma i piloti giapponesi e le tattiche non erano ancora adeguati per apprezzare lo "Shoki", che venne pertanto usato essenzialmente come intercettore. Per una volta che un caccia giapponese dalle caratteristiche moderne era disponibile anche in tempo per essere largamente riprodotto: ne vennero invece allestiti in tutto 1.200 esemplari, piuttosto che i 5.400 del suo compagno "da duello aereo" Ki-43.

Il requisito di avere un caccia che fosse sia ragionevolmente agile, veloce, armato e corazzato non venne soddisfatto, nonostante le esperienze di combattimento indicassero la scarsa adeguatezza dei modelli in linea. Il Kawasaki Ki-61 Hien venne realizzato come un progetto che molto probabilmente è il migliore tra quanti impiegarono il motore Daimler-Benz DB 601, ma solo a partire dal 1942 un certo numero venne fatto entrare in linea, troppo tardi per aspirare ancora ad essere il "top" della categoria.

Il Ki-84 entrò in linea nel 1944 dimostrando che alla fine, dopo aver più che raddoppiato il peso e la potenza, la Nakajima raggiunse il suo fine estremo di produrre in serie un velivolo veramente efficace in ogni aspetto bellico (anche se l'impiantistica non era ancora all'altezza della situazione).

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

Tre gli sviluppi studiati per questa macchina, abbastanza intuitivamente monoversione dato il tempo ridotto a quel punto disponibile, vanno citati i progettati Ki-84 N, P e R, potenti intercettori d'alta quota dotati di motori da 2 000-2 500 cavalli, il modello anti-bombardiere Ki-84-Ic con due cannoni da 20 e due da 30 mm (il precedente -b ne aveva quattro da 20 mm, mentre l'-a era il modello di base).

Il Ki-106 era costruito in legno per risparmiare sulle materie strategiche, ma incrementava il peso a vuoto di 272 chili con negativi effetti sulle qualità di volo; infine c'era il Ki-112 costruito in acciaio per gli stessi motivi, ma non volò mai perché nemmeno i giapponesi avrebbero rischiato la vita con un tale "ferro da stiro", pesante almeno 500 chili oltre il normale di questo tipo (e anche così pesava 1 400 chili in meno di un Republic P-47 Thunderbolt).

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il Ki-84 si presentava come un robusto ed elegante aereo da caccia monoplano, metallico, con carrello d'atterraggio totalmente retrattile, motore radiale di elevata potenza abbinato ad un'elica tripala. Era la continuazione dei progetti precedenti, ma abbinava adesso le prestazioni del Ki-44 all'agilità del Ki-43, anche se non raggiungeva totalmente i propri predecessori in ogni caratteristica, come la velocità ascensionale del primo e l'agilità del secondo.

L'abitacolo rendeva il pilota ben protetto con 65 mm di blindovetro e 13 mm di schienale corazzato; era dotato anche di ossigeno, radio e collimatore a riflessione. Il tettuccio a goccia con pochi e sottili montanti di sostegno rendeva eccellente la visibilità a 360 gradi. Dietro il pilota era alloggiato uno dei serbatoi interni, che conteneva circa 400 litri di carburante; infine i piani di coda erano al termine di una fusoliera ben rastremata ed avevano forma arrotondata per il timone, squadrata per i piani orizzontali.

L'ala era invece di pianta rettangolare, simile a quella del Ki-44 ma con una superficie paragonabile a quella del Ki-43. Conteneva altri serbatoi e il carrello, (a carreggiata larga, sebbene con una lunghezza delle gambe ridotta) oltre a due cannoni Ho-3 con 150 colpi.

Motore[modifica | modifica wikitesto]

La vera differenza era costituita da un motore che finalmente, a differenza di quanto accadeva prima con i radiali dell'ordine dei 1.000 cavalli, permetteva di avere un'elevata potenza rispetto alla resistenza creata. Se il Ki-43 era più aerodinamico dell'Hayate, la ridotta potenza disponibile lo penalizzava molto di più. Il nuovo caccia, con un radiale a 18 cilindri su doppia stella di potenza quasi doppia, riusciva a raggiungere un rapporto molto favorevole tra potenza e resistenza aerodinamica, dimostrando così che alle elevate potenze erogabili un compatto radiale non era molto differente da un motore in linea (il primo a dimostrare questo fu Focke-Wulf Fw 190 tedesco).

La fusoliera aveva davanti a sé il robusto motore radiale Ha-45 e due mitragliatrici calibro 12,7 mm Ho-103 (600 colpi). Il motore aveva un compressore per le alte quote, mentre gli scarichi dei 18 cilindri erano singoli, attorniando il muso dell'aereo come un collare. Dietro al cofano motore vi erano i flabelli, pannelli apribili meccanicamente per agevolare il raffreddamento, aumentando il flusso d'aria dei radiali. L'unico neo del motore era la sua complessa manutenzione, nonché la necessità di ottimi lubrificanti e di benzina ad alto numero di ottani. L'impianto carburante raggiungeva il totale di ben 709 litri, che alla velocità economica di 280 km/h consentivano almeno 5 ore di autonomia, senza contare i serbatoi ausiliari da 100 o 200 litri.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Un primo nucleo di aerei appartenente al 20º gruppo (sentai) venne trasferito in Cina da Tokyo nell'estate del 1944, dove si scontrò contro l'aviazione nazionalista cinese e la 14a Air Force statunitense. Il ki-84 si rivelò subito un temibile avversario, ostico perfino per i pur eccezionali P-51 Mustang. In ottobre, quando il 20º gruppo fu trasferito nelle Filippine, molte furono le vittorie rivendicate dai suoi piloti.

Durante la campagna delle Filippine, nell'ottobre del 1944, gli aerei che arrivarono sugli aeroporti vennero per lo più distrutti in pochi giorni. Il velivolo subì gravi perdite in aria, ma ancora di più a terra e per incidenti (specie per via del debole carrello, tra le altre cose non ancora messe a punto).

In Cina, invece, grazie anche all'ottima qualità dei carburanti e dei lubrificanti, nonché degli alti livelli di manutenzione, le poche decine di caccia di questo tipo in linea contemporaneamente consentirono di riportare l'aviazione giapponese all'offensiva e conquistarono numerose vittorie. L'aereo di dimostrava a medio/basse quote in grado di competere con i migliori caccia alleati, anche se ad alta quota perdeva un po' troppa potenza. Era agile, senza vizi in volo, dotato di un'accelerazione sorprendente, come anche la velocità massima, che non scendeva mai sotto i 575 km/h tra 0 e 10.000 metri, rendendolo tra l'altro più veloce persino dei primi F4U Corsair al di sotto dei 2.000 metri.

Combattendo per difendere il proprio territorio metropolitano, invece, il Ki-84 soffriva leggermente rispetto al Ki-44 contro i B-29, ma era certamente il più temibile avversario incontrato in quantitativi apprezzabili dagli americani. Venne usato, grazie alla sua velocità a bassa quota, anche come kamikaze, così come caccia di scorta ai bombardieri e velivolo d'attacco al suolo contro le isole occupate dagli statunitensi.

Il Ki-84 si dimostrò in genere un duro avversario, tutt'altro che incline a disintegrarsi in aria o incendiarsi alle prime raffiche dei caccia americani. Tuttavia problemi di affidabilità, messa a punto e standard qualitativi non rispettati, specie per le macchine di ultima generazione, nonché il ridotto addestramento dei piloti data la scarsità di carburante che c'era in un paese oramai agonizzante, limitarono la sua efficacia e causarono molti incidenti.

La scarsa copertura radar e l'affidabilità delle radio giapponesi dell'epoca limitarono ulteriormente la sua efficienza, ma quando gli statunitensi testarono un velivolo catturato con i loro lubrificanti e benzine a 120 ottani (anziché 87), il risultato fu che l'Hayate toccò i 685 km/h e la velocità di salita di 21 metri al secondo. Il motore erogava almeno il 10% di potenza in più, e il funzionamento era più regolare.

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Giappone Giappone

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mikesh 1993
  2. ^ a b Glancey 2006, p. 174
  3. ^ Ethell 1996, p. 134
  4. ^ Sims 1980, p. 164
  5. ^ Mondey 1996, p. 228

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jeffrey L. Ethell, Aerei della seconda guerra mondiale, Milano, A.Vallardi / Collins Jane's, 1996, ISBN 88-11-94026-5.
  • (EN) René J. Francillon, Japanese Aircraft of the Pacific War, 2nd edition, London, Putnam & Company Ltd. [1970], 1979, ISBN 0-370-30251-6.
  • (EN) Jonathan Glancey, Spitfire: The Biography, London, Atlantic Books, 2006, ISBN 978-1-84354-528-6.
  • (EN) Robert C. Mikesh, Japanese Aircraft Code Names & Designations, 1st edition, Schiffer Publishing, Ltd., 1993, ISBN 0-88740-447-2.
  • (EN) David Mondey, The Hamlyn Concise Guide to Axis Aircraft of World War II, New York, Bounty Books, 1996, ISBN 1-85152-966-7.
  • (EN) Edward H. Sims, Fighter Tactics and strategy 1914-1970, Fallbroock (Ca), Aero publisher Inc., 1980, ISBN 0-8168-8795-0.

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