Carlo Faggioni

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Carlo Faggioni
Ten-Carlo-Faggioni.jpg
Carlo Faggioni con l'uniforme da tenente della Regia Aeronautica
26 gennaio 1915 – 10 aprile 1944
Nato aCarrara
Morto aAnzio
Cause della morteabbattuto dalla contraerea navale nemica
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forza armataRegia Aeronautica
Aeronautica Nazionale Repubblicana
ArmaAviazione
Specialitàaerosiluranti
Reparto4ª Squadriglia
281ª Squadriglia
Anni di servizio1941 - 1944
GradoTenente
GuerreGuerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Comandante di281ª Squadriglia
Gruppo Aerosiluranti Buscaglia
DecorazioniMedaglia d'oro al Valor Militare della RSI
Medaglia d'argento al Valor Militare
Medaglia di bronzo al Valor Militare
Croce di Ferro di I classe
Studi militariScuola di Applicazione dell'Aeronautica Militare
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Carlo Faggioni (Carrara, 26 gennaio 1915Anzio, 10 aprile 1944) è stato un aviatore italiano. Specialista degli aerosiluranti durante la seconda guerra mondiale, prestò servizio inizialmente nella Regia Aeronautica del Regno d'Italia al comando della 281ª Squadriglia del 132º Gruppo Autonomo Aerosiluranti e, successivamente alla firma dell'armistizio di Cassibile, nell'Aeronautica Nazionale Repubblicana dove ricevette l'incarico di comandante del Gruppo Aerosiluranti Buscaglia, venendo decorato con la Medaglia d'oro al valor militare dal governo della Repubblica Sociale Italiana.

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nacque in una famiglia borghese di Carrara il 26 gennaio 1915. Nel 1935 abbandonò gli studi classici (Liceo Classico Emanuele Repetti di Carrara) per seguire la sua passione per il volo e si iscrisse al corso per ufficiali piloti di complemento della Regia Aeronautica che si teneva presso l'aeroporto di Pisa. Il 19 agosto 1935 conseguì il brevetto per pilota militare e, dopo essere stato brevemente dislocato alla 4ª Squadriglia a Lonate Pozzolo, nel 1937 fu destinato in Etiopia dove fece le prime esperienze di volo bellico. Nel corso di questa campagna conseguì la sua prima medaglia di bronzo al valor militare[1]. Tornato in Italia fu trasferito alla scuola di Aviano in qualità di istruttore dove rimase circa due anni[2].

Il conflitto mondiale[modifica | modifica wikitesto]

La 281ª squadriglia nella base di Gadurrà (Isole Italiane dell'Egeo) giugno 1941
Gli aerosiluranti di Faggioni e Giulio Cesare Graziani all'attacco della HMS Barham e HMS Queen Elizabeth il 13 ottobre 1941

Allo scoppio del conflitto fece richiesta di essere aggregato a una unità operativa ma ciononostante rimase presso il Nucleo addestramento aerosiluranti di Gorizia finché nell'aprile 1941 fu trasferito finalmente in zona di guerra nella base aerea di Gadurrà sull'isola di Rodi presso la 281ª Squadriglia (Quattro Gatti) al comando di Carlo Emanuele Buscaglia. Il giorno del trasferimento Faggioni, insieme a Spezzaferri compirono alcune evoluzioni in cielo[3] ma nel corso dell'atterraggio sulla pista, a causa di un'avaria al carrello, l'aereo di Faggioni sbandò andando a cozzare contro tre caccia Fiat C.R.42 danneggiandoli e mandando Buscaglia su tutte le furie.[4][5] Il 18 aprile, nel corso di una missione, ottenne la sua prima vittoria affondando una petroliera inglese[6] e riuscendo poi a disimpegnarsi da un caccia avversario intervenuto nel combattimento. Per questa azione fu citato nel bollettino radio. Il 9 luglio insieme a Buscaglia danneggiò un cargo presso l'isola di Cipro ma fu ferito dalla contraerea[7]. Il 13 ottobre, in accoppiata con Giulio Cesare Graziani, attaccò le due navi britanniche HMS Barham e HMS Queen Elizabeth danneggiandole. Sui giornali italiani i due aerosiluratori incominciarono ad essere soprannominati i "Gemelli del siluro"[8].

Nella primavera 1942 Faggioni fu inviato in licenza e per un certo periodo non più riassegnato a reparti operativi, nel frattempo la 281ª squadriglia (cui apparteneva Faggioni) e la 278ª Squadriglia furono incorporate nel 132º Gruppo aerosiluranti con base a Littoria. Tornato in servizio Faggioni insieme al 132º gruppo aerosiluranti, dalla Base aerea di Gerbini, prese parte alla Battaglia di mezzo giugno del 13-14 giugno 1942. I risultati dell'attacco furono scarsi e si notò come alcuni siluri, dopo essere stati sganciati, invece di "delfinare" sull'acqua fossero rapidamente affondati. Sospettando il sabotaggio[9] Buscaglia e Faggioni iniziarono alcune verifiche sui siluri che non erano stati utilizzati e, con l'autorizzazione del Ministero, le indagini furono estese alla ditta fornitrice, il Silurificio di Baia presso Napoli. Fu individuato e deferito al Tribunale Militare un caporeparto[10] che sabotava gli apparecchi di controllo di galleggiamento dei siluri[11].

Nel novembre 1942, dopo gli sbarchi americani sulle coste del Marocco nell'ambito dall'Operazione Torch, il 132º Gruppo si trovò ad affrontare un nuovo avversario. Così, dopo un trasferimento tattico all'aeroporto di Castelvetrano, a partire dall'8 novembre gli aerosiluranti di Buscaglia presero parte a vari attacchi contro il porto Alleato di Bijaya in Algeria in cui si stava addensando il naviglio nemico. L'11 novembre i velivoli di Buscaglia, Graziani, Faggioni e Angelucci partirono per una nuova missione con l'obiettivo di contrastare lo sbarco americano a Bougie. I quattro aerei da Castelvetrano puntarono sulla Tunisia e proseguendo interni al continente africano[12] giunsero sulla baia di Bougie inaspettati. Nel corso dell'attacco furono però intercettati da sette Spitfire britannici che attaccarono accanendosi contro l'aereo di Angelucci e provocandone l'esplosione in volo[12] poi attaccarono gli altri aerei della formazione italiana che nel frattempo avevano sganciato i propri siluri contro i piroscafi all'ancora nel porto affondandone due[13]. Attaccati, anche gli altri velivoli italiani furono gravemente danneggiati ma riuscirono a rientrare alla base. Seguì uno scontro tra Faggioni e Buscaglia che fu accusato di aver portato l'attacco in pieno giorno[14]. Il giorno seguente, il 12 novembre, Buscaglia volle ritentare l'attacco sopra la baia di Bijaya con una nuova squadra essendo gli aerei di Faggioni e Graziani troppo danneggiati ma questa volta fu abbattuto da caccia Supermarine Spitfire e dato per disperso, in realtà fu recuperato ancora in vita ma gravemente ferito e preso prigioniero. Il capitano Giulio Cesare Graziani, in qualità di ufficiale anziano, assunse così il comando del 132º Gruppo finché non fu avvicendato dal maggiore Gabriele Casini. Faggioni assunse invece il comando della 281ª squadriglia.

A maggio Faggioni e altri due velivoli del 132º gruppo furono spostati a Istres per prendere parte all'attacco contro il porto di Gibilterra denominato "Operazione scoglio". Il piano scattò il 19 giugno 1943. Poco dopo la mezzanotte partirono da Istres nove aerosiluranti ma a causa di contrattempi fu diramato l'ordine di far rientrare tutti gli aerei. Il velivolo di Faggioni e quello di Giuseppe Cimicchi, troppo lontani, non captarono il messaggio e proseguirono il volo. Giunti sulla rada di Gibilterra tentarono di silurare i mercantili ormeggiati ma i siluri, forse sabotati[15], non colpirono i bersagli e la contraerea britannica non fu allertata. L'aereo di Faggioni ormai privo di benzina dovette atterrare in Spagna. Dopo l'azione di Gibilterra il gruppo lasciò la base di Istres per Littoria. Il 15 luglio il tenente Ottone Sponza, in coppia con Faggioni, silurò la portaerei britannica HMS Indomitable. Nel frattempo l'aviazione anglo-americana conquistò il dominio dei cieli e le azioni degli aerosiluranti si resero sempre più difficili e pericolose.

Il 2 settembre Faggioni e Graziani furono mandati in licenza, fino a quel momento aveva preso parte a ventuno missioni di siluramento affondando circa duecentomila tonnellate di naviglio nemico.[16]

Dopo l'armistizio[modifica | modifica wikitesto]

La notizia dell'armistizio dell'8 settembre 1943 lo colse in licenza a Carrara. Il giorno seguente, rinunciando alla licenza[17], raggiunse l'aeroporto di Peretola da cui, imbarcatosi su un Savoia-Marchetti S.M.79, raggiunse i propri commilitoni all'Aeroporto Enrico Comani di Littoria[18]. Da qui il gruppo di Faggioni fu comandato a Siena, poi a Decimomannu, Melis e nuovamente a Siena[1][18]. Qui ricevette poi l'ordine di lasciare l'aeroporto e di mandare in licenza i propri uomini. Faggioni obbedì solo dopo aver ricevuto ordine scritto[18]. Dopo essere ritornato a casa, qualche giorno più tardi si recò a Firenze per mettersi a disposizione della Scuola di Applicazione dell'Aeronautica Militare in cui l'attività, nonostante l'armistizio era proseguita[19].

Il Gruppo Aerosiluranti Buscaglia[modifica | modifica wikitesto]

Cerimonia di giuramento di Carlo Faggioni. Sullo sfondo un Savoia-Marchetti S.M.79 Sparviero
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gruppo Aerosiluranti "Buscaglia-Faggioni".

Nell'ottobre 1943, in seguito al bando Botto, decise di aderire alla R.S.I. proseguendo l'impegno bellico nell'Aeronautica Nazionale Repubblicana in qualità di comandante del 1º Gruppo Aerosiluranti Buscaglia, intitolato all'asso Carlo Emanuele Buscaglia, creduto morto in azione di guerra. Il gruppo Buscaglia, composto inizialmente da otto aerosiluranti cui se ne aggiunsero poi altri dodici velivoli[20], fu ufficialmente costituito il 14 ottobre 1943 nel campo di Gorizia mentre nel frattempo a Lonate Pozzolo fu istituito un campo addestramento. La prima azione bellica fu compiuta da sei velivoli[21] alcuni mesi dopo, il 10 marzo 1944 per contrastare lo sbarco di Anzio. Gli aerosiluranti di Faggioni riuscirono a silurare un piroscafo avversario al largo dell'attuale Nettuno[22]. Nella stessa notte fu effettuato un nuovo attacco che portò solo al danneggiamento di un piroscafo, un cacciatorpediniere e alcuni natanti minori. Per questa azione Faggioni fu decorato con la Croce di Ferro di I classe[22]. Il 14 marzo l'attacco fu ripetuto ed ottenne solo il probabile danneggiamento di due navi nemiche. Il Comando alleato, preoccupato per l'incursione degli aerosiluranti, dispose per il 18 marzo il bombardamento a tappeto del campo di Gorizia[23] rendendolo inutilizzabile. Faggioni, senza perdersi d'animo, ordinò al suo gruppo di trasferirsi a Lonate Pozzolo[24].

Il 6 aprile 1944 fu lanciata una nuova azione su Anzio, che prevedeva una sosta intermedia a Perugia, ma all'altezza di Firenze la squadriglia di 13 Savoia-Marchetti S.M.79 fu sorpresa da una squadriglia americana formata da Republic P-47 Thunderbolt, che dopo aver intercettato la comunicazione[25], era appositamente decollata poche ore prima da Palo in Corsica[22]. Nello scontro che seguì gli aerosiluranti, appesantiti dai siluri, ebbero la peggio perdendo sei velivoli e riportando notevoli danni tutti gli altri. Lo stesso Faggioni fu costretto ad un atterraggio di emergenza ad Arezzo.

L'abbattimento di Faggioni[modifica | modifica wikitesto]

«Addosso alle panzone da carico, ma se per caso capitasse facile e sicura una nave da guerra, non risparmiatela! Una e saremo dei piccoli re!»

(Carlo Faggioni, rivolto ai propri uomini prima di partire per l'ultima missione su Nettunia[26])
Aerosiluranti della ANR intervenuti a contrastare lo Sbarco di Anzio

La missione fu ripetuta la sera del 10 aprile dai cinque velivoli ancora in condizione di volare, tra cui quello di Faggioni. Per facilitare le operazioni di decollo notturno dalla pista di Perugia ai gregari poco esperti Faggioni decise di far riempire di benzina i serbatoi centrali, operazione che avrebbe facilitato il decollo dei velivoli ma che li avrebbe esposti a maggior rischio in combattimento.[16] Solo Sponza, che aveva la necessaria perizia per decollare in situazioni difficoltose fu esonerato[27], mentre Faggioni per condividere il medesimo rischio dei propri subordinati fece riempire anche i propri[16]. Nella fase di decollo l'aereo pilotato dal tenente Francesco Pandolfo ebbe un'avaria al carrello e fu impossibilitato alla partenza[26].

La squadriglia, ridotta a quattro velivoli, puntò allora sulla testa di sbarco procedendo a raso mare per sfuggire ai radar e giungendo sull'obiettivo intorno alle 23.50. L'attacco di Bertuzzi giunto pochi secondi prima mise in allerta la difesa anglo-americana e Faggioni che si stava predisponendo ad attaccare un grosso mercantile fu colpito dalla contraerea navale morendo nell'esplosione del suo aereo. L'aereo di Sponza, più volte colpito e in fiamme fu costretto ad ammarare mentre il velivolo del capitano Giuseppe Valerio, dopo l'attacco e provato dai colpi ricevuti, incappato in una turbolenza, precipitò durante il tentativo di atterraggio di emergenza lungo la strada di ritorno[28]. Solo il velivolo guidato dal capitano Irnerio Bertuzzi riuscì a tornare alla base. Le circostanze esatte dell'abbattimento di Faggioni non furono note al comando dell'ANR e l'aviatore fu considerato disperso in combattimento. Infatti solo il tenente Ottone Sponza aveva notato l'esplosione del velivolo guidato dal suo comandante, ma fu preso prigioniero insieme al suo equipaggio da un mezzo da sbarco americano. Portato a Napoli fu interrogato da un ufficiale italiano dove ricevette le condoglianza dell'asso dell'aviazione Giulio Cesare Graziani che aveva appreso della morte di Faggioni in seguito al ritrovamento in mare del suo berretto e di un portadocumenti.[29] Alla memoria di Carlo Faggioni fu concessa dalla R.S.I. la medaglia d'oro al valor militare.

A Faggioni fu intitolato il Gruppo Aerosiluranti dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana che aveva comandato. Si era nel frattempo scoperto che il maggiore Buscaglia in realtà non era morto e che, dopo essere stato liberato dalla prigionia, aveva deciso di proseguire la guerra nell'Aeronautica Cobelligerante Italiana, nello "Stormo Baltimore". Il comando fu assunto dal capitano Marino Marini.

Nel Museo Storico della sbarco ad Anzio è esposta un'elica tripala appartenente ad un Savoia-Marchetti S.M.79 del gruppo Faggioni abbattuto durante lo sbarco.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Ufficiale pilota abile, volatore entusiasta, combattente calmo ed animoso partecipò col proprio reparto a numerosi voli di guerra concorrendo validamente, con efficaci, bombardamenti, ed audaci mitragliamenti, all'opera di logoramento materiale del nemico. Durante lo svolgersi dei combattimenti terrestri, pur tra la vivace reazione contraerea si lanciò sempre con tenace e cosciente coraggio sul nemico colpendolo con le bombe e il fuoco delle sue mitragliatrici, infliggendogli forti perdite e contribuendo ad accelerare il processo di dissolvimento e la fuga. Esempio di ardimento e di alte virtù militari.»
— Cielo dell'Impero - Agosto 1936 26 marzo 1937 XV[30]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Capo equipaggio di aerosilurante, nonostante la violenta reazione contraerea nemica che colpiva ripetutamente il velivolo e gli feriva un membro dell'equipaggio, silurava una nave da guerra nemica e ne affondava un'altra riconfermando belle virtù di combattente audace e valoroso. Già distintosi precedentemente.»
— Cielo del Mediterraneo Orientale - Maggio luglio 1941 XIX[31]
Medaglia d'argento al valor militare (n. 4) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare (n. 4)
Medaglia di bronzo al valor militare (n. 2) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare (n. 2)

Onorificenze della R.S.I.[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare della R.S.I. - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare della R.S.I.
«Insuperabile Comandante di reparti Aerosiluranti, in quattro anni di guerra combattuta senza pari, con entusiasmo senza limiti, si prodigava oltre ogni possibilità coprendosi di Gloria. Cinque Medaglie d'Argento, tre di Bronzo ed una promozione per merito di guerra testimoniano il suo Valore. Oltre centomila tonnellate di naviglio colpito ed affondato sono il suo pegno d'onore. Nella ripresa d'animi e di macchine, dopo l'8 settembre, con fede indiscussa ricostituiva e veniva proposto al comando del 1º Gruppo Aerosiluranti. Sempre Primo nella lotta, si prodigava ancora con l'animo e col cuore al di là del proprio dovere, lanciandosi contro il nemico che calpestava il suolo della Patria. Il mare di Roma vedeva ancora i rossi bagliori delle navi da lui colpite. In questa epopea di eroismo si gettava per l'ultima volta in un infernale sbarramento di fuoco guidato soltanto dalla sua fede che non ha mai tremato ne conosciuto sconfitta. Nel sovrumano intento di raggiungere le unità nemiche, sorpassava l'impossibile barriera che guarniva sul mare e sulla terra la testa di ponte di Nettuno, colpiva ancora non ritornando da quel mare che già conosceva le sue gesta di vittoria. Suggellava così il suo smisurato valore, la sua fede incrollabile, le sue virtù di combattente, come esempio agli eroi ed a vanto della rinata Patria nostra»
— Cielo del Mediterraneo Centrale - Testa di Ponte Nettuno 10-11 marzo 1944

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Ferro di I classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di I classe

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 aprile 2003 a Marina di Massa si è svolta una commemorazione in ricordo del Cap. Carlo Faggioni in presenza di parenti, ufficiali dell'aeronautica italiana ed ex combattenti appartenenti al "Gruppo Faggioni".

Nei primi giorni d'aprile 2012 alcuni pescatori hanno individuato, e riportato a riva, la carcassa di un aereo Savoia Marchetti S79bis. Il ritrovamento è stato fatto fra Lavinio e Marechiaro, su un fondale di circa 100 metri, a 9 miglia e mezzo dalla costa. Il relitto, preso in carico dalla capitaneria di porto di Anzio, è stato consegnato al presidente del Museo dello sbarco di Anzio, Patrizio Colantuono. Sono in corso accertamenti per stabilire se i resti dell'apparecchio appartengano a quello pilotato dal Cap. Carlo Faggioni.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Soldati e battaglie della seconda guerra mondiale, Le forze armate della RSI, fascicolo 11 Le forze aeree della RSI: l'Aeronautica repubblicana, Hobby & work, a cura di Andrea Molinari, pag. 43.
  2. ^ M. Aichner & G. Evangelisti, Il gruppo Buscaglia e gli aerosiluranti italiani, Longanesi & C., Milano, 1972, pag 81.
  3. ^ M. Aichner & G. Evangelisti, Il gruppo Buscaglia e gli aerosiluranti italiani, Longanesi & C., Milano, 1972, pag 82-83.
  4. ^ M. Aichner & G. Evangelisti, Il gruppo Buscaglia e gli aerosiluranti italiani, Longanesi & C., Milano, 1972, pag 83.
  5. ^ Franco Pagliano, Aviatori italiani, Longanesi & C., Milano, 1969, pag 103.
  6. ^ Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945, Odoya edizioni, Bologna, 2012, pag. 102 "…già il 18 aprile affondò un piroscafo inglese carico di rifornimenti".
  7. ^ Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945, Odoya edizioni, Bologna, 2012, pag. 102.
  8. ^ Copia di giornale d'epoca in Gianni Bianchi, I ragazzi del gruppo Buscaglia, Edizioni Sarasota, 1998, pag. 34.
  9. ^ M. Aichner & G. Evangelisti, Il gruppo Buscaglia e gli aerosiluranti italiani, Longanesi & C., Milano, 1972, pag 107.
  10. ^ Gianni Bianchi, I ragazzi del gruppo Buscaglia, Edizioni Sarasota, 1998, pag. 59.
  11. ^ M. Aichner & G. Evangelisti, Il gruppo Buscaglia e gli aerosiluranti italiani, Longanesi & C., Milano, 1972, pag 108.
  12. ^ a b Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945, Odoya edizioni, Bologna, 2012, pag. 268.
  13. ^ Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945, Odoya edizioni, Bologna, 2012 ,pag. 269.
  14. ^ Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945, Odoya edizioni, Bologna, 2012, pag. 269: Faggioni rivolto a Buscaglia "Non si può andare in pieno giorno così in profondità, a sfidare una piazzaforte. Se siamo tornati in tre è davvero un miracolo che non ci meritiamo!".
  15. ^ Gianni Bianchi, I ragazzi del gruppo Buscaglia, Edizioni Sarasota, 1998, pag. 81.
  16. ^ a b c Faggioni, un cavaliere alato verso le tenebre.
  17. ^ Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945, Odoya edizioni, Bologna, 2012, pag. 434.
  18. ^ a b c Gianni Bianchi, I ragazzi del gruppo Buscaglia, Edizioni Sarasota, 1998, pag. 93.
  19. ^ Gianni Bianchi, I ragazzi del gruppo Buscaglia, Edizioni Sarasota, 1998, pag. 95.
  20. ^ Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945, Odoya edizioni, Bologna, 2012, pag. 460.
  21. ^ A.N.R. un'aviazione da caccia a cura di Daniele Lembo, Delta Editrice, dicembre 2010, pag. 42.
  22. ^ a b c Gianni Bianchi, I ragazzi del gruppo Buscaglia, Edizioni Sarasota, 1998, pag. 98.
  23. ^ Giulio Lazzati, Ali nella tragedia, Mursia, 1997, pag. 164.
  24. ^ Giulio Lazzati, Ali nella tragedia, Mursia, 1997, pag. 166.
  25. ^ Gianni Bianchi, I ragazzi del gruppo Buscaglia, Edizioni Sarasota, 1998, pag. 99.
  26. ^ a b Gianni Bianchi, I ragazzi del gruppo Buscaglia, Edizioni Sarasota, 1998, pag. 104.
  27. ^ Gianni Bianchi, I ragazzi del gruppo Buscaglia, Edizioni Sarasota, 1998, pag. 103.
  28. ^ Giulio Lazzati, Ali nella tragedia, Mursia, 1997, pag. 177.
  29. ^ Franco Pagliano, Aviatori italiani, Longanesi & C., Milano, 1969, pag. 111.
  30. ^ http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/#.
  31. ^ 11-3-1943 (XXI) - GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D'ITALIA - N. 58 pag. 906.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Pagliano, Aviatori italiani, Milano, Longanesi & C., 1969, ISBN non esistente.
  • Martino Aichner, Giorgio Evangelisti, Il gruppo Buscaglia e gli aerosiluranti italiani, Milano, Longanesi & C., 1972, ISBN non esistente.
  • Giulio Lazzati, Ali nella tragedia, Milano, Mursia, 1997, ISBN 88-425-2132-9.
  • Gianni Bianchi, I ragazzi del gruppo Buscaglia, Edizioni Sarasota, 1998.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]