Quarta guerra d'indipendenza italiana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Quarta guerra di indipendenza)
Kingdom of Italy 1870 map.svg Kingdom of Italy 1919 map.svg
Mappa del Regno d'Italia dal 1870 Mappa del Regno d'Italia dopo la prima guerra mondiale
« Unità d'Italia 1848-1918 »
(Rovescio della Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia, modello 1918.)

Quello di quarta guerra di indipendenza è un nome dato all'intervento italiano alla prima guerra mondiale[1], in un'ottica storiografica che individua in quest'ultimo la conclusione del Risorgimento e dell'Unità d'Italia[2][3][4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dritto della medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918; l'iscrizione recita "Guerra per l'unità d'Italia 1915-1918"

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Terza guerra di indipendenza quasi tutta l'Italia era unita in un unico Stato. Mancavano però le cosiddette "terre irredente", ossia terre italofone, geograficamente o storicamente italiane che ancora non erano parte dello Stato unitario. Fra le terre irredente appartenenti ancora all'Austria-Ungheria erano solitamente indicate come tali: la Venezia Giulia (con la città di Fiume), la Venezia Tridentina e la Dalmazia. Il movimento dell'Irredentismo italiano, che mirava alla ricongiunzione delle suddette con la madrepatria e quindi alla loro conseguente redenzione, fu attivo appunto tra gli ultimi decenni del XIX secolo e i primi del XX. Proprio in ambito irredentista cominciò a svilupparsi il tema della necessità di una "quarta guerra d'indipendenza" contro l'Austria fin dagli ultimi decenni del XIX secolo[5][6], quando ancora l'Italia era saldamente inglobata nella triplice alleanza; anche la guerra italo-turca fu vista, in ambito irredentista, come facente parte di tale tematica[7].

Il dibattito pre-bellico[modifica | modifica wikitesto]

Lo scoppio della prima guerra mondiale in Europa divise l'opinione pubblica italiana fra neutralisti e interventisti. Il principale argomento di questi ultimi era che la guerra in corso avrebbe potuto rappresentare per l'Italia l'occasione per concludere definitivamente la stagione risorgimentale strappando le ultime terre irredente allo storico nemico austriaco. Anche per questo il re e il governo, di fronte a un parlamento neutralista, stipularono il patto di Londra, con il quale l'Italia si impegnava a entrare in guerra in cambio di tutte le terre ancora irredente in mano austriaca eccetto la città di Fiume, destinata a rimanere parte dell'Austria-Ungheria e parte della Dalmazia. Perciò l'individuazione della guerra mondiale come conclusione del processo risorgimentale fu strettamente connessa all'entrata in guerra dell'Italia; Antonio Salandra, allora primo ministro, commentando alla camera dei deputati l'entrata in guerra del paese, affermò che il destino aveva dato alla presente generazione il compito di completare l'opera del Risorgimento[8][9].

Re Vittorio Emanuele III, il giorno dell'entrata in guerra del regno d'Italia, concluse il suo breve proclama indirizzato ai "soldati di terra e di mare" con la frase A voi la gloria di compiere, finalmente, l'opera con tanto eroismo iniziata dai nostri padri.[10].

Conseguenze post-belliche[modifica | modifica wikitesto]

Incipit della lapide commemorativa ai caduti della prima guerra mondiale, indicata come la maggior guerra del risorgimento, a Bolgheri.

L'Italia uscì dalla guerra distrutta dal punto di vista economico, seppur vittoriosa. Durante la conferenza di Versailles i delegati italiani reclamarono, oltre alle terre convenute nel Patto di Londra, anche la città di Fiume, città italofona "autoproclamatasi" territorio italiano, visto che l'Impero austro-ungarico al quale sarebbe dovuta rimanere non esisteva più. Ciò fu impossibile per la decisa opposizione del presidente statunitense Woodrow Wilson e di altri stati europei come la Francia, venne altresì negata all'Italia la sovranità su alcuni territori esplicitamente indicati in articoli del Trattato di Londra [11] quali Valona, l'isola di Saseno e territori circostanti dell'Albania (articolo 6 del trattato), territori della provincia di Adalia dallo smembramento dell'Impero Ottomano (articolo 9) e le compensazioni coloniali (articolo 13), che furono invece godute da Francia e Inghilterra. Indignato per questo comportamento il presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando abbandonò temporaneamente la conferenza.

Questo trattamento riservato all'Italia fece nascere il concetto di vittoria mutilata, termine coniato dal poeta Gabriele D'Annunzio. La rabbia per i disagi economici e per i mancati compensi bellici fece sprofondare l'Italia in un periodo di fortissime tensioni interne, conclusosi con l'avvento del Fascismo e della dittatura di Benito Mussolini. Infatti Mussolini per salire al potere fece leva anche sui sentimenti nazionalisti e reducisti, che deploravano la vittoria mutilata. Il fatto che la Grande Guerra, per cui erano morti seicentomila italiani e che avrebbe dovuto essere la conclusione del Risorgimento, fosse stata mutilata, provocò grande scontento negli italiani verso le potenze europee alleate in questa guerra, aprendo la strada al militarismo che l'avrebbe portata ad intervenire nella seconda guerra mondiale.

Oggi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta del Fascismo, il tema dell'individuazione della quarta guerra d'indipendenza nella Grande guerra è andato perdendo di rilevanza, non però scomparendo. Nel museo centrale del Risorgimento al Vittoriano, la stagione risorgimentale spazia fino al conflitto 1915-1918, a dimostrazione di come ancora la prima guerra mondiale sia vista come conclusione del Risorgimento[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ archiviodistatopiacenza
  2. ^ a b La Grande Guerra nei manifesti italiani dell'epoca
  3. ^ Piergiovanni Genovesi - Il Manuale di Storia in Italia
  4. ^ È questa l'opinione non solo di tanti intellettuali nazionalisti e irredentisti dell'epoca, ma anche di alcuni storici liberali, fra cui Adolfo Omodeo, che fu «uno dei più accesi sostenitori della visione della Grande guerra come continuazione e compimento delle guerre di indipendenza e del Risorgimento...» Cit. da: AA. VV. Storia d'Italia, Einaudi 1974 ed. speciale il Sole 24 Ore, Milano 2005 vol. 10 (Alberto Asor Rosa, Dall'unità ad oggi) p. 1356»
  5. ^ Antonio Scottà, La Conferenza di pace di Parigi fra ieri e domani (1919-1920)
  6. ^ Emilio Lussu, La catena
  7. ^ Antonio Schiavulli, La guerra lirica: il dibattito dei letterati italiani sull'impresa di Libia
  8. ^ Cfr. pag 444, Christopher Duggan, La forza del destino, Laterza, 2011
  9. ^ Alberto Mario Banti, Storia contemporanea
  10. ^ Proclama di Sua Maestà il Re - 24 maggio 1915
  11. ^ Primary Documents - Treaty of London, 26 April 1915 Estratto del Trattato da: Great Britain, Parliamentary Papers, London, 1920, LI Cmd. 671, Miscellaneous No. 7, 2-7

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]