Guido Fibbia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Guido Fibbia
Guido fibbia 1jpg017 low.jpg
Il Maresciallo pilota Guido Fibbia
1 ottobre 1917 – 1 luglio 1988
Nato a Treviso
Morto a Treviso
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forza armata Regia Aeronautica
Aeronautica Nazionale Repubblicana
Specialità caccia
Reparto 18º Gruppo Caccia
1º Gruppo caccia "Asso di bastoni"
Grado Maresciallo pilota
Guerre Guerra civile spagnola
Seconda guerra mondiale
Decorazioni vedi qui
voci di militari presenti su Wikipedia

Guido Fibbia (Treviso, 1º ottobre 1917Treviso, 1º luglio 1988) è stato un militare e aviatore italiano, che ha fatto parte prima della Regia Aeronautica e successivamente della Aeronautica Nazionale Repubblicana[1] durante la Seconda guerra mondiale.

Fu decorato con due Medaglie d'argento, una di bronzo e una Croce di guerra al valor militare oltre alla Croce di Ferro di 2ª classe tedesca. Gli furono accreditati 9 aerei abbattuti durante il secondo conflitto mondiale ai comandi dei caccia biplani Fiat C.R.32 e Fiat C.R.42 Falco e dei monoplani Fiat G.50 Freccia, Aermacchi C.200 Saetta, Aermacchi C.202 Folgore, Aermacchi C.205 Veltro, Fiat G.55 Centauro e Messerschmitt Bf 109.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Treviso il 1º ottobre 1917. Durante la giovinezza coltivò la sua passione per il volo costruendo, insieme ai fratelli, modelli ed esemplari volanti di alianti. All'età di 17 anni si arruolò nella Regia Aeronautica, diventando pilota militare presso l'aeroporto di Aviano il 31 gennaio 1936 a bordo di apparecchio Fiat C.R.20. Nei mesi di giugno e luglio dello stesso anno fu di stanza presso aeroporto di Torino-Mirafiori dove effettuò l'abilitazione al pilotaggio dei velivoli da caccia Fiat C.R.30 (367ª Squadriglia) e C.R.32 (368ª Squadriglia). Il 17 settembre 1937 partì volontario per combattere nella guerra civile spagnola imbarcandosi sulla motonave "Domine".

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Giunto presso Tablada (Siviglia) fu assegnato ad una squadriglia di nuova formazione, la 33ª Squadriglia Autonoma Caccia Bombardamento dell'Aviazione legionaria, equipaggiata con i Fiat C.R.32 compiendo le prime azioni di guerra sul fronte di Cordova. Durante il corso del conflitto gli furono accreditate 3 vittorie nel corso di 87 missioni che gli valsero l'assegnazione di una Medaglia d'argento e una di bronzo al valor militare. Dopo quasi dieci mesi di campagna, il 16 luglio 1938, salpò per l'Italia sbarcando a La Spezia il 20. Venne assegnato alla 365ª Squadriglia del 53º Stormo.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio della guerra con Francia e Inghilterra, compì le prime missioni sul fronte occidentale operando dagli aeroporti di Torino-Caselle e di Albenga. Nel settembre del 1940 fu trasferito alla 95ª Squadriglia, 18º Gruppo Caccia, 3º Stormo Caccia Terrestri ed il mese seguente il 18º Gruppo fu inviato in Belgio al seguito del Corpo Aereo Italiano[2] per partecipare alla Battaglia d'Inghilterra. Nei mesi di ottobre e novembre il reparto, di stanza presso la base di Ursel (Belgio) ed al comando del maggiore Ferruccio Vosilla, operò missioni di scorta ingaggiando diversi combattimenti contro i caccia Supermarine Spitfire inglesi. Il giorno 11 novembre il suo aereo fu costretto ad un atterraggio forzato fuori campo nei pressi di Cassel (Francia).

Nord Africa e Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Rientrato in Patria al termine del ciclo di operazioni , nel gennaio del 1941 fu inviato in Libia e il 14 aprile, ai comandi di un Fiat C.R.42 Falco, durante una scorta indiretta ai cacciabombardieri Junkers Ju 87 Stuka su Tobruk, abbatté un caccia Hurricane inglese e ne danneggiò un altro.[3]. Nell'agosto-settembre 1941 ottenne l'abilitazione al pilotaggio dei caccia monoplani Fiat g.50 Freccia e Aermacchi C.200 Saetta. Nell'inverno del '41-'42 effettuò attività di addestramento e di scorta di convogli tra l'Italia e la Grecia. Nell'estate del 1942, con la 85ª Squadriglia, 18º Gruppo, 3º Stormo C.T., ritornò in Africa settentrionale per operazioni di scorta ai navigli e anche di attacco ai mezzi corazzati[4].

Alla fine del 1942 effettuò il passaggio sul caccia Aermacchi C.202 Folgore[5] e durante il primo semestre del 1943 compì attività addestrativa. Nel giugno dello stesso anno fu incaricato di trasferire in Italia i caccia francesi di preda bellica Dewoitine D.520 assegnati alla difesa della Madre Patria. All'inizio dell'estate del 1943 gli fu assegnato uno dei tre Aermacchi c.205 Veltro (effettua il passaggio il 1º luglio) assegnati al 3º Stormo (gli altri due furono affidati agli assi Franco Bordoni Bisleri e Luigi Gorrini).

Guido Fibbia (il primo da destra) accanto al caccia francese Dewoitine D.520

La difesa di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del mese di agosto furono compiute, da parte degli americani, massicce offensive aeree sull'aerea di Roma con l'utilizzo di grandi formazioni di quadrimotori Boeing B-17 Flying Fortress scortati dai caccia Lockheed P-38 Lightning. Il giorno 28 agosto abbatté un primo caccia P-38, un secondo il giorno 29, e il 30, sempre ai comandi di un Aermacchi C.205 Veltro abbatté un bombardiere B-17 (il suo libretto di volo personale riporta anche i colpi sparati durante il combattimento: 580 con le mitragliatrici da 12,7 mm e 390 con i cannoni da 20mm).

Libretto di volo 30 agosto 1943

La Repubblica Sociale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943 aderì, nel mese di dicembre, all'Aeronautica Nazionale Repubblicana[6] venendo inserito nella Squadriglia complementare d'allarme "Montefusco-Bonet", assegnata alla difesa delle città del Nord Italia dagli attacchi degli alleati operando dall'aeroporto di Venaria Reale. Il 2 aprile 1944 effettuò il passaggio sul caccia Fiat G.55 ed il giorno 12 maggio combatté contro una formazione di Boeing B-17 Flying Fortress abbattendone, probabilmente, uno. Durante i primi giorni di giugno la Squadriglia si trasferì a Reggio Emilia integrandosi nel 1º Gruppo caccia "Asso di bastoni".

Il 22 giugno il 1º e 2º Gruppo attaccarono insieme una enorme formazione di 400 bombardieri Consolidated B-24 Liberator scortati da 60 caccia P-38 nella zona tra Bologna e Ferrara che avevano come obbiettivo la stazione ferroviaria di Parma. Ai comandi di un Aermacchi C.205 Veltro abbatté un P-38 Lightning pilotato dal Tenente Tolmie del 97° Fighter Squadron (il pilota si lanciò con il paracadute e fu fatto prigioniero) e ne mitragliò altri due sparando 400 colpi da 20mm[3].

Il giorno 26 luglio effettuò l'ennesima partenza su allarme ai comandi di un Fiat G.55 nella zona Mantova-Verona intercettando una formazione di bombardieri alleati scortati da caccia Republic P-47 Thunderbolt. Ingaggiò un combattimento a bassa quota contro cinque P-47 Thunderbolt abbattendone uno. Questa fu l'ultima vittoria del Maresciallo Fibbia. Alla fine di novembre, presso l'aeroporto di Holzkirchen, in Germania, ottenne l'abilitazione al pilotaggio del caccia Messerschmitt Bf 109 G-10 con il quale effettuò le ultime missioni di guerra delle quali, l'ultima riportata, risale al 17 aprile 1945.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Volontario in missione di guerra per l'affermazione degli ideali fascisti, partecipava quale pilota da caccia a molte azioni di guerra distinguendosi per valore e coraggio. In tre combattimenti aerei contribuiva ad abbattere tre apparecchi avversari. Cielo di Spagna, ottobre 1937-gennaio 1938»
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Pilota da caccia in brillanti combattimenti, cooperava all'abbattimento di velivoli avversari. In missione di scorta ad una formazione da bombardamento in picchiata, si slanciava con abilissima manovra contro aerei da caccia avversari riuscendo ad abbatterne uno ed a mitragliarne altri in procinto di partire dalla loro base. Cielo della Marmarica e dell'Africa Settentrionale 21 giugno 1940-29 aprile 1941.»
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Pilota da caccia abile ed ardito, già distintosi in precedenza, svolgeva un'ulteriore intensa attività bellica e partecipava ad alcune audaci azioni di spezzonamento e mitragliamento a volo radente, prodigandosi con slancio ammirevole e facendo ancora rifulgere le sue belle doti di combattente aggressivo e sprezzante del pericolo. Cielo di Spagna, gennaio-aprile 1938»
Croce di guerra al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al Valor Militare
«Concorreva valorosamente ad azioni di mitragliamento e caccia su lontane basi nemiche. Cielo di Fayence, Le Cannet-des-Maures, 13-15 giugno 1940.»

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Ferro di II classe (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe (Germania)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dunning 2000, p. 216.
  2. ^ Peter Haining, The Chianti Raiders: The Extraordinary Story of the Italian Air Force in the Battle of Britain, Robson Books, London, 2005.
  3. ^ a b Italian biplane fighter aces - Guido Fibbia.
  4. ^ Massimello e Apostolo 2000, p. 65.
  5. ^ Sgarlato, Nico. C.202 Lo chiamavano il Macchi (in Italian). Parma: Delta Editrice, 2008.
  6. ^ Nino Arena, L'Aeronautica Nazionale Repubblicana, Albertelli Editore, 1995.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mattioli, Marco. 53º Stormo. Osprey Publishing.
  • Dunning, Chris. Solo coraggio! La storia completa della Regia Aeronautica dal 1940 al 1943. Parma, Delta Editrice, 2000. NO ISBN.
  • Manfredi Giacomo: Ali d'Italia. «Vespa 2» La storia di Luigi Gorrini, asso dell'aviazione da caccia italiana, medaglia d'oro al valor militare Editore. SEB Società Ed. Barbarossa.
  • Neulen, Hans Werner. In the Skies of Europe. Ramsbury, Marlborough, UK: The Crowood Press, 2000. ISBN 1-86126-799-1.
  • Haining, Peter. The Chianti Raiders: The Extraordinary Story of the Italian Air Force in the Battle of Britain. London: Robson Books, 2005.
  • Pagliano Franco: Aviatori Italiani. Milano Longanesi 1969
  • Paravicini Pier Paolo: Pilota da caccia 1942-1945. Milano Mursia 2007
  • Nino Arena, L'Aeronautica Nazionale Repubblicana, Albertelli Editore, 1995, ISBN 88-85909-49-3
  • Massimello, Giovanni and Giorgio Apostolo. Italian Aces of World War Two. Oxford: Osprey Publishing, 2000.
  • Sgarlato, Nico. C.202 Lo chiamavano il Macchi (in Italian). Parma: Delta Editrice, 2008.
  • Garello, Giancarlo. Centauri su Torino. Giorgio Apostolo Editore, Milano.
  • Mattioli, Marco."I falchi di Mussolini". IBN Editore.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]