LABEN

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LABEN
Stato Italia Italia
Forma societaria Società per azioni
Fondazione 1958 a Milano
Chiusura 2004 assorbimento
Sede principale Vimodrone
Gruppo Thales
Settore Elettronica spaziale
Prodotti nucleare, spaziale
Slogan «LABEN. A Finmeccanica Company»

LABEN, acronimo di LABoratori Elettronici e Nucleari, è stata una azienda italiana produttrice di equipaggiamenti elettronici in campo nucleare e spaziale con sedi storiche prima a Milano e poi a Vimodrone.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dagli albori a fine anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

LABEN fu fondata nel 1958, con sede e laboratori originariamente in un edificio di via Bassini[1][2] a Milano, sito proprio dietro alla facoltà nucleare del Politecnico, nello stesso stabile del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) - settore di Astrofisica, dove lavoravano Giuseppe Occhialini e l’allora giovane Giovanni Bignami, futuro presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

Attiva da subito nel campo della progettazione, ingegneria, test e produzione di apparecchiature elettroniche in ambito nucleare, la LABEN fu inquadrata come "divisione nucleare" della Montedel S.p.A. (acronimo di Montecatini-Edison Elettronica, divenuta poi Montedison)[3][4][5].

Già nei primi anni '60 estese le sue attività anche all'emergente settore spaziale, focalizzandosi sulla produzione di equipaggiamenti e circuiti elettronici stampati per i primi lanci europei oltre atmosfera[6][7][8][9][10].

Altri campi di impiego negli anni '60 furono i minicomputer per le applicazioni scientifiche e l'automazione industriale, nonchè apparecchi per la biomedica, come l'analizzatore elettronico d'ampiezza LABEN Spectroscope a 400 canali[11].

Nel 1965-1967 la LABEN fornì dei comparatori[12] e dei decommutatori di tipo Pulse-Code Modulation (PCM) per delle stazioni di terra[13] elaboranti i dati ricevuti dalla rete satellitare del neonato consorzio spaziale europeo European Space Research Organization (ESRO), oltre che delle unità di controllo dei modulatori PCM a bordo dei primi due satelliti non stabilizzati di tale organizzazione[14]: l'ESRO I, per lo studio della radiazione cosmica e solare e loro interazione con la Terra[15] e l'ESRO II, volto allo studio dei raggi X, delle fasce di van Allen e il campo geomagnetico[16].

Nel 1966 la LABEN, nell'ambito dei programmi dell'altro consorzio spaziale europeo, l'European Launcher Development Organisation (ELDO), contribuì alla produzione dei Satellite Test Vehicle (STV) da 1 a 3, da lanciare col primo razzo dimostratore di tale organizzazione Europa-1, sviluppando la capacità di acquisizione ed analisi spettrale con tecniche di autocorrelazione dei dati vibrazionali di bordo durante il lancio del veicolo[17][18].

Sempre con l'ELDO, la LABEN si aggiudicò nel 1967 un contratto per un completo sistema di telemetria codificata, sempre di tipo PCM[19][20], e per il corrispondente sistema di supporto ausiliario a terra, consistente in una unità di decommutazione, anch'essa di tipo PCM[21], nonché di memorizzazione/elaborazione dei dati inviati dalla rete satellitare di quest'altra organizzazione europea[22][23].

Nel 1967 la LABEN fornì ad ESRO un sistema di supporto a terra del satellite con orbita altamente eccentrica HEOS-1[24] dedicato allo studio del plasma, del vento solare e dei raggi cosmici e loro interazione con la magnetosfera terrestre[25]. A questo seguì nel 1969 la realizzazione del codificatore di telemetria a bordo del suo successore HEOS-2[26][27].

La stessa tipologia di fornitura, cioè apparati di test e supporto a terra più modulo di telemetria completa di bordo[28], fu assegnata alla LABEN per il satellite ESRO IV[29], indirizzato allo studio della ionosfera e della penetrazione delle particelle solari nella magnetosfera[30].

Nel biennio 1968-69 i tecnici della LABEN furono impegnati in varie missioni in Australia, dove si tentò invano di lanciare il razzo europeo dell'ELDO[6], Europa-1, dal poligono di Woomera: i lanci furono afflitti da diversi problemi che portarono alla esplosione degli stadi del vettore prima di raggiungere l'orbita prefissata. Su di essi era installata l'elettronica telemetrica prodotta nello stabilimento milanese, la quale inviò correttamente dati a terra nel breve tempo di operatività dal lancio fino alla esplosione del vettore, permettendo alla LABEN di rendersi visibile in questo segmento del nascente mercato spaziale europeo.

Sul finire degli anni '60, la LABEN partecipò attivamente alla gara per la realizzazione dello strumento S-88 volto all'analisi dei raggi gamma sul primo satellite stabilizzato dell'ESRO, TD-1, lanciato nel 1972, perdendola (lo strumento fu costruito dalla allora FIAR di Milano).

Gli anni d'oro: dagli anni settanta agli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

La sede LABEN di Vimodrone

Nel 1968 l'azienda intraprende la progettazione del LABEN 70[31], un minicomputer per applicazioni scientifiche ed industriali, presentato nel 1970 al prezzo base di $ 12000.

Un'altra versione successiva ma meno diffusa del minicomputer fu il LABEN 701.

Il minicomputer LABEN 70[modifica | modifica wikitesto]

Incassato in un armadio monolite, il LABEN 70 aveva le seguenti caratteristiche tecniche principali[32]:

  • una memoria a nuclei di ferrite di 4096 word (8 KiB), espandibile a 31768, e relativo ciclo di isteresi;
  • un ciclo macchina di 1,35 μs (740 kHz);
  • 8 modi di indirizzamento e indirizzamento esteso;
  • un'ampia gamma di istruzioni;
  • unità aritmetica con registri indirizzabili come locazioni di memoria;
  • due registri indicizzazione;
  • un sistema standard di interruzioni con priorità multi-livello;
  • fino a 128 livelli distinti per 64 periferiche esterne;
  • istruzioni speciali per trasferimento dati su canali in ingresso ad alta velocità verso la (e dalla) memoria, anche in modalità interruzione;
  • protezione della memoria con relative interruzioni.

Come opzioni aveva:

  • un moltiplicatore e un divisore cablati in hardware;
  • dei canali di accesso diretto in memoria (fino ad un massimo di 32);
  • la generazione in scrittura e il controllo di parità in lettura della memoria;
  • un sistema di protezione in caso di mancanza della rete di alimentazione elettrica;
  • un orologio interno in tempo reale (real time clock, RTC).

Come corredo software veniva fornito con:

Il sistema prevedeva il controllo attraverso una telescrivente TE 300 della Olivetti. Il lettore a scheda perforata / perforatore di banda della telescrivente era poi utilizzato come dispositivo di archiviazione dati.

Al minicomputer potevano essere collegati una stampante parallela, le unità a nastro magnetico ed il disco.

Tale minicomputer ebbe disparate applicazioni presso diversi clienti:

Il LABEN 70 fu adottato in una ricerca per la sperimentazione e costruzione in Europa di una sotto-rete di telecomunicazioni[34] simile ad ARPAnet, l'originaria rete statunitense da cui derivò poi Internet. L'uso del minicomputer fu sponsorizzato al consorzio di ricerca dal professor Luigi Dadda[35], rettore del Politecnico di Milano, che partecipava a tale progetto europeo chiamato European Information Network (EIN) noto anche come iniziativa COST 11 della allora CEE[36].

La LABEN cessa la propria attività nel campo dei calcolatori nel 1974, come conseguenza di una ristrutturazione che determinò il taglio anche del settore dell'automazione industriale, oltre che di 160 dei 360 dipendenti. L'attività si concentrò quindi su due linee di prodotto principali:

  • la strumentazione nucleare e scientifica ad essa correlata
  • l'elettronica per l'aereospaziale, focalizzandosi via via sul segmento spaziale di volo (cioè su satelliti artificiali di osservazione in orbita bassa, sonde interplanetarie, esperimenti in orbita su piattaforme, osservatori e telescopi extra-atmosferici).

Il settore spaziale[modifica | modifica wikitesto]

Il settore spaziale divenne l'attività preponderante per la LABEN nel decennio tra gli anni settanta e ottanta, con abbandono progressivo dell'impegno nel nucleare, anche a causa del mutamento dello scenario italiano rispetto all'uso dell'energia atomica culminato nel referendum abrogativo del 1987.

Riorganizzatasi l’Agenzia Spaziale Europea con differenti ambizioni (e anche con un nome diverso, passato da ESRO e ELDO ad ESA), l’industria italiana si concentrò sull’elettronica spaziale per i satelliti e le missioni europee di quegli anni. Cominciarono così gli impegni più importanti della LABEN, di volta in volta associata a consorzi internazionali che comprendevano società maggiori inglesi, tedesche e francesi: gli apparati elettronici sviluppati a Milano riguardarono sia i sistemi telemetrici principali dei satelliti e delle sonde, sia i controlli automatici degli strumenti e degli esperimenti ivi installati. All’elettronica di bordo corrispondeva il duale sviluppo del sistema di controllo a terra, da usare sia durante lo sviluppo e test dell'apparato in fabbrica sia per il controllo e supporto da terra dopo il lancio. Praticamente tutte le missioni dell’ESRO ed ELDO e poi dell’ESA utilizzarono a bordo o a terra i elettronici prodotti dalla LABEN, in assegnazione diretta o tramite subappalto dagli altri membri dei consorzi.

Contemporaneamente le competenze sviluppate venivano usate per i satelliti realizzati dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), a partire dal satellite geostazionario sperimentale SIRIO nel 1977, che ebbe una vita più lunga di quella prevista da potere essere spostato alla fine ad orbitare sopra la Cina ed essere venduto a quel governo.

Nel frattempo, grazie alla capitalizzazione delle competenze sui computer miniaturizzati, la LABEN collaborava in secondo piano anche a progetti italiani al di fuori dell'ambito prettamente spaziale, come il collaudo dei motori dell’aereo da combattimento Tornado, costruito a Torino, e a forniture di stazioni di controllo terrestre alla base di lancio italiana di Malindi (Kenya) e alla base europea di Kourou (Guyana Francese).

In questo periodo la LABEN si ingrandì fino ad impiegare all'inizio degli anni ottanta quasi 400 dipendenti[36], organizzati in differenti divisioni, fra le quali spiccava ancora quella originaria della strumentazione nucleare.

Uno degli ultimi prodotti LABEN del comparto nucleare fu usato nel 2011 per mappare e misurare le radiazioni dell’area circostante alla centrale di Cernobyl, quasi 25 anni dopo l’incidente del 1986.

Si dovette pertanto cercare una nuova e più capiente sede aziendale e nel 1985 avvenne il trasloco nella seconda sede storica, quella di Vimodrone.

Un sistema computerizzato di guida e controllo sviluppato dalla LABEN era presente a bordo della missione Giotto lanciata nel 1985 alla volta della cometa di Halley, che sfiorò il 13 marzo 1986, commissione affidata alla azienda direttamente da ESA. Fu grazie a tale computer di bordo che fu recuperato il controllo di puntamento verso la Terra perso dopo l'attraversamento della coda cometaria[37] e che fu possibile estendere la missione, "congelando" la sonda interplanetaria per sei anni in un'orbita di parcheggio e lanciandola infine verso l'incontro con un'altra cometa, la 26P/Grigg-Skjellerup, nel 1992[38][39]

Il successo di Giotto fu foriero di altre forniture importanti in quegli anni di fine decennio[40]:

  • la sonda Ulysses lanciata nel 1990 che, doppiato Giove, uscì dal piano dell'eclittica per dirigersi verso il polo sud del Sole;
  • la Central Terminal Unit (CTU) imbarcata a bordo del "satellite a guinzaglio" Tethered che volò sullo space shuttle Atlantis nel 1992 col primo astronauta italiano, Franco Malerba;
  • una memoria di massa e l'unità di controllo dell'esperimento Inter-Orbit Communication (IOC) a bordo di EURECA, la piattaforma recuperabile europea per ricerche in microgravità, rilasciata nel 1992 dallo space shuttle Atlantis e rientrata undici mesi dopo con l'Endeavour.

I risultati tecnici e tecnologici della LABEN non furono però pari a quelli economici e commerciali, tanto che la proprietà dell’azienda cambiò spesso nel corso dei primi anni ottanta, incappando anche in uno scandalo di corruzione quando proprietaria era la Marconi inglese.

Passata per Ferranti e Bastogi, nella seconda metà degli anni ottanta la LABEN entrò a far parte delle società spaziali italiane controllate da Finmeccanica[41].

Gli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Con l'inizio del nuovo decennio, si venne a definire una sempre più stretta collaborazione con la Alenia Spazio[42], come ad esempio sul satellite europeo ERS-1, lanciato nel 1991.

Nell'ambito dell'attività espansiva di quegli anni, nel 1995 la LABEN acquisisce la PROEL di Firenze facendone una sua divisione dedicata agli studi e alla prototipizzazione di motori per la propulsione elettrica spaziale[43].

Anche in questo decennio la strumentazione LABEN continuò a contribuire alle principali missioni spaziali:

  • la sonda statunitense-europea Cassini-Huygens, lanciata nel 1997 alla volta della esplorazione del sistema di Saturno e del suo satellite Titano[44] per cui fu sviluppato il computer di gestione che consentì la gestione della sonda Huygens nella fase di discesa verso Titano e la raccolta di dati inviati alla piattaforma orbitante Cassini detto Command Data Management System (CMDS), sviluppato su contratto diretto della NASA. Per questo contributo, la LABEN è entrata nel Guinness dei primati per aver realizzato il computer atterrato più lontano dalla Terra mai lanciato dall'uomo[45].
  • gli osservatori spaziali di raggi X (XMM-Newton, lanciato nel 1999) e raggi gamma (INTEGRAL, lanciato nel 2002) per cui fu fornito l'intero sottosistema di OnBoard Data Handling (OBDH)[46].

Gli anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

Ancor prima di essere inglobata in un'unica entità con Alenia Spazio e divenendone una "direzione" nel 2004, la LABEN raggiunse un buon livello di penetrazione nel mercato spaziale istituzionale, rappresentando da sola circa il 15% del volume di affari dell'industria spaziale nazionale[47].

Nel 2004 la sede di Vimodrone contava circa 304 addetti a cui si dovevano aggiungere i 16 lavoratori della PROEL[47] di Firenze.

Nel 2004 la LABEN fu prima fusa con Alenia Spazio dalla sua holding Finmeccanica (acquistandola) e poi integrata come sede milanese nella joint venture franco-italiana del settore spaziale Alcatel Alenia Space[48](67% Alcatel, 33% Finmeccanica). Divenne poi Thales Alenia Space[49] - Italia, sede Milano, dal 2006 con la acquisizione della quota Alcatel da parte del gruppo francese della difesa e dell'elettronica Thales.

È di questo periodo la fornitura di tutte le unità di generazione del segnale di navigazione NSGU cuore della costellazione orbitale Galileo nella sua evoluzione (GIOVE-A, IOV e FOC). Nel 2006 la strumentazione dell'esperimento ALTEA di LABEN/TAS-I volò a bordo di una missione dello space shuttle[50]. In questi anni, le due linee di produzione dei computer di bordo e delle memorie di massa (base SDRAM) divennero le principali nel sito milanese.

Nel 2012 la sede di Vimodrone contava circa 280 lavoratori[47]. A gennaio 2013 il sito industriale venne trasferito da Vimodrone a Gorgonzola (MI) nell'ambito della ripartizione della progettazione e produzione degli equipaggiamenti elettronici per lo spazio[51], avvenuta rispettivamente tra le sedi Thales Alenia Space - Italia di Milano e L'Aquila. A quella data, il nuovo sito di Gorgonzola contava circa 200 tecnici specializzati nelle funzioni di Centro di Competenza Elettronico (digitale), Scientifico, Software e Test[52].

Attività produttiva[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua storia, l'azienda ha fornito equipaggiamenti elettronici quali

  • singole schede di circuiti stampati
  • schede microprocessore, con o senza relativo software di bordo
  • schede di conversione/distribuzione di potenza DC/DC
  • FPGA per elaborazione dati
  • computer avionici completi, per il controllo di assetto orbitale, singoli come SENTINEL-1 o per costellazioni come IRIDIUM e O3B
  • memorie di massa, con o senza controllo intelligente del sottosistema di trasmissione a terra, tipicamente per satelliti con carico principale SAR come COSMO-SkyMed, RADARSAT, SENTINEL-1 o multi-carico come BepiColombo e Solar Orbiter
  • equipaggiamenti di acquisizione ed elaborazione dati e segnali (come la unità CDHU, che controlla lo strumento GOME-2 per il monitoraggio dell'ozono atmosferico a bordo dei satelliti MetOp)
  • unità di generazione del segnale di navigazione della costellazione Galileo (NSGU)
  • apparecchiature di comando e controllo per esperimenti scientifici in condizioni di microgravità e fisica dello spazio (come lo strumento IBIS a bordo del satellite INTEGRAL, GOCE, Herschel & Planck)
  • ricevitori terrestri e satellitari dei segnali GPS, EGNOS, Galileo
  • elettronica e software di controllo per lanciatori e infrastrutture abitative spaziali

usati su molteplici veicoli (satelliti terrestri o planetari, sonde interplanetarie ,...) nei maggiori programmi spaziali di ESA[53], della NASA e di altre nazioni spaziali, contribuendo alla realizzazione di sistemi per le telecomunicazioni, la ricerca astronomica, la fisica dello spazio, la navigazione satellitare e l'osservazione ambientale ottica e radar[54], divenendo un centro di competenza industriale elettronico spaziale riconosciuto a livello internazionale[senza fonte][55].L'azienda vantava anche una lunga esperienza nella costruzione degli apparati di test, supporto a terra post lancio e centri di controllo[56].

Questa missione di progettazione, produzione e test di apparati elettronici spaziali, il sito milanese continua a svolgerla integrata oggi in Thales Alenia Space.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000001/
  2. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000003/
  3. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000009/
  4. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000004/
  5. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000006/
  6. ^ a b Milano - Montedel Spa - Divisione Laben - Programma ELDO - Satellite, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 4 maggio 2016.
  7. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000037/
  8. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000051/
  9. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000048/
  10. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000008/
  11. ^ Annuario dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) [1972], Seminario di elettronica biomedica, pag. 984.
  12. ^ http://archives.eui.eu/en/fonds/145745?item=ESRO.B-03.01-7313
  13. ^ http://archives.eui.eu/en/fonds/145721?item=ESRO.B-03.01-7289
  14. ^ "Il contributo della LABEN ai programmi spaziali europei", Missili no. 4, Agosto 1966, p. 151-152
  15. ^ http://www.esa.int/About_Us/Welcome_to_ESA/ESA_history/History_ESRO-1_satellite_1968
  16. ^ http://space.skyrocket.de/doc_sdat/esro-2.htm
  17. ^ http://archives.eui.eu/en/fonds/108850?item=ELDO.D-01.08-3390
  18. ^ http://archives.eui.eu/en/fonds/108899?item=ELDO.D-01.08-3439
  19. ^ http://archives.eui.eu/en/fonds/109692?item=ELDO.D-01.08-4232
  20. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000021/
  21. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000020/
  22. ^ Giancarlo Massobrio, "Nuovi sistemi digitali per l'acquisizione dei dati di bordo e la decommutazione dei dati a terra sviluppati dai laboratori LABEN nell'ambito dei programmi spaziali europei", Missili, no. 6, Dicembre 1966, 203-218, p. 207
  23. ^ http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-3h080-0000019/
  24. ^ ESRO, General Report 1967, p. 44.
  25. ^ http://nssdc.gsfc.nasa.gov/nmc/spacecraftDisplay.do?id=1968-109A
  26. ^ ESRO, General Report 1969, p. 112.
  27. ^ http://space.skyrocket.de/doc_sdat/heos.htm
  28. ^ http://archives.eui.eu/en/fonds/136878?item=ESA.B-05.01-5199.
  29. ^ ESRO, General Report 1969, p. 107.
  30. ^ http://www.esa.int/About_Us/Welcome_to_ESA/ESA_history/History_ESRO-4_satellite_1972
  31. ^ http://www.elettronet.it/browse.asp?goto=455&livello=2&IdDocumento=18808&IdRevisione=21047
  32. ^ http://www.computerhistory.org/collections/catalog/102683835
  33. ^ http://docplayer.fr/7868635-Cornell-programme-d-ameliorations.html
  34. ^ AICA. Atti del Congresso annuale (1976), pag. 717.
  35. ^ http://www.museoaica.it/index.php?id=621
  36. ^ a b Articolo, su computerhistory.it.
  37. ^ http://www.helldragon.eu/loretta/cdrom/Documenti/MISSCOMETE.htm
  38. ^ L'acchiappacomete fa centro di nuovo, in La Repubblica, 11 luglio 1992.
  39. ^ Un modellino in scala 1:1 della sonda Giotto dava il benvenuto all'ingresso della sede LABEN in Vimodrone
  40. ^ http://archivio.agi.it/articolo/8db82c055ab9ef1eb932108c87dfd21c_19920703_cnr-giotto-robot-cosmico-a-secondo-incontro-con-cometa/
  41. ^ http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1991/05/10/Altro/LABEN-IRI-FINMECCANICA-RINNOVATO-IL-VERTICE_131000.php
  42. ^ http://archivio.agi.it/articolo/d6618dd4304c2fed8836a1e30fff94db_19910424_ambiente-alenia-e-laben-nel-satellite-esa-di-osservazione/?query=andrea_pucci
  43. ^ http://erps.spacegrant.org/uploads/images/images/iepc_articledownload_1988-2007/2001index/2002iepc/papers/t08/261_1.pdf&ved=0ahUKEwj43KWOr7zMAhVoMJoKHQViBLQ4ChAWCCcwBQ&usg=AFQjCNEIdRQaX7ERA3e2MWK_cb-HHmMVgQ
  44. ^ http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/notizie-nascoste/33742/La-partecipazione-italiana-alla-missione-Cassini.html
  45. ^ Milano che vola nello spazio, su affaritaliani.it.
  46. ^ http://adsabs.harvard.edu/full/1997ESASP.409..265A
  47. ^ a b c Scheda, Senato della Repubblica.
  48. ^ http://www.robertobiscardini.it/interpellanze/211.html
  49. ^ http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/eccellenze/thalesaleniaspace.html
  50. ^ Una nuova missione per ALTEA, su astronautinews.it, 27 dicembre 2015.
  51. ^ Interrogazione in Commissione parlamentare C.5/05850 "Ridimensionamento del sito produttivo di Vimodrone", su openpolis.it, 21 dicembre 2011. URL consultato il 4 maggio 2016.
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