Mitsubishi Ki-2

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Mitsubishi Ki-2
Un esemplare di Ki-2-I in volo
Un esemplare di Ki-2-I in volo
Descrizione
Tipo bombardiere leggero
Equipaggio 4
Costruttore Giappone Mitsubishi
Data ordine 1931
Data primo volo 1933
Data entrata in servizio 1935
Utilizzatore principale Giappone Dai-Nippon Teikoku Rikugun Kōkū Hombu
Esemplari 187
Dimensioni e pesi
Lunghezza 12,6 m
Apertura alare 19,95 m
Altezza 4,63 m
Superficie alare 56,2
Carico alare 80,9 kg/m²
Peso a vuoto 2 800 kg
Peso carico 4 500 kg
Peso max al decollo 4 645 kg
Propulsione
Motore 2 radiali Nakajima Jupiter
Potenza 603 hp (450 kW)
Prestazioni
Velocità max 225 km/h
Velocità di salita a 3 000 in 10 min
Autonomia 1 667 km (900 nm)
Tangenza 7 000 m (22 966 ft)
Armamento
Mitragliatrici 2 calibro 7,7 mm
Bombe 500 kg
Note dati relativi alla versione Ki-2-I

i dati sono estratti da Japanese Aircraft, 1910-1941[1]

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Il Mitsubishi Ki-2 (三菱 キ2 Mitsubishi ki ni?), identificato anche come Bombardiere leggero bimotore Tipo 93 (九三式双軽爆撃機 Kyūsan-shiki sō kei bakugekiki?), nome in codice alleato Louise[2], era un bombardiere leggero bimotore ad ala bassa prodotto dall'azienda giapponese Mitsubishi Heavy Industries negli anni trenta.

Importante bombardiere dell'esercito imperiale venne impiegato durante la seconda guerra sino-giapponese rimanendo operativo sino agli inizi della seconda guerra mondiale.

Storia del progetto[modifica | modifica sorgente]

Nei tardi anni venti l'Esercito imperiale giapponese espresse l'esigenza di rinnovare il proprio parco velivoli da bombardamento per adeguarlo alle capacità operative delle nazioni occidentali. A tal fine rilasciò nello stesso periodo delle specifiche per un bombardiere pesante, che darà origine al "bombardiere pesante Tipo 93" (Mitsubishi Ki-1), e per uno leggero, quest'ultimo bimotore e basato sulle caratteristiche della versione militare dello Junkers S 36, lo Junkers K 37, realizzato su licenza dalla svedese AB Flygindustri e che volò nel 1927. La decisione fu conseguente alle prestazioni operative espresse in Manciuria dall'unico K 37 acquistato dall'esercito durante missioni di supporto alle truppe di terra dove, affiancato dai bombardieri leggeri Tipo 87 e Tipo 88, si dimostrò superiore a questi ultimi. Nel settembre 1932 i vertici dell'esercito imperiale, riconoscendole l'esperienza nel campo della lavorazione delle lamiere di alluminio corrugate, contattarono la Mitsubishi per fornire loro un'evoluzione del K 37 destinato a sostituire i Tipo 87 e Tipo 88 dando origine al "bombardiere leggero Tipo 93" o, in base al nuovo sistema di designazione "Kitai", Ki-2.[3]

Le specifiche erano relative ad un velivolo gestito da un equipaggio formato da tre/quattro elementi, caratterizzato da un'elevata maneggevolezza, principalmente nella capacità di compiere manovre di virata stretta, e dalla capacità, ardua nei modelli bimotore dell'epoca, di poter mantenere un volo livellato anche in caso di malfunzionamento di uno dei due propulsori. Venne inoltre considerata determinante la capacità di effettuare manovre di atterraggio e decollo notturni con la stessa facilità di quelli diurni.[4]

Il modello doveva inoltre essere in grado di operare normalmente ad una quota tra i 2 000 m e i 3 000 m (quella massima raggiungibile era di 7 000 m), di raggiungere una velocità massima pari a 260 km/h (140 kt) alla quota di 3 000 m, mentre la capacità del combustibile avrebbe dovuto consentire un'autonomia, alla velocità di 240 km/h (130 kt) a 3 000 m, di 4 h 30 min con carico di una bomba da 300 kg o 500 kg che diventavano 6 h senza alcun carico bellico. L'esercito richiese la fornitura di due prototipi da avviare a prove di valutazione, entrambi equipaggiati con una coppia di motori radiali Jupiter da 450 hp, il primo dei quali doveva essere completato entro il luglio 1933.[4]

Una volta recepite le specifiche la Mitsubishi per lo sviluppo del nuovo modello incaricò il medesimo gruppo di lavoro diretto da Nakata Nobushiro che aveva disegnato il Ki-1 con la collaborazione degli ingegneri Kil'O Honjo, Hisanojo Ozawa e Jiro Tanaka, con la supervisione del capitano Komabayashi.[4]

La produzione totale fu di 187 unità in due versioni.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

Progettato dalla Mitsubishi in seguito alla richiesta di un bombardiere leggero, volò per la prima volta sul Manchukuo e sulla Cina durante la seconda guerra sino-giapponese.

Durante tale conflitto, approfittando della quasi totale assenza di validi caccia nemici, riuscì a ottenere risultati straordinari, spropositati anche per un buon aereo quale era. Unica pecca era la velocità, e di ciò ci si rese conto quando, dopo l'entrata in guerra del Giappone contro gli Alleati, i Ki-2 non ressero l'urto contro i caccia nemici, venendo relegati ad aviotrasporti salvo, pare, essere rispolverati alla fine della guerra per tentare inutilmente di contrastare, con bombardamento a bassa quota, lo sbarco ad Okinawa. In generale, nonostante l'aspetto antiquato, si dimostrò un efficiente aereo.

Versioni[modifica | modifica sorgente]

Ki-2-I
versione iniziale, prodotta in 126 esemplari
Ki-2-II
simile alla precedente, dotata di una torretta difensiva sulla fusoliera e carrello retrattile, prodotta in 61 esemplari.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Giappone Giappone

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mikesh e Abe 1990, p. 186
  2. ^ Mikesh e Abe 1993
  3. ^ Mikesh e Abe 1990, pp. 184-185
  4. ^ a b c Mikesh e Abe 1990, p. 185

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) The Illustrated Encyclopedia of Aircraft (Part Work 1982-1985), Orbis Publishing, 1985, p. 2520.
  • (EN) René J. Francillon, Ph.D., Japanese Aircraft of the Pacific War, London, Putnam & Company Ltd., 1979, ISBN 0-370-30251-6.
  • (EN) Jon Lake, Great Book of Bombers, Zenith Press, 2002, p. 86, ISBN 0-7603-1347-4.
  • (EN) Robert C. Mikesh, Japanese Aircraft Code Names & Designations, 1st edition, Schiffer Publishing, Ltd., 1993, ISBN 0887404472. 1993
  • (EN) Robert C. Mikesh, Shorzoe Abe, Japanese Aircraft 1910-1941, Annapolis, Naval Institute Press, 1990, ISBN 1-55750-563-2.
  • (EN) Michael John H. Taylor, Jane's encyclopedia of aviation, 2nd Edition, London, Studio Editions Ltd., 1989, ISBN 0-51710-316-8.

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