PJ Harvey

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PJ Harvey
PJ Harvey @ Pitchfork, Chicago 7 15 2017 (26693943918) (cropped).jpg
PJ Harvey in concerto a Chicago il 15 luglio 2017
NazionalitàRegno Unito Regno Unito
GenereRock alternativo
Indie rock
Periodo di attività musicale1991 – in attività
Album pubblicati13 (da solista)
2 (con John Parish)
Studio12
Raccolte3
Logo ufficiale
Sito ufficiale

PJ Harvey, nome d'arte di Polly Jean Harvey (Yeovil, 9 ottobre 1969), è una cantante, musicista e compositrice britannica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ha registrato dischi da solista sotto il nome di P.J. Harvey, ma ha cominciato la sua carriera come parte di un trio (con il batterista Rob Ellis e il bassista Steve Vaughan) anch'esso chiamato PJ Harvey.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Ray Harvey, artigiano delle pietre, e di Eva, scultrice, Harvey è cresciuta in una piccola fattoria nei pressi di Corscombe nel Dorset[1]. In giovane età i genitori l'hanno introdotta al blues, jazz e all'art-rock music, che più tardi influenzeranno il suo stile musicale: «Sono cresciuta ascoltando John Lee Hooker, Howlin' Wolf, Robert Johnson, e molto di Jimi Hendrix e Captain Beefheart. Sono stata esposta a tutti questi musicisti molto compassionevoli in tenera età... e questo è sempre rimasto in me e sembra essere tornato in superficie a un'età molto più adulta. Penso che il modo in cui siamo quando cresciamo sia il risultato di quello che abbiamo conosciuto da piccoli», ha dichiarato a Rolling Stone nel 1995. Ha passato anche una fase di ribellione durante l'adolescenza, in cui ha ascoltato artisti più pop come U2, The Police, Soft Cell, Duran Duran e Spandau Ballet, e più tardi nella sua adolescenza è diventata una grande fan delle band indie statunitensi Pixies,[2] Television e Slint, ma non, come molto critici hanno sospettato, di Patti Smith (un frequente paragone che viene fatto e che la Harvey liquida come "giornalismo pigro") anche se ne ha sempre stimato l'energia e il magnetismo sul palco. Più recentemente la Harvey ha detto di essere stata ispirata da Bob Dylan[3], dalla musica folk russa, dal compositore italiano Ennio Morricone e da compositori classici come Arvo Pärt, Samuel Barber e Henryk Górecki e di apprezzare molto Siouxsie Sioux per la sua presenza scenica.[4]

Harvey ha frequentato le scuole a Beaminster, dove, da adolescente, ha iniziato a prendere lezioni di chitarra dal chitarrista folk Steve Knightley e successivamente di sassofono[1]. Come sassofonista, corista e chitarrista ha fatto parte di vari gruppi attivi nel Dorset, come Bologne, Polekats (un duo folk con cui eseguiva anche cover di Bob Dylan[3]) e Stoned Weaklings. Ha cominciato a scrivere le sue prime canzoni all'età di 17 anni; nel 1988 si è unita alla band di Bristol Automatic Dlamini, in cui ha incontrato John Parish, inaugurando una collaborazione ed un'amicizia che dureranno negli anni[1]; strinse amicizia anche con la ragazza di Parish, la fotografa Maria Mochnacz, che diventerà la sua fotografa principale (autrice di molte tra le più celebri copertine della cantante) nonché regista di quasi tutti i videoclip fino al 2008[5]. Nel gennaio 1991 ha formato il trio originale chiamato PJ Harvey (lei stessa alla chitarra e voce, l'ex-Automatic Dlamini Rob Ellis alla batteria e Ian Olliver al basso, presto sostituito da Steve Vaughan). Il debutto, nella pista di skittle dello Sherborne's Antelope Hotel, fu così disastroso che il proprietario dovette pregare la band di smettere di suonare perché quasi tutti i clienti avevano lasciato il posto. A questo punto la Harvey aveva anche completato un corso di arte allo Yeovil Art College e si era trasferita a Londra per studiare scultura all'appena istituito Central Saint Martins College of Art & Design, ancora indecisa sulla sua futura carriera.

Anni 90[modifica | modifica wikitesto]

In pochi mesi il trio iniziò a registrare del materiale sotto forma di demo per inviarlo a varie etichette; fu l'indipendente Too Pure che accettò di produrre un brano del gruppo e nell'ottobre del 1991 uscì il loro singolo di debutto Dress. Il disco fu votato come singolo della settimana su Melody Maker da John Peel, che ammirava «il modo in cui Polly Jean sembra investita dal peso delle sue stesse canzoni e arrangiamenti, come se l'aria fosse letteralmente risucchiata da questi... ammirevole, anche se non sempre piacevole». Nel febbraio successivo il trio ha pubblicato un altrettanto acclamato secondo singolo Sheela Na Gig, e il suo primo LP Dry, registrato all'Icehouse Studio di Yeovil, il 30 marzo 1992. Un'edizione limitata con un doppio LP contenente Dry e i demo per Dry, chiamato Dryer/Demonstration fu pubblicata nello stesso momento; per entrambi i singoli furono girati i rispettivi videoclip diretti da Maria Mochnaz. La musica del gruppo, grezza, hard rock con mischiati elementi di punk, blues e grunge, conquistò velocemente le riviste e un forte culto in entrambi i lati dell'Atlantico. L'album raggiunse l'undicesima posizione nelle classifiche britanniche e molte riviste (Select, Spin e Q) lo inclusero fra i migliori dischi del 1992; Rolling Stone nominò la ventiduenne PJ Harvey miglior autrice e miglior cantante donna di quell'anno.

PJ Harvey in concerto a New York nel 1993

Nell'aprile del 1992, a solo pochi mesi dall'uscita del singolo, Harvey apparve in topless sulla copertina del magazine britannico NME; prima di quel momento la Harvey era stata etichettata come certamente femminista. In proposito la Harvey dichiarò al magazine Vox che «Non mi definirei femminista perché non capisco il termine o il bagaglio che si porta dietro. Penso che dovrei tornare indietro e studiarne la storia per associarlo davvero a me, e non sento il bisogno di farlo. Preferisco decisamente andare avanti a fare le cose nel modo in cui le ho sempre fatte». Più recentemente ha dichiarato al magazine Bust: «Non penso mai al femminismo, voglio dire non mi sfiora mai la mente. Certamente non penso in termini di genere quando scrivo canzoni, e non ho mai avuto problemi che non potessi superare per il fatto di essere una donna. Forse non sono grata per le cose che sono avvenute prima di me. Ma non credo ci sia nessun bisogno di essere consapevoli di essere una donna in questo campo. Mi sembra solo una perdita di tempo. Non offro un supporto specifico alle donne. Offro supporto alle persone che scrivono musica, molte delle quali sono uomini».

Pochi mesi dopo il trio firmò un contratto con la major Island Records; Harvey era una ammiratrice di gruppi come Pixies, Slint e Jesus Lizard, e scelse Steve Albini, che aveva lavorato con queste band, come produttore. Dopo un breve tour negli Stati Uniti in autunno, nel dicembre 1992 il gruppo si recò a Cannon Falls nel Minnesota, per registrare il loro secondo lavoro al Pachyderm Recording Studio (dove solo poche settimane più tardi i Nirvana registreranno In Utero, sempre con Albini). Vengono pubblicati due album in rapida successione: il rumoroso, intenso e fieramente senza compromessi Rid of Me, e il lavoro solista 4-Track Demos, che conteneva gli otto 4-track demo fatti in casa che sarebbero diventati Rid of Me, insieme a sei tracce inedite.

Dopo lo scioglimento della band nell'agosto del 1993 per divergenze creative fra i tre membri[1] , l'anno seguente viene pubblicato il video album Reeling with PJ Harvey diretto da Maria Mochnacz, che contiene riprese di concerti tenuti al London Forum nel maggio 1993, backstage, video e interviste[6].

PJ Harvey ha inaugurato nel 1995 la sua carriera solista con l'album To Bring You My Love. Prodotto da Mark Ellis (anche conosciuto come Flood), l'album fu un grande successo mondiale con oltre un milione di copie vendute e divenne subito una pietra miliare del rock alternativo. Caratterizzato da una registrazione più blues della precedente, vide PJ Harvey ampliare la sua tavolozza musicale, includendo archi, organi e effetti sonori elettronici, generando inoltre una hit a sorpresa con il singolo Down by the Water. Il giudizio della critica fu più che favorevole e finì per essere eletto album dell'anno da The Village Voice, Rolling Stone, USA Today, People, New York Times e Los Angeles Times; per questo lavoro, Harvey venne anche votata come artista dell'anno da Rolling Stone e SPIN. Durante questo periodo cominciò anche a sperimentare con la sua immagine adottando uno stile elaborato, teatrale nei suoi show: mentre prima usava apparire nei concerti con semplici magliette nere, pantaloni mimetici e Doc Martens, struccata e coi capelli spettinati, adesso appariva con gonne a pallone, parrucche e appariscente make-up da vamp (compreso ciglia e unghie finte), usando i sostegni di scena come scope e un microfono illuminato in stile Ziggy Stardust. Negò ogni citazione alle drag queens nella sua immagine, che definì alla “Joan Crawford in acido”, ma ammise al magazine SPIN, «è questa combinazione di essere elegante e divertente e rivoltante tutto allo stesso tempo che mi affascina. Veramente trovo questo modo di portare il make-up, tutto sbavato, sia estremamente bello. Forse ho solo un senso della bellezza un po' distorto». Tuttavia più tardi dichiarò a Dazed & Confused che «era una sorta di maschera. Ero persa come persona a quel punto. Non mi era rimasto più senso di me stessa» e non ha più ripetuto lo stile teatrale del To Bring You My Love tour.

PJ Harvey in concerto a Colonia nel 1998

Nel 1998 Havey ha pubblicato Is This Desire, un ambizioso e sperimentale album che incontrò pareri discordanti nella critica, ma che l'artista cita come suo preferito. In questo album la chitarra è lasciata in disparte per lasciare spazio alla costruzione dei pezzi intorno all'elettronica, le tastiere, il piano e il basso.

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

PJ Harvey in concerto nel 2004

Il nuovo millennio vide PJ Harvey riunire intorno a sé l'ex componente del gruppo Rob Ellis e il musicista Mick Harvey per l'album Stories from the City, Stories from the Sea (2000); scritto fra il Dorset, Parigi e New York, il nuovo lavoro ebbe un enorme successo di critica e di vendite, con più di un milione di copie vendute in tutto il mondo e vinse il prestigoso Mercury Music Prize l'anno successivo. L'album mischia suoni lussurreggianti, melodici, pop-rock con la grossolana, frustante energia punk delle prime registrazioni, e sembrò significare per l'artista un cambio di umore, come se avesse ritrovato felicità nella vita. Nel 2001 venne classificata al primo posto nella classifica delle 100 più grandi donne della musica rock stilata dei lettori del magazine Q.

Il 31 maggio del 2004 Harvey ha pubblicato il suo sesto album, intitolato Uh Huh Her. Per la prima volta dopo 4-Track Demos, l'artista ha prodotto tutto il lavoro da sola e ne ha suonato tutti gli strumenti, eccetto la batteria; l'album ha ottenuto un generale positivo riscontro da critica e fans.

Nel 2006 Harvey si è unita alla band di Moris Tepper, storico chitarrista della Magic Band di Captain Beefheart, suonando il basso nel corso della sua tournèe[7]. Nello stesso anno è uscito su DVD On Tour: Please Leave Quietly, un video album diretto da Maria Mochnaz che testimonia il tour di Uh Huh Her, con riprese di concerti, momenti di backstage, due brani inediti ed una video-intervista[8]. Il 23 ottobre 2006 l'artista ha pubblicato The Peel Sessions 1991-2004, raccolta del materiale registrato per lo show radiofonico del dj della BBC John Peel.

PJ Harvey durante il White Chalk Tour ad Atene nel luglio del 2008

Il lavoro successivo, White Chalk, registrato in uno studio in West London e uscito in Europa il 24 settembre 2007, è stato prodotto da Flood, John Parish e PJ Harvey, e segna una radicale svolta nel suo stile, essendo prevalentemente composto di ballate pianistiche[9]. La copertina, con la cantante vestita di bianco, in una sorta di omaggio alla poetessa Emily Dickinson[10], evoca l'atmosfera generale dell'album, malinconica e tormentata, dalle suggestioni vagamente gotiche[11] o vittoriane[12][13], molto lontana dagli energici e sfrontati album precedenti[11][14]. La voce della cantante assume in quest'album un ruolo centrale, spaziando dai toni intimistici e malinconici a disperate grida di dolore, utilizzando acuti mai raggiunti prima[12]; mentre la parte strumentale (strumenti antichi[12] come clavicembalo, tastiere, arpa e sommessi interventi elettronici) resta in secondo piano accentuando il senso di solitudine dei brani[14]. I testi sono intensi e criptici e parlano di abbandono, inquietudine e disperazione[14][15]. Dall'album sono stati estratti i singoli When Under Ether, The Piano e The Devil. Oltre al pianoforte, che non aveva mai imparato a suonare prima[13], Harvey utilizza nel tour promozionale dell'album anche l'autoharp, che diventerà negli anni successivi uno dei suoi strumenti abituali dopo la chitarra[16]. Le recensioni decisamente positive di White Chalk[17] confermano la stima che PJ Harvey riceve dalla critica specializzata[15][18][19].

Nel 2009 esce A Woman a Man Walked By, il secondo album nato dalla collaborazione tra John Parish e PJ Harvey, 12 anni dopo Dance Hall at Louse Point nel 1996. L'album è stato registrato a Bristol e nel Dorset e mixato da Flood; tutte le musiche sono opera di Parish, che suona anche la maggior parte degli strumenti (chitarre, batteria, organo, ukulele, banjo), la voce e i testi delle dieci canzoni sono firmati da Harvey. Dall'album è stato estratto il singolo Black hearted love, caratterizzato dal suono di chitarre indie anni 90[20]. Dal punto di vista musicale, il lavoro alterna spunti sintetici ed elettronici a elementi rock classici e rootsy e a suoni distorsivi e muscolari,[20] mentre i testi evocano un "insieme di canzoni d'amore intrappolate e aggrovigliate"[21], non senza tocchi di oscuro umorismo[11]. L'album ha ricevuto critiche generalmente positive[22] ed è stato descritto, tra l'altro, come un lavoro "elegante e poetico, dotato di un potere brutale, pieno di brio creativo e invenzione musicale[23]".

PJ Harvey in concerto a Manchester l'8 settembre 2011

Anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

Il suo ottavo album solista, Let England Shake, dopo tre anni di concepimento viene registrato in soli due mesi, tra aprile e maggio del 2010, nella St. Peter's Church, una chiesa del XIX secolo nella contea del natìo Dorset in Inghilterra. Pubblicato nel febbraio 2011, inaugura una nuova fase nella carriera della cantante essendo il suo primo lavoro interamente incentrato su tematiche di attualità: è un concept sui temi della guerra, dell'imperialismo britannico[1] e sul complesso rapporto dell'artista con la sua terra d'origine[24], trattando fra gli altri del conflitto in corso in Afghanistan e Iraq e di altri episodi della storia inglese, come la battaglia di Gallipoli (1915). L'album è prodotto, oltre che dalla Harvey, anche dai fidi John Parish, Mick Harvey e Flood; insieme a loro suona nella band anche il batterista Jean-Marc Butty. Lo stile musicale è inedito rispetto al precedente percorso della Harvey e piuttosto variegato e spiazzante, spaziando dal folk blues alle ballate tradizionali a cenni reggae e citazioni swing, e arricchito dall'uso di sonorità inconsuete come una fanfara, una tromba da adunata, un canto mediorentale, l'autoharp, un trombone, un sassofono baritono, (suonato per la prima volta dalla Harvey) e ripetuti coretti maschili che punteggiano i vari brani. Il disco, da cui vengono estratti i singoli The Words That Maketh Murder e The Glorious Land e una serie di cortometraggi diretti dal fotografo Seamus Murphy, riceve una ottima accoglienza da parte della critica[25] e fa vincere a PJ Harvey il secondo Mercury Music Prize della sua carriera[26] (prima e finora unica artista a riceverlo due volte[27]) e il prestigioso Igor Novello Award. Alla fine del 2011, Let England Shake viene inoltre eletto disco dell'anno da sedici riviste di musica[28], fra cui Mojo[29] e Uncut[30].

Nel giugno 2013 le viene conferita dalla regina Elisabetta la prestigiosa onorificenza di Membro dell'Ordine dell'Impero Britannico (MBE) per i suoi meriti in campo musicale[31]. Nel dicembre dello stesso anno, alla British Library, PJ Harvey dà il suo primo reading di poesie.

Nel gennaio del 2014 le viene affidata per un giorno la gestione del programma informativo mattutino Today di BBC Radio 4, creando grandi polemiche sui contenuti da lei inseriti[32], coinvolgendo, tra gli altri Julian Assange, John Pilger e Shaker Aamer

PJ Harvey con Enrico Gabrielli sul palco a Chicago il 15 luglio 2017 durante il The Hope Six Demolition Project Tour

Nel 2015 pubblica il suo primo libro di poesie, The Hollow of the Hand (Il cavo della mano, ed. La Nave di Teseo)[33], con la collaborazione del fotografo Seamus Murphy.

Dopo un'attesa di cinque anni, The Hope Six Demolition Project è il nono lavoro dell'artista, pubblicato il 15 aprile 2016, preceduto dall'uscita dei singoli The Wheel, The Community of Hope e The Orange Monkey. L'album, registrato nel corso di session pubbliche a pagamento svoltesi a Londra all'interno di un'installazione presso la Sommerset House, prosegue le tematiche socio-politiche già affrontate nel precedente Let England Shake, ed è il risultato di appunti di viaggio elaborati dall'autrice fra territori di guerra (Kosovo, Afghanistan) e la città di Washington fra il 2011 e il 2014, con molteplici e taglienti riferimenti all'attualità. Prodotto ancora da Flood, Parish e PJ Harvey, musicalmente il nuovo lavoro si caratterizza per una grande varietà stilistica, spaziando dal blues al folk all'alt-rock a cenni gospel a varie influenze world; i suoni continuano le sperimentazioni dell'album precedente (con grande uso di fiati) e gli arrangiamenti sono accurati e rigogliosi. L'album ha ricevuto ottimi apprezzamenti dalla critica internazionale[34]; il processo creativo dell'album è stato poi raccontato nel documentario A Dog Called Money[35] (2019) diretto da Seamus Murphy, presentato alla Berlinale[36].

Negli anni seguenti la musicista inglese si è dedicata soprattutto alla scrittura di alcune colonne sonore per il cinema, il teatro e la televisione. Nel 2018, per il thriller britannico Dark River diretto da Clio Barnard, ha inciso insieme al musicista Harry Escott la cover di un brano tradizionale inglese, An Acre of Land[37]. Nel 2019 ha composto le musiche di scena per lo spettacolo All About Eve, adattamento teatrale dell'omonimo film da parte del regista belga Ivo Van Hove, scrivendo dieci pezzi strumentali e due canzoni, eseguite dalle attrici della pièce[38]. Sempre nello stesso anno, ha anche collaborato alla colonna sonora della serie britannica The Virtues con cinque pezzi strumentali ed una canzone, The Crowded Cell, per i titoli di coda[39].

Dopo un processo di scrittura durato sei anni, nel 2022 PJ Harvey ha presentato un nuovo libro di poesie, Orlam (Picador Publisher), scritto nel dialetto del Dorset e corredato da illustrazioni disegnate dalla stessa Harvey[1][40].

Collaborazioni[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ai suoi lavori personali, PJ Harvey ha spesso collaborato con altri artisti in varie occasioni.

Ha eseguito dal vivo con la cantante islandese Björk la cover dei Rolling Stones (I Can't Get No) Satisfaction durante la cerimonia di consegna dei Brit Awards nel 1994. È apparsa nell'album di Nick Cave Murder Ballads del 1996 duettando nella canzone Henry Lee. Nel 1996 ha registrato sotto il nome di Polly Jean Harvey l'album Dance Hall at Louse Point con John Parish. Ha contribuito a otto canzoni nel Vol. 9 & 10 di The Desert Sessions del 1997 di Josh Homme. Nell'album del 1998 di Tricky Angels with Dirty Faces compare nella canzone “Broken Homes”. Ha collaborato con Thom Yorke, frontman dei Radiohead, nella canzone This Mess We're In contenuta nell'album Stories from the City, Stories from the Sea del 2000. Ha offerto chitarra, basso e cori all'album del 2001 It's a Wonderful Life degli Sparklehorse (nelle canzoni “Eyepennies” e “Piano Fire”). Nel 2004 ha collaborato con Mark Lanegan, per le parti corali di due canzoni nell'album Bubblegum e inoltre ha prodotto, suonato e scritto cinque canzoni per l'album Before the Poison di Marianne Faithfull nel 2004. Nel 2009 torna a lavorare con John Parish realizzando l'album A Woman a Man Walked By.

Altri lavori[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla meglio conosciuta attività musicale, Polly Jean ha anche recitato nel film del 1998 The Book of Life di Hal Hartley, una moderna storia basata sul personaggio di Maria Maddalena, e in un cameo come coniglietta-cantante nel cortometraggio A Bunny Girl's Tale di Sarah Miles. Inoltre è scultrice, e alcuni pezzi sono esibiti alla Lamont Gallery e al Bridport Arts Centre. Nell'ottobre 2015 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Il cavo della mano[41].

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

PJ Harvey ha ottenuto un grande numero di riconoscimenti: ha vinto il Mercury Music Prize nel 2001 (prima artista femminile solista) e nuovamente nel 2011, unica artista finora ad averlo vinto due volte. Ha vinto l'Ivor Novello Awards nel 2012 per Let England Shake.

Inoltre ha ottenuto otto nomination ai Brit Awards, sette nomination ai Grammy Awards, tre nomination ai NME Awards, varie nominations ai Q Awards e due ulteriori nomination ai Mercury Music Prize, più una nomination agli MTV Video Music Awards nel 1995 per il video di Down by the Water.

È Membro dell'Ordine dell'Impero Britannico (MBE).

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la grande notorietà avuta soprattutto nel periodo 1990-2000, PJ Harvey è sempre stata molto riservata sulla propria vita personale e anche durante le interviste evita di affrontare l'argomento[42][43], mentre ama spesso raccontare episodi della sua infanzia e della sua famiglia di origine[43][44][45].

Nei primi anni novanta la cantante ha avuto un legame con il fotografo e batterista dei Stereolab Joe Dilworth[1][46], ma la sua relazione più conosciuta è stata quella con il cantautore australiano Nick Cave, nel 1996, nata durante la loro collaborazione musicale nel brano Henry Lee dello stesso Cave. La storia durò solo pochi mesi, dopo i quali Harvey mise fine al rapporto a causa delle infedeltà del compagno e della sua tossicodipendenza[47]; ebbe molta risonanza mediatica ed è ricordata come una delle più celebri love story del rock anni novanta[48][49]. Successivamente Cave immortalò la relazione nell'album The Boatman's Call, in particolare i brani Into My Arms, West Country Girl e Black Hair sono ispirati espressamente a Harvey[1].

Possiede un patrimonio stimato sui 3 milioni di dollari[1]. Ha vissuto a Londra nei primi anni di carriera[42]; alla fine degli anni novanta ha abitato a New York per sei mesi[50] (dove ha concepito l'album Stories from the City, Stories from the Sea). Dal 2003 al 2018 ha posseduto un appartamento nel condominio di lusso Sierra Towers a West Hollywood[1][51][52]. Attualmente vive nel natio Dorset, nei pressi del villaggio di Abbottsbury[53], dove possiede una casa sulla scogliera vicino al mare con annesso studio di registrazione[44]; poco amante della vita mondana, si considera una persona casalinga, e nel tempo libero ama dedicarsi al giardinaggio e alla preparazione di marmellate[43].

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

EP[modifica | modifica wikitesto]

  • 2004 – B-Sides
  • 2011 – iTunes Session

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

  • 1991 – Dress
  • 1992 – Sheela-Na-Gig
  • 1993 – 50ft Queenie
  • 1993 – Man-Size
  • 1995 – Down by the Water
  • 1995 – C'mon Billy
  • 1995 – Send His Love to Me
  • 1996 – Henry Lee (con Nick Cave and the Bad Seeds)
  • 1996 – That Was My Veil (con John Parish)
  • 1998 – Broken Homes (con Tricky)
  • 1998 – A Perfect Day Elise
  • 1998 – The Wind
  • 2000 – Good Fortune
  • 2001 – A Place Called Home
  • 2001 – This Is Love
  • 2004 – The Letter
  • 2004 – You Come Through
  • 2004 – Shame
  • 2007 – When Under Ether
  • 2007 – The Piano
  • 2008 – The Devil
  • 2008 – Good Fortune (2008 remix, 12")
  • 2009 – Black Hearted Love
  • 2011 – The Words That Maketh Murder
  • 2011 – The Glorious Land
  • 2012 – Written on the Forehead
  • 2016 – The Wheel
  • 2016 – The Community of Hope
  • 2016 – The Orange Monkey
  • 2016 – Guilty

Con John Parish[modifica | modifica wikitesto]

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Collaborazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j (EN) Dave Doyle, PJ Harvey: net worth, Dorset dialect, LA home sale and acclaimed album reissued, su dorsetlive, 3 dicembre 2021. URL consultato il 18 aprile 2022.
  2. ^ PJ Harvey - Polly talks about the Pixies (Gouge dvd), su youtube.com, youtube, 2000. URL consultato il 12 settembre 2019.
  3. ^ a b (EN) BBC - 6 of PJ Harvey’s biggest influences… according to PJ Harvey, su BBC. URL consultato il 21 aprile 2022.
  4. ^ Steve Appleford, Checking In With . . . PJ Harvey In a New York State of Mind, su articles.latimes.com, Los Angeles Times, 29 ottobre 2000. URL consultato il 10 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 24 giugno 2016).
    «Q: Was there any figure who connected with you when you were just a listener? A: It's hard to beat Siouxsie Sioux, in terms of live performance. She is so exciting to watch, so full of energy and human raw quality.»
  5. ^ (EN) Maria Mochnacz, Maria Mochnacz's best shots, in The Guardian, 30 marzo 2009. URL consultato il 26 maggio 2022.
  6. ^ Reeling with PJ Harvey (1994), su themoviedb.org.
  7. ^ https://www.latimes.com/archives/la-xpm-2006-feb-20-et-tepper20-story.html
  8. ^ (EN) On Tour: Please Leave Quietly [DVD] - PJ Harvey | Songs, Reviews, Credits | AllMusic. URL consultato il 21 aprile 2022.
  9. ^ Stubbs, D., Return of the Native, in The Wire, Vol. 283, settembre 2007, p. 34.
  10. ^ The Solute Record Club: PJ Harvey – WHITE CHALK | The-Solute, su the-solute.com. URL consultato il 12 marzo 2022.
  11. ^ a b c PJ Harvey: Biography | Rolling Stone Music, su web.archive.org, 1º agosto 2011. URL consultato il 12 marzo 2022 (archiviato dall'url originale il 1º agosto 2011).
  12. ^ a b c (EN) White Chalk, su No Ripcord. URL consultato il 12 marzo 2022.
  13. ^ a b (EN) Rob Sheffield, Rob Sheffield, White Chalk, su Rolling Stone, 20 settembre 2007. URL consultato il 12 marzo 2022.
  14. ^ a b c PJ Harvey - White Chalk :: Le Recensioni di OndaRock, su OndaRock. URL consultato il 12 marzo 2022.
  15. ^ a b (EN) PJ Harvey Albums From Worst To Best, su Stereogum, 20 aprile 2016. URL consultato il 12 marzo 2022.
  16. ^ (EN) PJ Harvey Enlists Autoharp for New Album, Song – TwentyFourBit, su twentyfourbit.com. URL consultato il 12 marzo 2022.
  17. ^ (EN) White Chalk by PJ Harvey. URL consultato il 12 marzo 2022.
  18. ^ (EN) CD: PJ Harvey, White Chalk, su the Guardian, 16 settembre 2007. URL consultato il 12 marzo 2022.
  19. ^ Colin Carberry, White Chalk, su Hotpress. URL consultato il 12 marzo 2022.
  20. ^ a b PJ Harvey & John Parish - A Woman A Man Walked By :: Le Recensioni di OndaRock, su OndaRock. URL consultato il 6 marzo 2022.
  21. ^ THE-FLY.CO.UK / Blogs / Track By Track Preview Of PJ Harvey's Latest, su web.archive.org, 3 aprile 2009. URL consultato il 6 marzo 2022 (archiviato dall'url originale il 3 aprile 2009).
  22. ^ (EN) A Woman, A Man, Walked By by PJ Harvey & John Parish. URL consultato il 6 marzo 2022.
  23. ^ (EN) PJ Harvey - New Album, Out Now, su PJ Harvey - New Album, Out Now. URL consultato il 6 marzo 2022.
  24. ^ (EN) Let England Shake | album by Harvey | Britannica, su britannica.com. URL consultato il 17 aprile 2022.
  25. ^ Let England Shake by PJ Harvey. URL consultato il 18 luglio 2017.
  26. ^ PJ Harvey Wins Mercury Prize for Second Time, in Rolling Stone. URL consultato il 18 luglio 2017.
  27. ^ (EN) Double winner: PJ Harvey takes Mercury Prize again, in The Irish Times. URL consultato il 18 luglio 2017.
  28. ^ 2011 Music Critic Top Ten Lists [Updated Jan. 7], in Metacritic. URL consultato il 28 luglio 2017.
  29. ^ (EN) MOJO's Top 50 Albums of 2011, in Album of The Year. URL consultato il 18 luglio 2017.
  30. ^ Murphy, Seamus, The 50 Best Albums of 2011, in Uncut, January 2012, n. 35.
  31. ^ Gazzetta Ufficiale Britannica, su thegazette.co.uk.
  32. ^ (EN) Articolo sul Daily Mail.
  33. ^ Harvey, Polly Jean. e Campagnoli, Matteo., Il cavo della mano, La nave di Teseo, 2017, ISBN 978-88-9344-188-9, OCLC 1003243249.
  34. ^ The Hope Six Demolition Project by PJ Harvey. URL consultato il 15 luglio 2017.
  35. ^ A Dog Called Money. URL consultato il 26 maggio 2020.
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