Giulio d'Este

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ducato di Ferrara
Este
Coat of arms of the House of Este (1535).svg

Borso
Ercole I
Alfonso I
Ercole II
Alfonso II
Modifica

Giulio d'Este (Ferrara, 13 luglio 1478Ferrara, 24 marzo 1561) era figlio illegittimo del duca di Ferrara Ercole I d'Este, nato dalla relazione di questi con Isabella Arduino, dama (sposata) di Eleonora d'Aragona, moglie di Ercole.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Alla corte di Ferrara[modifica | modifica sorgente]

Fratellastri di Giulio, che Ercole aveva avuto dalla moglie, furono Alfonso I d'Este (successore del padre), Ippolito d'Este (cardinale), Ferrante d'Este, Isabella d'Este (moglie di Francesco II Gonzaga) e Beatrice d'Este (moglie di Ludovico Maria Sforza).

Crebbe alla corte di Ferrara e in seguito ebbe come residenza il suo palazzo in via degli Angeli.

Il primo litigio[modifica | modifica sorgente]

Tra Giulio e Ippolito nacque una disputa riguardante un musicista, don Rainaldo da Sassuolo, al servizio di Giulio. Ippolito però lo voleva per la propria cappella[1][2] e, verso la fine del 1504, venendo a Ferrara in occasione della malattia del padre, portò Rainaldo con sé rinchiudendolo nella Rocca del Gesso, una fortezza appartenente a Giovanni Boiardo, conte di Scandiano. Nel maggio 1505 Giulio scoprì dove si trovava l'uomo ed insieme a Ferrante e ad altri uomini armati si riprese il proprio musicista sostituendovi, in segno di sfida verso il cardinale, il castellano della rocca. Ippolito, consigliere politico di Alfonso, si lamentò con questi per quanto era accaduto e il duca decise di esiliare a Modena Ferrante e a Brescello Giulio.

Sia Lucrezia Borgia (moglie di Alfonso), sia Isabella d'Este e suo marito Francesco riuscirono a convincere Alfonso a perdonare entrambi i fratelli[1][2].

Il secondo litigio[modifica | modifica sorgente]

Successivamente Giulio e Ippolito ebbero un nuovo motivo di contrasto: entrambi si ritrovarono corteggiatori della dama di compagnia e cugina di Lucrezia Angela Borgia, la quale tra i due sembrava preferire il primo [1][2]. Il cardinale, libertino e galante, faceva leva sulla propria raffinatezza per conquistare le belle donne, e mal sopportava uno scacco. Così, quando Angela arrivò a dire che gli occhi di Giulio valevano da soli più di tutta la sua persona, diede sfogo ad un'ira incontrollata. Il 3 novembre 1505, mentre Giulio stava tornando da una gita a Belriguardo, fu accerchiato dai servi di Ippolito che, accecato dalla rabbia, ordinò ai suoi uomini di uccidere il fratellastro e di cavarne gli occhi. L'atto non fu poi così cruento, ma sufficiente da sfregiare Giulio e ferirlo gravemente agli occhi. Il duca si affrettò a inviare alle altre corti italiane una versione edulcorata del fatto e lasciò Ippolito impunito. Nel dicembre dello stesso anno, Alfonso riuscì a far formalmente riappacificare i fratelli.[3]

La congiura[modifica | modifica sorgente]

In Giulio rimase però il rancore sia nei confronti di Ippolito, per avergli danneggiato la vista e la famosa bellezza, sia di Alfonso, per non aver punito il fratello.[2] Nel 1506 insieme a Ferrante, che aspirava a sostituirsi al fratello, e ad altri signori ostili al duca, organizzò un complotto diretto ad eliminare Alfonso e Ippolito. I cospiratori però, a causa della disorganizzazione non riuscirono a portare a compimento il piano: aspettando di notte in strada con pugnali avvelenati che il duca passasse di lì, lo mancarono due volte[1][2].

Durante una delle frequenti assenze del Duca[1], le spie di Ippolito raccolsero però le prove del complotto e, prima che arrivassero ad Alfonso, sia Lucrezia che Isabella consigliarono a Giulio di raggiungere Mantova dove sarebbe stato protetto da Francesco Gonzaga[1][2]. Francesco in effetti, malgrado le richieste del cognato, si rifiutò più volte di consegnare il suo protetto.

Nel frattempo iniziò presso la casa di Sigismondo d'Este, il processo contro i cospiratori: Giulio e Ferrante, insieme ad altri tre, furono dichiarati colpevoli e condannati a morte.

Messo alle strette, essendo Alfonso intenzionato a riprendersi Giulio con le armi[2], Francesco Gonzaga lo restituì al fratello.

Mentre per gli altri cospiratori la sentenza capitale fu eseguita, Giulio e Ferrante, rinchiusi nella torre dei Leoni, furono graziati ma i loro beni confiscati.

Ferrante morì in prigione nel 1540 dopo 34 anni di carcere. Giulio invece, dopo 53 anni di prigionia, fu liberato dal pronipote Alfonso II d'Este all'età di 81 anni, destando nei passanti scalpore quando girava per strada, ancora dotato di fascino e di una postura eretta, poiché soleva vestirsi alla moda di 50 anni prima.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Maria Bellonci. Lucrezia Borgia, 1939, Mondadori Editore
  2. ^ a b c d e f g Sarah Bradford. Lucrezia Borgia, Mondadori Editore
  3. ^ L. Chiappini, Gli Estensi, Milano, Dall'Oglio, 1967, pp. 218-220
  4. ^ L. Chiappini, cit., pp. 220-222

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]