Isole Svalbard

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Svalbard" rimanda qui. Se stai cercando il comune islandese, vedi Svalbarð.
Svalbard
Svalbard
Prins-karls-forrland pho.jpg
Geografia fisica
Localizzazione Oceano Artico
Coordinate 78°13′00″N 15°33′00″E / 78.216667°N 15.55°E78.216667; 15.55Coordinate: 78°13′00″N 15°33′00″E / 78.216667°N 15.55°E78.216667; 15.55
Superficie 61 022 km²
Numero isole Più di 30
Isole principali Spitsbergen, Nordaustlandet ed Edgeøya.
Altitudine massima 1 713 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Norvegia Norvegia
Centro principale Longyearbyen
Demografia
Abitanti 2 642 (2012)
Densità 0,043 ab./km²
Cartografia
Svalbard (Norway) CIA map.gif
Mappa di localizzazione: Mar Glaciale Artico
Svalbard
Svalbard

[senza fonte]

voci di isole della Norvegia presenti su Wikipedia

Le Svalbard (in italiano anche Svalbarde) sono un arcipelago del mare Glaciale Artico; posizionate tra i 74° e gli 81° nord, e tra i 10° e i 34° est, sono la parte più settentrionale della Norvegia e le terre abitate più a nord del pianeta[1].

Le isole coprono un'area di 62 050 k. Le isole più grandi sono Spitsbergen (39 000 km²), Nordaustlandet (14 600 km²) ed Edgeøya (5 000 km²).

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Cartina topografica delle Svalbard.

La gran parte delle Svalbard è coperta da ghiacci. Infatti il nome Svalbard significa "costa fredda". Comunque la corrente nord-atlantica modera il clima artico, mantenendo le acque circostanti aperte e navigabili per gran parte dell'anno. La principale attività economica è l'estrazione del carbone, cui si aggiungono la pesca e la caccia. La Norvegia dichiara una zona di pesca esclusiva di 200 miglia nautiche, che non è riconosciuta dalla Russia.

Per effetto della temperatura media annuale inferiore a zero gradi Celsius, il suolo è permanentemente gelato, e si sgela in piena estate solo per una modesta profondità, tale da permettere solamente la vegetazione estiva di un leggero manto erboso a bassa quota, nei luoghi soleggiati ed esposti ai venti meno freddi da ovest.

Le Svalbard sono anche il terreno di riproduzione dell'oca dalla faccia bianca e di altre varietà di uccelli.

È presente la riserva naturale Santuario degli uccelli del Kongsfjorden.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima delle isole Svalbard è polare all'interno, dove la lontananza dal mare e l'altitudine favoriscono il freddo, mentre sulla costa il clima è freddo come la tundra, dove d'inverno le minime toccano valori anche di −40 °C, mentre d'estate le temperature salgono sino ai 5-6 °C. Il clima è infatti mitigato da un ramo della Corrente del Golfo che lambisce la costa ovest.

Isole[modifica | modifica wikitesto]

Principali:

Minori:

Fiordi[modifica | modifica wikitesto]

Rilievi[modifica | modifica wikitesto]

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

Segnale di pericolo: presenza orsi polari !

Nelle isole Svalbard non ci sono alberi ma solo piccoli cespugli e fiori sparsi qua e là, che sfidano il freddo ed il vento, ma soprattutto muschi e licheni. Nella prima parte della stagione estiva, i cieli sono attraversati da centinaia di migliaia di uccelli marini, di cui 30 specie nidificano sulle scogliere.
Il mare è solcato da foche, trichechi, balene, beluga, orche e narvali, per un totale di 19 specie di mammiferi marini.
Le volpi artiche e la piccola renna delle Svalbard (r.t. platyrhyncus) popolano il territorio. In passato è stata tentata, senza successo, l'introduzione del bue muschiato.

L'orso polare è il simbolo delle Svalbard. Da quando ne è stata proibita la caccia, è tornato ad esserne il signore. Recentemente sono stati censiti oltre 3.000 esemplari.
È il più grande mammifero terrestre carnivoro: è sempre affamato e non va mai in letargo, perciò tutte le escursioni sono scortate da guide armate di fucile.

Banca dei semi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Svalbard Global Seed Vault e Banca dei semi.

Il governo norvegese ha realizzato la costruzione di una banca genetica dei semi (Svalbard Global Seed Vault), in cui sarà conservato il più grande numero possibile di specie di semi. Il governo norvegese ha costruito questa banca scavando una galleria di 120 m nella roccia sull'isola di Spitsbergen, 130 m al di sopra del livello del mare, portando la temperatura a −18 °C dagli originari −6 °C, conservandovi successivamente le sementi donate dai 1 400 depositi di raccolta dei semi mantenuti da parte dei paesi di tutto il mondo. La banca ha porte di massima sicurezza a prova di esplosione e due prese d'aria. Il numero di semi immagazzinati dipenderà dal numero dei paesi che parteciperanno al progetto. Lo scopo di questo progetto è prevenire l'eventuale estinzione di piante causata da catastrofi globali quali il riscaldamento globale o una guerra nucleare.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia delle Svalbard.

Le Svalbard nell'età d'oro dell'esplorazione olandese e la scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Le prime attestazioni di scoperta di una terra nullius (1596)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Willem Barentsz, Passaggio a Nordest, Esplorazione artica e Terra nullius.
Spitsbergen e Svalbard durante l'età d'oro dell'esplorazione e della scoperta olandese (c. 1590–1720). Porzione di una mappa del 1599 che mostra l'esplorazione artica di Willem Barentsz. Spitsbergen, qui viene mappata per la prima volta, ed è indicata come "Het Nieuwe Land" (in italiano "la Nuova Terra"), al centro a sinistra. La mappa riflette lo stile tipico dell'epoca in Olanda.
Nell'età delle scoperte (età delle esplorazioni), gli olandesi furono i primi (non nativi) ad esplorare ed a mappare aree isolate e remote del mondo, tra cui l'arcipelago delle Svalbard.

Gli Scandinavi furono probabilmente i primi scopritori delle Svalbard all'inizio del XII secolo, ma non vi sono prove certe di questo fatto. Racconti norici di terre sconosciute potrebbero far riferimento a Jan Mayen, o a parte della Groenlandia orientale.[3][4] Furono queste le prime tracce di notizie che collegarono queste aree al continente europeo.[5] In quest'epoca l'arcipelago era perlopiù utilizzato per attività di pesca e caccia.[6] L'olandese Willem Barentsz scoprì l'arcipelago nel 1596 mentre si trovava alla ricerca di un passaggio verso il Polo Nord.[7]

Il nome di Spitsbergen ebbe origine dallo stesso Barentsz, il quale così descrisse delle "montagne appuntite" che vedeva sulla costa occidentale dell'isola, anche se la sua mappa dell'Artico del 1599 riporta l'area col nome più generico di Het Nieuwe Land ("La Nuova Terra"). Barentsz non affermò di aver scoperto un arcipelago, e pertanto il nome Spitsbergen a lungo rimase in uso per indicare sia l'isola che l'intero arcipelago.[8]

Il primo sbarco conosciuto sull'isola è datato al 1604, quando una nave inglese attraccò a Bjørnøya ed iniziò a cacciare dei tricechi; fecero seguito delle spedizioni annuali e divenne sempre più chiaro come Spitsbergen fosse ormai una base per la caccia, in particolare alle balene artiche dal 1611.[9][10] Per la natura selvaggia e senza legge dell'area, inglesi, danesi, olandesi e francesi tentarono con tutte le forze di allontanare altre flotte nemiche dall'area.[11][12]

Base internazionale per la caccia alle balene (XVII–XIX secolo)[modifica | modifica wikitesto]

La stazione baleniera della Northern Company a Smeerenburg, in un dipinto di Cornelis de Man (1639), basato sul dipinto Dansk hvalfangststation (Stazione baleniera danese) di A.B.R. Speeck (1634), che rappresentava la stazione danese a Kobbefjorden.

Smeerenburg fu uno dei primi insediamenti stabili dell'arcipelago, fondato dagli olandesi nel 1619.[13] Basi più piccole vennero costruite da inglesi, danesi e francesi. Dapprima questi avamposti erano solamente degli accampamenti estivi, ma dalla prima metà del Seicento alcuni iniziarono ad attrezzarli per passarvi l'inverno. La pesca della balena allo Spitsbergen continuò sino agli anni '20 dell'Ottocento, quando olandes, inglesi e danesi si spostarono altrove nell'Artico.[14] Dal XVII secolo, giunsero anche dei cacciatori russi che si dedicarono anche alla caccia terrestre di volpi e orsi polari.[15] Dopo una serie di raid inglesi nel Mare di Barents nel 1809, l'attività russa alle Svalbard diminuì sensibilmente, sino a cessare del tutto negli anni '20 dell'Ottocento.[16] Cacciatori norvegesi di tricechi iniziarono a giungere nell'area negli anni '90 del Settecento. I primi a raggiungere l'area dalla Norvegia furono il popolo Sami della regione di Hammerfest, come parte di una spedizione russa nel 1795.[17] I norvegesi scelsero di non dedicarsi più alla pesca alle balene nel medesimo periodo in cui anche i russi abbandonarono tale attività,[18] sebbene altri proseguirono sino agli anni '30 del XIX secolo nell'area dello Spitsbergen, ed in quella di Bjørnøya sino agli anni '60 del medesimo secolo.[19]

Il XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Dagli anni '90 dell'Ottocento, le Svalbard iniziarono a divenire una meta ambita del turismo artico, oltre ad attirare un primo interesse minerario per la presenza di numerosi giacimenti di carbone ritrovati sulle isole, materiale utilizzato anche per le esplorazioni artiche.[20] Le prime miniere vennero impiantate a Isfjorden dai norvegesi nel 1899; dal 1904, anche gli inglesi si insediarono a Adventfjorden ed iniziarono le prime escavazioni su vasta scala.[21] La produzione a Longyearbyen, per interesse degli americani, ebbe inizio nel 1908;[22] e Store Norske vi si stabilì nel 1916, così come fecero i norvegesi nel corso della guerra.[23]

Negli anni '10 del Novecento iniziarono le prime discussioni per stabilire una sovranità sull'intero arcipelago,[24] ma vennero interrotte dallo scoppio della Prima guerra mondiale.[25] Il 9 febbraio 1920, dopo la Conferenza di Pace di Parigi, il Trattato delle Svalbard venne siglato, garantendo la piena sovranità delle isole alla Norvegia. Ad ogni modo, a tutti i firmatari del trattato venne garantito un diritto assoluto di pesca, caccia e sfruttamento delle risorse minerarie per evitare l'insorgere di ulteriori conflitti.[26] Il trattato ebbe effetto dal 14 agosto 1925, assieme all'Atto delle Svalbard che regolò per la prima volta la vita amministrativa dell'arcipelago con l'entrata in carica del primo governatore, Johannes Gerckens Bassøe.[27] L'arcipelago era noto come Spitsbergen, mentre l'isola principale era nota col nome di Spitsbergen Occidentale. Dagli anni '20 del Novecento, la Norvegia decise di rinominare l'arcipelago col nome di Svalbard, e l'isola principale divenne nota come Spitsbergen.[28] Kvitøya, Kong Karls Land, Hopen e Bjørnøya non vennero considerate parte dell'arcipelago di Spitsbergen.[29] I russi continuarono a chiamare tradizionalmente l'arcipelago col nome di Grumant.[30] L'Unione Sovietica riconobbe il nome Spitsbergen e supportò la tesi che fossero stati i russi i primi a scoprire quella terra.[31][32] Nel 1928, l'esploratore italiano Umberto Nobile e la ciurma dell'aeromobile Italia si schiantarono sul pack ghiacciato della costa dell'Isola di Foyn. Il successivo tentativo di recupero dei superstiti fece avere alle Svalbard una certa notorietà presso la stampa internazionale, che ad ogni modo durò per breve tempo.

La Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Una stazione di funivia aerea abbandonata, in precedenza utilizzata per il trasporto del carbone.

Nel 1941, dopo l'Operazione Gauntlet, tutti gli insediamenti norvegesi e sovietici sulle Svalbard vennero evacuati,[33] ed i tedeschi vi si insediarono con un avamposto metereologico,[34] sebbene una piccola guarnigione norvegese fosse mantenuta a Spitsbergen. L'Operazione Zitronella dei tedeschi prese con la forza questa guarnigione nel 1943, e distrusse nel contempo gli insediamenti di Longyearbyen e Barentsburg.[35] Nel settembre del 1944, assieme alla nave rifornimento Carl J. Busch, il sottomarino GS U-307 trasportò gli uomini dell'Operazione Haudegen alle Svalbard. L'Operazione Haudegen era il nome di un'operazione della seconda guerra mondiale che mirava appunto a stabilire delle stazioni metereologiche alle Svalbard. La stazione fu attiva dal 9 settembre 1944 al 4 settembre 1945. Perse il contatto radio dal maggio del 1945, ed i soldati locali furono in grado di richiedere supporti solo nell'agosto del 1945. Il 4 settembre 1945, i soldati vennero recuperati da un vascello da caccia norvegese e si arresero al suo capitano. Questo gruppo di uomini fu l'ultimo della Germania nazista ad arrendersi nella Seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, l'Unione Sovietica propose un'amministrazione condivisa norvegese e sovietica per la difesa militare delle Svalbard. Questo accordo venne rigettato nel 1947 dalla Norvegia che due anni dopo entrò nella NATO. l'Unione Sovietica mantenne alta l'attività civile alle Svalbard, in parte per assicurarsi che l'arcipelago non fosse utilizzato dalla NATO.[36]

Dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la guerra, la Norvegia ristabilì la propria presenza stabile a Longyearbyen ed a Ny-Ålesund,[37] mentre l'Unione Sovietica si attestò con insediamenti minerari a Barentsburg, Pyramiden e Grumant.[38] La miniera di Ny-Ålesund ebbe una serie di incidenti, uccidendo un totale di 71 persone tra il 1945 ed il 1963. L'Affare di Kings Bay, causò nel 1962 la morte accidentale di 21 lavoratori, fatto che costrinse il terzo gabinetto Gerhardsen a dimettersi.[39][40] Dal 1964, Ny-Ålesund divenne un avamposto di ricerca ed un collegamento per l'European Space Research Organisation.[41] I primi test per la ricerca di aree petrolifere vennero condotti nel 1963 e continuarono sino al 1984, ma non vennero trovati filoni commercialmente convenienti.[42] Dal 1960, voli regolari a bordo di charter vengono condotti tramite l'aeroporto di Hotellneset;[43] mentre nel 1975 venne ufficialmente inaugurato l'Aeroporto delle Svalbard a Longyear.[44]

Prins Karls Forland venne protetto come Parco nazionale Forlandet nel 1973

Durante la Guerra Fredda, l'Unione Sovietica costituiva ancora i due terzi della popolazione delle isole (con un terzo di norvegesi) per una popolazione totale dell'arcipelago di 4000 abitanti circa.[38] L'attività dei russi diminuì considerevolmente da allora, portando gli abitanti da 2500 del 1990 a 450 del 2010.[45][46] L'insediamento produttivo di Grumant venne chiuso nel 1962.[38] Quello di Pyramiden venne chiuso nel 1998.[47] Le esportazioni di carbone da Barentsburg cessarono nel 2006 dopo un disastroso incendio[senza fonte], ma sono riprese nel 2010.[48] La comunità russa ha inoltre subito due incidenti aerei: il primo quando un Vnukovo Airlines Flight 2801 cadde uccidendo 141 persone,[49] e nell'Incidente d'elicottero a Heerodden.[50]

Longyearbyen rimase una città produttiva sino al 1989, ma nel 1993 venne venduta al governo nazionale e divenne sede di un centro universitario.[51] Negli anni '90, il turismo aumentò notevolmente, rendendo così l'economia locale indipendente dall'industria mineraria. Longyearbyen venne incorporata definitivamente nel governo norvegese dal 1 gennaio 2002, iniziando così a disporre di un proprio consiglio comunale.[senza fonte]

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione è di 2.642 abitanti. Le Svalbard sono amministrate da un governatore incaricato, il sysselmann, il cui ufficio si trova nella città di Longyearbyen, centro nel quale vive l'80% della popolazione delle Svalbard.

A causa di una situazione legale particolare, tutti i Paesi che hanno firmato il trattato delle Svalbard hanno diritto, al pari della Norvegia, a colonizzare le Svalbard e a svilupparne l'economia; tuttavia, l'unico Paese a prendere sul serio questa possibilità è stata l'Unione Sovietica, i cui insediamenti di Barentsburg e di Pyramiden hanno raggiunto alcune migliaia di abitanti; per un periodo la lingua più parlata sulle Svalbard è stato il russo. A seguito della dissoluzione dell'Unione Sovietica e dell'interruzione dei sussidi, la popolazione russa (e ucraina) si è ridotta a circa 500 unità, e Pyramiden è stata del tutto abbandonata; dal 2009 a Pyramiden alcuni russi provenienti da Barentsburg stanno tentando di riattivare a scopi turistici l'arcipelago.

Sempre a causa di alcune clausole nel trattato delle Svalbard, non vi è alcun requisito particolare (come permessi di soggiorno, di lavoro, eccetera) per risiedervi permanentemente: supposto di poter trovare lavoro, non vi sono ostacoli di sorta perché il trattato prevede la non-discriminazione tra tutti i cittadini degli Stati aderenti al trattato.

Le strade asfaltate sulle isole sono estremamente rare; i trasporti sono effettuati con imbarcazioni, aerei ed elicotteri, nonché in motoslitta o in auto su strade generalmente sterrate.

Le Svalbard sono per trattato militarmente neutrali, e quindi non è presente personale militare di nessuno stato. Il sysselmann esercita il potere esecutivo.

Le Svalbard non eleggono rappresentanti al parlamento norvegese, né sono una contea, né sono organizzate in comuni, sebbene Longyearbyen abbia una timida forma di autogoverno. In questo le Svalbard assomigliano più a una colonia che a una piena parte di uno stato. I cittadini norvegesi che vivono sulle Svalbard, tuttavia, hanno facoltà di votare nella loro circoscrizione di origine sul continente.

Alle Svalbard viene pubblicato un settimanale: lo Svalbardposten.

Insediamenti[modifica | modifica wikitesto]

Media[modifica | modifica wikitesto]

L'ambientazione della Serie televisiva britannica Fortitude è ispirata alle Isole Svalbard, in particolare alle città di Longyearbyen e Barentsburg. La serie viene però girata in Islanda.[52] Alcune scene del film Quo vado? di Checco Zalone sono state girate nella località di Ny-Ålesund.

Nel 2014 la cantante svedese Tove Styrke ha girato nella città fantasma di Pyramiden, sotto la direzione del regista Rúnar Ingi, il video musicale del suo singolo "Borderline".[53]

Anche la band danese degli Efterklang si è ispirata a Pyramiden, dove hanno trascorso nove giorni per registrare i suoni dell'ambiente circostante, per la realizzazione dell'album Pyramida, uscito nel 2012. Durante la loro permanenza nell'insediamento urbano abbandonato hanno anche registrato un documentario.[54]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nelle terre degli orsi polari dove è vietato nascere e morire, su Corriere della Sera. URL consultato il 30 ottobre 2015.
  2. ^ BBC News
  3. ^ Torkildsen (1984): 25–26
  4. ^ Arlov (1996): 46
  5. ^ Arlov (1996): 26
  6. ^ Torkildsen (1984): 26
  7. ^ Torkildsen (1984): 30. Arlov (1996): 39–40
  8. ^ In Search of Het Behouden Huys: A Survey of the Remains of the House of Willem Barentsz on Novaya Zemlya, LOUWRENS HACQUEBORD, p. 250. Dettaglio della mappa artica di Barentsz del 1599, pubblicata online dall'Università di Tromsø nel 1999 come parte del progetto del Consiglio Europeo dal titolo "Northern Lights Route".
  9. ^ Torkildsen (1984): 32
  10. ^ Arlov (1996): 62
  11. ^ Torkildsen (1984): 34–36
  12. ^ Arlov (1996): 63–67
  13. ^ Torkildsen (1984): 37
  14. ^ Torkildsen (1984): 39
  15. ^ Torkildsen (1984): 40
  16. ^ Torkildsen (1984): 44
  17. ^ Carlheim-Gyllensköld (1900), p. 155
  18. ^ Torkildsen (1984): 47
  19. ^ Torkildsen (1984): 50
  20. ^ Arlov (1996): 239
  21. ^ Arlov (1996): 249
  22. ^ Arlov (1996): 261
  23. ^ Arlov (1996): 273
  24. ^ Arlov (1996): 288
  25. ^ Arlov (1996): 294
  26. ^ Arlov (1996): 305–306
  27. ^ Arlov (1996): 319
  28. ^ Umbriet (2005): XI–XII
  29. ^ Place names of Svalbard, Norwegian Polar Institute. URL consultato il 24 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2011).
  30. ^ Arlov (1996): 51
  31. ^ Fløgstad (2007): 18
  32. ^ Arlov (1996): 50
  33. ^ Arlov (1996): 397
  34. ^ Arlov (1996): 400
  35. ^ Arlov (1996): 402–403
  36. ^ Arlov (1996): 407–408
  37. ^ Torkildsen (1984): 206
  38. ^ a b c Torkildsen (1984): 202
  39. ^ (NO) Kings Bay, caplex.no. URL consultato il 24 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 3 novembre 2006).
  40. ^ (NO) Kings Bay-saken, caplex.no. URL consultato il 24 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 9 novembre 2006).
  41. ^ Arlov (1996): 412
  42. ^ Torkildsen (1984): 261
  43. ^ Tjomsland and Wilsberg (1995): 163
  44. ^ Tjomsland e Wilsberg (1995):162–164
  45. ^ Persons in settlements 1 January. 1990–2005, Statistics Norway. URL consultato il 24 marzo 2010.
  46. ^ Non-Norwegian population in Longyearbyen, by nationality. Per 1 January. 2004 and 2005. Number of persons, Statistics Norway. URL consultato il 24 marzo 2010.
  47. ^ Fløgstad (2007): 127
  48. ^ Atle Staalesen, Russians restarted coal mining at Svalbard, Barents Observer, 8 novembre 2010. URL consultato il 26 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2010).
  49. ^ 29 Aug 1996, Aviation Safety Network. URL consultato il 24 marzo 2010.
  50. ^ Eisenträger, Stian e Per Øyvind Fange, - Kraftig vindkast trolig årsaken, in Verdens Gang, 30 marzo 2008. URL consultato il 24 marzo 2010.
  51. ^ Arctic science for global challenges, University Centre in Svalbard. URL consultato il 24 marzo 2010.
  52. ^ Freezing weather, psychotic polar bears and a murderer on the prowl... Welcome to Fortitude
  53. ^ TOVE STYRKE BORDERLINE-THE LODGE
  54. ^ EFTERKLANG Piramida [4AD – 2012]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN152436829 · LCCN: (ENn80002284 · GND: (DE4056316-9