Cristoforo Colombo (veliero)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cristoforo Colombo
Дунай (Dunaj)
Nave scuola Cristoforo Colombo
Nave scuola Cristoforo Colombo
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Naval Ensign of the Soviet Union.svg
Proprietario/a Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Naval Ensign of the Soviet Union.svg Voenno Morskoj Flot SSSR
Cantiere Castellammare di Stabia (NA)
Impostata 15 aprile 1926[1]
Varata 4 aprile 1928
Entrata in servizio 1º luglio 1928
Radiata ceduto all'URSS URSS nel 1949[1]
Destino finale distrutto in un incendio nel 1963
Caratteristiche generali
Dislocamento 4.146
Stazza lorda 3.410 tsl
Lunghezza ft. 100,50 m
Larghezza 15,50 m
Pescaggio 7 m
Propulsione principale vela:

propulsione secondaria:

Velocità 10 nodi
Equipaggio circa 400 persone:
Armamento
Armamento 4 cannoni da 70/40 e 4 mitragliatrici[2]

[senza fonte]

voci di navi presenti su Wikipedia

La nave scuola Cristoforo Colombo è stata un'unità della Regia Marina usata, unitamente alla nave scuola Amerigo Vespucci, per l'addestramento degli allievi ufficiali fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il Cristoforo Colombo in navigazione.
Altra immagine del Cristoforo Colombo.

Il progettista di questa unità fu il tenente colonnello del Genio Navale Francesco Rotundi.

Nel 1925 la Regia Marina aveva ordinato, in vista della prossima radiazione delle ormai due vecchie unità della classe Flavio Gioia, la costruzione di due navi scuola per l'addestramento dei suoi equipaggi e l'allora Ministro della Regia Marina Ammiraglio Giuseppe Siriani, conferì al Ten. Col del Genio Navale Francesco Rotundi l'incarico per la progettazione e realizzazione delle due nuove scuola e Rotundi nel disegnarne le forme si ispirò al pirovascello della Marina borbonica "Monarca"; le fasce bianche rappresentano le due linee di cannoni dei vascelli ai quali il progettista si era ispirato.

Lo scafo, la struttura, i ponti e i tronchi portanti degli alberi e del bompresso erano in acciaio, così come i pennoni e le sartie. La nave era divisa in tre ponti principali: ponte di coperta, ponte di batteria e corridoio, con castello a prora e cassero a poppa. La copertura del ponte, del castello, del cassero e le rifiniture erano in legno di teak.

La propulsione principale era a vela, costituita da ventisei vele di tela olona, la cui superficie totale misurava 2.824 metri quadrati.

La propulsione secondaria era costituita da due motori diesel elettrici accoppiati più due dinamo. La nave aveva due eliche controrotanti e coassiali (quindi calettate sullo stesso albero).

La costruzione delle due unità avvenne nel Regio Cantiere Navale di Castellammare di Stabia, La prima delle due unità fu la "Cristoforo Colombo", il suo scafo venne impostato sugli scali il 15 aprile 1926 con il nome di "Patria" subito cambiato con il definitivo "Cristoforo Colombo", in onore del famosissimo navigatore genovese. La nave, varata il 4 aprile 1928, entrò in servizio il 1º luglio 1928 e a partire dal 1931 venne affiancata nella sua attività addestrativa dalla seconda delle unità che erano state ordinate nel 1925, l'Amerigo Vespucci, molto simile, ed ancora oggi in attività.[3]

I due velieri pur apparendo come gemelli, presentavano alcune differenze, fra cui la diversa inclinazione del bompresso, il diverso attacco delle sartie, che nel caso della Vespucci erano a filo di murata, mentre sulla Colombo erano invece cadenti all'esterno. Altra notevole differenza era rappresentata dalle imbarcazioni maggiori che sulla Colombo erano sistemate a centro nave con il relativo picco per le manovre di messa in mare e di sollevamento delle imbarcazioni. La Colombo, inoltre aveva, per filare le catene delle ancore, due occhi di cubia per mascone, mentre la Vespucci, ne aveva uno solo.

Altra differenza, anche se non visibile era che la Colombo aveva due eliche mentre la Vespucci solamente una.[4][5]

Nome[modifica | modifica sorgente]

Il nome Cristoforo Colombo era già stato portato da altre quattro precedenti unità della Regia Marina: la prima era un brigantino a vela proveniente dalla Marina Sarda, varato nel 1843 e radiato nel 1867; seguirono due incrociatori, costruiti entrambi nell'Arsenale di Venezia, il primo dei quali varato nel 1875 e in servizio tra il 1876 e il 1891 e il secondo varato nel 1890 e in servizio tra il 1892 e il 1907 e una corazzata impostata nel 1915 nel cantiere Ansaldo di Genova, ma demolita nel 1921 ancor prima di essere stata varata.

Servizio[modifica | modifica sorgente]

Vespucci (a sinistra) e Colombo (a destra) a La Spezia nel 1935.

La nave, insieme all'unità gemella Vespucci, andò quindi a costituire nel 1931 la Divisione Navi Scuola ed esse effettuarono insieme una serie di Campagne di Istruzione, in Mediterraneo, Nord Europa e Atlantico, fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale[6]. In particolare, nella campagna del 1931 il comando della Divisione Navi Scuola era affidato all'ammiraglio di divisione Domenico Cavagnari (poi capo di stato maggiore della Regia Marina allo scoppio del conflitto), con la Vespucci comandata dal capitano di vascello Radicati e la Colombo comandata dal capitano di fregata Bruto Brivonesi, che poi diventerà ammiraglio.[7]

Le due unità, salpate da Livorno, fecero scalo nei porti di: Portoferraio, Lisbona, Brest, Amsterdam, Kiel, Gdynia, Danzica, Londra, Ceuta, Portoferraio e Genova.[7]

Comandante durante la crociera addestrativa del 1933 il futuro ammiraglio Alberto Da Zara, che comandò la squadra navale durante alcune operazioni belliche, mentre nel 1938 fu a bordo il capitano medico Bruno Falcomatà, poi MOVM con la X Flottiglia MAS nelle acque di Malta.[2]

Dopo che la Colombo ebbe trascorso altri due anni di attività addestrative in acque nazionali, nella zona di Pola dove si trovava uno dei tre C.R.E.M[8][9], all'armistizio dell'8 settembre 1943, le due unità, che si trovavano a Venezia, raggiunsero Brindisi.

La cessione[modifica | modifica sorgente]

Nel dopoguerra, in ottemperanza al trattato di pace firmato a Parigi, la nave venne ceduta all'Unione Sovietica nel 1949. I sovietici, oltre alla Colombo, ottennero la nave da battaglia Giulio Cesare, l'incrociatore Duca d'Aosta, i cacciatorpediniere Artigliere e Fuciliere, le torpediniere Ardimentoso, Animoso e Fortunale, e i sommergibili Nichelio e Marea, oltre al cacciatorpediniere Riboty, che non venne ritirato a causa della sua obsolescenza ed altro naviglio, quali MAS e motosiluranti, vedette, navi cisterna, motozattere da sbarco, una nave da trasporto e dodici rimorchiatori. Oltre al Riboty, una piccola parte della quota di naviglio destinata ai sovietici non venne ritirata a causa del pessimo stato di manutenzione e per questa parte di naviglio i sovietici concordarono una compensazione economica.[10]

La nave ad Augusta nel febbraio 1949 in attesa della consegna ai sovietici.

La consegna delle navi ai sovietici sarebbe dovuta avvenire in tre fasi a partire da dicembre 1948, per concludersi nel giugno successivo. Le unità principali erano quelle del primo e del secondo gruppo. Del primo gruppo facevano parte la corazzata Giulio Cesare, insieme all'Artigliere e ai due sommergibili, mentre del secondo gruppo facevano parte il Duca d'Aosta, la nave scuola e le torpediniere. Per tutte le navi la consegna sarebbe avvenuta nel porto di Odessa, ad eccezione della corazzata e dei due sommergibili la cui consegna era prevista nel porto albanese di Valona, in quanto la Convenzione di Montreux non consentiva il passaggio attraverso i Dardanelli di navi da battaglia e sommergibili appartenenti a stati privi di sbocchi sul Mar Nero.[10] Il trasferimento sarebbe dovuto avvenire con equipaggi civili italiani sotto il controllo di rappresentanti sovietici e con le navi battenti bandiera della Marina Mercantile, con le autorità governative italiane responsabili delle navi sino all'arrivo nei porti dove era prevista la consegna. Per prevenire possibili sabotaggi, le navi dei primi due gruppi sarebbero state condotte ai porti di destinazioni senza munizioni a bordo, che sarebbero state trasportate successivamente a destinazione con normali navi da carico, ad eccezione della corazzata, consegnata con 900 tonnellate di munizioni, che comprendevano anche 1100 colpi dei cannoni principali e l'intera dotazione di 32 siluri da 533 mm dei due battelli.[10]

La Cristoforo Colombo con in primo piano un idrovolante.

La cessione delle navi alle nazioni vincitrici, ed in particolare all'Unione Sovietica, dove si trovavano ancora migliaia di prigionieri di guerra italiani, creò un gran fermento fra gli equipaggi della Marina Militare e sdegno in tutta Italia, al punto che durante gli ultimi mesi prima della consegna vennero prese eccezionali misure di sorveglianza mediante ronde, sia sulla banchina che in tutto il porto, ed intorno alle carene delle navi destinate ad essere cedute avvenivano continue ispezioni subacquee, con immersioni di palombari ogni trenta minuti, nel timore che vi potessero essere applicate cariche esplosive in grado di provocarne l'affondamento.

Alcuni giovani militanti dei FAR e alcuni reduci della Xª MAS avevano pianificato l'affondamento della nave, che era un mito per tutti i marinai, avendo addestrato generazioni di ufficiali e che bisognava sottrarre all'onta della cessione allo straniero, che in questo caso era anche la culla del comunismo;[11] il piano venne scoperto e il 20 gennaio 1949 vennero arrestati a Taranto lo studente Clemente Graziani, uno dei fondatori dei FAR, e il motorista Biagio Bertucci, mentre alla Stazione Termini di Roma vennero arrestati, mentre erano in procinto di prendere un treno per Taranto cinque ex-marò della Xª MAS che avevano tutti combattuto nel Battaglione Barbarigo sul fronte di Anzio-Nettuno,[11] sorpresi dalla polizia con sette chilogrammi di tritolo nella valigia.[12]

La nave il 9 febbraio 1949 lasciò il porto di Taranto alla volta di Augusta dove il 12 febbraio passò in disarmo, ammainando, in attesa della consegna, la bandiere della Marina Militare Italiana e issando quella della Marina Mercantile. Il 19 febbraio la nave, con la sigla Z 18,[13] salpò da Augusta alla volta di Odessa, porto di consegna alla Marina sovietica, insieme alle unità del secondo gruppo, raggiungendo la sua destinazione il 2 marzo, ormeggiando nella stessa banchina dove già si trovavano "Duca d'Aosta" e "Fortunale". Al comando dell'unità venne destinato il Capitano di Corvetta Nikolaj Korzun. Il pomeriggio successivo con la consegna formale ai sovietici il tricolore venne ammainato dalla nave per l'ultima volta.

Dunaj[modifica | modifica sorgente]

Ribattezzata con il nome Dunaj (Danubio in russo[1]), la nave dopo essere stata consegnata all'Unione Sovietica venne posta ai lavori nel cantiere di Odessa ed i sovietici, allo scopo di cancellare il ricordo dell'italianità della nave, ridipinsero lo scafo di colore grigiastro al posto della colorazione bianca e nera che riportava ai ponti delle batterie dei cannoni tipica dei vascelli da guerra della fine del settecento. Nella Marina Sovietica, la nave, assegnata alla 78ª Brigata di addestramento, venne utilizzata saltuariamente come nave scuola ad Odessa nelle acque del Mar Nero fino al 1959, quando passò alle dipendenze della Scuola Superiore del Ministero della Marina di Leningrado che nel 1960 la destinò all'Istituto Nautico di Odessa. Nel 1961 sarebbe dovuta essere sottoposta ad importanti lavori di manutenzione, che mai furono iniziati; nel frattempo venne disalberata ed adibita a nave di trasporto per il legno finché nel 1963 bruciò insieme al suo carico nelle acque sovietiche e poiché venne ritenuto economicamente sconveniente un suo recupero, venne radiata dall'albo delle navi nello stesso anno, restando abbandonata e semidistrutta per altri otto anni fino al 1971, anno nel quale fu definitivamente demolita.

In uno dei racconti scritti nel 1959 e poi riuniti in Il compagno Don Camillo (romanzo) di Giovanni Guareschi, la nave viene vista ormeggiata in un porto dell'Unione Sovietica; quando Don Camillo (che si è aggregato sotto falso nome ad una delegazione guidata da Peppone) indica agli altri delegati uno splendido veliero ormeggiato suscita la risentita reazione di uno di essi, marittimo di professione, che vi riconosce il "Colombo" sentendo risvegliare il dolore e lo sdegno che la cessione aveva provocato in tutta la sua categoria; esattamente lo scopo che si proponeva Don Camillo, che a sua volta l' aveva riconosciuto.

Immagini dopo il trasferimento all'Unione Sovietica
La nave ad Odessa nel 1949 dopo la consegna ai sovietici
In navigazione


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d http://www.marina.difesa.it/unita/vespucci.asp NAVE AMERIGO VESPUCCI A 5312 - Il Cristoforo Colombo
  2. ^ a b untitled
  3. ^ Le descrizione delle due unità. URL consultato il 16-11-2007.
  4. ^ Le differenze costruttive tra le due unità sul sito della Marina Militare. URL consultato il 16-11-2007.
  5. ^ Storia - Dati tecnici sul sito Congedati Vespucci.
  6. ^ Il Cristoforo Colombo sulla pagina del Vespucci sul sito della Marina Militare. URL consultato il 20-07-2010.
  7. ^ a b L'AFFASCINATE STORIA DELLE NOSTRE NAVI ATTRAVERSO I DOCUMENTI POSTALI - LA PRIMA CAMPAGNA DELLA “VESPUCCI”. URL consultato il 16-11-2007.
  8. ^ http://www.marina.difesa.it/mariscuola/index.asp
  9. ^ http://www.lussinpiccolo-italia.net/ancora_su_istituto_nautico_nazario_sauro.21.htm
  10. ^ a b c Sergej Berežnoj, traduzione e annotazioni: Erminio Bagnasco, Navi italiane all'URSS in Storia Militare, nº 23, agosto 1995, pp. 24–33, ISSN 1122-5289.
  11. ^ a b Giulio Cesare - Novorossiisk; l'affondamento
  12. ^ I nomi dei cinque ex-marò della Xª MAS erano: Paolo Andriani, Sergio Baldassini, Fabio Galiani, Fabrizio Galliani, e Alberto Tagliaferro. Fonte citata: Giulio Cesare - Novorossiisk; l'affondamento
  13. ^ Le navi che l'Italia dovette consegnare in base al trattato di pace nell'imminenza della consegna vennero contraddistinte da una sigla alfanumerica.
    Le navi destinate all'Unione Sovietica erano contraddistinte da due cifre decimali precedute dalla lettera Z: Cesare Z11, Artigliere Z 12 Marea Z 13, Nichelio Z 14, Duca d'Aosta Z15, Animoso Z16, Fortunale Z17, Colombo Z18, Ardimentoso Z19, Fuciliere Z20;
    le navi consegnate alla Francia erano contraddistinte dalla lettera iniziale del nome seguita da un numero: Eritrea E1, Oriani O3, Regolo R4, Scipione Africano S7;
    per le navi consegnate a Yugoslavia e Grecia, la sigla numerica era preceduta rispettivamente dalle lettere Y e G: l'Eugenio di Savoia nell'imminenza della consegna alla Grecia ebbe la sigla G2.
    Stati Uniti e Gran Bretagna rinunciarono integralmente all'aliquota di naviglio loro assegnata, ma ne pretesero la demolizione - Erminio Bagnasco, La Marina Italiana. Quarant'anni in 250 immagini (1946-1987) in supplemento "Rivista Marittima", 1988, ISSN 0035-6984.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]