Nakajima Ki-43
| Nakajima Ki 43 | |
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Nakajima Ki 43 guidato da un futuro kamikaze
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| Descrizione | |
| Tipo | aereo da caccia e cacciabombardiere |
| Equipaggio | 1 |
| Progettista | Hideo Hitokawa,[1] |
| Costruttore | |
| Data ordine | 1937 |
| Data primo volo | 1939 |
| Data entrata in servizio | 1941 |
| Utilizzatore principale | |
| Altri utilizzatori | |
| Esemplari | 5 919 |
| Dimensioni e pesi | |
| Lunghezza | 8,92 m |
| Apertura alare | 10,84 m |
| Altezza | 3,27 m |
| Superficie alare | 21,40 m² |
| Peso a vuoto | 1,910 kg |
| Peso carico | 2,590 kg |
| Peso max al decollo | 2,925 kg |
| Propulsione | |
| Motore | un Nakajima Ha 115 a 14 cilindri stellari raffreddato ad aria |
| Potenza | 1,150 hp al decollo 980 hp a 5,600 m |
| Prestazioni | |
| Velocità max | 540 km/h |
| Velocità di crociera | 440 km/h |
| Velocità di salita | 5 min e 49 sec per raggiungere i 5000 m |
| Tangenza | 11 200 m |
| Armamento | |
| Mitragliatrici | due mitragliatrici Tipo 1 (Ho 103) da 12,7 mm con 250 colpi per arma |
| Bombe | due bombe da 30 kg o 250 kg |
| Note | dati riferiti alla versione Ki 43-IIb |
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dati estratti da Aerei della seconda guerra mondiale[2] |
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| voci di aerei militari presenti su Wikipedia | |
Il Nakajima Ki 43 (中島 キ-43 Nakajima ki yonjūsan?) identificato anche come Aereo da caccia Tipo 1 ( 一式戦闘機 Isshiki sentō-ki?) e con il nome popolare Hayabusa (隼? "Falco pellegrino"), nome di identificazione alleato: Oscar[3], era un monomotore da caccia tattico ad ala bassa prodotto dall'azienda giapponese Nakajima Hikōki KK dalla seconda parte degli anni trenta.
Indice |
Storia [modifica]
Sviluppo [modifica]
La progettazione iniziò nel dicembre del 1937 in risposta ad una richiesta dell'Esercito Imperiale Giapponese per un successore del Nakajima Ki-27. Il nuovo caccia doveva doveva avere, tra le altre caratteristiche, un carrello retrattile ma, nello stesso tempo, il comando della forza aeronautica dell'Esercito chiedeva che le doti di manovrabilità rimanessero inalterate rispetto a quelle del Nakajima Ki-27, cosa che era possibile ottenere solo con un carrello fisso più leggero.[4]
I progettisti, guidati da Hideo Hitokawa,[1] optarono per un gruppo retrattile e il prototipo del nuovo caccia effettuò il primo volo nel gennaio 1939. Dotato di un motore Nakajima Ha 25 stellare da 925 hp e armato di due mitragliatrici da 7,7 mm, l'aereo dimostrò di rispondere ai requisiti richiesti. La manovrabilità, tuttavia, risultò inferiore a quella del Nakajima Ki-27 e per un certo periodo le sue sorti rimasero in sospeso.
L'Esercito decise finalmente di permettere la continuazione degli studi di progettazione e si ebbe una serie di apparecchi con varie modifiche nel gruppo motore e nell'armamento. Il programma per migliorare la manovrabilità dell'apparecchio portò a una fusoliera più snella e all'introduzione di deflettori situati sulla parte interna dell'ala. Questo secondo accorgimento migliorò sensibilmente la manovrabilità del Nakajima Ki 43, specialmente nella virate, e le autorità militari furono soddisfatte dal rendimento del nuovo aereo.
Nell'aprile 1941 l'Esercito ordinò la produzione di questo apparecchio col motore Esercito tipo 99 stellare, versione finale dell'Ha 25, e le prime consegne avvennero nell'ottobre dello stesso anno.[5]
il Ki-43 era del tutto ignoto quando i piloti alleati lo incontrarono per la prima volta. Come lo Zero, il Ki-43 era leggero e facile da pilotare. Era una macchina semplice ed agile, con un abitacolo che forniva un'eccellente visibilità.[1]
Tecnica [modifica]
L'aereo era totalmente metallico, con un rivestimento di tela sulle superfici di controllo.
La fusoliera era estremamente snella, specie dietro l'abitacolo, mentre le ali erano squadrate, con alcune curvature necessarie per ridurre la resistenza aerodinamica. Erano presenti flap di combattimento che consentivano di abbassare la velocità minima durante i combattimenti aerei, stringendo molto di più le virate. Era infatti un aeroplano costruito per essere estremamente maneggevole e vista la scarsa potenza del motore, necessitava di una struttura molto leggera, troppo per essere anche sufficientemente robusto nei contesti di combattimento reali.
L'abitacolo era dotato di una visibilità totale, con pochi montanti per sostenere il tettuccio (a differenza dell'A6M); le due mitragliatrici erano nella parte superiore del muso, mentre attacchi per bombe o serbatoi erano presenti sotto la fusoliera o le ali.
Come impiantistica era presente una radio ricetrasmittente, una bombola per l'ossigeno, il carrello d'atterraggio era retrattile in tutti i suoi componenti (a differenza del Nakajima Ki-27) e il motore, un 14 cilindri radiale, era abbinato ad un'elica bipala metallica.
Impiego operativo [modifica]
Il Ki 43 Hayabusa venne utilizzato dal Dai-Nippon Teikoku Rikugun Kōkū Hombu, l'aviazione dell'esercito giapponese (IJAAF), durante la Seconda guerra mondiale dovunque essa combatté: Cina, Birmania, penisola di Malay, Nuova Guinea, Filippine, isole del Pacifico e del Giappone.
Fu prodotto in 5.919 esemplari, e abbatté più aerei alleati dello Mitsubishi A6M Zero.[6]. Operò praticamente durante tutta la guerra. Benché al tempo di Pearl Harbour ne fossero in linea solo 40 esemplari, se ne aggiunsero ben presto altri 5.800, rendendolo il più numeroso tra i caccia dell'Esercito.
L'aereo arrivò in linea nell'ottobre 1941 e costituì una brutta sorpresa per gli Alleati quando entrò in azione, sia pure in numero davvero esiguo, nelle campagne iniziali della guerra del Pacifico. All'inizio erano presenti solo 40 macchine nei reparti di prima linea dell'aviazione dell'Esercito, e la superiorità numerica del Ki-27 non venne messa in discussione per un lungo periodo di tempo.
La squadriglia delle "Tigri volanti" affrontarono essenzialmente i Ki 27 e Ki 43 (rispetto ai quali i P 40 avevano margini di superiorità piuttosto netti), ma quasi sempre affermavano di aver combattuto contro degli "Zero", nonostante si sapesse che gli Zero non erano aerei dell'Esercito ma della Marina (come molte altre potenze della Seconda Guerra Mondiale -tipo Usa, Francia e Russia, i Giapponesi avevano due forze aeree separate dipendenti l'una dall'Arma di Terra, l'altra dal Comando Navale), eppure, i reduci dell'Air Volunteer Group continuarono a sostenere anche dopo la guerra di avere combattuto contro nugoli di Zero.
Alla fine del 1944 il Nakajima Ki 43, ormai superato, fu gradualmente sostituito dai nuovi tipi e concluse la sua vita come aereo da addestramento e come arma kamikaze.[5]
Nel dopoguerra alcuni Ki-43 vennero usati dagli Indonesiani in azioni di guerriglia aerea contro gli olandesi, mentre altri vennero impiegati dai Francesi contro i vietnamiti.[1]
Versioni [modifica]
Nakajima Ki 43-Ia / Ib Vedi più sopra, nella sezione "sviluppo"
Le due versioni si differenziavano tra loro principalmente per l'armamento, rispettivamente di due mitragliatrici da 7,7 mm e di una da 12,7 mm; e di due mitragliatrici da 12,7 mm. Nel gruppo motopropulsore il mozzo dell'elica bipala fu cambiato e diventò a passo variabile, di metallo, mentre prima era di legno.
Nakajima Ki 43-IIa Il modello era dotato di un motore Esercito Tipo 1 (Nakajima Ha 115) stellare, versione aggiornata del Tipo 99, di 1150 hp. Il nuovo tipo, che aveva un rendimento di gran lunga migliore, fu messo in produzione nel novembre 1942e si distingueva dal tipo precedente per la presa d'aria del motore nella parte superiore, e non più in quella inferiore, per una riduzione di circa 60 cm dell'apertura alare e per i rinforzi sotto i piani dell'ala per l'aggancio di bombe. L'esperienza bellica aveva pure mostrato l'esigenza di proteggere carburante e pilota, per cui vennero adottate blindature adatte.
Nakajima Ki 43-IIb Era essenzialmente simile al modello IIa, ma era stato sottoposto a qualche modifica di equipaggiamento, quali il carburatore e il radiatore del raffreddamento a olio. Queste modifiche furono standardizzate nel modello successivo, il quale presentava tubi di scappamento singoli per ottenere maggiore velocità grazie a una spinta superiore.
Nakajima Ki 43-IIIa / IIIb Fu l'ultima versione dell'aereo, e apparve nel 1944 potenziato da un motore Ha 115-II stellare di 1,320 hp.
Per la fine della guerra furono costruiti solo due prototipi del Nakajima Ki 43-IIIb, previsto come intercettore d'alta quota. Quest'ultima variante aveva un motore Mitsubishi (Ha 33) 42 (Ha 112) stellare, ed era armato di due cannoncini Ho 5 da 20 mm.[5]
Confronti [modifica]
Comparato al Mitsubishi A6M Zero, il Ki-43 era leggermente migliore nei tempi di salita in quota, dato il minor peso, ma inferiore in agilità e soprattutto in potenza di fuoco, nella velocità massima e nel fatto che non fosse una macchina imbarcata.
I piloti americani, che ne testarono alcuni in volo, rimasero impressionati dalla straordinaria agilità a bassa velocità, molto superiore a quella di qualunque aereo alleato, dall'assenza totale di vizi di volo "assassini" (presenti in altri velivoli, alleati e no), e dall'accelerazione tra i 200 e i 400 km/h, giudicata semplicemente fenomenale. Tuttavia l'aereo era troppo lento in picchiata e in volo orizzontale, oltre che poco armato e vulnerabile.
Utilizzatori [modifica]
Periodo bellico [modifica]
Periodo postbellico [modifica]
- operò con 5 esemplari catturati alle forze nazionaliste della Repubblica di Cina.
Repubblica di Cina
- operò con alcuni esemplari catturati durante la guerra d'Indocina.[7]
Indonesia
Esemplari attualmente esistenti [modifica]
Un unico esemplare esiste ancora oggi negli Stati Uniti, ma non è in condizioni di volo.
Note [modifica]
- ^ a b c d Jonathan Glancey. Spitfire: The Biography. London: Atlantic Books, 2006. p.173
- ^ Christopher Chant, Aerei della seconda guerra mondiale, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1977, p.55
- ^ (EN) Robert C. Mikesh. Japanese Aircraft Code Names & Designations.Schiffer Publishing, Ltd.; 1st edition (January 1, 1993) ISBN 0-88740-447-2
- ^ Christopher Chant, Aerei della seconda guerra mondiale, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1977, p.54
- ^ a b c Christopher Chant, Aerei della seconda guerra mondiale, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1977, p.54
- ^ Jonathan Glancey. Spitfire: The Biography. London: Atlantic Books, 2006. pp.172-173
- ^ French Counter-Insurgency Aircraft, 1946-1965
Bibliografia [modifica]
- (EN) Bueschel, Richard M. Nakajima Ki-43 Hayabusa I-III in Japanese Army Air Force RTAF-CAF-IPSF Service. Reading, Berkshire, UK: Osprey Publications, 1970. ISBN 0-85045-022-5.
- (EN) Bueschel, Richard M. Nakajima Ki-43 Hayabusa in Japanese Army Air Force RTAF-CAF-IPSF Service. Atglen, PA, Schiffer Books, 1995. ISBN 0-88740-804-4.
- (EN) Dorr, Robert F. and Chris Bishop. Vietnam Air War Debrief. London: Aerospace, 1996. ISBN 1-874023-78-6.
- (EN) Francillon, René J. Japanese Aircraft of the Pacific War. London: Putnam & Company, 1979. ISBN 0-370-30251-6.
- (EN) Glancey, Jonathan. Spitfire: The Biography. London: Atlantic Books, 2006. p. 172 ISBN 978-1-84354-528-6
- (EN) Green, William. Warplanes of the Second World War, Volume Three: Fighters. London: Macdonald & Co. (Publishers) Ltd., 1961 (seventh impression 1973). ISBN 0-356-01447-9.
- (EN) Green, William and Gordon Swanborough. WW2 Aircraft Fact Files, Japanese Army Fighters, part 2. London, Macdonald and Janes's, 1977. ISBN 0-354-01068-9.
- (EN) Pajdosz, Waldemar, Mark T. Wlodarczyk and Adam Jarski. Nakajima Ki 43 Hayabusa "Oscar" (in Polish), Monografie Lotnicze 48. Gdańsk: AJ-Press, 1998. ISBN 83-86208-97-X.
- (EN) Skulski, Przemysław. Nakajima Ki 43 Hayabusa "Oscar", seria Pod Lupa no.11 (Polish/English). Wrocław: Ace Publications, 1999. ISBN 83-86153-98-9.
- (EN) Stanaway, John. Nakajima Ki.43 "Hayabusa" - Allied Code Name "Oscar". Bennington, VT: Merriam Press, 2003. ISBN 1-57638-141-2.
- (EN) Windrow, Martin C. and René J. Francillon. The Nakajima Ki-43 Hayabusa. Leatherhead, Surrey, UK: Profile Publications, 1965.
- Aerei della seconda guerra mondiale, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1977, p. 55
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Nakajima Ki-43
Collegamenti esterni [modifica]
- Maksim Starostin. (EN) Nakajima Ki-43 Hayabusa / OSCAR; 1939 in Virtual Aircraft Museum. http://www.aviastar.org/index2.html. URL consultato in data 15-02-2009.