LABEN

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LABEN
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1958 a Milano
Chiusura2004 assorbimento
Sede principaleVimodrone
GruppoThales
SettoreElettronica spaziale
Prodottinucleare, spaziale
Slogan«LABEN. A Finmeccanica Company»

LABEN, acronimo di LABoratori Elettronici e Nucleari, è stata una azienda italiana produttrice di equipaggiamenti elettronici in campo nucleare e spaziale con sedi storiche prima a Milano e poi a Vimodrone.

Nel 2005 è diventata parte integrante della joint venture franco-italiana Alcatel Alenia Space, e Thales Alenia Space dal 2007.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dagli albori a fine anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

LABEN fu fondata nel 1958, con sede e laboratori originariamente in un edificio di via Bassini[1][2] a Milano, sito proprio dietro alla facoltà nucleare del Politecnico, nello stesso stabile del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) - settore di Astrofisica, dove lavoravano Giuseppe Occhialini e l’allora giovane Giovanni Bignami, futuro presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

Attiva da subito nel campo della progettazione, ingegneria, test e produzione di apparecchiature elettroniche in ambito nucleare come gli analizzatori di spettro multicanale[3] o i sistemi di controllo, elaborazione dei dati e delle immagini riprese dalle gammacamere che iniziavano allora a diffondersi in medicina nucleare[4], la LABEN fu inquadrata come "divisione nucleare" della Montedel S.p.A. (acronimo di Montecatini-Edison Elettronica, divenuta poi Montedison nel 1966)[5][6][7].

Già nei primi anni '60 estese le sue attività anche all'emergente settore spaziale, focalizzandosi sulla produzione di equipaggiamenti e circuiti elettronici stampati per i primi lanci di razzi europei oltre l'atmosfera[8][9][10][11][12].

Nel 1964-1967 la LABEN fornì dei comparatori[13] e dei decommutatori di tipo Pulse-Code Modulation (PCM) per delle stazioni di terra[14] elaboranti i dati ricevuti dalla rete satellitare del neonato consorzio spaziale europeo European Space Research Organization (ESRO), oltre che delle unità di controllo dei modulatori PCM di telemetria a bordo dei primi due satelliti non stabilizzati di tale organizzazione[15]: l'ESRO I, per lo studio della radiazione cosmica e solare e loro interazione con la Terra[16] e l'ESRO II[17], volto allo studio dei raggi X, delle fasce di van Allen e il campo geomagnetico[18][19].

Nel 1966 la LABEN, nell'ambito dei programmi dell'altro consorzio spaziale europeo, l'European Launcher Development Organisation (ELDO), contribuì alla produzione dei Satellite Test Vehicle (STV) da 1 a 3 da lanciare col primo razzo dimostratore di tale organizzazione Europa-1[17], sviluppando la capacità di acquisizione ed analisi spettrale mediante tecniche di autocorrelazione dei dati vibrazionali di bordo trasmessi durante il lancio del veicolo[20][21].

Sempre con l'ELDO, la LABEN si aggiudicò nel 1967 un contratto per un completo sistema di telemetria codificata, ancora di tipo PCM[22][23], e per il corrispondente sistema di supporto ausiliario a terra, consistente in una unità di decommutazione, sempre di tipo PCM[24], nonché di memorizzazione/elaborazione dei dati inviati dalla rete satellitare di tale altra organizzazione europea[25][26].

Nel 1967 la LABEN fornì ad ESRO un sistema di supporto a terra del satellite con orbita altamente eccentrica HEOS-1 (HEOS-A)[27][17]dedicato allo studio del plasma, del vento solare e dei raggi cosmici e della loro interazione con la magnetosfera terrestre[28]. A questo seguì nel 1969 la realizzazione del codificatore di telemetria a bordo del suo successore HEOS-2 (HEOS-B)[29][30].

La stessa tipologia di fornitura, cioè apparati di test e supporto a terra più modulo completo di telemetria di bordo[31], fu richiesta alla LABEN per il satellite ESRO IV[32], indirizzato allo studio della ionosfera e della penetrazione delle particelle solari nella magnetosfera terrestre[33].

Nel biennio 1968-69 i tecnici della LABEN furono impegnati in varie missioni in Australia, dove si tentò invano di lanciare il razzo europeo dell'ELDO[8] Europa-1 dal poligono di Woomera: i lanci furono afflitti da diversi problemi che portarono alla esplosione degli stadi del vettore prima di raggiungere l'orbita prefissata. Su di essi era installata la prima elettronica digitale telemetrica prodotta nello stabilimento milanese, la quale inviò correttamente dati a terra nel breve tempo di operatività dal lancio fino alla esplosione, permettendo alla LABEN di rendersi visibile in questo segmento del nascente mercato spaziale europeo.

Sul finire degli anni '60, la LABEN partecipò attivamente alla gara per la realizzazione dello strumento S-88 volto all'analisi dei raggi gamma sul primo satellite stabilizzato dell'ESRO, TD-1 lanciato nel 1972, perdendola (lo strumento fu costruito dalla allora FIAR di Milano).

Altri campi di impiego tra gli anni '60 e '70 furono i primi minicomputer per le applicazioni scientifiche e l'automazione industriale[34] e apparecchi per la biomedica, come l'analizzatore elettronico d'ampiezza LABEN Spectroscope a 400 canali[35].

Gli anni d'oro: dagli anni settanta agli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

La sede LABEN di Vimodrone

Nel 1968 l'azienda intraprende la progettazione del LABEN 70[36], un minicomputer per applicazioni scientifiche ed industriali, presentato nel 1970[37] al prezzo base di $ 12000.

Un'altra versione successiva ma meno diffusa del minicomputer fu il LABEN 701.

Il minicomputer LABEN 70[modifica | modifica wikitesto]

Incassato in un armadio monolite, il LABEN 70 aveva le seguenti caratteristiche tecniche principali[38]:

  • una memoria a nuclei[39] di ferrite di 4096 word (8 KiB), espandibile a 31768, e relativo ciclo di isteresi;
  • un ciclo macchina di 1,35 μs (740 kHz);
  • 8 modi di indirizzamento e indirizzamento esteso;
  • un'ampia gamma di istruzioni;
  • unità aritmetica con registri indirizzabili come locazioni di memoria;
  • due registri indicizzazione;
  • un sistema standard di interruzioni con priorità multi-livello;
  • fino a 128 livelli distinti per 64 periferiche esterne;
  • istruzioni speciali per trasferimento dati su canali in ingresso ad alta velocità verso la (e dalla) memoria, anche in modalità interruzione;
  • protezione della memoria con relative interruzioni.

Come opzioni aveva:

  • un moltiplicatore e un divisore cablati in hardware;
  • dei canali di accesso diretto in memoria (fino ad un massimo di 32);
  • la generazione in scrittura e il controllo di parità in lettura della memoria;
  • un sistema di protezione in caso di mancanza della rete di alimentazione elettrica;
  • un orologio interno in tempo reale, Real-Time Clock (RTC).

Come corredo software veniva fornito:

Il sistema prevedeva il controllo attraverso una telescrivente TE 300 della Olivetti. Il lettore a scheda perforata / perforatore di banda della telescrivente era poi utilizzato come dispositivo di archiviazione dati.

Al minicomputer potevano essere collegati una stampante parallela, le unità a nastro magnetico ed il disco.

Il LABEN 70 ebbe disparate applicazioni presso diversi clienti:

Il LABEN 70 fu adottato in una ricerca per la sperimentazione e costruzione in Europa di una sotto-rete di telecomunicazione[44] simile ad ARPAnet, l'originaria rete statunitense da cui derivò poi Internet. L'uso del minicomputer fu sponsorizzato al consorzio di ricerca europeo dal professor Luigi Dadda[45][46], allora rettore del Politecnico di Milano, è che partecipava a tale progetto chiamato European Information Network (EIN), noto anche come iniziativa COST 11 della allora CEE[47].

La LABEN cessa la propria attività di produzione nel campo dei minicalcolatori nel 1974, e ciò ebbe come conseguenza di una ristrutturazione del personale che determinò il taglio di gran parte del settore della automazione industriale, pari a oltre 160 degli allora 360 dipendenti. L'attività si concentrò quindi su due linee di prodotto principali:

  • la strumentazione di misura e controllo terrestre, per uso nucleare e scientifico: analizzatori per particelle e relativi moduli di controllo/interfaccia basati sull'allora standard Computer-Aided Measurement And Control (CAMAC)[48];

Attività nel settore spaziale[modifica | modifica wikitesto]

Il settore spaziale divenne l'attività preponderante per la LABEN nel decennio tra gli anni settanta e ottanta, con abbandono progressivo dell'impegno nel nucleare, anche a causa del mutamento dello scenario italiano rispetto all'uso dell'energia atomica, culminato nel referendum abrogativo del 1987.

Riorganizzatasi l’Agenzia Spaziale Europea con differenti ambizioni e impulso verso l'attività spaziale dei paesi europei membri (anche con un nome diverso, passando dalle separate ESRO e ELDO all'unica ESA), anche l’industria italiana si iniziò a concentrare su tale settore, che richiedeva sempre più l’uso dell'elettronica digitale per i primi satelliti e missioni europee di quegli anni. Cominciarono così gli impegni più importanti anche per la LABEN, di volta in volta associata a consorzi internazionali che comprendevano le maggiori società sistemistiche di satelliti inglesi, tedesche e francesi: gli apparati elettronici digitali sviluppati a Milano riguardarono sia i sistemi telemetrici principali dei satelliti e delle sonde per il controllo da terra, sia i controlli automatici in volo degli strumenti e degli esperimenti scientifici ivi installati. All’elettronica di bordo corrispondeva il duale sviluppo del sistema di comando e controllo a terra, da usare sia durante lo sviluppo e test dell'apparato in fabbrica sia per il supporto da terra dopo il lancio. Praticamente tutte le missioni dell’ESRO/ELDO/ESA utilizzarono o a bordo o a terra i prodotti elettronici digitali prodotti in quegli anni dalla LABEN, o in assegnazione diretta o tramite subappalto dagli altri membri dei consorzi.

La LABEN contribuì a COS-B[49], lanciato nel 1975 e primo di una serie di telescopi spaziali dell'ESA, dedicato allo studio dei raggi gamma e all'osservazione di alcune particolari sorgenti di raggi X, mediante la fornitura di apparecchiature per la elaborazione dei dati telemetrici a terra e per il controllo del carico scientifico, nonché di alcuni pezzi del sotto-sistema di radiofrequenza quali gli encoder[50][51].

Contemporaneamente le competenze ingegneristiche così maturate vennero impiegate dalla allora Montedel - Divisione LABEN (questo era l'appellativo ufficiale dell'azienda) anche sui satelliti realizzati interamente in Italia, a partire dal primo satellite geostazionario sperimentale per le telecomunicazioni SIRIO-1, frutto della collaborazione tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e una cordata di aziende italiane consorziatesi col nome Compagnia Italiana Aerospaziale (CIA), lanciato nel 1977 e per il quale la LABEN provvide al sistema di telemetria principale di bordo. L'idea nasceva al Politecnico di Milano su iniziativa del professor Francesco Carassa e il satellite e le sue componenti funzionarono ben oltre la vita prevista (8 anni, contro i 2 di progetto) da potere essere poi spostato alla fine ad orbitare sopra la Cina ed essere venduto a quel governo per le sue ricerche[52].

Nella seconda metà degli anni '70, la LABEN iniziò lo studio per la realizzazione delle unità terminali remote di comunicazione per uso nello spazio a bordo di un veicolo, le Remote Terminal Unit (RTU), e relativi apparati di test[53], al fine di standardizzare la comunicazione della unità di controllo centrale, la Central Terminal Unit (CTU), con le periferiche disposte sul bus di comunicazione avionico interno. Le RTU divennero una linea di prodotto specialistica della LABEN fino alla metà degli anni '90[54] quando furono progressivamente dismesse in quanto integrate nella CTU stessa. Le CTU rimasero invece uno dei prodotti principali della LABEN attraverso i decenni successivi, attraversando progressivi stadi di integrazione/miniaturizzazione supportati dalla duale evoluzione della elettronica e dei componenti digitali.

A inizio anni '80 la LABEN contava circa 210 tecnici, pari al 13% della forza lavoro nazionale nel settore spaziale (1559 addetti), figurando quindi al terzo posto tra le prime cinque aziende del comparto come numero di dipendenti, prima nel settore privato. La distribuzione dei dipendenti di queste aziende puramente spaziali o delle varie divisioni spazio italiane di allora era, in ordine decrescente: Selenia Spazio a Roma (450), Telespazio a Roma (449), LABEN a Milano, Aeritalia settore Spazio a Torino (200) e BPD a Colleferro (150).

La LABEN fornì e qualificò[55] il sistema di conversione in time-division multiplexing (TDM) dei time-tag degli impulsi laser nell'esperimento LAser Synchronisation from Stationary Orbit (LASSO)[56], per instradarli verso il canale di housekeeping di trasmissione verso terra, che dovevano servire a una dimostrazione della sincronizzazione degli orologi atomici mediante impulsi laser scambiati a bordo del satellite meteorologico dell'ESA SIRIO-2 (derivato dal modello di riserva del suo predecessore italiano SIRIO-1). SIRIO-2 fu lanciato il 9 settembre 1982, ma non raggiunse mai l'orbita geosincrona di destinazione a causa di un malfunzionamento meccanico della turbopompa[57] del terzo stadio del razzo vettore Ariane 1 (lancio LR-05).

La LABEN collaborò come sottocontrattore anche al software dell'Italian Research Interim Stage (IRIS), uno stadio superiore a propellente solido per la messa in orbita di piccoli carichi fino a 900 kg sviluppato con ASI e Aeritalia - Divisione Spazio di Torino, utilizzato da bordo dello Space Shuttle a partire dalla seconda metà degli anni '80[58]. Uno dei satelliti messi in orbita con IRIS fu il LAGEOS-2[59] per lo studio della forma e dimensione della Terra, dei movimenti della crosta e della relatività generale nel 1992, lanciato dal cargo bay di STS-52.

Il contributo LABEN all'osservatorio a raggi X EXOSAT di ESA lanciato nel 1983 si concretizzò nella collaborazione con l'allora Matra Marconi Space di Tolosa alla costruzione dei Focal Plane Assembly (FPA) e della elettronica dell'esperimento[60].

Il cambio sede a Vimodrone[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni '80, sfruttando le competenze maturate sui computer miniaturizzati ad uso terrestre nel decennio precedente, la LABEN collaborava in secondo piano anche a progetti italiani al di fuori dell'ambito prettamente spaziale, come il collaudo dei motori dell’aereo da combattimento Tornado, costruito a Torino.

Di quegli anni anche le forniture di apparati per le stazioni di controllo terrestre alla costruenda base di lancio italiana di Malindi (Kenya) e allo spazioporto europeo di Kourou (Guyana Francese).

Con la forte crescita del settore spaziale italiano negli anni '80, anche la LABEN si ingrandì fino ad impiegare nel 1985 circa 270 dipendenti, pari al 9% dell'allora industria spaziale nazionale (3120 addetti), che era raddoppiata nel primo quinquennio di quella decade[47]; figurava quindi quarta nelle prime cinque aziende spaziali italiane come numero di dipendenti: Selenia (1065), Telespazio (612), Aeritalia settore Spazio (550), LABEN e BPD (230).

Si dovette pertanto cercare una nuova sede aziendale con annessa una più capiente camera bianca per l'integrazione degli equipaggiamenti di volo e nel 1985 avvenne il trasloco nella seconda sede storica, quella di Vimodrone (MI).

Attività nel settore del monitoraggio nucleare[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda era organizzata in diverse divisioni, fra le quali sopravviveva ancora quella originaria della "strumentazione nucleare" dagli anni '60 e che si era contratta nel solo mercato della produzione di sistemi di monitoraggio radioattivo ambientale[61]. La LABEN fornì sistemi per la detezione nell'ambiente dei radionuclidi (Radionuclide Monitoring System, RMS) per diverse reti:

  • la rete nazionale di controllo della radioattività del particolato atmosferico (REMRAD), voluta dall'ISPRA, di cui la sede di Vimodrone divenne una delle sette stazioni automatiche italiane[62];

Uno degli ultimi prodotti LABEN del comparto nucleare fu usato nel 2011 per mappare e misurare le radiazioni dell’area circostante alla centrale di Černobyl', quasi 25 anni dopo l'incidente del 1986, in vista della costruzione del nuovo sarcofago sul reattore 4 nell'ambito del programma Cernobyl's Integrated Automated Monitoring System (CERNOBYL-IAMS)[64].

Giotto e le altre missioni[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo commemorativo della missione Giotto

Un sistema computerizzato di guida e controllo di assetto spaziale[65] ed elaborazione dati dal peso di circa 6 kg[66] sviluppato dalla LABEN era presente a bordo della missione Giotto, lanciata nel 1985 alla volta della cometa di Halley[67], che sfiorò ad una distanza di 596 km il 13 marzo 1986, commissione affidata all'azienda direttamente dall'ESA[68]. Fu grazie a tale computer che venne recuperato in modo automatico il controllo del puntamento delle antenne di comunicazione verso la Terra[69], perso per 32 minuti nell'attraversamento a una velocità di 68 km/s della turbolenta coda cometaria fatta di particelle e gas[66]: ciò rese possibile estendere la missione "congelando" la sonda interplanetaria per sei anni in un'orbita di parcheggio, e lanciandola infine nel 1992 verso l'incontro con un'altra cometa, la 26P/Grigg-Skjellerup[70][71].

Giotto in integrazione presso il centro ESTEC

Il successo di Giotto fu foriero di altre forniture importanti in quegli anni di fine decennio[72]:

L'approdo in Finmeccanica[modifica | modifica wikitesto]

I risultati tecnici e tecnologici conseguiti dalla LABEN non furono pari a quelli economici e commerciali, tanto che la proprietà dell'azienda cambiò più volte nel corso del decennio, incappando anche in uno scandalo di corruzione quando nella seconda metà degli anni '80 fu di proprietà della Ferranti ISC (smembrata poi nella GEC, precedentemente Marconi Company, a inizio anni '90).

La Montedel della Montedison, e con essa la LABEN, passò alla holding finanziaria Bastogi IRBS (Istituto Romano Beni Stabili) nel 1981. Nel 1982 la LABEN entrò a far parte del gruppo SI EL, conglomerato della difesa ed elettronica della medesima finanziaria torinese-romana[81].

Nel 1983 Italmobiliare, con l'acquisizione del 23% della Bastogi IRBS, ne divenne il maggiore azionista e avviò un processo di alienazione delle partecipazioni industriali, per concentrarsi solo sul settore immobiliare: nel 1985, l'intero agglomerato SI EL fu quindi venduto alla Ferranti International Signal Company (ISC)[81], che controllava la LABEN attraverso la sua sussidiaria Ferranti Italia.

Le vendite della LABEN nel 1984 si aggiravano intorno a 1 milione di dollari[81].

Dal 1987, il 50% della LABEN fu acquisito dalla Aeritalia - Divisione Spazio di Torino (che a sua volta era già una società controllata completamente da IRI-Finmeccanica) mentre per l'altro 50% rimane va ancora della Ferranti ISC.

Nel 1990, con la acquisizione delle quote della Ferranti Italia da parte di Finmeccanica (messe in vendita dalla Ferranti International per ridurre il debito contratto a seguito della acquisizione della ISC e dello scandalo per la scoperta di traffici illeciti)[82], la LABEN entrò a far parte delle società spaziali italiane completamente controllate dalla holding del settore pubblico[83], dopo 32 anni di reggenza da parte di privati.

La LABEN contava circa 400 dipendenti nel 1990, il 6% circa della manodopera italiana nel comparto spazio (6888 lavoratori tra manifatturiero e servizi) che aveva in un solo decennio quadruplicato gli adetti, distribuiti allora su ben 14 imprese. La LABEN figurava al quinto posto tra le aziende spaziali italiane come numero di dipendenti: Selenia Spazio (1165), Aeritalia settore Spazio (1100), Telespazio (950), BPD (430) e LABEN e a seguire altre realtà spaziali, sorte o espansesi in quegli anni quali FIAR (270), Officine Galileo (150), CISET (145), Fiat Avio (145), Microtecnica (69), SSI (60), Elettronica (15), Tecnomare (13) e Sipal (7).

Gli anni novanta: i sistemi di elaborazione dati[modifica | modifica wikitesto]

La sinergia con Alenia Spazio[modifica | modifica wikitesto]

Con l'inizio del decennio, favorita dalla comune holding di possesso Finmeccanica e dall'impulso dato dalla nascita dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) nel 1988 e dal conseguente varo del Piano Spaziale Nazionale (PSN), si venne a definire una sempre più stretta collaborazione tra la LABEN specializzata in equipaggiamenti elettronici ed apparati di test e la maggiore azienda sistemistica spaziale italiana, l'Alenia Spazio (nata nel 1990 dalla fusione della Aeritalia settore Spazio di Torino e la Selenia Spazio di Roma e L'Aquila): ad esempio, sul primo satellite europeo per il monitoraggio ambientale ERS-1[84] lanciato nel 1991, e nel consorzio Italspazio, nato per la definizione di una piccola costellazione di due satelliti di telecomunicazioni Iridium-like, chiamati Italsat F1 ed F2[85], lanciati nel 1991 e nel 1996. Per tali satelliti, la LABEN fu incaricata di sviluppare il sistema telemetrico e di comando[17].

In quegli anni, la LABEN partecipò alla costruzione del supercalcolatore Array Processor with Emulator (APE) (letteralmente “processore vettoriale con emulatore”) progettato da INFN e compensato con 2 miliardi di lire, rivenduto ad ENEA poi tramite Alenia Spazio[86]. APE aveva uno schema architetturale parallelo chiamato Single Instruction Multiple Data (SIMD) in cui le unità di elaborazione erano replicate mentre rimaneva unica la sequenza di operazioni (e l'elaboratore che le controllava). In tale costrutto, tutti i nodi computazionali eseguivano simultaneamente e parallelamente la stessa operazione aritmetica su una molteplicità di dati pari al numero dei nodi stessi. L'APE fu specificatamente progettato e costruito per consentire delle simulazioni numeriche di teorie di gauge e, in particolare, di cromodinamica quantistica su reticolo.

L'acquisizione della PROEL[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 la LABEN acquisì la PROEL Tecnologie di Firenze[87], facendone una sua divisione dedicata agli studi e alla prototipizzazione di motori per la propulsione elettrica spaziale[88] e la propulsione ionica basati sul concetto di Radio-frequency with Magnetic-field ion Thruster (RMT).

Uno dei contributi della LABEN/Divisione PROEL fu l'Electric Propulsion Diagnostic Package (EPDP) volato a bordo della sonda lunare SMART-1 dell'ESA nel 2003, strumento per studiare l'ambiente di plasma, in termini di energia degli ioni e distribuzione della densità di corrente[89], e monitorare così la contaminazione delle superfici del veicolo spaziale quando il propulsore elettrico veniva acceso e spento[90].

Elettronica per gli osservatori, i computer di bordo e gli esperimenti[modifica | modifica wikitesto]

Anche in questo decennio la strumentazione di controllo ed elaborazione dati prodotta dalla LABEN contribuì alle principali missioni spaziali internazionali:

  • l'Instruments Data Handling Trasmission (IDHT) , il sistema computerizzato di comando e controllo Digital Data Handling Unit (DDHU) col relativo sistema di test a terra (EGSE) dello spettrometro nel visibile e ultravioletto Global Ozone Monitoring Experiment (GOME)[91], dedicato allo studio dell'atmosfera (qualità dell'aria, ozono stratosferico, gas dispersi, nubi)[92], installati a bordo del satellite europeo ERS-2 lanciato nel 1995[93];
  • la Central Terminal Unit (CTU) imbarcata a bordo dell'ossevatorio spaziale per l'infrarosso Infrared Space Observatory (ISO) lanciato nel 1995, unità sviluppata direttamente per l'ESA, responsabile della piattaforma con l'ISAS (JAXA dal 2003) e la NASA;
  • una piastra elettronica analogica dedicata al monitoraggio di precisione della temperatura per il Bubble Drop & Particulate Unit (BDPU)[94], un esperimento scientifico montato in un rack di Life and Microgravity Sciences (LMS) dell'ESA, dentro lo SpaceLab statunitense-europeo volato nel cargo bay dello Space Shuttle Columbia] nel 1996 (STS-78);
  • gli strumenti scientifici MECS, High Pressure Gas Scintillation Proportional Counter (HPGSPC) e Phosphor sandwich Detection System (PDS) per la rilevazione dei raggi X[95] nel carico pagante[96] dell'osservatorio spaziale italo-olandese Beppo-SAX[97], lanciato nel 1996;
  • l'intero computer di bordo, chiamato On-Board Data Handling (OBDH)[98], di ognuno dei 4 satelliti Cluster persi durante l'esplosione dell'Ariane 5 al suo lancio inaugurale 501 nel 1996. Uno di tali OBDH fu recuperato strutturalmente abbastanza integro dopo lo schianto al suolo, avvenuto per un comando di auto-distruzione dopo 40 secondi di volo a causa di un bug nel software del vettore: l'apparecchiatura, leggermente ammaccata e deformata trasversalmente all'asse maggiore, fu riconsegnata alla LABEN ed fu esposta nella sede aziendale;
Lancio della sonda Cassini con il probe Huygens alla volta di Saturno
Immagine artistica della separazione della sonda Huygens da Cassini alla volta di Titano
Immagine in situ ripresa da Huygens atterrato sulla superficie di Titano
  • il contributo alla sonda statunitense-europea Cassini-Huygens, lanciata nel 1997 alla esplorazione del sistema di Saturno e del suo satellite Titano[99], per cui fu fornito il computer di bordo, chiamato Command Data Management Subsystem (CDMS)[76], che gestì la sonda Huygens nella sua fase di discesa verso Titano[100], provvedendo alla raccolta dei dati dai sei strumenti scientifici del probe e trasmettendoli alla piattaforma orbitante Cassini. Commissione ricevuta su contratto diretto della NASA, il CMDS integrò in un unico equipaggiamento ed architettura le unità CTU e RTU precedentemente prodotte dalla LABEN per altri satelliti. Per questo equipaggiamento, che dette visibilità internazionale alla ditta milanese giusto un decennio dopo la missione Giotto, la LABEN è entrata nel Guinness dei Primati - e detiene ancora il record[101] - per aver realizzato il computer atterrato più lontano dalla Terra[102] tra tutti quelli lanciati finora dall'uomo nello spazio[103];
  • l'elettronica di controllo della Advanced Protein Crystallization Facility (APCF), volata nel 1998 a bordo dello Space Shuttle Discovery] (missione STS-95);
  • il sistema di elaborazione dati nelle due camere CCD MOS (EMDH) e della camera CCD p-n (EPDH) nello strumento European Photon Imaging Camera (EPIC)[104] interfaccianti i tre telescopi per i raggi X fulcro del carico scientifico dell'osservatorio spaziale dell'ESA X-ray Multi-Mirror (XMM-Newton)[105], lanciato nel 1999[106] e avente come Principal Investigator Giovanni F. Bignami. Nella clean room del sito di Vimodrone avvenne la prima integrazione dimostrativa dello strumento EPIC[107]. La LABEN fornì anche l'unità di controllo centrale del veicolo spaziale, detta Central Data Management Unit (CDMU), e i due terminali di comunicazione remota tra essa e i vari elementi della piattaforma (SVM RTU) e del carico utile (FPA RTU). La CDMU era una CTU basata su microprocessore MIL-STD-1750 con 256 kword di RAM e con l'OBDH bus avionico dell'ESA per la comunicazione di bordo[108];
  • il detettore e l'elettronica per il processamento dei segnali da 32 strati di silicio (D1) e il computer di elaborazione dati e gestione della acquisizione (D2)[109] dell'esperimento New Instrument for Nuclear Analysis (NINA), lanciato nel 1998 nell'ambito del programma di missioni russo-italiane (RIM) di INFN di Trieste e il Moscow Engineering Physics Institute (MEPhI) per lo studio dei raggi cosmici[110];
L'osservatorio per raggi gamma INTEGRAL, con la sua fotocamera IBIS

Le applicazioni GPS/EGNOS/GLONASS[modifica | modifica wikitesto]

In questo decennio la LABEN iniziò a operare anche nella produzione di apparati ricevitori di segnale di posizione da montare a bordo dei satelliti in orbite al di sotto delle MEO (che caratterizzavano invece le già allora disponibili costellazioni per la georeferenziazione come GPS/GLONASS) o GEO (come il sistema EGNOS). Lo scopo di tali ricevitori su di un satellite in orbita bassa LEO è quello di garantirne il controllo, la stabilizzazione e l'orientamento ed evitare la costruzione di decine di stazioni di terra per il suo tracking. Il ricevitore GPS sostituiva diversi sensori di bordo (sun-sensors, Earth-sensors, gyros) unicamente usati fino ad allora per il controllo di assetto in orbita bassa. A tale tipologia di prodotti la LABEN contribuì con:

  • i ricevitori GPS TENSOR processanti il segnale GPS nella sola banda L1, per i 56 satelliti della costellazione GLOBALSTAR per la telefonia palmare satellitare[114];
  • i ricevitori LAGRANGE (LABEN GNSS Receiver for Advanced Navigation, Geodesy and Experiments), operanti nelle bande L1 ed L2 di entrambe le costellazioni GPS/GLONASS, anche in modo differenziale. Il prototipo dimostrativo fu lanciato nel 1999 sul satellite scientifico internazionale SAC-C e funzionò correttamente per 56 giorni prima di un guasto permanente a causa della radiazione[115]. Una versione migliorata volò nel 2005 sull'Esperimento di Navigazione per Evento Italiano Dimostrativo di EGNOS (ENEIDE)[116] a bordo della Sojuz diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale per validare per la prima volta, sotto la guida dall'astronauta italiano Roberto Vittori, la ricezione e affidabilità in orbite LEO del segnale GPS prodotto dal sistema EGNOS. Nel decennio successivo LAGRANGE fu montato su diversi satelliti quali RADARSAT-2, COSMO-Skymed e GOCE, per il controllo di assetto e la determinazione precisa nell'orbita (POD)[117];
  • le stazioni di terra per EGNOS Ranging and Integrity Monitoring Stations (RIMS-B[118] and RIMS V2-V3);
  • i ricevitori GPS per la determinazione orbitale e di assetto dell'Automated Transfer Vehicle (ATV) dell'ESA[119];
  • i ricevitori GPS per la piattaforma Plate-forme Reconfigurable pour l'Observation, les Télécommunications Et les Usages Scientifiques (PROTEUS) delle missioni Jason-1, Calypso e Corot, SMOS e Jason-2 del CNES francese.

La strumentazione per la ISS e il CIRA[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni novanta la LABEN collaborò anche alla costruzione dei nodi 2 e 3 della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), assemblati in Alenia Spazio - Torino, mediante la fornitura di apparati di test a terra e della parte elettronica di alcuni esperimenti inviati poi a bordo della stessa nel decennio successivo e alloggiati nel modulo europeo Columbus :

FSL installato a bordo della ISS
  • il Fluid Science Lab (FSL), a cui contribuì con l'intera Master Control Unit (MCU) per il controllo e l'elaborazione dei dati e con la LapTop Unit (LTU), sulla quale il MARS Center di Napoli sviluppò la Human Computer Interface (HCI)[120], lanciato insieme al modulo Columbus mediante lo Space Shuttle Atlantis] (STS-122) nel 2008[121];
  • l'European Drawer Rack (EDR), a cui contribuì con l'elettronica del sottosistema Protein Crystallisation Diagnostic Facility (PCDF), lanciato anch'esso insieme al Columbus nel 2008;
MSG installato a bordo della ISS
  • il Microgravity Science Glovebox (MSG), lanciato con il modulo logistico MPLM-Leonardo a bordo dello Space Shuttle Endeavour] nel 2002 (missione STS-111), a cui contribuì come sottocontrattore della parte elettronica e software[122].

Sul finire degli anni '90 la LABEN fornì anche il sistema di automazione e controllo della galleria del vento al plasma (PWT) SCIROCCO del Centro italiano ricerche aerospaziali (CIRA) a Capua, entrata in funzione nel 2001[123]. Esso consisteva in diverse schede di acquisizione dati e convertitori A/D e D/A (ADTH16, 2232, 1150, 4116, 3119, 531), inseriti in tre rack e basati su una estensione del bus VME su cavo e su fibra ottica (412Bit3, 400Bit3) e del relativo software, distribuito su tre microprocessori in parallelo.

Gli anni duemila: fusione con Alenia Spazio e assorbimento in Alcatel/Thales[modifica | modifica wikitesto]

A inizio duemila la LABEN aveva un buon livello di penetrazione nel mercato spaziale istituzionale, rappresentando da sola circa il 15% del volume di affari e organico dell'industria spaziale nazionale[124], che per il solo comparto spazio manifatturiero controllato da Finmeccanica (Alenia Spazio, LABEN e Space Software Italia), chiuse l'esercizio dell'anno 1999 con 1012 miliardi di lire di ricavi e 2784 addetti[125].

A partire dal 1 aprile 2000, Finmeccanica conferì il controllo del ramo d’azienda comprendente le attività della sua Divisione Spazio interamente ad Alenia Spazio, incluse le partecipazioni della LABEN S.p.A.[125].

Nel 2003 la LABEN contava 420 dipendenti nella sua sede di Vimodrone e circa 18 nella sua sede di Firenze[126].

Già nei primi mesi del 2004, l'organico della sede di Vimodrone si era ridotto a 304 dipendenti, a cui si dovevano aggiungere i 16 della PROEL[124] di Firenze: il 7% circa dei lavoratori del settore spaziale in Italia che in quell'anno erano scesi a 4655 (numero totale, contando cioè sia il manifatturiero che i servizi), dal picco massimo registrato nel 1990. Questo a causa di varie contrazioni del mercato spazio e della crisi del settore che comportò riassetti e ristrutturazioni aziendali, con anche periodi di cassa integrazione, e che caratterizzarono gli anni subito dopo il 2000.

A metà 2004, la LABEN figurava al terzo posto (ancora con una quota del 15%) come livello di occupazione, rapportata al solo manifatturiero spaziale italiano in possesso a Finmeccanica (sceso a circa 2000 occupati) e così distribuito: Alenia Spazio Roma (800 addetti), Alenia Spazio Torino (600 addetti), LABEN Vimodrone (300 addetti, più 18 nella divisione di Firenze), Alenia Spazio L’Aquila (250)[126].

Fusione e assorbimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2003 Finmeccanica, nel riorganizzare le attività spaziali italiane, concentrò nella LABEN gran parte del business, mentre contratti e attività non ritenuti più vitali per il futuro del gruppo rimasero in Alenia Spazio al fine di essere liquidati[127].

Il 1 giugno 2004 la LABEN fu fusa con Alenia Spazio, formando la nuova società denominata Alenia Spazio - LABEN.

Dal 29 gennaio 2005[128] la Alenia Spazio - LABEN fu integrata nella Space Alliance[129] con Alcatel-Lucent Space quale sito milanese della joint venture manifatturiera franco-italiana del settore spaziale Alcatel Alenia Space-Italia (AAS-I)[130] (67% Alcatel, 33% Finmeccanica). L'accordo venne ratificato dalla Commissione Europea il 29 aprile 2005[128].

Divenne poi dal 2007 Thales Alenia Space-Italia (TAS-I)[131], sito di Milano, con la acquisizione della quota Alcatel da parte del gruppo francese della difesa e dell'elettronica Thales[129]. Il passaggio di azioni da Alcatel a Thales venne approvato dalla Commissione Europea il 10 aprile 2007[132].

Gli equipaggiamenti elettronici e scientifici[modifica | modifica wikitesto]

A cavallo del duemila la LABEN collaborò alla costruzione degli strumenti scientifici sui tre satelliti MetOp dell'ESA votati al monitoraggio meteorologico e alla comprensione dei cambiamenti climatici:

Buco nell'ozono sul polo Sud elaborato da GOME-2 su MetOp-A

La LABEN partecipò alla ricostruzione dei satelliti a formazione tetraedrica Cluster II, lanciati nel 2000 per lo studio della magnetosfera terrestre e la sua interazione col vento solare, dopo l'esplosione dei predecessori nel lancio inaugurale dell'Ariane 5 nel 1996. Contribuì ad essi con il clone del sistema OBDH, composto da un computer di bordo unico che integrava insieme le precedenti architetture di Command Data Management Unit (CDMU) e Remote Terminal Unit (RTU). Sfruttando questa integrazione di funzioni in un unico equipaggiamento fisico, la LABEN propose nel primo decennio il suo prodotto Leonardo che univa, per la prima volta sui satelliti europei di osservazione terrestre, il sistema di elaborazione dei dati di bordo con il sistema di controllo di assetto[135].

Lancio di un satellite Galileo IOV con a bordo l'NSGU
Allocazione delle frequenze di Galileo, con le bande base E5A+E5B, E6, L1 prodotte dalla NSGU e traslate in banda L di trasmissione dalla FGUU

È di questo periodo di trasformazione LABEN/AAS-I/TAS-I la fornitura di tutte le unità di generazione nello spazio del segnale di navigazione satellitare europeo, le Navigation Signal Generation Unit (NSGU)[136] basate su piattaforma microprocessore ERC-32 SPARC V7 a 24 MHz più relativo software di bootstrap, base e anche applicativo con sistema operativo RTEMS, FPGA ed ASIC per la parte di elaborazione digitale e con uno stadio di uscita analogico nelle tre bande base E5A+E5B, E6, L1, cuore della costellazione orbitale europea Galileo per il posizionamento globale in orbita MEO, nella sua evoluzione in generazioni progressive:

  • prima due unità NSGU-A sperimentali nell'ambito del progetto europeo GSTB-V2, di cui una imbarcata sul satellite GIOVE-A, lanciato a fine 2005 e che per primo diffuse il segnale di navigazione europeo il 12 gennaio 2006[137][138], occupando le frequenze in banda L assegnate all'intero sistema Galileo, e che produceva il segnale di navigazione direttamente a bordo mediante i dati pre-caricati da terra al satellite durante il contatto TT&C in banda S. L'altra unità rimase nel laboratorio di ESA/ESTEC come riferimento a terra;
  • poi altre due unità NSGU-IOV, con design evoluto, crittazione AES per il servizio commerciale diffuso sulla banda E6-C, servizio di integrità/allerta su doppio canale L1-B/E6-B, servizio PRS classificato su doppio canale L1-A/E6-A, le modulazioni definitive ALTBOC, BPSK, BOC e CBOC, equipaggiamento completo in grado di gestire in volo la generazione del messaggio di navigazione[139] in near real time, basandosi cioè sui dati di effemeridi e almanacchi trasmessi ai satelliti ogni 10 minuti dalle stazioni di terra in banda C e/o sui dati già precaricati a bordo dei veicoli nel loro contatto TT&C in banda S. Il segnale è così composto e formattato per i vari servizi di Galileo in soli 50 ms prima del prossimo PPS, e quindi immediatamente diffuso durante il secondo successivo spread coi codici pseudorandom (PRN) e quindi irradiato in banda L RF verso gli utenti dotati di ricevitori Galileo. I due equipaggiamenti furono montati su due dei quattro satelliti Galileo IOV, FM3 ed FM4 lanciati nel 2011 e 2012 e, insieme ai primi due (con a bordo NSGU di RUAG Space), validarono il concetto base della costellazione orbitale di navigazione che richiedeva almeno 4 veicoli, compiendo il primo fix di posizione il 12 marzo 2013[140];
  • infine le unità NSGU-FOC per tutti e 18 satelliti Galileo FOC, lanciati via via nel corso del secondo decennio[141] a rendere il servizio di georeferenziazione europeo operativo per il segmento utente ricevitore e il mercato di massa.

In questa decade si fornirono anche gli equipaggiamenti elettronici per i satelliti di telecomunicazione israeliani della serie AMOS, unità Spacecraft Management Unit (SMU), e per i due satelliti militari di comunicazione e allarme italiani SICRAL-1 e SICRAL-1B, unità Control and Switch Data Unit (CSDU) per la gestione degli RF switch di bordo.

Altri contributi della LABEN/AAS-I/TAS-I Milano nel primo decennio del secolo furono:

  • il Digital Electronic Subsystem (DES) dello strumento Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding (MARSIS), completo di software applicativo presente a bordo della sonda marziana dell'ESA Mars Express, lanciata nel 2003[142] con lo scopo di sondare la presenza di acqua solida o liquida nella crosta superficiale di Marte;
  • il Digital Electronic Subsystem (DES) dello strumento Mars SHAllow RADar sounder (SHARAD)[143], il radar subsuperficiale della sonda marziana della NASA Mars Reconnaissance Orbiter, lanciata nel 2005, per la ricerca dell'acqua marziana nel sottosuolo;
  • l'equipaggiamento PAMELA Storage and Control Unit (PSCU), basato su un modulo microprocessore (ERC-32) e due moduli di memoria di massa per immagazzinamento dei dati scientifici di tipo DRAM (array di chip governati da un ASIC, con 4 GiB (circa 35 Gbit) di capacità totale, memorizzazione dai detettori a 16 Mbit/s, trasferimento verso CPU centrale del satellite a 96 Mbps su bus VRL)[144]dell'apparato Payload for Antimatter Matter Exploration and Light-nuclei Astrophysics (PAMELA)[145]. Installato a bordo del satellite russo Resurs DK1, messo in orbita da una Sojuz nel 2006, e facente parte del programma di missioni russo-italiane (RIM) congiunte tra INFN e il Moscow Engineering Physics Institute (MEPhI), l'esperimento PAMELA separava mediante uno spettrometro magnetico le particelle di materia da quelle di antimateria permettendo di riconoscerne il tipo e la direzione di arrivo;
  • l'esperimento Anomalous Long Term Effects on Astronauts (ALTEA) per lo studio dell’ambiente di radiazione sugli astronauti all’interno della stazione spaziale che volò a bordo dello Space Shuttle Discovery[146] nel 2006 fino alla ISS, per poi rimanervi per sei anni[147]. L'apparato ALTEA verrà ancora utilizzato dall'astronauta Paolo Nespoli nella sua missione VITA sulla ISS nel 2017 per la sperimentazione Light Ions Detector for ALTEA (LIDAL)[148];
Modello del satellite AGILE
  • il sistema di elaborazione dati del carico scientifico chiamato Payload Data Handling Unit (PDHU)[149], l'AOCS e il ricevitore GPS di AGILE[150][151], un satellite realizzato e integrato completamente da un consorzio di industrie del distretto spaziale di Milano (con Carlo Gavazzi Space, ora OHB Italia, come primo contraente) e coordinate dall'ASI, dedicato allo studio di un particolare intervallo di frequenza/energia dei raggi X e gamma[152], lanciato nell'aprile 2007;
  • una coppia di solid state recorder (SSR) con memoria a base DRAM chiamate Mass Memory Unit (MMU), 18,75 GiB pari a circa 150 Gbit ognuna, 105 Mbps di trasmissione a terra, imbarcate a bordo del satellite SAR con radar polarimetrico completo (HH, VV, HV, VH) della Agenzia Spaziale Canadese RADARSAT-2, lanciato a fine 2007[153];
  • una coppia di unità fisiche Mass Memory Storage Unit (MMSU) formanti il sistema Data Storage and Handling Assembly (DSHA) di acquisizione, memorizzazione (37,5 GiB, circa 300 Gbit di memoria a stato solido DRAM attiva complessiva), formattazione e trasmissione a terra (alla velocità di 300 Mbps) per i dati prodotti dal SAR a bordo di ognuno dei quattro satelliti della costellazione franco-italiana COSMO-SkyMed, lanciati a partire dal 2007[154];
  • l'elettronica della Protein Crystallization Diagnostic Facility (PCDF), lanciata con lo shuttle (STS-122) dentro il modulo europeo Columbus fino alla integrazione con la ISS nel 2008[155];
  • il ricevitore GPS Radio Occultation Sounder for Atmospheric studies (ROSA) per lo studio dell'atmosfera mediante la radio-occultazione dei satelliti GPS sull'orizzonte della Terra, a bordo del satellite OceanSat-2 dell'ISRO lanciato nel 2009[156];
  • l'apparato di misura radiometrica Low Frequency Instrument (LFI) per lo studio della radiazione cosmica di fondo a bordo dell'osservatorio Planck dell'ESA lanciato nel 2009 verso il punto lagrangiano L2[157];
La astronauta Nicole Scott che lavora con MDS a bordo della ISS
Interferogramma da SAR prodotto da Sentinel-1A che mostra la deformazione del terreno nella zona di Amatrice colpita dal terremoto del 24 agosto 2016
  • la fornitura del computer di bordo completo di bootstrap software, software base e driver software (usati dal software applicativo avionico) chiamato Spacecraft Management Unit (SMU) per il controllo di assetto e gestione dell'intero veicolo, e della unità di memoria di massa a stato solido chiamato Data Storage and Handling Assembly (DSHA), con software base, sistema operativo e anche software applicativo, FPGA ed ASIC per il controllo, elaborazione digitale, mantenimento e formattazione dei dati su un array di 168 GiB (oltre 1,44 Tbit) attivi di memoria SDRAM dedicati all'immagazzinamento temporaneo del flusso ad alta velocità (fino a 1,280 Gbps in totale)[160] proveniente dai due canali di polarizzazione dei SAR in banda C della coppia di satelliti in orbita bassa Sentinel-1 A e Sentinel-1 B del programma di monitoraggio ambientale satellitare congiunto ESA/UE GMES (ora Copernicus), lanciati rispettivamente nel 2014 e nel 2016. La mass memory DSHA di Sentinel-1 integrava in un unico equipaggiamento le due unità fisiche MMSU delle architetture precedenti e aveva in carico anche il controllo e comando dell'intero sotto-sistema di trasmissione dati a terra (PDHT) del satellite (fatto di modulatori, commutatori di guide d'onda, Travelling-Wave Tube Amplifier (TWTA)), e quindi ulteriormente integrando questa altra funzione satellitare in un unico equipaggiamento, con una capacità di trasmissione utile su due canali verso le stazioni di terra in totale di circa 520 Mbps. La trasmissione gestita da DSHA dei dati SAR memorizzati può avvenire sia in banda X, durante i passaggi sulle stazioni di terra dell'ESA (Matera, Svalbard, Maspalomas) sia fuori contatto, lungo le orbite dei Sentinel-1 mediante un canale laser (LCT) inter-orbitale LEO-GEO diretto verso il satellite geosincrono Alphasat, che fa poi da transponder verso i centri di telemetria. Questo aspetto migliorò il concetto di monitoraggio in near real time delle zone sorvolate, aumentando la mole di dati complessiva trasmessa verso terra, arrivando a circa 2 TB al giorno;
  • le unità Solid State Mass Memory (SSMM) multi-utente/multi-strumento, sempre a base SDRAM, per due missioni verso il sistema solare interno: BepiColombo con capacità di 48 GiB (circa 412 Gbit)[161], missione di ESA da lanciare verso Mercurio, intitolata a Giuseppe Colombo detto "Bepi", e Solar Orbiter con capacità di 64 GiB (circa 550 Gbit) ESA/NASA, diretta verso il Sole. Entrambi gli equipaggiamenti sperimentano per la prima volta lo standard di network SpaceWire a bordo di un satellite europeo[162], usandolo sia per il trasferimento dati a bassa velocità (sulle decine/centinaia di Mbps) dai 9/10 strumenti scientifici del payload verso la memoria di massa per il loro mantenimento temporaneo prima della trasmissione verso la Terra, sia per la comunicazione di essa col computer di bordo (OBC) posto sulla platform, sia per il routing dei comandi da OBC verso gli strumenti e infine le corrispondenti risposte telemetriche. Tali aspetti rendono queste memorie di massa multi-utente il centro nevralgico integrato della intera comunicazione avionica e scientifica di bordo, oltre che operare l'immagazzinamento e trasmissione dei dati verso la Terra quali loro funzioni native. In BepiColombo, anche l'OBC e un'altra unità che si attiva in caso di riavvio per fallimento di OBC stesso, detta Failure Control Equipment (FCE), sono stati forniti da LABEN/TAS-I Milano[163];
  • lo strumento scientifico Italian Spring Accelerometer (ISA) per la missione BepiColombo[164], un accelerometro tri-assiale in grado di misurare milionesimi di accelerazione, per studi di relatività generale attorno al pianeta Mercurio.

In questo primo decennio si iniziarono anche a definire i requisiti e le attività di preparazione del segmento utente (ricevitori) del sistema Galileo europeo per la georeferenziazione. La LABEN/AAS-I fu selezionata nel 2003 dal Galileo Joint Undertaking (GJU) per guidare e coordinare il consorzio di istituti, università e aziende europee nel programma GAlileo user Receiver Developmemt Activities (GARDA)[165][166].

Linee di produzione[modifica | modifica wikitesto]

Con la fusione in Thales Alenia Space, le linee di produzione principali della LABEN/TAS-I Milano si condensarono a cavallo del primo e secondo decennio in:

  • computer di bordo (OBC/SMU) dei veicoli spaziali con software di base per il bootstrap e i cosiddetti "driver SW", FPGA ed ASIC, su cui l'integratore di satellite può programmare il suo software applicativo avionico;
  • memorie di massa a stato solido (SSMM) su base SDRAM, con progressiva migrazione verso le più dense NAND Flash (che consentono capacità attive in un singolo equipaggiamento fino ai 2 TiB, cioè oltre i 16 Tbit), usando link di input a velocità ultra-alta (basati su transceiver multigigabit ad uso spaziale che supportano velocità di trasmissione dati da centinaia di Mbps fino ai 2 Gbps per ogni link, con progressiva ingegnerizzazione di parallelismi fino a supportare decine di Gbps, e ricerca e sviluppo sui futuri link a fibre ottiche), dotate di hardware, firmware (FPGA riprogrammabili e non), complete di software base, sistema operativo e aoftware applicativo, tutto integrato in una singola unità digitale;
  • memorie di massa per multi-utente/multi-strumenti scientifici di missioni scientifiche, basati su network Spacewire;
  • generatori del segnale di navigazione a bordo dei satelliti Galileo (NSGU), completi di hardware, firmware, software base e applicativo;
  • ricevitori GPS/EGNOS/GLONASS/Galileo, montati su satelliti LEO o in stazioni a terra;
  • strumenti scientifici di sonde;
  • software di bordo per missioni interplanetarie;
  • apparecchiature e software di test a terra.

Nel 2012 la sede di Vimodrone contava circa 280 lavoratori[124].

A gennaio 2013 il sito industriale venne trasferito da Vimodrone a Gorgonzola (MI) nell'ambito della ripartizione della progettazione e produzione degli equipaggiamenti elettronici per lo spazio[167], avvenuta rispettivamente tra le sedi Thales Alenia Space - Italia di Milano e L'Aquila. A quella data, il nuovo sito di Gorgonzola contava circa 200 tecnici specializzati nelle funzioni di Centro di Competenza Elettronico (digitale), Scientifico, Software e Test[168].

Attività produttiva e ricadute scientifiche/tecnologiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua storia, la LABEN ha fornito diverse tipologie di equipaggiamenti elettronici spaziali quali:

  • singole schede di circuiti stampati
  • schede microprocessore, con FPGA/ASIC dedicati e software base ma senza il relativo software applicativo e sistema operativo (programmato dall'integratore finale), da inserire nei computer di bordo prodotti a Milano nel passato o integrati oggi in altre sedi della joint venture TAS (Iridium-NEXT[169]
  • schede di conversione/distribuzione di potenza DC/DC dentro ogni unità digitale
  • FPGA/ASIC montati sulle schede per elaborazione/trasmissione/formattazione dei dati scientifici
  • computer avionici completi, per il controllo di assetto orbitale, per singoli satelliti (come per SENTINEL-1) o singole missioni interplanetarie (Giotto, Huygens atterrata su Titano) o per intere costellazioni per telecomunicazioni (Iridium-NEXT, O3B)
  • memorie di massa, con o senza controllo intelligente del sottosistema di trasmissione a terra, per satelliti con carico principale ad alta mole e velocità di dati come i SAR di RADARSAT-2, COSMO-SkyMed, SENTINEL-1 o multi-strumento/multi-utente come BepiColombo e Solar Orbiter
  • equipaggiamenti di acquisizione ed elaborazione dati e segnali di strumenti scientifici (come la CDHU che controlla lo strumento spettrofotometro GOME-2 a bordo dei satelliti MetOp)
  • unità di generazione del segnale di navigazione della costellazione Galileo (NSGU) irradiato ai ricevitori
  • apparecchiature di comando e controllo per esperimenti scientifici in condizioni di microgravità (strumentazione per la ISS) e fisica dello spazio (come lo strumento IBIS per INTEGRAL, GOCE, Herschel & Planck)
  • ricevitori satellitari dei segnali GPS, EGNOS, GLONASS e Galileo e stazioni di terra
  • elettronica e software di controllo/test per lanciatori, gallerie del vento al plasma e per le infrastrutture abitative orbitali (ISS).

Usati su molteplici veicoli spaziali (satelliti terrestri o planetari, sonde interplanetarie ,...) nei maggiori programmi di ESA[170], NASA, JAXA e di altre nazioni spaziali come Russia, Canada, Israele, India, Corea del Sud, Argentina hanno contribuito alla realizzazione di sistemi per le telecomunicazioni, la ricerca astronomica, la fisica dello spazio, la navigazione satellitare globale, l'esplorazione del sistema solare e l'osservazione ambientale passiva (ottica) e attiva (radar)[171][172][173] della Terra e di Marte.

Lo sviluppo di rivelatori di raggi X e gamma da parte della LABEN ha avuto ricadute:

  • nel campo umanitario, con lo sviluppo di sistemi di ricerca di mine antiuomo, come lo sminatore portatile Detection and Imaging of Anti-personnel LandMINEs by neutron backscattering technique (DIAMINE)[176], sotto il contratto IST-2000-25237 della Unione Europea e di cui l'azienda ebbe il coordinamento nel 2001[177];
  • nel campo archeologico, per l'analisi di reperti metallici rinvenuti in necropoli[178].

La LABEN fu catalogata nel Quality Evaluation in Science and Technology for Innovation Opportunity (QuESTIO), il network dei centri di ricerca e trasferimento tecnologico lombardi stabilito nel 2004 dalla Regione Lombardia. Su impulso del Decreto MIUR 257/2012, recepito dalla regione col Decreto n. 2239 del 17 marzo 2014 che istituì i Cluster Tecnologici Lombardi (CTL), la sede milanese di TAS-I (ex LABEN) figura nelle eccellenze del cluster aerospaziale lombardo[179].

Il know-how in progettazione, produzione e test di equipaggiamenti elettronici digitali spaziali acquisito nei suoi 50 anni di attività della LABEN, viene usato oggi dal sito di TAS-I Milano integrato nella joint venture europea Thales Alenia Space.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]