Leonard Cohen

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Leonard Cohen
Leonard Cohen 2187-edited.jpg
Un primo piano di Leonard Cohen
Nazionalità Canada Canada
Genere Pop
Jazz
Musica etnica
Musica tradizionale
Folk rock
Soft rock
Periodo di attività 1956-2016
Album pubblicati 24
Studio 13
Live 6
Raccolte 5
Sito web

Leonard Norman Cohen (Montréal, 21 settembre 1934[1]Los Angeles, 7 novembre 2016[2][3][4]) è stato un cantautore, poeta, scrittore e compositore canadese.

Considerato uno dei più celebri, influenti e apprezzati cantautori[5][6], nelle sue opere Cohen esplora temi come la religione, l'isolamento e la sessualità, ripiegando spesso sull'individuo. Vincitore di numerosi premi e onorificenze, è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, nella Canadian Songwriters Hall of Fame e nella Canadian Music Hall of Fame. È inoltre stato insignito del titolo di Compagno dell'Ordine del Canada, la più alta onorificenza concessa dal Canada, e nel 2011 ricevette il Premio Principe delle Asturie per la letteratura.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Leonard Cohen è nato a Montréal nel 1934 da una famiglia ebraica immigrata nel Canada. Suo padre, morto quando Leonard aveva 9 anni, era polacco, mentre sua madre, di origine lituana, [3] era la figlia dello scrittore talmudico Solomon Klonitsky-Kline.[4][5] Cresciuto nel quartiere di Westmount (enclave anglofona della città), si iscrive all'università McGill di Montréal, dove si laurea in letteratura inglese nel 1955.[7] Il periodo universitario vede i suoi inizi nella poesia. La sua prima raccolta vede la luce nel 1956, con il titolo di Let Us Compare Mythologies.

Un primo album di reading esce nel 1957 con il titolo di Six Montreal Poets e contiene otto poesie recitate da Cohen. Nel 1961 viene pubblicata la raccolta di poesie The Spice-Box of Earth. La raccolta riceve critiche positive, con il critico Robert Weaver che lo definisce "probabilmente il migliore giovane poeta contemporaneo del Canada anglofono".[8] Si trasferisce quindi a Hydra, un'isoletta in Grecia famoso rifugio di artisti, da dove nei primi anni sessanta pubblica raccolte di poesie (tra cui Flowers for Hitler) e due romanzi: Il gioco favorito (The Favourite Game, 1963) e Belli e perdenti (Beautiful Losers, 1966). Nel primo di essi scrive sull'importanza data alla parola e nello stesso tempo sulla difficoltà di comprenderla:

« Vorrei dire tutto ciò che c'è da dire in una sola parola. Odio quanto possa succedere tra l'inizio e la fine di una frase »

Il primo disco da cantautore, Songs of Leonard Cohen esce nel 1967. Le recensioni dell'epoca furono relativamente neutre, specialmente a causa del pessimismo che pervade l'album, ma oggi il primo disco di Cohen viene ritenuto uno dei suoi migliori lavori.[9] Questo disco delinea il suo profilo di cantautore-poetaː tutti i brani sono pervasi da misticismo e grande malinconia.

Il secondo disco Songs from a Room esce nel 1969 e ne decreta il successo in hit parade: in Canada arriva decimo, mentre in Inghilterra al secondo posto. Questo album propone canzoni che sono divenute pietre miliari, come Seems so long ago, Nancy o Bird on the Wire. Il terzo disco Songs of Love and Hate viene definito uno dei migliori dischi dell'anno[10]. Nel 1970 Cohen si esibisce in tour per la prima volta, con concerti negli Stati Uniti, Canada e in Europa, dove appare nel Festival dell'Isola di Wight.[11] Nel 1972 fa un secondo tour, in Europa e Israele.

Seguirà una raccolta di canzoni live, Live Songs, e nel 1974 il quarto disco in studio, New Skin for the Old Ceremony, con cui inizia la sua collaborazione con il pianista e arrangiatore John Lissauer[12]. Death of a Ladies' Man esce nel 1977, arrangiato con la collaborazione di Phil Spector. Al disco parteciperanno altri musicisti, tra i quali compare anche Bob Dylan.

Segue Recent Songs nel 1979, dove l'artista ritorna a un sound folk più simile agli esordi, e nel 1984 Various Positions, un album folk rock dal sound sperimentale, [12], che contiene il suo brano più celebre, Halleluja, canzone manifesto del cantautore canadese e diventata una delle ballate più famose al mondo. Nel 1988 è la volta di I'm Your Man, disco nel quale Leonard abbandona la chitarra per passare alla tastiera. Nel 1992 esce The Future, che si aggiudica il doppio disco di platino in Canada e il disco d'argento nel Regno Unito.

Nel 1994 esce il secondo disco dal vivo, Cohen Live, e nel 1997 la seconda raccolta di successi More Best of Leonard Cohen. Negli anni novanta Cohen si trasferisce in un monastero buddhista sulle colline di Los Angeles, e nel 2001 rientra con il live registrato durante il tour del 1979 (Field Commander Cohen: Tour of 1979) e un nuovo disco di inediti, Ten New Songs.[9] Il 2002 è l'anno di uscita di The Essential Leonard Cohen, altra raccolta di successi dopo quella del 1989. In seguito ad altri due anni di attesa Cohen pubblica un disco di inediti da studio Dear Heather, scritto con la sua corista storica Sharon Robinson. Seguono ben tre album live, tra cui Live at the Isle of Wight che riprende il vecchio concerto del 1970 all'Isola di Wight e Live in London. Il 30 gennaio 2012 è stato pubblicato Old Ideas, che ha seguito Songs from the Road (dal vivo) del 2010. Il 22 settembre 2014 esce Popular Problems, tredicesimo album in studio contenente nove brani inediti.[13] Dal 19 agosto dello stesso anno, viene pubblicato sulle maggiori piattaforme di streaming il brano Almost Like the Blues.[14] Nell'ottobre 2016 esce l'ultimo album del cantautore canadese, You Want It Darker.

Poche settimane dopo, la notte del 7 novembre 2016, Leonard Cohen si spegne a seguito di una caduta nella sua abitazione di Los Angeles.[15] La notizia del decesso viene resa nota il 10 novembre.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Leonard Cohen ha avuto due figli, Adam (anch'egli cantautore) e Lorca, entrambi da una relazione con l'artista Suzanne Elrod. Ha avuto anche una lunga relazione sentimentale con l'attrice Rebecca De Mornay. Nei suoi ultimi anni ha rivelato di aver avuto un rapporto occasionale con Janis Joplin, che sarebbe la protagonista della celeberrima canzone Chelsea Hotel #2[16]. Ebbe per alcuni anni una relazione con la norvegese Marianne Ihlen, ispiratrice della canzone So Long Marianne e di molte altre. Marianne è morta nell'estate 2016, pochi mesi prima di Cohen; il cantante è riuscito a farle pervenire un messaggio pochi giorni prima della sua morte firmandosi con Goodbye old friend. Endless love, see you down the road [17].

Brani celebri[modifica | modifica wikitesto]

Alla musica, Cohen si avvicina grazie alla cantante e amica Judy Collins che per prima ne interpreta alcune canzoni e lo esorta a tentare la fortuna con la musica, spingendolo a suonare e cantare in pubblico[senza fonte]. La sua canzone Suzanne del 1966 ne decreta il successo. Altri brani celebri di Cohen sono: Dance me to the end of Love, Famous Blue Raincoat, The Partisan, So Long Marianne[18], Chelsea Hotel #2, Sisters of Mercy, Hallelujah, resa ancor più famosa dalle molteplici cover, in particolare da quelle di Jeff Buckley, Bob Dylan (eseguita in più concerti durante il 1994, ma mai pubblicata ufficialmente), Bon Jovi e John Cale, Waiting for the Miracle, Tower of Song, First We Take Manhattan (molto nota è la cover di Joe Cocker) e Bird on a Wire. Da segnalare anche il film I'm a Hotel (1985).

Famous Blue Raincoat è la lettera di un uomo al suo migliore amico, con cui sua moglie lo ha tradito tempo prima. Non vi è tuttavia odio o risentimento nelle parole dell'autore, bensì nostalgia, e addirittura gratitudine per aver tolto dagli occhi della donna quella tristezza che il marito credeva impossibile superare: "E se mai dovessi tornare indietro / per Jane o per me / sappi che il tuo nemico è addormentato / e la sua donna è libera". Sisters of Mercy, in base alle note nel suo Greatest Hits, evoca l'incontro con due donne di nome Barbara e Lorena in una camera d'albergo a Edmonton, Canada. Chelsea Hotel # 2 tratta della sua breve relazione con Janis Joplin senza sentimentalismo, ma il brano rivela la presenza di un certo affetto[19]. Cohen descrive la canzone in un'intervista filmata per il concerto-tributo a lui dedicato: egli conferma inoltre che il soggetto è effettivamente Janis con qualche evidente imbarazzo. "Lei non mente", egli dichiara, "ma mia madre sarebbe inorridita". Il suo Greatest Hits è stato eletto da una rivista inglese[quale e dove?] «l'album più deprimente di sempre», ma ha conquistato la rivista Rolling Stone che gli ha attribuito il massimo punteggio[senza fonte].

Stile musicale e temi trattati[modifica | modifica wikitesto]

Leonard Cohen nel 1988

I temi ricorrenti nei suoi lavori comprendono l'amore e il sesso, la religione, la depressione psicologica, e la musica stessa. Ha inoltre scritto alcuni brani politici, anche se talvolta trattando il tema ambiguamente. Suzanne mescola la meditazione religiosa a una malinconica canzone d'amore, temi che si incontrano anche in Joan of Arc.

Autore di testi toccanti, arrangiatore geniale e cantante dalla "voce di rasoio arrugginito" ("Sono nato così, non avevo scelta, sono nato con il dono di una voce d'oro..." canta in Tower of Songs), Cohen rivoluziona la figura del cantautore avvicinandolo al poeta (ma si ricordi che artisticamente Leonard Cohen nasce come poeta prima che cantautore). Sin dagli anni sessanta ha lavorato come compositore per l'industria cinematografica e televisiva: la sua più importante collaborazione è stata Assassini nati - Natural Born Killers, per il regista Oliver Stone, in cui la cinica The Future è il tema principale.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Cohen proviene da una cultura ebraica, questo si riflette in Story of Isaac e anche in Who by Fire, le cui parole e la melodia rievocano il Unetaneh Tokef, una poesia liturgica dell'XI secolo su Rosh haShana e Yom Kippur. Ma i temi giudaico-cristiani spiccano soprattutto nell'album Various Positions: ne è un palese esempio la celeberrima Hallelujah, che inizia evocando il biblico re David, mentre compone un brano per "il piacere del Signore", e prosegue con i riferimenti a Betsabea e Sansone.

Cohen si è avvicinato al buddismo almeno dal 1970 e nel 1996 ne è stato ordinato monaco e ha passato gran parte degli anni novanta nel monastero buddhista di Mount Baldy, in California, prendendo il nome di Jikan (che significa "silenzioso"). Tuttavia, egli si considera ancora ebreo: "Non sto cercando una nuova religione. Sono molto felice con la vecchia, con l'ebraismo".[senza fonte] Egli è descritto come un ebreo "attento" in un articolo del New York Times, affermando che mantiene anche il sabato come giorno di riposo e si è esibito per i soldati israeliani nel corso del 1973 durante la guerra arabo-israeliana.

Giustizia sociale[modifica | modifica wikitesto]

La giustizia sociale spesso si presenta come tema fondamentale nel suo lavoro, dove, soprattutto nell'ultimo periodo, spiega la politica di sinistra, anche se con elementi culturalmente conservatori. In Democracy lamenta "le guerre contro il disordine / ... le sirene il giorno e la notte / ... gli incendi dei senzatetto / ... le ceneri dei gay", e conclude che gli Stati Uniti in realtà non sono una democrazia. In Tower of Song ha osservato che "i ricchi hanno i loro canali nelle camere da letto dei poveri". Nel brano dal titolo The Future prevede un futuro oscuro per il mondo, ma getta una speranza, un pensiero ottimista verso l'amore, il quale potrà salvarci: "Ho visto il luogo e le nazioni in autunno / ... / Ma l'amore è l'unico motore di sopravvivenza".

Depressione[modifica | modifica wikitesto]

Sofferente di depressione durante gran parte della vita (anche se in modo meno spiccato con l'inizio della vecchiaia), Cohen ha scritto molto - in particolare nella sua opera giovanile - sui temi della depressione e del suicidio. La moglie del protagonista di Beautiful Losers si suicida; Seem so long ago, Nancy parla di una ragazza, veramente esistita e conosciuta da Cohen, che si spara alla testa con una 45 Magnum; il suicidio è menzionato anche nella cupamente comica One of us cannot be wrong; Dress Rehearsal Rag, tratta della decisione di non uccidere se stessi presa un minuto prima di commettere l'atto. Un generale clima di depressione pervade canzoni come Please Don't Pass Me By e Tonight Will Be Fine. Come nella suddetta Hallelujah, la musica stessa è il soggetto di numerose canzoni, tra cui Tower of song, A Singer Must Die e Jazz Police.

Aborto[modifica | modifica wikitesto]

Diverse canzoni parlano di aborto, come qualcosa di sgradevole o addirittura atroce. Il brano Diamonds in the Mine declama che "la rivoluzione dell'orgoglio / ha addestrato un centinaio di donne / pronte a uccidere un bambino non ancora nato". In The Future canta sarcasticamente: "Distruggi ora un altro feto / non ci piacciono affatto i bambini". In Story of the Street Cohen recita "l'età della lussuria è il parto / ed entrambi i genitori chiedono / all'infermiera di raccontare loro favole / da entrambi i lati del vetro."

Sostegno agli oppressi e impegno contro la guerra[modifica | modifica wikitesto]

In The Land of Plenty, stigmatizza gli Stati Uniti (se non l'intero opulento Occidente): "Possa la luce della terra dell'abbondanza / riflettere sulla verità prima o poi". Anche la guerra è uno dei temi cardineː si ricorda Story of the Street, nella quale un verso annuncia l'inevitabile scoppio di una terza guerra mondiale: "Prima o poi la guerra arriverà". Durante un'intervista, dopo un concerto del 1974, Cohen ha addirittura annunciato di non considerarsi un uomo, bensì un soldato. In Field Commander Cohen arriva appunto a immaginare sé stesso, benché in modo metaforico, come un soldato o spia della socializzazione di Fidel Castro a Cuba.

Profondamente toccato da incontri con entrambi i soldati israeliani e arabi, ha lasciato il paese per scrivere Lover Lover Lover, che è stato spesso interpretato come una rinuncia personale a prendere qualsiasi parte in tale conflitto, tuttavia il brano termina con la speranza che la sua canzone servirà all'ascoltatore come "uno scudo contro il nemico". Negli ultimi anni di vita la sua strategia è stata di adottare una vita sottotono, come in Beautiful Losers. Sia la registrazione di The Partisan, una canzone francese sulla resistenza di Anna Marly ed Emmanuel d'Astier, sia la sua The Old Revolution, scritta dal punto di vista di una sconfitta realista, mostrano la sua simpatia e il suo sostegno per gli oppressi.

Cohen unisce una buona dose di pessimismo politico-culturale con una grande dose di umorismo e l'accettazione e la comprensione. Il suo umorismo si sostiene tramite un'analisi autoironica, come per esempio in Tower of song, brano nel quale canta ironicamente che era "nato con il dono / di una voce d'oro". A volte, per marcare maggiormente l'ironia del brano, canta con voce volutamente sporca e arrochita, ne sono fulgido esempio Diamond in the Mine, oppure l'urlo stonato che chiude One of Us Cannot Be Wrong.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

È stato inserito nella Music Hall of Fame e insignito del titolo di Companion dell'Ordine del Canada, la più alta onorificenza civile che la nazione conosca.

Nel giorno della sua introduzione alal Rock and Roll Hall of Fame americana, avvenuta il 10 marzo 2008, Lou Reed lo ha descritto come il "cantautore più grande e più influente". Nel 1987 è uscito un album di Jennifer Warnes con canzoni solo di Cohen. Il brano Sisters of Mercy ha dato il nome al gruppo inglese Sisters of Mercy. Nel 2003 la canzone By the Rivers Dark è stata utilizzata come tema del film documentario Il Grande Nord di Nicolas Vanier.

Nel 2005 si è tenuto all'Opera House di Sydney un concerto-tributo a Cohen, da cui è stato tratto il film Leonard Cohen: I'm Your Man. Nel 2006 è uscito Blue Alert di Anjani. Nel 2007 la canzone Hey, That's No Way to Say Goodbye è stata utilizzata per spot televisivi della BMW. Le sue canzoni sono state cantate da moltissimi. Tre album di fans sono:

Influenza italiana[modifica | modifica wikitesto]

In Italia Leonard Cohen è stato tradotto e cantato negli anni settanta da Claudio Daiano, che gli ha dedicato un intero album, Io come chiunque (Sulla pista di Cohen), e da Fabrizio De André in alcune occasioni: It Seems So Long Ago, Nancy (tradotta con semplicità Nancy); Suzanne, (stesso titolo) Joan of Arc (Giovanna d'Arco). La stessa Suzanne ha conosciuto molti altri interpreti, mentre un altro suo classico, Famous Blue Raincoat (La famosa volpe azzurra, con il testo italiano di Fabrizio De André e Sergio Bardotti), è stato inciso da Ornella Vanoni; altre sue traduzioni sono state curate da Francesco De Gregori, Luigi Grechi, Francesco Baccini ed Enrico Nascimbeni. Ma molteplici sono i cantautori italiani che devono la propria ispirazione artistica a Cohen:[senza fonte] Roberto Vecchioni nel suo album Milady include una canzone intitolata "Leonard Cohen" (col titolo che include le virgolette), la cui melodia si ispira palesemente alla stessa Suzanne.[senza fonte]

De Gregori ha spesso citato canzoni di Cohen nei suoi primi dischi: Marianna al bivio nel verso "ma Suzanne non l'ho dimenticata"; o ancora un verso di Buonanotte fratello che recita "invece era soltanto una stazione", stessa frase della canzone Lady Winter; o La casa di Hilde che riprende più versi o immagini da Story of Isaac.[senza fonte] Nel 1995 ha eseguito dal vivo un brano Il futuro, tradotto assieme a Mimmo Locasciulli, ripreso nella tournée del 2013. Il brano Belle Epoque, inserito nel suo recente album Sulla strada, risente di forti influenze coheniane.[senza fonte] Un più recente tributo italiano a Cohen è arrivato nel 2006 da Stefano Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers, nel suo primo album da solista La lunga notte, in cui ha reinterpretato Sisters of Mercy.

Leonard Cohen durante una esibizione nel 2013

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Una sua canzone, First We Take Manhattan, ritorna in diverse occasioni nel libro di Mus'ab Hasan Yusuf The Green Prince, così come nell'omonimo film. Essa è utilizzata per piegare i prigionieri durante la sua prima detenzione[20]. Mus'ab Hasan Yusuf afferma che nonostante l'esperienza traumatica Leonard Cohen sarebbe diventato uno dei suoi cantautori preferiti.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Discografia di Leonard Cohen.

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Album tributo[modifica | modifica wikitesto]

anno titolo autore etichetta
1987 Famous Blue Raincoat Jennifer Warnes Cisco
1991 I'm Your Fan Artisti vari Sony Music
1995 Tower of Song Artisti vari A&M Records
2006 I'm Your Man Artisti vari Verve
2008 Book of Longing Philip Glass Orange Mountain

Leonard Cohen in italiano[modifica | modifica wikitesto]

Le canzoni di Leonard Cohen sono state spesso tradotte in italiano (Claudio Daiano ha dedicato all'autore un intero album, intitolato Io come chiunque (Sulla pista di Cohen), nel 1974); di seguito riportiamo un elenco non esaustivo delle principali cover (con l'indicazione del titolo in italiano, dell'interprete e dell'anno di pubblicazione).

Anno Titolo originale Titolo italiano Autore del testo in italiano Esecutori
1970 So long, Marianne A presto Marianne Francesco De Gregori Francesco De Gregori e Giorgio Lo Cascio
1970 Suzanne Suzanne Francesco De Gregori Giorgio Lo Cascio
1970 Tonight will be fine Un letto come un altro Francesco De Gregori Francesco De Gregori
1971 Joan of Arc La ballata di Giovanna d'Arco Carlo Alberto Contini Kamsin
1972 Suzanne Suzanne Fabrizio De André Fabrizio De André
1972 Joan of Arc Giovanna d'Arco Fabrizio De André Fabrizio De André
1974 You Know Who I Am Tu sai chi sono Claudio Daiano Claudio Daiano
1974 Tonight Will Be Fine Mi straccerai Claudio Daiano Claudio Daiano
1974 Hey, That's No Way to Say Goodbye Non trovo il modo di andarmene Claudio Daiano Claudio Daiano
1974 Seems So Long Ago, Nancy Sembra tanto tempo fa, Nancy Claudio Daiano Claudio Daiano
1974 Teachers Maestri Claudio Daiano Claudio Daiano
1974 The Butcher Il macellaio Claudio Daiano Claudio Daiano
1974 One of Us Cannot Be Wrong Uno di noi non può sbagliare Claudio Daiano Claudio Daiano
1974 The Partisan Il partigiano Claudio Daiano e Bruno Lauzi Claudio Daiano
1974 Bird on a Wire Come un uccello sul ramo Claudio Daiano Claudio Daiano
1975 Seems So Long Ago, Nancy Nancy Fabrizio De André Fabrizio De André
1979 One of Us Cannot Be Wrong La regola d'oro Luigi Grechi Luigi Grechi
1980 Famous Blue Raincoat La famosa volpe azzurra Fabrizio De André e Sergio Bardotti Ornella Vanoni
1983 Suzanne Suzanne Fabrizio De André Mia Martini
1998 The Future Il futuro Francesco De Gregori Mimmo Locasciulli
1998 Famous Blue Raincoat Famous Blue Raincoat Lalli Lalli
2002 Hallelujah Allelujah Francesco Baccini ed Enrico Nascimbeni Francesco Baccini
2010 Ballad of the absent mare La ballata della cavalla assente Marco Ongaro Marco Ongaro
2010 Memories Ricordi Marco Ongaro Marco Ongaro
2014 The Future Il futuro Francesco De Gregori Francesco De Gregori

Opere letterarie e raccolte di testi di canzoni[modifica | modifica wikitesto]

  • 1956 Confrontiamo allora i nostri miti, tr. Giancarlo De Cataldo e Damiano Abeni, Roma: Mimimum fax, 2009 [ISBN 978-88-7521-215-5, titolo originale Let us compare mythologies] (raccolta di poesie)
  • 1961 Le spezie della terra, tr. Giancarlo De Cataldo e Damiano Abeni, prefazione di Moni Ovadia, Roma: Mimimum fax, 2010 [ISBN 978-88-7521-245-2, titolo originale The Spice-Box of Earth] (raccolta di poesie)
  • 1963 Il gioco favorito, tr. Anna Chiavatti e Francesca Valente rivista da Amleto Lorenzini, Milano: Longanesi, 1975; poi tr. Chiara Vatteroni, Il gioco preferito, postfazione di Simone Barillari, Roma: Fazi, 2002 [titolo originale The Favourite Game ISBN 88-8112-358-4, ed. tascabile ISBN 978-88-7521-502-6] (romanzo)
  • 1964 Flowers for Hitler (raccolta di poesie)
  • 1966 Belli e perdenti, tr. Bruno Oddera, Milano: Rizzoli, 1972; poi tr. Francesca Lamioni, a cura di Simone Barillari, Roma: Fandango, 2003 ISBN 88-87517-45-2, poi con il titolo originale, Roma: Minimum Fax, 2014 ISBN 978-88-7521-587-3, titolo originale Beautiful Losers] (romanzo)
  • 1966 Parassiti del Paradiso, tr. Giancarlo De Cataldo e Damiano Abeni, prefazione di Suzanne Vega, Roma: Minimum fax, 2011 [ISBN 978-88-7521-339-8, titolo originale Parasites of Heaven] (raccolta di poesie)
  • 1968 Selected Poems (antologia di poesie)
  • 1972 L'energia degli schiavi, tr. Giancarlo De Cataldo e Damiano Abeni, Roma: Minimum fax, 2003 [ISBN 88-87765-82-0, titolo originale The Energy of Slaves] (raccolta di poesie)
  • 1976 Leonard Cohen. Tutti i testi delle canzoni con un'intervista di Alberino Daniele Capisani, scritti di Michele Straniero e Luigi Granetto, grafica di Davide Antolini. Verona: Anteditore, 1976
  • 1978 Morte di un casanova, tr. Giancarlo De Cataldo e Damiano Abeni, prefazione di Vasco Brondi, Roma: Minimum Fax, 2012 [ISBN 978-88-7521-433-3, titolo originale Death of a Lady's Man] (raccolta di poesie)
  • 1984 Libro della misericordia, tr. Francesca Piviotti Inghilleri e Armando Pajalich, Venezia: Supernova, 2000 ISBN 88-86870-40-X; poi tr. Giancarlo De Cataldo e Damiano Abeni, prefazione di Leonardo Colombati, Roma: Minimum Fax, 2013 [ISBN 978-88-7521-501-9, titolo originale Book of Mercy] (raccolta di prose poetiche)
  • 1984 Poesie e canzoni, a cura di Amleto Lorenzini, Roma: Salerno, 1984 (antologia)
  • 1993 Stranger Music, tr. Alessandro Achilli, Milano: Baldini e Castoldi, 1997 [ISBN 88-8089-267-3, titolo originale Stranger Music] (raccolta di poesie e testi di canzoni)
  • 1993 Il tormento della bellezza, a cura di Dionisio Bauducco, Salerno: Ripostes, 1993; poi come I simulacri della bellezza, Viterbo: Stampa alternativa, 2003 ISBN 88-7226-762-5 (raccolta di poesie e testi di canzoni)
  • 1993 Canzoni da una stanza, tr. Massimo Cotto rivista da Amleto Lorenzini, Milano: Arcana, 1993 (ISBN 88-7966-016-0, raccolta di testi di canzoni)
  • 1998 Le mie canzoni sono come le Volvo: durano trent'anni, a cura di Marco Spagnoli e Giuseppe Episcopo, Viterbo: Stampa alternativa, 1998 [collana "Millelire", ISBN 88-7226-417-0] (antologia da interviste)
  • 2003 Canzoni scelte, tr. e introduzione di Paolo Parisi Presicce, Roma: Polo books, 2003 (ISBN 88-87577-64-8, antologia di testi di canzoni)
  • 2006 Il libro del desiderio, tr. Livia Brambilla e Umbero Fiori, Milano, Mondadori, 2006 [ISBN 978-88-04-57434-7, titolo originale Book of Longing] (raccolta di poesie)
  • 2008 La solitudine della forza, a cura di Branko Gorjup, tr. Francesca Valente, Ravenna: Longo, 2008 [ISBN 978-88-8063-580-2, titolo originale The Peter Paul Charitable Foundation of English Canadian Poetry: Leonard Cohen] (antologia di poesie)
  • 2014 Hallelujah, a cura di Roberto Caselli, Roma: Arcana, 2014 ISBN 978-88-6231-402-2 (raccolta di canzoni commentata)
Saggi
  • Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini, Il Vangelo secondo Leonard Cohen. Il lungo esilio di un canadese errante, Torino: Claudiana, 2010 ISBN 978-88-7016-789-4

Biografie[modifica | modifica wikitesto]

  • Ira B. Nadel, Una vita di Leonard Cohen, tr. Antonio Vivaldi, Firenze, Giunti, 2011, ISBN 978-88-09-75293-1.
  • Sylvie Simmons, I'm Your Man. Vita di Leonard Cohen, tr. Yuri Garrett, Roma: Caissa Italia, 2013 ISBN 978-88-6729-019-2

Premi[modifica | modifica wikitesto]

Cohen ha ricevuto diversi premi:

  • Nel 1968 ha rifiutato un Governor General's Award (in lingua inglese per la categoria poesia o teatro) per le sue poesie del periodo.
  • Nel 1991 Cohen è stato inserito nella Canadian Music Hall of Fame.
  • Nel 1993 Cohen ha vinto il Premio Juno Maschio Vocalist of the Year.
  • Nel 1994 Cohen ha vinto un altro Juno Award questa volta per Songwriter of the Year.
  • Nel 1996 fu ordinato monaco buddista Rinzai.
  • Nel 2002 gli è stato assegnato un Premio SNEP per più di 100.000 copie vendute dell'album Ten New Songs in Francia.
  • Nel 2004 Belli e perdenti è stato scelto per l'inclusione in Canada Letture 2005.
  • Nel 2006 Cohen è stato inserito nella Hall of Fame dei cantautori canadesi.
  • Nel 2007 Cohen ha ricevuto un Grammy per l'Album dell'anno come un artista in primo piano su Herbie Hancock's River: The Joni Letters.
  • Nel 2008 Cohen è stato inserito nel Rock and Roll Hall of Fame.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze canadesi[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiale dell'Ordine del Canada - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine del Canada
«Poeta, cantautore e scrittore, è uno degli scrittori più popolari e influenti della sua generazione il cui lavoro è stato acclamato dalla critica di tutto il mondo e ha reso la letteratura canadese familiare ai lettori all'estero. Immagini di bellezza, disperazione, rabbia e tenerezza si trovano nella sua poesia lirica e nella sua prosa, i cui temi dell'amore, della perdita e della solitudine toccano un accordo universale in tutti noi.»
— nominato il 19 aprile 1991, investito il 30 ottobre 1991[21]
Compagno dell'Ordine del Canada - nastrino per uniforme ordinaria Compagno dell'Ordine del Canada
«Conosciuto per il suo immaginario sorprendente e le suggestive descrizioni della condizione umana, Leonard Cohen ha la particolarità di creare un corpo di lavoro che è rimasto contemporaneo e significativo attraverso tre decenni di spostamento di gusti musicali ed estetici. Il suo album del 1992, The Future, ha introdotto il suo stile poetico a una nuova generazione di ascoltatori. Nel 2001, ha pubblicato il suo dodicesimo album, con dieci nuovi brani. È salito in cima alle classifiche, raggiungendo il disco d'oro e il disco di platino in Canada e in diversi altri paesi. La sua popolarità continua conferma il suo status di icona canadese e di venerato decano del movimento della cultura pop.»
— nominato il 10 ottobre 2002, investito il 24 ottobre 2003[21]
Grand'Ufficiale dell'Ordine Nazionale del Quebec - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine Nazionale del Quebec
— giugno 2008

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Premio Principe delle Asturie per la letteratura (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per la letteratura (Spagna)
— 2011

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Richard Gehr, Leonard Cohen Dead at 82, in Rolling Stones, 11 novembre 2016. URL consultato l'11 novembre 2016.
  2. ^ Matt Schudel, Leonard Cohen, singer-songwriter of love, death and philosophical longing, dies at 82, in Washington Post, 11 novembre 2016. URL consultato l'11 novembre 2016.
  3. ^ Paul Resnikoff, Dark, Brooding, Somber, Artsy Leonard Cohen Dies at 82…, in Digital Music News, 10 novembre 2016. URL consultato l'11 novembre 2016.
  4. ^ Ben Sisario, For Leonard Cohen, the End Came With a Fall in the Night, in The New York Times, 16 novembre 2016. URL consultato il 17 novembre 2016.
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  16. ^ http://www.wittgenstein.it/2006/08/25/pettegolezzi/
  17. ^ https://www.theguardian.com/music/2016/aug/07/so-long-marianne-leonard-cohen-writes-to-muse-just-before-her-death
  18. ^ A supporto di Cohen, in questo pezzo, stanno i Kaleidoscope.
  19. ^ http://www.wittgenstein.it/2006/08/25/pettegolezzi/
  20. ^ Songfacts, songfacts.com.
  21. ^ a b (EN) Sito web del Governatore Generale del Canada: dettaglio decorato.

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