Davide Lazzaretti
Davide Lazzaretti o David Lazzeretti (Arcidosso, 6 novembre 1834 – Arcidosso, 18 agosto 1878) è stato un predicatore italiano.
Operò nella Toscana del XIX secolo, particolarmente nella zona del Monte Amiata. Per il suo visionarismo e per la sua tragica fine, è stato chiamato il Cristo dell'Amiata (o profeta dell'Amiata). Al suo nome è legato quello del cosiddetto Giurisdavidismo (o Chiesa Giurisdavidica).
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[modifica] Biografia
David Lazzaretti nacque a Arcidosso, sul Monte Amiata, nella povera famiglia contadina di Giuseppe e di Faustina Biagioli. Una successiva leggenda dirà che egli sarebbe nato con due lingue e quattro occhi, a testimoniare il suo futuro di profeta e di veggente. Egli stesso dal 1873 mutò il proprio cognome da Lazzeretti in Lazzaretti, in riferimento non solo al personaggio evangelico, ma anche a quello del romanzo di Giuseppe Rovani Manfredo Pallavicino, un Lazzaro Pallavicino preteso discendente dei re taumaturghi di Francia.
Nel suo Sogni e visioni, pubblicato nel 1871, egli racconta che già quattordicenne, il 25 aprile del 1848, mentre raccoglieva legna in un bosco, incontrò un vecchio frate - poi da lui identificato con san Pietro - che gli annunciò il suo destino misterioso e singolare. Per il momento quell'esperienza non sembrò però avere un seguito e per anni ancora Davide condusse come tanti abitanti di quelle zone una vita di ordinaria povertà: lavorò come barrocciaio, trasportando terra di Siena da Arcidosso a Siena e anche fino a Roma, si sposò nel 1856 e ebbe cinque figli, nel 1859 si arruolò nella cavalleria piemontese, prendendo parte nel 1860 alla battaglia di Castelfidardo contro le truppe pontificie.
[modifica] Le visioni e la fondazione della Chiesa giurisdavidica
Lazzaretti racconta che il 25 aprile del 1868, venti anni dopo la prima visione, gli apparve ancora il vecchio frate che gli annunciò di avere una grande missione da compiere, che egli avrebbe dovuto esporre al papa, per poi condurre una vita di eremitaggio e di predicazione. La sua missione presso Pio IX, nel 1869, un anno prima della presa di Porta Pia e della fine del potere temporale, non ebbe alcun successo, ma Lazzaretti si ritirò egualmente nell'eremo quattrocentesco, abbandonato, di Sant'Angelo, presso Montorio Romano. Qui egli avrebbe scoperto le ossa di Lazzaro Pallavicino e rivisto il vecchio frate che gli impresse sulla fronte il segno di due lettere C rovesciate e di una croce, simbolo di una futura chiesa cristiana.
Tornato ad Arcidosso e raccolti fra la popolazione di quelle montagne numerosi seguaci, in breve tempo, dal 1870 al 1872, Lazzaretti fondò tre istituti religiosi con il consenso delle autorità ecclesiastiche che videro in lui «lo strumento per una resistenza culturale, popolare, al nuovo Stato italiano».[1] I tre edifici furono costruiti sulle pendici del monte Labbro, sulla cui cima sorse una nuova chiesa: la Santa Lega aveva finalità assistenziali, la Società delle famiglie cristiane prevedeva che i suoi aderenti lavorassero e mettessero in comune i loro beni secondo lo spirito originario delle chiese cristiane, mentre il Pio Istituto degli eremiti penitenzieri e penitenti era un'organizzazione strettamente religiosa, impregnata dello spirito millenaristico e messianico proprio della tradizione gioachimita, che attendeva l'avvento di un prossimo regno dello Spirito Santo.
Davide Lazzaretti predicò nei piccoli borghi di Zancona e delle Macchie e poi fece proseliti in tutta la Toscana e persino in Francia, dove si recò nel 1873: si collegava infatti ad un filone rivelazionista e messianico tipicamente francese, che auspicava la restaurazione della monarchia capetingia. Si proclama "Re dei re" e Unto del Signore, mettendo in atto un carisma di grande rilievo. Davide Lazzaretti. che si ritirava più volte in un suo eremo sull'isola di Montecristo, un giorno ritornò ad Arcidosso con una bandiera rossa sulla quale era scritto La Repubblica è il Regno di Dio. Il visionarismo socialista di Lazzeretti si assumeva quindi il compito di guidare l'umanità verso l'era dello Spirito Santo, improntata alla legge di Diritto dopo che si erano concluse l'era del Padre, caratterizzata dalla legge di Giustizia da quando Mosè aveva ricevuto i comandamenti, e l'era del Figlio, ovvero Gesù e l'era della legge di Grazia.
La sua comunità, chiamata Giurisdavidica, ossia del diritto di Davide, sembrò assumere i caratteri di un socialismo mistico e utopistico: Davide Lazzeretti prese le difese della Comune di Parigi e raccolse consensi anche da figure che, nella Chiesa, hanno posizioni sociali favorevoli ai ceti più deboli e diseredati, come San Giovanni Bosco, che lo ospitò e lo sostenne.
[modifica] La repressione
L'attività di Lazzaretti e della sua comunità mise così in allarme sia la Chiesa cattolica che lo Stato italiano: nel marzo 1878 la Chiesa cattolica, per mano del Sant'Uffizio, condannò Lazzaretti come eretico, lo scomunicò e mise all'Indice i suoi scritti, ma egli proseguì la sua attività e si proclamò "Cristo Duce e Giudice", affermando di essere venuto a completare la rivelazione cristiana. La mattina del 18 agosto 1878, pochi mesi dopo la morte di Pio IX e l'ascesa al papato di Leone XIII, egli guidò una processione che dal Monte Labbro, ribattezzato monte Labaro e che avrebbe dovuto essere la sede di una delle sette città eternali caratterizzanti l'era dello Spirito Santo, scese verso Arcidosso. Ad attenderli vi erano però carabinieri e soldati che spararono sulla processione inerme, facendo tre morti e circa quaranta feriti. Tra le vittime, lo stesso Davide Lazzeretti; il suo cadavere venne portato da Arcidosso a Santa Fiora dove fu sepolto in terra sconsacrata, ma venne poco dopo prelevato dal celebre antropologo Cesare Lombroso, il fondatore della criminologia, che aveva ottenuto le sue spoglie per i propri studi, volti a ricercare nel Lazzaretti l'origine organica di una follia criminale.
Ciò che rimane di quel corteo variopinto (bandiere, labari, gonfaloni, vesti, tuniche) che Davide Lazzeretti predispose per un ingresso in Arcidosso, furono per circa un secolo conservati nel lascito che Cesare Lombroso aveva destinato al Museo di Antropologia criminale di Torino, e trasferiti, almeno in parte, nel Centro Studi Giurisdavidici, nella sede del comune di Arcidosso.
Il 24 ottobre del 1879 si tenne a Siena il processo contro ventitré seguaci di Lazzaretti arrestati dopo l'eccidio e imputati di «attentato contro la sicurezza interna dello Stato, per aver commessi atti esecutivi diretti a rovesciare il Governo ed a mutarne la forma, non che a muovere la guerra civile ed a portare la devastazione ed il saccheggio in un Comune dello Stato», ma furono tutti assolti.
Dopo la morte di Davide Lazzaretti, i suoi adepti si dispersero in gran parte, ma alcuni continuarono a perpetuare la predicazione e l'utopia socialista e religiosa del fondatore. Ne restano alcune decine nella zona del Monte Amiata e in Maremma, dove sussistono ancora i resti di alcune costruzioni della primitiva comunità giurisdavidica.
[modifica] Letteratura ispirata a Lazzaretti
Vi è una vasta letteratura sui fatti avvenuti sull'Amiata e sul Lazzaretti, da alcuni detto «il Santo», da altri raffigurato approssimativamente come un visionario socialista ante-litteram, da altri ancora, come il Lombroso, come un «monomaniaco». La sua figura si situa in un momento storico assai delicato, in cui Stato e Chiesa si sono trovati alleati in una repressione che portò al suo sacrificio, configurato come una sorta di tentativo sociale di sollevazione pacifica e mistica dei ceti popolari, oppressi da tasse e da condizionamenti sociali in molti casi inaccettabili e che la religione cattolica non volle o non riuscì a controllare e guidare, forse a seguito del declino che caratterizzava le strutture clericali di Roma.
Quasi tutti i critici, filosofi e letterati dell'epoca e, ancor più successivamente, hanno analizzato il movimento di David Lazzaretti. Fra questi storici delle religioni come Rasmussen, Donini, Moscato; letterati come Barzellotti, Guy De Maupassant, Lazzareschi, Imberciadori, Arrigo Petacco, Gadda-Conti; filosofi e politici come Eric Hobsbawm, Antonio Gramsci, Ernesto Balducci. Questi illustri contributi di studio e di ricerca portano oggi a valutare l'avventura mistica del "profeta dell'Amiata" alla stregua di una protesta sociale genuina, nata in una situazione economica di alta depressione come quella presente nelle campagne toscane dopo l'unificazione, che ha cercato il possibile riscatto in un viatico religioso e millenaristico che David Lazzaretti ha impersonato con un carisma non comune.
La figura di David Lazzaretti è stata oggetto di testi e articoli in quotidiani e riviste a dimensione anche ultranazionale, trasmissioni televisive, documentari, rappresentazioni teatrali (teatro povero di Monticchiello), cantiche folkloristiche, storie in ottava rima, nonché la canzone dei Gang Fuori dal controllo dall'omonimo album, ed altre forme di rievocazioni spettacolari e di studio. Nel 1976 il Canzoniere Internazionale guidato da Leoncarlo Settimelli gli ha dedicato uno spettacolo teatrale ed un intero disco a 33 giri (Vita profezie e morte di Davide Lazzaretti detto il nuovo Messia) pubblicato dalla Cetra e mai ristampato. Sulla copertina dell'album I mistici dell'Occidente dei Baustelle è possibile vedere un suo ritratto.
[modifica] Scritti
- Il risveglio dei popoli: preghiere, profezie, sentenze, 1870
- Sogni e visioni, 1871
- Avviso profetico alle nazioni e ai monarchi d'Europa, 1871
- Le livre des fleurs célestes, 1876
- Manifeste de David Lazzaretti aux peuples et aux princes chrétiens, 1876
- La mia lotta con Dio ossia Il libro dei Sette Sigilli, 1877
- Rivelazioni, postumo, 1881
- Ultimi scritti: i 29 editti, postumo, 1921
[modifica] Bibliografia
- Pietro Nocito e Cesare Lombroso, Davide Lazzaretti, in «Archivio di psichiatria, antropologia criminale e scienze penali», 1-2, I, 1880
- Giacomo Barzellotti, Monte Amiata e il suo profeta (Davide Lazzaretti), Milano, Fratelli Treves 1910
- Ambrogio Donini, Lineamenti di storia delle religioni. Roma, Editori Riuniti, 1964
- Ambrogio Donini, Enciclopedia delle religioni. Voce Davide Lazzaretti, Milano, Teti, 1977
- Carlo Pazzagli. Davide Lazzaretti e il Monte Amiata: protesta sociale e rinnovamento religioso. Atti del Convego, Siena e Arcidosso, 11-13 maggio 1979. Firenze, Nuova Guaraldi, 1981
- Arrigo Petacco, Il Cristo dell'Amiata - La storia di Davide Lazzaretti, Milano, Mondadori, 1982
- Anna Innocenti Periccioli, David Lazzaretti. Il profeta toscano della fine '800 nelle memorie trasmesse dalla figlia alla nipote, Milano, Jaca Book, 1985 ISBN 8816401478
- Alfio Cavoli, Il Cristo della povera gente. Vita di Davide Lazzaretti da Arcidosso, introduzione di Ernesto Balducci, Siena, Nuova immagine, 1989
- Luciano Ghersi, La vera storia, Viterbo, Nuovi Equilibri, 1998
- Roberto Gremmo, Davide Lazzaretti: un delitto di Stato, Biella, Storia Ribelle, 2002
- Demetrio Piccini, Davide Lazzaretti, Fumetti d'autore,
[modifica] Note
- ^ F. Pitocco, Lazzaretti David, in «Dizionario biografico degli Italiani», LXIV, ad vocem.
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Davide Lazzaretti
[modifica] Collegamenti esterni
- Francesco Pitocco, Lazzaretti, David, in «Dizionario biografico degli Italiani»
- G. Barzellotti, Monte Amiata e il suo profeta, 1910
- Informazioni storiche, artistiche e geografiche sul monte Amiata
- Centro studi David Lazzaretti
- Progetto Amiata Archivio documenti su David Lazzaretti e la Comunità giurisdavidica
- Il processo dell'Inquisizione a Davide Lazzaretti (pp. 3-7 del file pdf)
- A. Pii, Davide Lazzaretti