Bristol Jupiter

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Bristol Jupiter
Jupiter.engine.arp.750pix.jpg
Il Bristol Jupiter esposto al Bristol Industrial Museum, Bristol, Inghilterra.
Descrizione
Costruttore Regno Unito Bristol Engine Company
Progettista Regno Unito Roy Fedden
Tipo motore radiale
Numero di cilindri 9
Raffreddamento ad aria
Alimentazione carburatore
Distribuzione OHV 4 valvole per cilindro
Dimensioni
Cilindrata 28,7 L
Alesaggio 146 mm
Corsa 198 mm
Rap. di compressione 5:1
Peso
A vuoto 330 kg (730 lb)
Prestazioni
Potenza (continua) 435 hp (324 kW) a 1 575 giri/min
(al decollo) 580 hp (433 kW) a 1 950 giri/min
voci di motori presenti su Wikipedia
Uno Jupiter montato sul muso di un velivolo. Si notano le 4 valvole per cilindro

Il Bristol Jupiter era un motore aeronautico radiale a 9 cilindri raffreddato ad aria, progettato da Roy Fedden negli anni dieci del XX secolo e sviluppato per conto dell'azienda britannica Cosmos Engineering durante la prima guerra mondiale.

Motore longevo, fu capostipite di una serie di sviluppi e di produzioni su licenza che equipaggiarono una gran quantità di modelli fino agli anni trenta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il crollo delle spese militari che seguì la fine del conflitto travolse la Cosmos che fallì nel 1920. La ditta venne quindi rilevata dalla Bristol Aeroplane Company. Lo Jupiter fu una delle ragioni che portarono a questa acquisizione. Dopo alcuni anni il motore divenne uno dei più affidabili sul mercato e la sua produzione, iniziata nel 1918, terminerà solo nel 1930.

Lo Jupiter era un progetto piuttosto convenzionale ma aveva la particolarità, rara nei motori stellari, di essere dotato di quattro valvole per cilindro. I cilindri erano quelli del Bristol Lucifer, altro progetto Cosmos, con la corsa ridotta di 31,8 mm.

I cilindri erano in acciaio così come le teste degli stessi che successivamente verranno sostituite, seguendo degli studi compiuti dal RAE, con altre in lega leggera. Dal 1927 in poi le teste non verranno più realizzate per fusione, a causa dei molti pezzi difettosi che si ottenevano, ma per forgiatura. Nello stesso anno Roy Fedden iniziò a lavorare ad un successore dello Jupiter realizzando i progetti di due nuovi motori: il Bristol Mercury e il Bristol Pegasus.

Lo Jupiter venne adottato dal trasporto civile Handley Page HP.42, che negli anni venti effettuava la tratta Londra-Parigi. Venne inoltre utilizzato sul De Havilland DH.61 Giant Moth e sul DH.66 Hercules. All'estero, in campo civile, venne adottato dallo Junkers G.31 e dal mastodontico idrovolante Dornier Do X, che ne montava una dozzina.

In campo militare lo Jupiter venne montato sul Bristol Bulldog, sul Gloster Gamecock e sul Boulton-Paul Sidestrand. Venne inoltre estesamente utilizzato, soprattutto all'estero, per motorizzare molti prototipi.

Lo Jupiter prodotto su licenza[modifica | modifica wikitesto]

Il successo commerciale dello Jupiter venne confermato dalle numerose richieste di produzione su licenza da parte di aziende straniere, arrivando ad essere prodotto all'estero in non meno di 14 paesi.

Francia Francia
prodotto dalla Gnome et Rhône col nome di Gnome-Rhône 9A Jupiter che ne realizzò una versione per il mercato civile avendo un discreto successo anche nell'esportazione.
Germania Germania
prodotto dalla BMW GmbH col nome di BMW Jupiter.
Giappone Giappone
prodotto dalla Nakajima Hikōki KK col nome di Nakajima Kotobuki.
bandiera Regno d'Italia
prodotto dalla Alfa Romeo col nome di Alfa Romeo Jupiter a cui applicò alcune migliorie.
URSS URSS
la versione su licenza maggiormente prodotta. Con la designazione Shvetsov M-22 motorizzò alcuni velivoli sovietici, tra i quali il caccia Polikarpov I-16, soprannominato "Rata" durante la guerra civile spagnola.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]