The Hope Six Demolition Project

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The Hope Six Demolition Project
ArtistaPJ Harvey
Tipo albumStudio
Pubblicazione15 aprile 2016
Durata41:51
Dischi1
Tracce11
GenereRock alternativo
Indie rock
Neopsichedelia
Folk rock
EtichettaIsland Records
Vagrant Records
ProduttoreFlood
John Parish
PJ Harvey
PJ Harvey - cronologia
Album precedente
(2011)
Album successivo
(2019)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
sentireascoltare[1] (7.5/10)

The Hope Six Demolition Project è il nono album in studio della cantautrice e musicista inglese PJ Harvey, pubblicato nel 2016.

L'album, successore dell'acclamato Let England Shake (pubblicato nel 2011 e vincitore del Premio Mercury), ha ricevuto ai Grammy Awards 2017 la candidatura a Miglior album di musica alternativa, quarta candidatura della Harvey nella categoria e settima totale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo dell'album fa riferimento al programma statale edile statunitense HOPE VI, che consiste nella demolizione di edilizia popolare in zone ad alto tasso di criminalità per fare posto a costruzioni riqualificate: una conseguenza è che molti dei vecchi residenti non riescono più a sopportare il livello delle spese necessarie per rimanere e ciò porta all'accusa al programma di "pulizia sociale".[2]. Del progetto si parla esplicitamente nella traccia di apertura dell'album, "The Community of Hope". Il testo è stato ispirato dal viaggio di PJ a Washington D.C. con il fotografo/ documentarista Seamus Murphy, accompagnati dal giornalista locale Paul Schwartzman del The Washington Post[3].

Oltre che a Washington, la Harvey e Seamus Murphy hanno viaggiato tra il 2011 e il 2014 anche in Kosovo e Afghanistan; tutte le canzoni dell'album hanno tratto ispirazione da questa esperienza, che è sfociata anche in un libro di poesie, Il cavo della mano (The hollow of the hand).

Il processo creativo dietro alla realizzazione dell'album è stato successivamente raccontato nel documentario A Dog Called Money , uscito nel 2019.

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

L'album è stato registrato alla Somerset House in sessioni aperte al pubblico facenti parte di una installazione artistica chiamata Recording in Progress. Le sessioni sono durate quarantacinque minuti ciascuna ed effettuate nell'arco di un mese, a partire dal 16 gennaio 2015 fino al 14 febbraio dello stesso anno.[4]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. The Community of Hope – 2:23
  2. The Ministry of Defence – 4:11
  3. A Line in the Sand – 3:33
  4. Chain of Keys – 3:09
  5. River Anacostia – 4:56
  6. Near the Memorials to Vietnam and Lincoln – 2:59
  7. The Orange Monkey – 2:47
  8. Medicinals – 2:19
  9. The Ministry of Social Affairs – 4:10
  10. The Wheel – 5:37
  11. Dollar, Dollar – 5:37

Crediti[modifica | modifica wikitesto]

Musicisti

Musicisti ospiti

  • Linton Kwesi Johnson – canto (2)
  • Terry Edwards – cori (1, 4–6, 8, 9, 11, 13, 14), percussioni (1, 4, 8, 13), sassofono alto (1, 4), tastiere (5), chitarra, flauto & armonica (6), sassofono (8, 9, 11), melodica (9), chitarra (12)
  • Mike Smith – cori (1, 2, 4, 7, 10, 11, 14), sassofono alto (1, 4, 7, 10), piano (1), tastiere (2, 4, 7), sassofono (2), percussioni (7), battimani (10)
  • James Johnston – cori (1, 3–6, 11–14), tastiere (1, 5), violino (4, 6), chitarra (6, 8), organo (11, 13)
  • Alain Johannes – cori (1–4, 7, 10, 11, 14), chitarra (1, 2, 7, 10), sassofono (2), tastiere (4), percussioni (4, 7), battimani (10)
  • Kenrick Rowe – cori (1, 4, 9, 10, 12, 14), percussioni (1–4, 9, 10, 12), battimani (10)
  • Enrico Gabrielli – cori (1, 4, 14), percussioni (1), clarinetto basso (1–4), swanee whistle (4), clarinetto basset (12)
  • Alessandro Stefana – cori (1, 4, 12, 14), chitarra (1–4, 12, 14)
  • Adam 'Cecil' Bartlett – cori (1, 4, 6, 10), basso (1, 4, 10)
  • Ramy Essam – canto & chitarra acustica (15)

Produzione

  • Flood – produzione, missaggio
  • John Parish – produzione
  • Drew Smith – missaggio
  • Rob Kirwan – registrazione, ingegnerizzazione
  • Adam 'Cecil' Bartlett – ingegnerizzazione supplementare al missaggio
  • Caesar Edmunds – ingegnerizzazione al missaggio

Design

  • Michelle Henning – artwork, direzione artistica
  • Rob Crane – layout, design
  • Seamus Murphy – fotografie

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fernando Rennis, PJ Harvey - The Hope Six Demolition Project, recensione, su SENTIREASCOLTARE, 15 aprile 2016. URL consultato il 6 ottobre 2019 (archiviato il 26 maggio 2017).
  2. ^ PJ Harvey annuncia il nuovo album, The hope six demolition project, su i-d.vice.com.
  3. ^ I gave a famous rock star a windshield tour of D.C. — and didn’t know who she was, The Washington Post.
  4. ^ PJ Harvey: Recording in Progress at Somerset House, Somerset House. URL consultato il 18 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2016).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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