Hrand Nazariantz

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Ritratto di Hrand Nazariantz opera del pittore Domenico Cantatore. L'opera è oggi irreperibile

Hrand Nazariantz, in armeno Հրանտ Նազարյանց (Üsküdar, 8 gennaio 1886Bari, 25 gennaio 1962), è stato uno scrittore, poeta e giornalista armeno naturalizzato italiano.

Grafia del nome[modifica | modifica sorgente]

Firma del poeta Hrand Nazariantz

È possibile trovare diverse varianti della traslitterazione in caratteri latini del nome armeno Հրանտ Նազարյանց. La motivazione è da attribuire alle modalità diverse di lettura dell'Armeno Orientale e di quello Occidentale, e, più esattamente alle differenti traslitterazioni dei medesimi segni grafici. Da "Nazariantz" si passa infatti a "Nazaryans' ", "Nazaryants", "Nazariants" o anche a "Nazarianc' ", e al più raro "Nazareants". Dovendoci però attenere alla firma dell'autore in caratteri latini, il cognome resta Nazariantz, come dimostrato da numerosi reperti fotografici.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Hrand Nazariantz negli anni della sua giovinezza in Turchia.

Nasce a Üsküdar distretto asiatico di Costantinopoli l'8 gennaio 1886, da Diran Nazariantz, "oratore, patriota fiero" imprenditore e deputato dell'assemblea nazionale armena per il distretto di Kumkapı, e Aznive Meramedjian (Merametdjian). Nella stessa capitale frequenta a partire dal 1898 il collegio fondato da Retheos Berberian ma viene cacciato dopo aver intrapreso una relazione con la figlia dello stesso Retheos, Mannig Berberian, ed averla chiesta in sposa.

Nel 1902 si reca a Londra per completare gli studi superiori ospite "presso un'antica famiglia dell'aristocrazia inglese". Nello stesso anno completa la prima stesura della raccolta I Sogni crocifissi.

Nel 1905, a Parigi, si iscrive alla Sorbona ed entra in contatto con il Movimento di liberazione nazionale dell'Armenia.

Nel 1907, le cattive condizioni di salute del padre gli impongono di rientrare in Turchia, per assumere la direzione dell'industria di famiglia, affermata nella produzione di tappeti e merletti, che dava lavoro a circa duemila operaie, e si estendeva tra i quartieri di Üsküdar, Kumkapı, Kadıköy. A questo impegno di lavoro in fabbrica affianca un'intensa attività pubblicistica e letteraria.

Attività politica e letteraria in Turchia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1908, con Dikran Zavéne, assume la direzione del giornale Surhantag (in Turco,"Haberci") (Il Messaggero); nel 1909 dà vita, in collaborazione con Karekin Gozikyan, detto Yasselem, e fondatore a Costantinopoli del primo sindacato dei lavoratori della stampa in Turchia (Matbaa Isçileri Meslek Birligi), al settimanale politico-letterario Nor Hosank (Nuova corrente) e fonda con il romanziere Rupen Zartarian e con il drammaturgo Levon Shant, la rivista d'arte e di polemica Baguine (Fuoco Sacro). Di questa rivista sarà collaboratore anche Atom Yarjanian (in arte Siamanto)

Nel 1910 cerca di fondare con Gostan Zarian e Kegham Parseghian un cenacolo di arte innovatrice intorno a Les volontés folles. Nel medesimo ambito esce a Costantinopoli, corredato da illustrazioni del caricaturista Enrico Sacchetti, in arte Yambo, l'importante saggio su F.T. Marinetti e il futurismo (F. T. Marinetti ei apagajapaštoitiine). Nello stesso anno pubblica una raccolta di poesie che lo impone definitivamente come figura di punta del cosiddetto simbolismo poetico in lingua armena, "I Sogni Crocifissi", i cui primi abbozzi risalivano agli anni londinesi. Si legge inoltre sul numero volume XXXI della rivista "Il Borghese" che sul finire di quest'anno Nazariantz avrebbe accompagnato Filippo Tommaso Marinetti in Russia. La circostanza è, però, dubbia, non solo perché non suffragata da altre testimonianze, ma soprattutto perché appare smentita da Lucini che in una lettera del 22 marzo 1913[1] mette in guardia l'amico dai comportamenti di Marinetti sul piano personale, lasciando così intendere che i due non si fossero mai conosciuti prima di persona.

A partire dal 1911 risulta in rapporti epistolari con Filippo Tommaso Marinetti, Gian Pietro Lucini, Libero Altomare e si impegna, con saggi e traduzioni in lingua armena, a far conoscere la loro opera poetica assieme a quella di Corrado Govoni e di Enrico Cardile, nel quadro di una più ampia opera di svecchiamento della letteratura in lingua armena alla luce anche delle importanti vicende storico letterarie italiane e francesi. Nello stesso anno Armen Enovk pubblica un saggio dal titolo Hrand Nazariantz e i suoi Sogni Crocifissi.

In tale filone è da iscriversi anche il volume in armeno dal titolo tradotto Tasso e i suoi traduttori Armeni. Il saggio era preceduto da una lettera di presentazione di un famoso linguista, filologo e traduttore di Dante dell'epoca padre Arsen Ghazikian della Congregazione Mechitarista di Venezia. Questa pubblicazione, avente per argomento le traduzioni in lingua armena di Torquato Tasso, esce in lingua francese per i tipi della casa editrice Arzouman di Costantinopoli nel 1912. Sempre nel 1912, la riedizione dei Sogni Crocifissi lo impone all'attenzione di pubblico e critica.

Dal 1913 apparvero le versioni originali dei testi; Aurora, anima di bellezza; Gloria victis; La corona di spine; Il grande cantico della cosmica tragedia e del saggio su Heranush Arshakian.

Impegnato in questi anni ad ottenere il sostegno degli intellettuali europei alla causa armena, trova in Italia diversi fiancheggiatori. Tra questi vanno senza dubbio ricordati Giovanni Verga, Luigi Pirandello e in seguito anche Umberto Zanotti Bianco, e molti altri noti intellettuali italiani ed europei legati alle fratellanze massoniche e rosacrociane.

Nel 1913 è costretto a lasciare la sua terra a causa del definitivo tracollo finanziario dell'industria paterna, probabilmente causato dalla politica anti-armena che caratterizzò gli ultimi anni dell'Impero Ottomano. Per questo si rifugiò nel Consolato italiano di Costantinopoli dove sposò la cantante e ballerina di Casamassima, Maddalena De Cosmis, detta Lena. Il matrimonio ebbe luogo il 10 febbraio. Nella primavera dello stesso anno si reca esule a Bari. Tale unione è stata letta da alcuni avversatori di Nazariantz come un lasciapassare naturale per la fuga in Italia. Secondo alcuni amici del poeta il matrimonio avrebbe avuto solo l'effetto di velocizzare l'espatrio, e non sarebbe quindi la causa del matrimonio con la De Cosmis. A dare notizia indiretta della convivenza tra Nazariantz e Lena De Cosmis, figlia di Leonardo De Cosmis già a partire dal 1911 è il poeta Gian Pietro Lucini, amico di Nazariantz, almeno in due occasioni. Già due anni prima del matrimonio, infatti, intestava le sue lettere alla "famiglia De Cosmis-Nazariantz" presso "Ufficio Postale Italiano di Galata", quartiere occidentale di Costantinopoli, dove probabilmente la coppia risiedeva. In seguito almeno in un paio di occasioni conclude le sue lettere (22 marzo 1913) (1 maggio 1913) con cordiali saluti e ossequi all'indirizzo della De Cosmis da parte propria e della propria moglie, finendo inoltre il 24 maggio dello stesso anno con porgere auguri di pronta guarigione alla stessa Lena, evidentemente affetta da qualche infermità.[2]

Giunto in Italia, intensificò i rapporti sia con esponenti della diaspora armena che con protagonisti della cultura italiana, francese ed inglese, recandosi anche all'estero per motivi di studio. Nello stesso periodo fu assunto come docente di lingua francese e inglese presso l'Istituto Tecnico, Nautico, e Professionale di Bari.

Attività letteraria in Italia[modifica | modifica sorgente]

Hrand Nazariantz presso i giardini di Piazza Garibaldi a Bari si diletta di botanica

Nel 1915 collabora alla rivista bolognese Il Ritmo e le edizioni Laterza pubblicano, come primo volume della collana Conoscenza ideale dell'Armenia da lui diretta, il suo saggio sul poeta armeno Bedros Turian, con presentazione di Enrico Cardile, che provvederà anche a tradurre, per le edizioni della rivista Humanitas di Bari, I sogni crocefissi (1916), Lo specchio (1920) e Vahakn (1920). Dell'anno successivo è l'inizio della collaborazione a La Tempra di Renato Fondi, con la quale instaurerà un assiduo e duraturo rapporto.

In seguito Nazariantz entra in contatto con alcune riviste d'avanguardia siciliane che ospitano suoi contributi: "La Scalata" (1917), "La Vampa Letteraria" (1917) e "La Spirale", dove nel 1919 è pubblicato un brano del poema "Lo Specchio". A Bari diviene amico di Franco Casavola e si impegna a promuoverne la produzione musicale. I due collaborano ad organizzare, con l'aiuto di Giuseppe Laterza, Giacomo Favia, Tina Suglia e altri, la serata futurista al Teatro Piccinni di Bari, del 26 settembre 1922. Pochi mesi dopo, il 2 gennaio 1923, il programma della serata futurista al Teatro Margherita di Bari include l'"azione mimico-drammatica" intitolata "Lo Specchio", con musiche di Franco Casavola ispirate al poema di Nazariantz. Il 20 settembre dello stesso anno 1923 la neonata Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana riunitasi in sessione straordinaria lo elesse primo Gran Sorvegliante[3]. Nel 1924 la casa editrice Alpes di Milano pubblica, nella traduzione di Cesare Giardini che ne risultava anche il curatore, la raccolta "Tre poemi", che comprende "Il Paradiso delle Ombre", "Aurora anima di bellezza", "Nazyade fiore di Saadi".

Nello stesso anno al suo impegno a sostegno della causa armena si deve anche la fondazione, nell'agro barese, del villaggio per esuli armeni Nor Arax, che si sostenterà con la produzione di tappeti e merletti.

Dopo il 1943 collaborò con Radio Bari tenendo delle conversazioni letterarie. Negli stessi anni fondò le riviste di ispirazione simbolico-massonica "Graal" (1946) e "Graalismo" (1958) diretta insieme all'amico poeta e scrittore Giorgio Potito. Su entrambe le pubblicazioni periodiche comparvero scritti tra gli altri di Giuseppe Ungaretti, Ada Negri, Liliana Scalero, Elpidio Jenco, Giuseppe Villaroel, Lionello Fiumi, Charles Plisnier e di altri, illustrazioni di noti e meno noti pittori, tra di essi da ricordare Fryda Laureti Ciletti.

Nel 1946 pubblicata la traduzione italiana de "Il Grande Canto della Cosmica Tragedia", che fino a quel momento aveva circolato sotto il titolo di "Il Grande Canto della Tragedia Cosmica" ed era apparso su a stralci su vari periodici letterari. Nel 1951 diede alle stampe il "Manifesto Graalico". In esso, da considerarsi epilogo delle avanguardie italiane, Nazariantz e gli altri firmatari affidavano la soluzione del rapporto intellettuale-società al primato della cosiddetta "arte assoluta". Nel 1952 fu pubblicata l'ultima silloge dal titolo "Il ritorno dei poeti".

Nel 1953 un cospicuo numero di intellettuali italiani e stranieri proposero al comitato per l'assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura la sua candidatura. Il premio fu assegnato a quell'anno a Winston Churchill. Allo stato della documentazione ritrovata le richieste avanzate a nome di Nazariantz mettono in luce una scarsa efficacia da parte dei richiedenti e ben se ne comprende il loro non accoglimento.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Hrand Nazariantz ormai anziano nella sua abitazione di via Calefati 200 a Bari.

Gli ultimi anni di vita furono caratterizzati dall'acuirsi delle ristrettezze economiche che lo avevano afflitto per tutta la sua vita da apolide. Alla fine degli anni cinquanta fu ricoverato in un ospizio a Conversano, vivendo circondato dall'affetto e dalla stima di alcuni giovani amici conversanesi e non, che ne vollero riscoprire l'enorme valore umano e intellettuale.

Negli ultimi anni, verificata la nullità del primo matrimonio, e morta anche Vittoria Strazzaboschi sua fedele compagna per molti anni, convolò a nozze con signora Maria Lucarelli. Morì nel 1962. Da Conversano, cittadina tanto amata, si era trasferito a Casamassima, sempre in provincia di Bari, nel 1960. Qui abitava in condizioni di quasi totale indigenza con la seconda moglie Maria Lucarelli (scomparsa nell'aprile 2011). Per tutta la vita mantenne una estrema ammirazione per il gentil sesso, in cui ebbe a intravedere la simbologia miriamica, legata, forse, agli insegnamenti mistico-esoterici di Giuliano Kremmerz.

Attualmente riposa nella la Necropoli di Bari, in un loculo quasi anonimo, che reca solo indicazione del nome le date di nascita e di morte, e la definizione di "Poeta".

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

Tomba di Hrand Nazariantz nel Cimitero di Bari

Il poeta siciliano Enrico Cardile, scrisse di lui:

« Nazariantz è un uomo di un’energia inesauribile, di una costanza eccezionale, di un entusiasmo portentoso, affascinante nella sua modestia risoluta. Il suo entusiasmo riesce comunicativo, la sua passione diventa epidemica, se lo conoscete lo amerete, se lo amate vi sentite disposto a dividerne i rischi e a dedicarvi alla sua Causa (NdR ossia quella dell’Armenia libera) »

Daniel Varujan, noto poeta armeno, scriveva:

« Nazariantz ha composto poemi che possono eguagliare nel loro splendore profondo quelli di Stephane Mallarmé, poeta francese. La sua anima ha infatti un’eccezionale affinità con l’anima del principe dei poeti. Anima sempre tesa verso un’ebbrezza sconosciuta e indefinita che si può appena percepire attraverso l’umana aspirazione. Le sue immagini sono di una profondità suggestiva. Nazariantz è un poeta luminoso »

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Եղիա Տէմիրճիպաշեանի սիրային նամակները, 1886-1889: երկու ինքնատիպ լուսանկարներով եւ իր ձեռագիր մէկ նամակով (trasl. Eghia Tēmirchipasheani sirayin namaknerě, 1886-1889: erku inkʿnatip lusankarnerov ew ir dzeṛagir mēk namakov), Constantinopoli, Dēr-Nersēsean, 1910
  • Ֆ.Թ. Մառինէթթի եւ ապագայապաշտութիւնը, (trasl.F. T. Marinetti ei Apagajapaštoitiine), (trad. F.T. Marinetti e il Futurisismo), Constantinopoli, Onnik Parseghian e Figli, 1910
  • Հերանուշ Արշակեան: Իր կեանքը եւ բանաստեղծությունները (trasl.Heranush Arshakean: Ir keank’y yev banasteghtsut’yunnery), (trad.Heranush Arshakean la sua vita e poesie), Constantinopoli, Tēr-Nersēsean, 1910
  • Խաչուած երազներ, (trasl.Khachuats yerazner), (trad.Sogni Crocifissi), Constantinopoli, Tēr-Nersēsean, 1912
  • Դասսօ եւ իր հայ թարգմանիչները, (trad. "Tasso e i suoi traduttori Armeni"), Constantinopoli, տպ. Օնիկ Արզումանի, 1912
  • Bedros Tourian poeta armeno, dalla sua vita e dalle sue pagine migliori, con cenno sull'arte armena. Con una presentazione di Enrico Cardile, Bari, Laterza, 1915
  • L'Armenia, il suo martirio e le sue rivendicazioni, con introduzione di Giorgio D'Acandia (pseud. di Umberto Zanotti Bianco), Catania, Battiato, 1916
  • I trovieri dell'Armenia nella loro vita e nei loro canti: con cenno sui canti popolari armeni, prefazione di Ferdinando Russo Bari, Humanitas, 1916
  • I sogni crocefissi, versione italiana di Enrico Cardile; con una premessa del traduttore e note bio-bibliografiche, Bari, Humanitas, 1916
F.T. Marinetti e il Futurismo, stampato a Constantinopoli da Onnik Parseghian e Figli, 1910
  • Muoio di sete..., da La tristezza delle rosee nudità, canto e pianoforte di Franco Casavola, parole di Hrand Nazariantz, Milano, Ricordi e C., 1920
  • Lo specchio, versione italiana di Enrico Cardile, Bari, Humanitas, 1920
  • (a cura di) Alfons Maseras, Nazariantz: Las mejores poesías (líricas) de los mejores poetas, Barcelona. Editorial Cervantes, 1920
  • L'arte di Armenia, Bari, Laterza, 1924
  • Tre poemi, tradusse dall'armeno C. Giardini, Milano, Alpes, 1924
  • O sonno, sonno, nostra ultima festa dal Paradiso delle Ombre di Hrand Nazariantz, traduzione dall'armeno di C. Giardini. Poemetto per canto e pianoforte, Bologna, Bongiovanni, 1935
  • Il grande canto della cosmica tragedia: Hur Hayran. Versione italiana di Enrico Cardile, con un'allocuzione estetico ermetica di Eli Drac. Xilografie di Piero Casotti, Bari, Ed. Gioconda, 1946 e 1948
  • Il ritorno dei poeti ed altre poesie, Firenze, Kursaal, 1952
  • Աստեղահեւ մենութիւն - ընտրանի (Solitudini Stellate - Selezione), Yerevan, Printinfo, 2008.
  • Armenia: lo sterminio dimenticato, a cura di Tiziano Arrigoni, Piombino, La bancarella, 2008
  • I Sogni Crocifissi, poesie scelte a cura di Dorella Cianci, Foggia, Sentieri Meridiani, 2011

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Armen Enovk, Hrand Nazariantz e i suoi Sogni Crocifissi, Costantinopoli, Der Nersessian, 1911
  • S. Eremian, Hrand Nazariantz e suoi sogni crocefissi, Costantinopoli, Shant, 1911.
  • Giuseppe Cartella Gelardi, Per la traduzione italiana de "I sogni crocefissi" di Hrand Nazariantz, Bari, Soc. tip. editrice barese, 1916
  • Giulio Gaglione, La benda sugli occhi: Primo saggio di una interpretazione generale della poesia contemporanea, Napoli, Ed. delle "Crociere Barbare", 1919
  • Massimo Gaglione, La Poesia di Hrand Nazariantz, Marcianise, autoedizione, 1918
  • Massimo Gaglione, Nazariantz e Barbusse, Caserta, 1921
  • Raffaele Carrieri, Con Hrand Nazariantz al villaggio armeno “Nor Arax”, “Il Mezzogiorno”, 15-16 novembre 1927.
  • Domenico Tarantini, Compie trentatré anni la repubblica del vecchio poeta, in "Settimo Giorno", 1958.
  • Giuseppe Lucatuorto, Un poeta cosmico, Hrand Nazariantz, "Il Corriere del giorno". Bari 16 febbraio 1962.
  • Pasquale Sorrenti, Hrand Nazariantz. Uomo, poeta, patriota, Bari, Levante, 1978.
  • Mara Filippozzi, Hrand Nazariantz. Poeta armeno esule in Puglia, Galatina, Congedo, 1987.
  • Domenico Cofano (a cura di), Hrand Nazariantz fra Oriente e Occidente. Atti del Convegno internazionale di studi (Conversano, 28-29 novembre 1987), Fasano, Schena, 1987
  • Domenico Cofano, Il crocevia occulto. Lucini, Nazariantz e la cultura del primo Novecento, Fasano, Schena, 1990.
  • Gabriella Uluhogian, Hrand Nazariantz e Antonio Basso: pagine inedite di un'amicizia, in Armenian History Materials in the Archives of Central Europe, Erevan 2001, pp. 116–136.
  • Krikor Beledian (Գրիգոր Պըլտեան), Haigagan bakahabashdutiun yev Hrand Nazariantz, (trad. Il futurismo armeno e Hrand Nazariantz), in "Bazmavep", Revue d'etudes armeniennes, Venezia, 1990, vol.3-4, (in armeno).
  • Rosalia Chiarappa, L'emigrazione armena dopo Kemal Ataturk: il caso Nazariantz, Milano, Universita degli studi, 1991/92
  • Yuri Khachatrian, Hrand Nazariantz Luyisavor Panasdeghz, (trad. Hrand Nazariantz è un poeta luminoso), in "Azg Daily cultural online", 29/04/2006.
  • Paolo Lopane, Hrand Nazariantz, troviero d'Armenia, in "Vie della Tradizione", Anno XXXVII, N. 147 (settembre-dicembre 2007)
  • Vartan Matiossian, Letters of Hrand Nazariantz to Yenovk Armen, "Bazmavep", Revue d'etudes armeniennes, Venezia, 2007, vol. 165, pp. 323–380
  • Krikor Beledian ([Գրիգոր Պըլտեան]), Haykakan Futurizm - Armenian Futurism, Yerevan, Printinfo, 2009
  • Magda Vigilante, Carteggio Hrand Nazariantz - Liliana Scalero. Storia di un’amicizia fraterna nel comune amore per la poesia e la cultura, in Aktamar Anno 4, Numero 69, 1 marzo 09—XCIV M.Y.
  • Carlo Coppola, Hrand Nazariantz, la storia di un uomo unico vissuto nel Sud, "LSD Magazine". Bari 10 marzo 2011.
  • AA. VV, Hrand Nazariantz, Fedele d'Amore, saggi di Cosma Cafueri, Rosalia Chiarappa, Dorella Cianci, Carlo Coppola, Paolo Lopane a cura di Paolo Lopane, introduzione di Boghos Levon Zekiyan, FaLvision editore, Bari 2012.
  • Francesco Medici, recensione a: Paolo Lopane (a cura di), Hrand Nazariantz, Fedele d'Amore, incroci, n. 25, gennaio-giugno 2012, pp. 133–134.
  • Dorella Cianci, Nazariantz, poeta d’incrocio, Incroci, n. 25, gennaio-giugno 2012.
  • Domenico Vittorio Ripa Montesano, In memoria del Fratello Hrand Nazariantz, notiziariomassonicoitaliano.blogspot.it, 21 settembre 2013

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Domenico Cofano,Il Crocevia dell'Occulto.Lucini, Nazariantz e la cultura del primo Novecento, Fasano, Schena, 1990, pp.142 e segg.
  2. ^ Domenico Cofano,Il Crocevia dell'Occulto.Lucini, Nazariantz e la cultura del primo Novecento, Fasano, Schena, 1990, pp.144 e segg.
  3. ^ Natale Mario Di Luca,Arturo Reghini. Un intellettuale neo-platonico tra Massoneria e Fascismo, Roma, Atanòr, 2003, p.72.

Opere ispirate a Hrand Nazariantz[modifica | modifica sorgente]

  • Piero Fabris, Rosa Hrand...agio, testo teatrale

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Archivi[modifica | modifica sorgente]

Saggi[modifica | modifica sorgente]

Video[modifica | modifica sorgente]