Mario Bellagambi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mario Bellagambi
Mario Bellagambi.jpg
Il capitano Mario Bellagambi
14 settembre 1915 – 25 luglio 2001
Nato a Firenze
Morto a Firenze
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Italia Italia
Forza armata Regia Aeronautica
Aeronautica Nazionale Repubblicana
Aeronautica Militare Italiana
Corpo Aviazione Legionaria
Specialità Caccia
Grado Generale di brigata aerea
Guerre Guerra civile spagnola
Seconda guerra mondiale
Campagne Campagna italiana di Grecia
Battaglie Battaglia delle Alpi Occidentali
Comandante di 51ª Aerobrigata
Decorazioni vedi qui
voci di militari presenti su Wikipedia

Mario Bellagambi (Firenze, 14 settembre 1915Firenze, 25 luglio 2001) è stato un generale, aviatore e militare italiano.

Pilota della Regia Aeronautica assegnato alla specialità Caccia, partecipò alla Guerra civile spagnola e alla seconda guerra mondiale dove divenne un asso dell'aviazione con 14 vittorie. Decorato di tre Medaglie d'argento al valor militare e della Croce di Ferro di I e II classe tedesca.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Firenze il 14 settembre 1915, e nel corso del 1934 conseguì il brevetto premilitare presso l'aeroporto di Peretola (Firenze), pilotando un velivolo da addestramento Caproni Ca.100. Nel 1936 conseguì il brevetto di pilota militare presso la scuola di pilotaggio di Grottaglie volando su velivolo Fiat CR. Asso. Nei primi mesi del 1937 fu assegnato alla 362ª Squadriglia, 24º Gruppo 52º Stormo Caccia Terrestre dove volò a bordo dei caccia Fiat C.R.32 fino all'aprile del 1938.

In quello stesso anno partì volontario per la Spagna, assegnato ai reparti da caccia dell'Aviazione Legionaria. In terra iberica entrò in servizio nella 32ª Squadriglia[1] del VI Gruppo "Gamba di Ferro",[2][3] comandata dal maggiore Tito Falconi, equipaggiata con i C.R.32 e di stanza sulla base di Escatron. Partecipò a numerose operazioni, prendendo parte a 11 combattimenti aerei contro i caccia dell'aviazione repubblicana[4] prima di essere assegnato alla Squadriglia autonoma mitragliamento "Ocio che te copo"[5] comandata dal maggiore Ferruccio Vosilla[6] dislocata sulla stessa base di Caspe dove era di stanza il XVI Gruppo Caccia "La Cucaracha" comandato dal Tenente Colonnello Arrigo Tessari.[5] Il reparto d'assalto conseguì notevoli successi, ma ai suoi piloti venivano riconosciuti solamente gli abbattimenti in collaborazione con i piloti di altri reparti da caccia.

Nell'aprile 1939 rientrò in Italia venendo riassegnato alla 362ª Squadriglia,[7] 24º Gruppo del 52º Stormo C.T.[7] che era stato trasferito dall'aeroporto di Ghedi a quello di Ciampino Sud, svolgendo una notevole attività acrobatica ai comandi del capo pattuglia comandante Antonio Vizzotto.[8] Tale attività si protrasse fino all'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940.[9] subito dopo la dichiarazione di guerra ci fu il trasferimento con i nuovi velivoli Fiat G.50 Freccia da Ciampino all'aeroporto di Sarzana, sul fronte occidentale.[9] Gli aerei svolsero attività su allarme contro eventuali incursioni provenienti dalla Francia fino alla proclamazione dell'armistizio.[7]

Con lo scoppio della guerra[10] con la Grecia, il 28 ottobre dello stesso anno, fu trasferito in Albania, assegnato alla 354ª Squadriglia del 24º Gruppo Autonomo C.T. comandato dal Tenente Colonnello Leotta.[10] Operando dai campi d'aviazione di Tirana, Berat e Devoli, prese parte ad operazioni di vigilanza, decollo su allarme e scorta ai bombardieri provenienti dagli aeroporto dell'Italia meridionale.[10] Durante questo ciclo operativo ingaggio combattimento contro i caccia PZL P.24 della Ellinikí Vasilikí Aeroporía e i caccia Gloster Gladiator e Hawker Hurricane[11] della Royal Air Force.[10]

Nel luglio del 1941 il suo Gruppo fu assegnato all'Aeronautica della Sardegna, basato sull'aeroporto di Monserrato, ricevendo in dotazione velivoli Fiat C.R.42 Falco.[10] Prese parte a numerose missioni di scorta agli aerosiluranti Savoia-Marchetti S.79 Sparviero e Savoia-Marchetti S.M.84 che operavano nel canale di Sardegna spingendosi fino alla costa tunisina.[10] Dopo un intenso ciclo operativo fu trasferito alla 364ª Squadriglia[12] del 150º Gruppo Caccia[13] destinato ad combattere in Africa settentrionale italiana.[14] Il reparto, equipaggiato con i Aermacchi C.200 Saetta, combatte intensamente operando dagli aeroporti di El Agheila, Bengasi e Martuba in operazioni di intercettazione, crociere di vigilanza, mitragliamenti e scorte ai bombardieri.[15] e durante questo ciclo gli fu riconosciuta una vittoria aerea.

Rientrato in Italia con il 150º Gruppo nel gennaio del 1943, l'unità venne basata a Ciampino per essere riequipaggiata con i caccia Aermacchi C.202 Folgore, concorrendo alla difesa della Capitale dalla incursioni aeree alleate.[16] In aprile il 150º Gruppo fu schierato sull'aeroporto di San Pietro di Castelvetrano, Sicilia, equipaggiato i caccia tedeschi Messerschmitt Bf 109G-4.[16] Al termine del periodo addestrativo il Gruppo fu schierato sull'aeroporto di Sciacca,[16] da dove svolse un intenso ciclo operativo avendo occasione di ingaggiare combattimento con i caccia americani North American P-51 Mustang e Republic P-47 Thunderbolt. In questo ciclo operativo sui cieli della Sicilia, Pantelleria e Malta gli furono assegnati alcuni abbattimenti di velivoli nemici in collaborazione con gli altri piloti del reparto.

La firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943 lo colse sull'aeroporto di Torino-Caselle,[17] ed egli decise di aderire alla neocostituita Aeronautica Nazionale Repubblicana entrando a far parte del 2º Gruppo caccia "Gigi Tre Osei".[18] comandato dal colonnello Vizzotto,[18], di stanza presso l'aeroporto di Bresso. Verso la fine dell'anno riprese a volare sfruttando la disponibilità di alcuni velivoli Fiat G.55 Centauro,[19] Reggiane Re.2000 e Aermacchi C.202 Folgore. Nel marzo 1944 il Gruppo[20] divenne ufficialmente operativo sotto il comando del tenente colonnello Aldo Alessandrini, ed egli assunse il comando della 2ª Squadriglia "Diavoli Rossi". Dopo un breve periodo in cui volò sui G.55 il Gruppo fu riequipaggiato con velivoli Messerschmitt Bf.109 Gustav sulla base di Cascina Vaga (Pavia). Il reparto operò poi dalle basi di Villafranca, Aviano e Osoppo, schierando alternativamente su quelle di Ghedi, Lonate e Thiene.

Il 2º Gruppo terminò la sua attività bellica con il trasferimento da Aviano a Villafranca e ad Orio al Serio alla vigilia del 25 aprile 1945, ed a Orio al Serio apprese dalla fine della guerra. A quell'epoca era decorato con tre Medaglie d'argento al valor militare, con la Croce di ferro di I e II classe ed era accreditato di 14 vittorie aeree,[21] due ottenute con la Regia Aeronautica e dodici con l'A.N.R.[22]

Sottoposto a processo di epurazione fu allontanato dall'aeronautica militare, ma rientrò in servizio attivo dopo quasi quattro anni con il grado di Capitano. Il 1 ottobre 1949 fu inviato alla Scuola di guerra aerea di Firenze dove seguì il corso per la promozione a Ufficiale Superiore che terminò il 15 marzo 1951. Dopo aver conseguito l'abilitazione al pilotaggio dei velivoli Fiat G.59 e P-51 Mustang presso la Scuola di Grottaglie fu assegnato al 51º Stormo Caccia Terrestre di Treviso.[23] Presso tale reparto volò anche sui P-47D Thunderbolt[23] fino alla fine del 1952, quando arrivarono i primi cacciabombardieri-ricognitori a reazione Republic F-84G Thunderjet su cui svolse una intensa attività di volo.[24] Effettuata ad Aviano la conversione al pilotaggio dei nuovi aerei assunse il comando del 20º Gruppo, assumendo successivamente quello della pattuglia acrobatica formata all'interno della 51ª Aerobrigata per ottenere poco dopo l'incarico di formare una pattuglia acrobatica nazionale denominata "Guizzo" partecipando alla inaugurazione ufficiale della nuova base aerea di Istrana avvenuta il 20 giugno 1954.[24]

Trasferito alla 3ª Aerobrigata Cacciabombardieri-ricognitori di stanza sull'aeroporto di Villafranca[24] il 14 settembre 1956, volò sui ricognitori Republic RF-84F Thunderflash svolgendo mansioni di Capo Ufficio Operazioni e Comandante del Reparto volo fino al novembre 1958.[25]

Il 10 novembre 1958 entrò in servizio presso la 56ª Tactical Air Force di Vicenza in qualità di Capo del 3º Reparto Tecnico Logistico, ed alla fine del 1959 passò nuovamente alla 51ª Aerobrigata di Istrana dove svolse l'incarico di capo ufficio operazioni e successivamente di Vicecomandante fino all'agosto 1961, quando assunse il comando dell'Aerobrigata e delle basi aeree di Istrana e Treviso.[26] In tale periodo volò sugli intercettatori ognitempo North American F-86K Sabre e anche sui Fiat G.91R.[27] Il 27 giugno 1963 lasciò il Comando della 51ª Aerobrigata trasferito sulla base di Martina Franca come comandante del 3° S.O.C.

Nel settembre del 1964 lasciò il comando del 3° S.O.C. per essere inviato come addetto militare presso l'ambasciata italiana di Tokyo[28] Rimase in Giappone fino al 5 novembre 1967 quando rientrò in Patria. Dopo un breve periodo fu messo a disposizione, promosso Generale di brigata aerea, e al raggiungimento del limite di età posto in posizione ausiliaria. Si spense a Firenze il 25 luglio 2001.[29]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Ardito pilota da caccia partecipava a 105 azioni di guerra attaccando bombardieri avversari, spezzonando e mitragliando truppe e posizioni, contribuendo in aspri combattimenti all'abbattimento di velivoli nemici. Durante un'azione contro soverchiante caccia avversaria, dopo aver cooperato eroicamente all'abbattimento di sei apparecchi, ferito alla gola, avuti il velivolo e il motore gravemente colpiti, riusciva con generoso sforzo, ad atterrare entro le nostre linee avanzate.»
— Cielo dell'Albania, 2 novembre 1940-28 febbraio 1941-XIX.
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di squadriglia da caccia già distintosi in numerose azioni, combattente audacissimo, durante un attacco a volo rasente su un forte concentramento di truppe corazzate nemiche, benché ferito alla gamba dalla violenta reazione e col veicolo colpito in parti vitali, insisteva nell'azione con indomito slancio mitragliando l'obiettivo fino ad esaurimento delle munizioni, e riconduceva in sede i suoi gregari in perfetta formazione, dopo aver ottenuto brillanti risultati. Esempio di sprezzo del pericolo e di generosa abnegazione.»
— Cielo di El Gazala, 23 febbraio 1942.
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Ferro di I classe (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di I classe (Germania)
Croce di Ferro di II classe (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe (Germania)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Logoluso 2010, p. 40.
  2. ^ Il VI Gruppo caccia era allora al comando del Maggiore Giuseppe Baylon, succeduto al parigrado Ernesto Botto rimasto gravemente ferito in combattimento.
  3. ^ Logoluso 2010, p. 51.
  4. ^ Impegnò combattimento contro i caccia biplani Polikarpov I-15 e i monoplani I-16 Rata.
  5. ^ a b Logoluso 2010, p. 73.
  6. ^ Dopo essere rimasto gravemente ferito in combattimento Vosilla fu sostituito dal tenente Ido Zanetti, a sua volta sostituito, dopo essere caduto in combattimento, dal capitano Giorgio Jannicelli. Sia Zanetti che Janicelli furono decorati con la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
  7. ^ a b c Dunning 1988, p. 31.
  8. ^ Massimello 2009, p. 16.
  9. ^ a b Apostolo, Massimello 2000, p. 10.
  10. ^ a b c d e f Dunning 1988, p. 32.
  11. ^ I caccia Hawker Hurricane apparvero sul fronte greco poco prima della fine della campagna.
  12. ^ Apostolo, Massimello 2000, p. 42.
  13. ^ Tale Gruppo caccia era ai comandi del maggiore Vizzotto.
  14. ^ Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 263.
  15. ^ Nel corso di un mitragliamento fu ferito alla gamba destra.
  16. ^ a b c Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 264.
  17. ^ Apostolo, Massimello 2000, p. 43.
  18. ^ a b Massimello 2009, p. 22.
  19. ^ Massimello 2009, p. 95.
  20. ^ All'epoca il Gruppo era formato dalla 1ª Squadriglia "Gigi tre Osei" comandata dal tenente Ugo Drago, la 2ª Squadriglia "Diavoli Rossi" comandata dal capitano Mario Bellagambi e dalla 3ª Squadriglia "Gamba di Ferro" comandata dal Cap. Guido Luccardi.
  21. ^ Massimello 2009, p. 86.
  22. ^ Si trattava di bombardieri Boeing B-17 Flying Fortress, North American B-25 Mitchell e Martin B-26 Marauder, e caccia P-51 Mustang, P-47 Thunderbolt e Spitfire.
  23. ^ a b Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 164.
  24. ^ a b c Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 165.
  25. ^ Durante il periodo trascorso a Villafranca prese parte al 22º Corso per Ufficiali superiori alla Scuola di guerra aerea di Firenze per ottenere la promozione a Colonnello.
  26. ^ A Treviso si trovava il 2º Stormo Caccia, equipaggiato con velivoli G.91R.
  27. ^ Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 18.
  28. ^ In Giappone svolse l'incarico di addetto militare per l'esercito, la marina e l'aeronautica, accreditato per il Giappone, la Corea del Sud e le Filippine.
  29. ^ La signora Marisa Bellagambi ha donato alla sala dedicata all'A.N.R. sita nel Museo dell'aria e dello spazio presso il Castello di San Pelagio (Provincia di Padova), il completo medagliere, la spada ed altri cimeli appartenuti al Generale suo marito.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Giorgio Apostolo, Giovanni Massimello, Italian Aces of World War 2, Botley, Osprey Publishing, 2000, ISBN 1-84176-078-1.
  • Ruggero Bonomi, Viva la Muerte. Diario dell'"Aviacion del El Tercio", Roma, Ufficio Editoriale Aeronautico, 1941.
  • (EN) Chris Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italia Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • I reparti dell'Aeronautica Militare, Roma, Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Aeronautica, 1977.
  • (ES) Jesus Salas Larrazabal, A Spain in War over, Shepperton, Ian Allan Ltd, 1974, ISBN 0-7110-0521-4.
  • (EN) Alfredo Logoluso, Fiat CR.32 Aces of the Spanish Civil War, Oxford, Osprey Publishing, 2010, ISBN 978-1-84603-983-6.
  • Franco Pagliano, Aviatori italiani: 1940-1945, Milano, Ugo Mursia Editore, 2004, ISBN 88-425-3237-1.
  • Franco Pagliano, Storia di diecimila aeroplani, Milano, Edizioni Europee, 1954.

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Giancarlo Massimello, Antonio Vizzotto, pilota e comandante, in Storia Militare, No.190, Parma, Ermanno Albertelli Editore, maggio 2009, pp. 13-24.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]