Fernando Malvezzi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Fernando Malvezzi
Fernando Malvezzi.jpg
Fernando Malvezzi con l'uniforme da capitano della Regia Aeronautica
NascitaNoceto, 28 ottobre 1912
Morte20 aprile 2003
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forza armataRegia Aeronautica
Aeronautica Nazionale Repubblicana
SpecialitàCaccia
Bombardamento a tuffo
Reparto97ª Squadriglia, 9º Gruppo, 4º Stormo Caccia Terrestre[1]
GradoCapitano
GuerreGuerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
CampagneCampagna italiana di Grecia
Campagna del Nordafrica (1940-1943)
Invasione della Sicilia
Campagna d'Italia (1943-1945)
Comandante di97ª Squadriglia
3º Gruppo caccia "Francesco Baracca"
Decorazionivedi qui
voci di militari presenti su Wikipedia

Fernando Malvezzi (Noceto, 22 ottobre 191221 aprile 2003) è stato un militare e aviatore italiano, che fu un asso con dieci vittorie individuali[2] durante la seconda guerra mondiale fu comandante del 3º Gruppo caccia "Francesco Baracca" dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana.


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studente universitario presso la facoltà di medicina, abbandonò presto gli studi per rispondere ad un bando per ufficiali di aviazione indetto dalla Regia Aeronautica ottenendo il brevetto di volo militare nel dicembre 1935.[3] Prese parte alla guerra d'Etiopia nella ricognizione aerea nell'85ª Squadriglia e rientrato in Italia si iscrisse alla Scuola di guerra aerea di Firenze[3]. Al termine degli studi divenne istruttore presso la scuola di Foligno per poi essere riaggregato all'85ª Squadriglia. Fu in seguito scelto per la specialità dei bombardieri a tuffo noti in Italia come i "Picchiatelli"[3]. Infatti fu destinato all'addestramento a Graz sugli Junkers Ju 87[4], noti anche come Stuka.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Emanuele Annoni e Fernando Malvezzi in Libia durante la Campagna del Nordafrica (1940-1943) nel novembre 1942.

Durante la seconda guerra mondiale, al comando della 236ª Squadriglia del 96º Gruppo Autonomo Bombardamento a Tuffo, formata da Stuka, prese parte alla sua prima azione il 2 settembre 1940 presso Malta[4]. Prese poi parte alla campagna italiana di Grecia e alla Campagna del Nordafrica. Il 10 gennaio 1941 presso Pantelleria, al comando della sua squadra[N 1] di Stuka, colpì l'incrociatore leggero Southampton[4] che centrato da almeno due bombe fu incendiato[5]. Impossibilitati a spegnere l'incendio poche ore dopo i marinai britannici abbandonarono la nave e la affondarono con un siluro.[5]

L'11 aprile, nel corso di un attacco contro il porto di Tobruch, il suo aereo fu colpito dalla contraerea e costretto quindi ad un atterraggio di emergenza nel corso del quale riportò ferite leggere[4]. Il 13 aprile prese parte all'ultimo attacco contro navi nemiche poi rientrò in Italia in licenza. Il 28 luglio 1941 fu aggregato alla 96ª squadriglia del 9º Gruppo Caccia. Il 22 novembre 1941 ottenne la sua prima doppia vittoria abbattendo due Hurricane nel cielo di Malta.[4]. Dislocato il Gruppo caccia in Libia il 26 novembre abbatté un primo Curtiss P-40 seguito da un altro il 1º dicembre presso Bir el Gobi. Promosso capitano, nel corso dell'anno 1942 sempre in Libia abbatté 4 Curtiss P-40, 1 ricognitore Martin 167 Maryland e 1 caccia Supermarine Spitfire.[2] In seguito all'avanzata britannica il 9º Gruppo caccia si trasferì in Italia per fronteggiare l'invasione della Sicilia, ma ammalatosi di malaria fu ricoverato in un ospedale di Salsomaggiore[2]. Mentre era degente a Salsomaggiore fu colto dalla notizia dell'armistizio dell'8 settembre 1943.

3º Gruppo caccia "Francesco Baracca"[modifica | modifica wikitesto]

Fernando Malvezzi durante il giuramento a Fossano del 3º Gruppo caccia "Francesco Baracca"
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: 3º Gruppo caccia "Francesco Baracca".

A seguito dell'Armistizio di Cassibile aderì alla Repubblica Sociale Italiana e assunse il comando del 3º Gruppo caccia "Francesco Baracca" dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana (ANR). Il 25 aprile 1945, sorpreso nella scuola elementare di Desio con i propri uomini restò circondato dai partigiani per due giorni. Poterono poi trasferirsi a Bergamo dove era locato in Comando dell'ANR e qui ottenuto un salvacondotto per tutti i piloti ed avieri sciolse il reparto.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della guerra avviò un'attività di autotrasporti non trascurando la sua passione per il volo.[2]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Italiane[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Abile e ardito pilota in sei mesi di operazioni di polizia coloniale effettuava 96 azioni belliche per un totale di oltre 230 ore di volo. In missione di esplorazione rilevata una nostra colonna fortemente impegnata dal nemico, con ardito e preciso bombardamento e mitragliamento a volo rasente riusciva a sventare l'attacco, persistendo nell'azione fino a esaurimento delle munizioni, nonostante l'apparecchio fosse stato ripetutamente colpito dalla violenta reazione avversaria. Confermava ancora una volta le sue magnifiche doti di pilota e di combattente dando prova di sereno coraggio e di alto spirito di sacrificio. Cielo dello Scianò, 16 ottobre 1936
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di squadriglia da bombardamento in picchiata, valoroso combattente della guerra d'Africa, già distintosi sul fronte Greco e sul fronte occidentale, riconfermava le sue doti di abile e intrepido pilota nei cieli del Mediterraneo. Al comando di una formazione leggera incurante della precisa e violenta reazione contraerea, effettuava un arditissimo attacco in picchiata contro unità da guerra nemiche in navigazione, riuscendo con abilità e ardimento eccezionale a colpire in pieno l'incrociatore nemico Southampton che successivamente si incendiava e affondava. Alto esempio di fulgide qualità militari. Cielo del Mediterraneo, 10 gennaio 1941
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Combattente audace, generoso, aggressivo. Come comandante di squadriglia e come gregario partecipava a numerosissime azioni di caccia libera, scorta e mitragliamento contribuendo sempre con una notevole impronta personale alle più brillanti affermazioni dell'Ala fascista. In durissimi scontri contro un nemico favorito dalla vicinanza delle proprie basi e da propizie condizioni tattiche, riconfermava le sue brillantissime doti di cacciatore per le quali si era in precedenza particolarmente distintosi. Cielo di Malta-Cirenaica, aprile-giugno 1942
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Pilota da caccia abile e valoroso, partecipava ad aspri combattimenti su munite e lontane basi nemiche concorrendo efficacemente alla distruzione di numerosi velivoli

Straniere[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Ferro di II classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tra i velivoli che parteciparono all'azione vi erano quelli del sergente maggiore Pietro Mazzei e del tenente Giampiero Crespi.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimello 1996, p. 16.
  2. ^ a b c d Massimello, Apostolo 2012, p. 127.
  3. ^ a b c Massimello 2012, p. 125.
  4. ^ a b c d e Massimello 2012, p. 126.
  5. ^ a b Rocca 1987, p. 85.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Massimello e Giorgio Apostolo, Gli assi italiani della seconda guerra mondiale, Gorizia, LEG - Libreria editrice goriziana, 2012, ISBN 88-6102-117-4.
  • Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della marina italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, A. Mondadori, 1987, ISBN 978-88-04-43392-7.
Periodici
  • Giovanni Massimello, Ancora sugli assi italiani, in Storia Militare, n. 28, Parma, Ermanno Albertelli Editore, gennaio 1996, pp. 15-19.