Domenico Cavagnari

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Domenico Cavagnari
L'ammiraglio Cavagnari in compagnia di Benito Mussolini
L'ammiraglio Cavagnari in compagnia di Benito Mussolini
1876 - 1966
Soprannome Mingo
Nato a Genova
Morto a Roma
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia
Forza armata Regia marina
Arma Marina
Grado Ammiraglio d'armata
Guerre Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Campagne Campagna di Libia
Battaglie Battaglia di Punta Stilo
Notte di Taranto

[senza fonte]

voci di militari presenti su Wikipedia

Domenico Cavagnari (Genova, 20 luglio 1876Roma, 2 novembre 1966) è stato un ammiraglio italiano.

Con l'ammiraglio Domenico Cavagnari, sottosegretario di stato dal 1933 e capo di stato maggiore dal 1934, la Regia Marina raggiunse la sua massima espansione. Genovese, entrò in marina alla fine dell'Ottocento e partecipò alla Guerra Italo-Turca e alla prima guerra mondiale imbarcato su naviglio silurante. Diventato ammiraglio negli anni Venti, comandò dapprima l'Accademia Navale e la 2ª Divisione Navale raggiungendo poi i vertici della marina nel 1933. Impostò un programma di sviluppo incentrato soprattutto sulle navi da battaglia e sui sommergibili. Dopo l'entrata in guerra nel 1940, a causa del grave scacco della Notte di Taranto, ma in generale per la condotta passiva della guerra navale, Mussolini lo sostituì con l'ammiraglio Arturo Riccardi. Morì a Roma nel 1966.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cavagnari partecipò alla Campagna di Libia del 1911 e alla prima guerra mondiale in Adriatico. Dal 1929 al 1932 fu comandante della Accademia Navale di Livorno. In seguito, nel 1934, assunse sia la carica di Capo di Stato Maggiore della Marina, che quella di Sottosegretario del Ministero della Marina. Riuniva cioè di fatto nelle sue mani sia la massima responsabilità militare, in qualità di Capo di Stato Maggiore, che politica, come Sottosegretario del Ministero della Marina, affidato formalmente allo stesso Benito Mussolini (come i Ministeri della Guerra e dell’Aeronautica).

In questa posizione fu Cavagnari a preparare la Marina al secondo conflitto mondiale. È opinione abbastanza condivisa dagli storici che la flotta affrontò la guerra senza un adeguato grado di preparazione. Malgrado disponesse di una delle maggiori flotte sommergibilistiche del mondo (seconda solo a quella dell’Unione Sovietica), e con una flotta da guerra di rilevanti dimensioni (con le nuovissime navi da battaglia Classe Littorio da 40 000 t) non erano stati risolti alcuni problemi strutturali, tra cui è il caso di ricordare il coordinamento inesistente tra lo strumento navale e quello aeronautico, la mancanza di portaerei (solo con troppo ritardo ci si accinse alla costruzione delle portaerei Aquila e Sparviero, che comunque non furono completate in tempo per poter intervenire nel conflitto).

Grandi responsabilità oggettive ebbe il Cavagnari nel mancato sviluppo e utilizzo, da parte italiana, delle moderne tecnologie elettroniche, come il radar. Da lui considerate "diavolerie", esse diedero un vantaggio decisivo alla flotta inglese, in particolare negli scontri notturni. Cavagnari si oppose anche alla introduzione degli aerosiluranti, che in seguito si rivelarono al contrario armi efficacissime rispetto all'inefficace bombardamento a caduta libera. Queste sue scelte influenzarono in modo decisamente negativo per la Regia Marina l'esito del conflitto. Fu sicuramente l'uomo sbagliato al momento sbagliato e nel posto sbagliato.

Cavagnari illustrò a Mussolini le scarse probabilità di vittoria della Marina Italiana, sottolineando la prospettiva di dovere mantenere un atteggiamento difensivo in una guerra sul mare.[1] L’ammiraglio Cavagnari, chiamato familiarmente ‘Mingo’ negli ambienti della Marina, fu dimissionato in seguito ai primi insuccessi della Marina: la battaglia di Punta Stilo e l'attacco britannico alla base navale di Taranto, conosciuto come Notte di Taranto.

Il suo successore fu l'ammiraglio conte Arturo Riccardi.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— Roma, 24 luglio 1919[2]
Ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
— 19 giugno 1924
Commendatore dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
— 20 luglio 1925
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 25 ottobre 1931
Grande ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
— 31 dicembre 1934
Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— Roma, 31 luglio 1939[2]

Decorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918 (4 anni di campagna)
Medaglia a ricordo dell’unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia a ricordo dell’unità d'Italia
Medaglia interalleata della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia d'argento al valor militare (3 volte) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare (3 volte)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia Illustrata ed. Portoria ottobre 1996
  2. ^ a b Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della marina italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1987;

Controllo di autorità VIAF: 52632027 LCCN: n2002159497