Faradda di li candareri

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Faradda di li candareri
Sassari - La Discesa dei candelieri (La Faradda) (12).JPG
Tipo di festa religiosa
Data 14 agosto
Celebrata in Sassari
Religione cattolica
Avvenimento celebrato scioglimento del voto di liberazione dalla peste verso la madonna Assunta
Tradizioni trasporto dei candelieri verso la chiesa di Santa Maria di Betlem
Tradizioni profane sfilata dei medi e piccoli candelieri, concerto per i candelieri, premio dei candelieri d'oro e d'argento
Data d'istituzione XV - XVI secolo

La Discesa dei candelieri (in sassarese Faradda di li candareri o solo Faradda) è una festa che si tiene a Sassari la sera precedente alla festa della Madonna Assunta (ferragosto) e consiste in una processione danzante di grandi colonne di legno, ceri simbolici, detti "candelieri" (li candareri), che si svolge lungo il Corso Vittorio Emanuele II fino a Porta Sant'Antonio e dal Corso Francesco Vico fino ad'arrivare alla chiesa di Santa Maria di Betlem.

È chiamata anche Festha manna, ovvero "Festa grande" e, secondo la tradizione, deriva da un voto fatto alla Madonna Assunta, che avrebbe salvato la città dalla peste.

Ebbe un periodo di crisi tra la fine del XIX secolo e gli inizi del Novecento, ma attualmente è seguita da circa 100.000 persone, che giungono a Sassari anche dall'estero[1].


Indice

[modifica] Storia

La festa nacque a Pisa agli inizi del XIII secolo come offerta di cera alla Vergine Maria: la sera del 14 agosto, venivano portate in processione delle grosse macchine di legno ricoperte di cera e raffiguranti santi ed episodi biblici; ogni macchina, a forma di tabernacolo o palma aperta, simile dunque ad una pala d'altare, veniva trasportata fino alla cattedrale accompagnata da musica.

Un candeliere in una immagine di un secolo fa

Le città alleate della Repubblica di Pisa (Sassari, Iglesias e Nulvi ad esempio) furono dapprima obbligate[senza fonte] a concorrere all'oblazione dei ceri della madrepatria e in seguito a praticare loro stesse il rito ogni vigilia ferragostana. A Sassari la festa proseguì il anche sotto il dominio genovese, poi aragonese e spagnolo. A causa delle forti spese, gli Spagnoli tentarono più volte di sopprimere la cerimonia, ma senza successo. Le associazioni di arti e mestieri cittadine ("gremi"), che pagavano la consistente somma necessaria per la cera, utilizzata come materia prima, decisero tuttavia di sostituire il cero da costruire ogni anno con dei candelieri di legno, uguali per tutti, e che non venivano sostituiti; questi mutarono la loro forma da tabernacoli a colonne "coronate" da bandierine, per facilitare i "balletti" durante il percorso.

Nel Cinquecento, la città fu più volte colpita dalla peste e, secondo la tradizione, l'epidemia più terribile sarebbe terminata un 14 agosto per intercessione della Madonna. Il voto venne ufficialmente menzionato solo dopo la peste del 1652, ma in documenti ben più antichi (1531) viene decretato l'ordine di accesso delle corporazioni nel tempio dedicato alla madonna, fatto che fa desumere che la prima stesura del voto sia cinquecentesca. Gli otto maggiori gremi del tempo (mercanti, massai, sarti, muratori, calzolai, ortolani, conciatori e pastori) insieme alle autorità comunali e alla curia arcivescovile, formularono il voto solenne di portare in processione, ogni 14 agosto, otto candelieri dalla "piana di Castello", l'attuale piazza Castello, sino alla chiesa di Santa Maria di Betlem.

Il voto venne rispettato e ripreso con più vigore all'insorgere di ogni nuova epidemia; nell'Ottocento fu rinnovato per il colera.

Nel corso del XIX secolo, tuttavia, i gremi dei mercanti e dei pastori, i cui adepti subirono gli influssi tardo-illuministi, furono sciolti e il gremio dei sarti si rifiutò di partecipare alla faradda con il proprio candeliere. Anche il gremio dei carradori si sciolse in seguito, soffocato dai numerosi debiti insoluti. Solo cinque degli otto originali candelieri erano rimasti a partecipare alla festa.

Il comune si mobilitò, per salvare la "festha manna" cittadina, dotando ogni gruppo di portatori di una divisa. Convinse inoltre il gremio dei sarti a partecipare nuovamente alla festa e ammise nuovi gremi alla sfilata: nel 1921 il gremio dei falegnami, che si era scisso dal muratori nel corso dell'Ottocento, nel 1937 il gremio dei contadini, separatosi dai massai nel 1803, nel 1941 il gremio dei viandanti, anch' esso nato dalla separazione dai carradori nel 1633, ma che aveva continuato a partecipare alla festa con la sola bandiera, e nel 1955 il gremio dei piccapietre, pur'esso staccatosi dai muratori, portando il numero dei candelieri a nove.

Nel 1979 fu fondato l'"Intergremio", associazione dei gremi che partecipavano alla faradda tranne il gremio dei viandanti, con l'aggiunta del arcigremio della Mercede (facchini) e del gremio dei macellai, i quali tuttavia in seguito abbandonarono il sodalizio. Negli anni ottanta riprese l'attività il gremio dei fabbri, rimasto inattivo per circa quarant'anni, che contro il parere di molti degli altri gremi, fu ammesso nel 2003 alla faradda con la sola bandiera. Nel 2007 si ebbero numerose polemiche e proteste in seguito all'ammissione del candeliere dei fabbri alla faradda da parte del consiglio comunale e con l'opposizione dell'"Intergremio", concessione il numero dei candelieri a dieci.

Sassari - La Discesa dei candelieri (La Faradda) (7).JPG

All'edizione della discesa del 2011 ha presenziato il messicano Francisco Lopez Morales, membro del Comitato intergovernativo e consigliere del percorso di candidatura della sfilata dei Candelieri a bene immateriale del patrimonio dell'Unesco.[2]

[modifica] Riconoscimenti

In occasione della Faradda del 1988 il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni emise un francobollo del valore di 550 lire appartenente alla serie tematica "Il folclore italiano". La vignetta, in quadricromia, venne eseguita dal bozzettista del Centro Filatelico dell’Istituto Poligrafico dello Stato Antonello Ciaburro. Il francobollo ebbe una tiratura di 4 milioni di esemplari.

Il 29 luglio 2011 il Ministero del Turismo attribuì alla Discesa dei Candelieri il riconoscimento speciale di «Patrimonio d'Italia per la tradizione».[3]

[modifica] Svolgimento

[modifica] Gremi

Alla Faradda di li candareri attualmente partecipano dieci gremi:

  • Gremio dei fabbri (frairaggi, con sede nella cappella di Sant'Eligio del duomo di San Nicola);
  • Gremio dei piccapietre (piccapiddreri, con sede nella cappella della Madonna della Salute della chiesa di Santa Meria in Betlem);
  • Gremio dei viandanti (viaggianti, con sede nella cappella della Beata Vargine del Buoncammino della chiesa di Sant'Agostino);
  • Gremio dei contadini (zappadori, con sede nella cappella di San Giovanni Battista della chiesa di Santa Maria in Betlem);
  • Gremio dei falegnami (masthri d'ascia, con sede nella cappella di San Giuseppe da Copertino della chiesa di Santa Meria in Betlem);
  • Gremio degli ortolani (orthurani, con sede nella cappella della Madonna di Valverde della chiesa di Santa Maria in Betlem);
  • Gremio dei calzolai (cazzuraggi, con sede nella cappella di Santa Lucia del duomo di San Nicola);
  • Gremio dei muratori (fabbriggamuri, con sede nella cappella della Madonna degli Angeli della chiesa di Santa Meria in Betlem);
  • Gremio dei sarti (trapperi, con sede nella cappella della Madonna di Monserrat della chiesa di Santa Maria in Betlem);
  • Gremio dei massai (con sede nella cappella della Madonna delle Grazie del santuario della Madonna delle Grazie all'interno di San Pietro in Silki).

[modifica] Gremi che non hanno formulato il voto

Sono attualmente tre i gremi non ammessi a partecipare alla processione. I motivi della loro esclusione sono da ricercarsi in fattori storici che la predisposta commissione di esperti non ha ritenuto tali da giustificare il loro ingresso alla manifestazione e sono:

[modifica] Gremi disciolti

Sono numerosi i gremi di Sassari che si sono sciolti col tempo a causa delle modificazioni del mondo del lavoro o che sono stai inglobati da altri gremi. Quattro di questi erano gremi di candeliere, gli altri invece non sciolsero mai il voto all' assunta:

  • Gremio dei mercanti: fu il primo a scomparire;
  • Gremio dei conciatori:la cui cappella a Santa Maria è oggi occupata dai Piccapietre;
  • Gremio dei pastori: il cui candeliere dopo lo scioglimento fu donato ai contadini e la cui cappella è oggi assegnata ai falegnami;
  • Gremio dei carradori: il cui candeliere prima dello scioglimento fu sequestrato e successivamente consegnato ai viandanti; il gremio dei facchini nel 2002 ne ha reclamato la proprietà[4].

[modifica] Candeliere di San Sebastiano

Candeliere di San Sebastiano

Costruito nel 2005 dai detenuti dell'omonima colonia penale per volontà dell'amministrazione comunale del capoluogo turritano e dell'associazione Intergremio che racchiude i gremi della città Sassarese.

Il candeliere viene fatto ballare all'interno del carcere diversi giorni prima la festa vera e propria alla presenza di autorità civiche, religiose e della direzione del carcere da alcuni ospiti della colonia. Successivamente viene invece fatto danzare in piazza Castello da alcuni ex-carcerati prima della consegna dei candelieri d'oro e d'argento.[5][6]

Il candeliere dei carcerati, di color rosso mattone, rassomiglia in tutte le sue componenti al resto dei candelieri di Sassari (escluso i sarti), l'unica differenza osservabile è nelle dimensioni più sottili rispetto agli omonimi canonici. La base del candeliere è di colore rosso-mattone con inserti rombidali color oro. Il fusto è di color rosso mattone reca l'effigie di San Sebastiano impressa mentre il capitello reca immagini di santi ed è sormontato da bandierine color oro o azzurre.

[modifica] Rito

La festa inizia sin dal mattino con la vestizione dei candelieri nei pressi dell'abitazione dell'obriere o davanti alle sedi dei gremi: le grosse colonne vengono adornate con bandiere e ghirlande di carta (bora-bora) e fiori. Il gremio dei massai e quello dei contadini adornano il candeliere anche con spighe di grano[7].

I candelieri vengono quindi trasportati fino alla piazza Castello (dall'omonimo Castello di Sassari) da dove, dopo un piccola sosta di ringraziamento alla Vergine nella chiesa del Rosario, parte la sfilata.

La processione è aperta dalla banda musicale che viene seguita dai dieci candelieri, accompagnati dalle quattro bande cittadine, in ordine dal più giovane al più antico e prestigioso: fabbri, piccapietre, viandanti, contadini, falegnami, ortolani, calzolai, sarti, muratori e massai.

Ogni candeliere, accompagnato dal suono del tamburo (e per i viandanti anche dal piffero), compie numerose evoluzioni durante il tragitto, oscillando fra la folla, girando su se stesso (facendo così avvolgere i nastri o betti che scendono dalla sommità) o cambiando rapidamente direzione. Secondo una vecchia tradizione, più il candeliere sarà baddarinu (ballerino), più l'annata sarà buona.

Ogni anno si organizzano diversi gemellaggi fra i gremi che occupano posti di sfilata vicini; rituale tipico è quello di far avvicinare i due (a volte tre) candelieri senza preavviso e farli ballare uno di fronte all'altro; poi i due capo-candelieri (li capi carriaggi, che guidano le danze del cero) si scambiano e fanno ballare l'altro candeliere. Il momento culmine è quello del cosiddetto "bacio" fra i ceri, che vengono inclinati, quasi a fare un inchino, con i due capitelli che si toccano.

Sulla sinistra il Teatro civico, antico palazzo di Sassari dove si svolge la cerimonia dell'Intregu

I candelieri ballano lungo il corso Vittorio Emanuele, arteria principale della città antica, e raggiunta la metà della via, passano davanti al Teatro civico, l'antico "Palazzo di città", dove il sindaco li attende insieme alla sua giunta; una volta che anche l'ultimo candeliere passa davanti alla soglia del palazzo, i massai entrano nell'edificio e, dopo aver scambiato la loro bandiera con il gonfalone comunale con il rito detto dell'Intregu[8], brindano alla lunga vita ("A zent'anni!") e invitano il sindaco a unirsi al corteo.

Quando il candeliere dei muratori arriva nel corso Vico, anziché dirigersi direttamente in chiesa, devia dal percorso verso uno spiazzo in cui anticamente si trovava uno degli ingressi della città (largo Porta Utzeri), dove compie un ballo per bloccare simbolicamente un nuovo ingresso nella città alla peste. Secondo la tradizione l'ultimo morto di peste della città sarebbe infatti uscito da quella porta. Terminato il ballo, il candeliere dei muratori si riunisce a tutti gli altri.

I candelieri raggiungono infine il sagrato della chiesa di Santa Maria di Betlem. Secondo la tradizione, come stabilito dalle antiche regole (1531), dopo l'ingresso delle autorità, i candelieri entrano nella chiesa in ordine inverso rispetto alla sfilata. Quando il cero dei viandanti si accinge ad entrare in chiesa, i gremianti danno l'ordine di spezzare la croce con la bandiera dell'obriere che sta in cima al capitello, perché ritengono che porti fortuna (credenza contraria a quella delle altre maestranze che la ritengono una cosa sfortunata).

Dopo una breve cerimonia finale, il voto si può considerare sciolto fino all'anno successivo. La festa finisce quando i massai accompagnano il sindaco a Palazzo Ducale, sede del municipio.

[modifica] Programma

Esiste un programma, più o meno rigido, che viene rispettato ogni anno:

  • ore 09:00 - Inizio vestizione dei candelieri
  • ore 10:30 - Trasporto della bandiera dei massai al Teatro civico
  • ore 13:00 - Fine vestizione
  • ore 17:30 - Trasporto dei candelieri in piazza Castello
  • ore 18:00 - Messa di ringraziamento nella chiesa del Rosario
  • ore 18:30 - Inizio della faradda
  • ore 20:30 - Intregu
  • ore 22:00 - Arrivo dei primi candelieri in piazza Santa Maria
  • entro le ore 24:00 - Ingresso dei candelieri in chiesa
  • ore 01:00 - Benedizione finale
La chiesa di Santa Maria in Betlem dove ancora oggi viene sciolto il voto

[modifica] Feste collaterali

Da qualche anno, l'amministrazione comunale ha deciso di arricchire lo svolgimento della Faradda con altre manifestazioni:

  • La "discesa dei mini candelieri" (candelereddi), con piccoli candelieri artigianali costruiti annualmente dai ragazzi e che si svolge all'inizio delle festività.
  • La "discesa dei medi candelieri" è, invece, una sfilata di candelieri dall'altezza simile a quella di quelli originali, ma dal peso molto inferiore, che sono portati dai giovani.
  • La faradda dei forestieri gemellaggio con altri gremi sardi (i tre di Nulvi, i due di Ploaghe e gli otto di Iglesias).

[modifica] Feste simili in Sardegna

In Sardegna sono presenti tre feste simili: l'Essida de Sos Candhaleris di Nulvi (14 agosto) e le sfilate dei candelieri di Ploaghe (15 agosto e nel giorno del Corpus Domini) e di Iglesias denominata Festa di Sancta Maria di Mezo di Gosto (15 agosto). Si hanno notizie, inoltre, di un quarto voto sardo caratterizzato dalla presenza dei Candelieri. Esso veniva svolto a Ozieri in onore di San Sebastiano. I 3 ceri (dei Massai, degli artigiani e dei pastori), di forma simile a quelli sassaresi, erano esposti in cattedrale senza essere portati prima in processione[9].

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

  1. ^ Sassari, folla da primato per i Candelieri. La Nuova Sardegna
  2. ^ La Nuova Sardegna: Presentato il programma della Faradda
  3. ^ La Nuova Sardegna: I Candelieri patrimonio d'Italia
  4. ^ Unione Sarda.it 22-02-2002 Il Mistero del candeliere scippato
  5. ^ Sardies.org Il candeliere di San Sebastiano
  6. ^ La Nuova Sardegna, oggi la Faradda a San Sebastiano
  7. ^ Negli anni cinquanta si tenne un processo perché il gremio dei massai protestava contro il gremio dei contadini che aveva messo delle spighe di grano sul candeliere, cosa fatta fino ad allora solo dai massai. Il processo terminò con un nulla di fatto in quanto i contadini dimostrarono di possedere terreni adibiti alla coltura del grano.
  8. ^ I Massai al palazzo civico
  9. ^ Memorie di un Antico rituale estinto: I candelieri di Ozieri. bibliotechelogudoro.it

[modifica] Bibliografia

  • Enrico Costa, Sassari Ed. Galizzi 1992
  • Carlo Antero Sanna, Sassari. I Candelieri e i Gremi nella storia, 2003.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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