Isole Diomede

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Isole Diomede
Diomede Islands
Острова Диомида
The Diomede Islands in the BeringSea (picture from space).jpg
Vista delle Isole Diomede e del Mare di Bering nel luglio 2006
Geografia fisica
Localizzazionestretto di Bering (Mare di Bering)
Coordinate65°47′N 169°01′W / 65.783333°N 169.016667°W65.783333; -169.016667Coordinate: 65°47′N 169°01′W / 65.783333°N 169.016667°W65.783333; -169.016667
Superficie35 km²
Geografia politica
StatoRussia Russia
Stati Uniti Stati Uniti
Soggetto federale/StatoČukotka Čukotka
Alaska Alaska
Demografia
Abitanti147 (2005)
Densità4,2 ab./km²
Cartografia
Mappa di localizzazione: Federazione Russa
Isole Diomede
Isole Diomede
voci di isole presenti su Wikipedia
L'insediamento abitativo su Grande Diomede
Un analogo insediamento abitativo su Piccola Diomede
L'ipotetico tracciato del ponte sullo stretto di Bering che sfrutterebbe la presenza delle Isole Diomede
Un panorama di entrambe le isole Diomede dal mare

Le Isole Diomede (rus. Oстрова́ Диомида, Ostrova Diomida; ingl. Diomede Islands) sono due isole rocciose situate nel mezzo dello stretto di Bering. Il loro territorio è suddiviso tra Asia e America, poiché appartenente a Russia e Stati Uniti d'America e, curiosamente, sono soggette a due fusi orari completamente differenti. La più orientale delle due isole, ovvero Piccola Diomede, appartiene amministrativamente agli Stati Uniti poiché facente parte dell'Alaska, mentre la più occidentale, denominata Grande Diomede, appartiene alla Russia e fa parte del Circondario della Čukotka.

Le isole Diomede sono conosciute anche con altre denominazioni. La Diomede Island appartenente agli Stati Uniti è nota anche come Iŋalik o Kruzenštern, mentre la Oстров Ратманова appartenente alla Russia è conosciuta anche come Imaqliq o Nunarbuk. Esse sono separate da un braccio di mare largo poco meno di quattro chilometri, al centro del quale passa la linea di confine tra i due Paesi, nonché la linea di cambiamento di data.

Storicamente le isole Diomede rivestirono un ruolo cruciale poiché costituivano il punto più vicino tra le due superpotenze della «guerra fredda», ovvero gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

L'arcipelago si estende per circa 10 km tra le longitudini 169°07′ e 168°53′ W e le latitudini 65°49′ e 65°44′ N, poco a Sud del circolo polare artico. La superficie di Grande Diomede è di circa 29 km², quella di Piccola Diomede di circa 6 km². A causa del loro clima artico e della posizione estremamente isolata, le Isole Diomede sono pressoché disabitate e hanno una vegetazione brulla e selvaggia. Entrambe le isole non presentano rilievi montuosi ma sono caratterizzate dal loro territorio pianeggiante e da scogliere rocciose. La fauna è costituita da piccole colonie di foche e trichechi, nonché svariate specie di volatili e crostacei. Sulle coste meridionali di entrambe le isole esistono dei piccoli moli d'attracco e alcune stazioni meteorologiche o scientifiche ricavate da vecchie strutture militari che ospitano in totale una popolazione di 147 abitanti.

Nello stretto braccio di mare di circa 3,7 km tra le due isole corre la linea di cambiamento di data, pertanto il fuso orario di Grande Diomede (Russia) è UTC+12, mentre quella di Piccola Diomede (USA) è UTC-9. Questa convenzione fa sì che, nonostante la loro vicinanza, le due isole abbiano due fusi orari completamente differenti: Grande Diomede infatti è 21 ore avanti rispetto alla Piccola Diomede. Tale particolarità fa sì anche che per 21 ore al giorno le due isole si trovino in due giorni diversi.[N 1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie su tali isole si devono all'esploratore russo Semën Dežnëv che, nel 1648, ne documentò l'esistenza. Quasi un secolo più tardi l'esploratore danese Vitus Bering, per conto del governo russo, effettuando ricognizioni nel Oceano Pacifico settentrionale al fine di stabilire connessioni tra il continente asiatico e l'Alaska, scoprì il braccio di mare oggi noto come stretto di Bering e, il 16 agosto 1728, anche queste isole. Essendo quello il giorno in cui la Chiesa ortodossa russa celebra la memoria del martire Diomede di Tarso, le isole furono intitolate a tale santo.

Una vera e propria esplorazione delle isole avvenne nel 1732 a opera del geodeta russo Michail Gvozdëv, quando le isole già erano parte della Russia imperiale come provincia dell'America russa. Con la vendita di tali territori agli Stati Uniti nel 1867, la sola isola Piccola Diomede seguì le sorti dell'Alaska, mentre la Grande Diomede rimase territorio russo e, dal 1922 fino al 1991, dell'Unione Sovietica.

Durante la «guerra fredda» le Isole Diomede rivestirono un ruolo altamente strategico poiché erano gli avamposti militari tra loro più prossimi alle due superpotenze mondiali: gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. Poco più di tre chilometri di mare, infatti, separano tuttora i due Paesi, con il confine che passa nello stretto tra le due isole.

Il 7 agosto 1987 la trentenne atleta statunitense Lynne Cox, effettuò a nuoto la traversata del braccio di mare tra le due isole partendo dalla propria sponda per approdare su quella sovietica.[1] Quest'impresa avvenne in condizioni al limite del proibitivo poiché, pur essendo piena estate, la temperatura dell'acqua era intorno ai 5 ºC.[1] L'intento dell'iniziativa era quello di favorire la distensione tra i due Paesi, all'epoca governati rispettivamente da Ronald Reagan e Michail Gorbačëv[1]; quest'ultimo ricevette personalmente Lynne Cox al Cremlino e, successivamente, la menzionò tra gli ispiratori del Trattato sulle forze nucleari a medio raggio firmato dai due capi di stato a Washington l'8 dicembre 1987.[1] Mentre l'impresa di Lynne Cox divenne ebbe molto rilievo nell'Unione Sovietica, Ronald Reagan pare non fosse informato del fatto, tanto che affermò di non sapere a chi si fosse riferito Gorbačëv quando la menzionò al momento della firma del trattato.[2][3][4]

Il progetto del ponte sullo stretto di Bering[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ponte sullo stretto di Bering.

Le Isole Diomede sono anche state oggetto di un importante progetto dell'ingegnere americano di origine cinese T. Y. Lin che, tra le svariate ipotesi susseguitesi nel corso di oltre un secolo, nel 1958 progettò un ipotetico ponte intercontinentale che avrebbe dovuto attraversare lo stretto di Bering tra Asia e America, collegando la penisola dei Ciukci della Siberia (Russia) e la penisola di Seward dell'Alaska (USA). A differenza delle molteplici soluzioni alternative ipotizzate,[5][6][7][8] il lungo ponte di un centinaio di chilometri progettato da T.Y. Lin risulterebbe la soluzione più realizzabile, seppur non senza criticità; esso sarebbe suddiviso in tre sezioni, sfruttando proprio la presenza delle Isole Diomede che sorgono al centro dello stretto di Bering.[9][10]

Qualora venisse realizzato sarebbe il ponte più lungo del mondo mai costruito[11] e, curiosamente, consentirebbe a un viaggiatore che partisse dalla costa siberiana alla sera, di arrivare a destinazione la mattina dello stesso giorno di partenza, secondo la data e il fuso orario dell'Alaska. Inoltre, se opportunamente collegato alle attuali infrastrutture autostradali e ferroviarie (la linea ferroviaria Transiberiana e la Alaska Railroad), l'ipotetico ponte consentirebbe di percorrere via terra ininterrottamente i territori di Europa, Asia e America.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tra le due isole passa la linea di cambiamento di data, pertanto il fuso orario di Grande Diomede, quella russa, è UTC+12, mentre quella di Piccola Diomede è UTC-9. Malgrado la loro vicinanza, ciò determina che Grande Diomede sia 21 ore avanti rispetto a Piccola Diomede. Questo si traduce, in pratica, in un'apparente differenza di sole tre ore, avendo tuttavia presente che per 21 ore al giorno le due isole si trovano in due giorni diversi. Per fare un esempio, infatti, alle ore 17:30 di sabato su Piccola Diomede corrispondono le ore 14:30 di domenica su Grande Diomede. Apparentemente l'isola più orientale sembrerebbe essere tre ore avanti rispetto a quella occidentale laddove è invece ventuno ore indietro.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) 1987: Chilly swim thaws Cold War relations, in BBC, 7 Agosto 2005. URL consultato il 25 Gennaio 2021.
  2. ^ Lynne Cox swims into communist territory, History. URL consultato il 25 Gennaio 2021.
  3. ^ (EN) Aaron Tallent, This Day in Sports History: August 7, su athlonsports.com.
  4. ^ (EN) International Swimming Hall of Fame and Lynne Cox Featured on Travel Channel's "Mysteries at the Museum", su swimmingworldmagazine.com, 31 dicembre 2018.
  5. ^ Wil Longbottom, London to New York by rail? Russia 'approves' £60bn Bering Strait tunnel, in Daily Mail, Londra, 22 agosto 2011.
  6. ^ London to the US by rail? Russia approves Bering Strait tunnel - AOL Travel UK, su travel.aol.co.uk.
  7. ^ Тоннелю под Беринговым проливом пророчат большой успех, su radiovesti.ru.
  8. ^ Nicola Smith e Chris Hutchins, Bridgebuilding Vladimir Putin wants tunnel to US, su The Times, London, 30 marzo 2008. URL consultato il 26 aprile 2010.
  9. ^ mperussia.com, https://web.archive.org/web/20071114102600/http://www.mperussia.com/bering_conf_prog_e.html. URL consultato il luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 14 novembre 2007).
  10. ^ AA.VV., A Transcontinental Eurasia-America Transport Link via the Bering Strait, at the 1st International Conference "Megaprojects of the Russian East", su mperussia.com. URL consultato il luglio 2017.
  11. ^ mperussia.com, https://web.archive.org/web/20071114102600/http://www.mperussia.com/bering_conf_prog_e.html. URL consultato il luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 14 novembre 2007).
  12. ^ Russia wants a rail link to North America," Der Spiegel, su spiegel.de, 20 aprile 2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Atlante geografico metodico 2019-2020, Novara, DeAgostini, 2020.
  • (EN) A. Oliver, D. Podderegin, D. Mashin, ICL World Link: Intercontinental Eurasia-America Transport Corridor Via the Bering Strait, The Company of Writers, 2007, ISBN 0-9556638-0-6.
  • (EN) Kevin Starr, Sogni in pericolo: la grande depressione in California, Oxford, Oxford University Press, 1996, ISBN 0-19-510080-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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