Francesco Mastriani

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Francesco Mastriani (Napoli, 23 novembre 1819Napoli, 7 gennaio 1891) è stato uno scrittore italiano, autore di romanzi d'appendice di grande successo. Fu inoltre drammaturgo e giornalista.

Mostrò fin dagli esordi letterari grande attenzione nei confronti delle classi subalterne napoletane. Benché la sua narrativa, pittoresca e consolatoria (ma non corriva), non abbia quasi spessore politico (per lui si è parlato di un generico socialismo cristiano e di «basso romanticismo»), diede un grande contributo alla nascita del meridionalismo e gettò le basi per la nascita del verismo.

Formazione e cultura[modifica | modifica wikitesto]

Nacque da agiata famiglia borghese. I suoi genitori erano Filippo M. e Teresa Cava, che aveva avuto già due figli (Vincenzo e Gennaro) da una precedente unione con Raffaele Giardullo; Francesco fu il terzo dei sette figli che la Cava diede a Filippo M. (gli altri erano il primogenito e il secondogenito Giuseppe e Ferdinando, cui seguirono Francesco, appunto, Giovanni, Raffaele, Marianna e Rachele).

La sua formazione letteraria consistette, oltre che nel regolare corso di studi (dal 1825 fu allievo dell'istituto di don Raffaele Farina), nelle più disparate e voraci letture; nel 1835 pare avesse terminato di leggere tutta la biblioteca di classici, tra cui molti francesi e spagnoli, del maestro, 400 volumi; tra le sue letture, non tutte di prim'ordine, si accavallano La nouvelle Eloise di Jean-Jacques Rousseau, I martiri di François-René de Chateaubriand, tutti i romanzi di D'Arlincourt, la Mathilde di Sophie Cottin, le tragedie di Vittorio Alfieri, la Commedia di Dante Alighieri, le opere di William Shakespeare. Nello stesso anno intraprese lo studio del greco e del tedesco. Tra gli scrittori napoletani, concorsero alla sua formazione Basilio Puoti, Francesco de Sanctis e Saverio Costantino Amato (pel quale ebbe speciale affetto ed ammirazione)[1].

Nel 1836 Teresa Cava morì. Nello stesso anno Mastriani si piegò al volere del padre impiegandosi presso la Società Industriale Partenopea diretta da Carlo Filangieri.

Qualche anno a Medicina[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1837 si iscrisse alla facoltà di medicina, che avrebbe frequentato per qualche anno, interrompendo tuttavia gli studi per dedicarsi ad un'intensa collaborazione giornalistica con vari giornali, già cominciata alla fine degli anni trenta, ma destinata ad intensificarsi dopo la morte del padre, avvenuta il 21 aprile 1842. In seguito a questo lutto lasciò l'abitazione paterna in via Concezione Montecalvario al numero 52, trasferendosi alla Salita Infrascata 271.

L'impiego alla dogana[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 agosto 1840 aveva conosciuto in casa di un cugino la cugina e futura moglie Concetta Mastriani, con cui si sarebbe fidanzato il 4 agosto 1844, sposandola verosimilmente tra la fine del 1844 e l'inizio del 1845. Nello stesso periodo lasciò la Società Industriale Partenopea, dedicandosi esclusivamente all'insegnamento privato di lingue straniere. Come ricorda Luigi Russo (ne I narratori) la frenetica attività letteraria degli anni seguenti (il figlio e biografo Filippo Mastriani ha censito 900 titoli, di cui 107 romanzi), per cui provvedeva personalmente a procurarsi la ricca e disordinata documentazione necessaria ai suoi romanzi (in questo differenziandosi dagli omologhi scrittori "industriali" d'Oltralpe, che ricorrevano a nègres), non gli avrebbe mai consentito di affrancarsi completamente da un lavoro remunerato, innanzitutto le lezioni private, e poi un modesto impiego alla dogana.

L'elogio della Serao[modifica | modifica wikitesto]

Matilde Serao, nel suo articolo commemorativo per la scomparsa del Mastriani (1891), fa compiaciuto riferimento alla sua totale indipendenza dai circoli accademici ed artistici, e all'energia con cui diede vita al proprio smisurato mondo letterario. Nelle ore libere arrotondava il magro stipendio facendo anche da guida turistica per gli stranieri di passaggio, un mezzo per perfezionare e apprendere il francese, l'inglese, il tedesco e lo spagnolo.

Esordi[modifica | modifica wikitesto]

Cominciò nel 1837 a scrivere articoli di costume per "Il Sibilo", giornale napoletano "di mode e di teatri" (che cessò la pubblicazione nel 1846). Dopo un profluvio di prose e articoli di costume, nel 1838 stampò su quelle pagine la sua prima opera narrativa, la novella Il diavoletto. Parte della sua prima produzione giornalistica, in particolare quella relativa ai primissimi anni di collaborazione (1837-'39), sarà da lui stesso antologizzata nei due volumi di Novelle Scene Racconti (1869-'70): si tratta di una letteratura ancora sostanzialmente ancorata ai modi di un romanticismo manierato, aperto al bizzarro e al pittoresco. Nel 1845 si trasferisce in un casinetto allo Scudillo, dove, il 27 aprile 1846 vede la luce la primogenita Sofia; qui si dedica alla stesura del primo romanzo, Sotto altro cielo (1847), di genere gotico. Dello stesso 1847 è la pubblicazione di Lazzaro. Racconto, e l'impiego presso la direzione del quotidiano Il Tempo, specialmente come traduttore dal francese e dall'inglese.

Il teatro[modifica | modifica wikitesto]

Molto forte, parallelamente, fu l'interesse del Mastriani per il teatro, una passione che coltivò sino alla fine; molto spesso si trattava di rielaborazioni delle sue opere narrative, come nel caso di Vito Bergamaschi, novella in due capitoli per "Il Sibilo", adattata per le scene in collaborazione con Francesco Rubino, rappresentata nel 1840 al teatro Fiorentini dalla compagnia Monti e Alberti, e stampata (nella sua versione scenica) in volume nel 1841. Un tipico dramma borghese è Un'ora di separazione. Scherzo comico in un atto, pubblicato in data ignota (ma dopo il 1840), la sua prima opera a stampa in volume che sia pervenuta. Altri adattamenti scenici entrarono nel repertorio tipico di alcuni attori, come F. Stella, C. di Mario, il «guappo» Del Giudice. Lo stesso Mastriani, occasionalmente, partecipò alle rappresentazioni in veste d'attore.

La jettatura[modifica | modifica wikitesto]

Un ruolo importante ha sempre occupato nella vita dello scrittore il malocchio. Mastriani affronta tra credenze e tradizione nera tutta partenopea il fenomeno con serietà e drammaticità dichiarando che "ci credo, anzi ci stracredo"[2]. Contro quello che considera un vero flagello suggerisce gli antidoti che chiama "preservativi" come il corno e il ferro di cavallo. In proposito cita il giureconsulto Nicola Valletta, autore della famosa Cicalata sul fascino, volgarmente Iettatura. Mastriani parla diffusamente della jettatura alla quale dedica un intero capitolo de La cieca di Sorrento. Agli "occhi avvelenatori" il romanziere napoletano attribuisce buona parte delle sue disgrazie (dal colera da cui fu colpito alla morte di tre dei suoi sette figli, agli sfratti, almeno una trentina)[3].

I traslochi[modifica | modifica wikitesto]

Questi primi anni sono economicamente i più disagiati. Una costante della vita del Mastriani saranno i numerosi traslochi. Nel 1848 si trasferisce in via Teatro Nuovo al 54; il 16 novembre dello stesso anno, incapace di far fronte alle spese per l'affitto, è costretto ad accettare l'ospitalità del suocero, nella cui casa nasce il figlio Filippo. Entro la fine di quest'anno riesce a trasferirsi con la moglie e i due figli in un casinetto al Vico Lieto a Capodimonte. All'inizio del 1849, essendo l'alloggio troppo angusto, trova una sistemazione meno scomoda alla Salita Tarsia n° 18. I ripetuti cambi di abitazione, almeno una trentina, non finiscono qui.

Una relativa ventata di benessere è rappresentata dalla nomina, nel gennaio 1851, a compilatore del Giornale delle Due Sicilie e de L'ordine, giornale ministeriale. A giugno nasce il figlio Edmondo.

Verso il romanzo sociale[modifica | modifica wikitesto]

Sono le opere dove lo scrittore fa le prime denunce sulle problematiche sociali e la diffusa emarginazione dei poveri cristi.

La cieca di Sorrento[modifica | modifica wikitesto]

Il Mastriani stampa nel 1852 La cieca di Sorrento, il suo romanzo più noto e ristampato (nel suo secolo e per tutto il Novecento), oscillante tra romanzo d'ambiente borghese e un primo ma sensibile affiorare di tematiche sociali, affrontate con una forte empatia per i deboli e i diseredati. Gli fa seguito Federico Lennois, 2 voll., 1853 (nello stesso anno, il 9 ottobre, un altro figlio vede la luce, Adolfo).

Il primo giallo italiano[modifica | modifica wikitesto]

Altri romanzi, più o meno su questa scia, in questa fase della carriera del Mastriani sono: Il conte di Castelmoresco (1853, 3 voll.); Il mio cadavere, pubblicato con dispense a puntate (la prima uscì nel dicembre 1851) e nel 1852 in volume dall'editore Rossi di Genova. Il mio cadavere ha importanza storica perché è considerato il primo romanzo giallo scritto in Italia[4]; Matteo l'idiota (nel quale il tema sociale diventa preponderante, 1856-'57, 4 voll.); Acaja (1860); La poltrona del diavolo (1861, 3 voll.); il «romanzo comico» Quattro figlie da maritare (1861); e Le anime salvate (1862).

Nel frattempo, nel 1854, era scoppiata un'epidemia di colera, che aveva colpito anche lo scrittore. Ad ottobre ebbe nuovamente bisogno dell'ospitalità del suocero. A dicembre, nuovo trasloco (Santa Teresa degli Spagnuoli). Del 1857 è la dolorosa perdita di Adolfo, l'ultimo nato, all'età di 3 anni e 7 mesi. Nel 1861 i Mastriani si trasferiscono in via Mandato 78.

La "trilogia socialista"[modifica | modifica wikitesto]

« - Fermiamoci qui un momento - mi disse Augusto - ecco, per esempio, una curiosa partita d'écarté. Ma, prima di tutto, è d'uopo che io ti faccia conoscere questi signori. Quel giovinotto biondo è il signor conte Teofilo K...

Feci qualche protesta ad Augusto, il quale seguitò...
- Il meccanismo di questo miracolo - egli disse - sta in questo: quel giovinotto forma parte della paranza o della società...
Non faccia meraviglia di ritrovare anche qui la paranza; e questa mi sembra assai più pericolosa di quelle che si stabiliscono nei camorristi di bassa mano...
Questi camorristi co' guanti paglini si ficcano nelle imprese de' teatri, e prendono aggi scandalosi in su le scritture da essi procurate. Questa classe pericolosa non può vivere che nelle febbrili commozioni del giuoco. Non conoscendo il valore del danaro, perché avvezzi a vedersene le tasche ripiene »

(Francesco Mastriani, I Vermi. La Camorra elegante)

Con la venuta di Garibaldi a Napoli nel 1860, si nota nella letteratura e nel giornalismo locali un forte accentuarsi delle istanze sociali, anche in termini rivendicativi. Mastriani, in una fase della sua vita non meno critica del solito[5], giunge al termine della sua lunga evoluzione con una serie di romanzi-saggio, perlopiù organizzati come «nebulose» di episodi indipendenti tenuemente legati tra loro, che costituiscono un imponente ed esaustivo affresco del popolo basso napoletano. Escludendo La figlia del croato (dopo il 1866) e Un martire (1868-69, 5 voll.), formano un gruppo a sé - non per nulla chiamato «trilogia socialista», benché non siano pensati come corpus unitario - I vermi. Studi storici su le classi pericolose in Napoli (1863-64, 10 voll.), sulla camorra napoletana; Le ombre. Lavoro e miseria (1868), sullo sfruttamento femminile; e il celeberrimo I misteri di Napoli. Studi storico-sociali (1869-70[6]), l'opera più ambiziosa e complessa del Mastriani, oltreché una delle sue più vive.

Il titolo I misteri di Napoli riecheggia I misteri di Parigi di Eugène Sue, ma è più un omaggio ad una moda letteraria che il segno di una vera e propria filiazione. Bisogna ricordare che il romanzo sociale aveva avuto il proprio atto di nascita a Napoli già nel 1839, qualche anno prima dei primi esempi europei (di Benjamin Disraeli e, appunto, di Eugène Sue), che risalgono ai primi anni quaranta, con Ginevra o l'orfana della Nunziata di Antonio Ranieri; immediatamente sequestrato, il romanzo aveva avuto un'enorme circolazione clandestina. Il Mastriani, anche nell'inserzione dell'enorme materiale digressivo, segue maggiormente questo esempio locale rispetto alla coeva letteratura europea. Non si tratta di romanzi, ma, come recitano i sottotitoli, di studi: tutto quello che c'è di nota di costume o di cronaca è rigorosamente tratto dal vero, e, come confermerà Matilde Serao nel suo articolo di commemorazione per il Corriere di Napoli (9 gennaio 1891), Mastriani non esitava, quando li conosceva, a chiamare i suoi personaggi con i loro veri nomi e cognomi. Anche per questo lo scrittore, noto e regolarmente riconosciuto mentre correva tra l'ufficio della dogana, il tipografo e le case dei "signorini", era additato argutamente come «l'autore dei romanzi di Francesco Mastriani».

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Con la nascita del meridionalismo il «romanzo-saggio» dalla struttura incerta, capace di profonde indagini ma aperto anche a cadute di gusto e di stile, perde a mano a mano l'interesse del pubblico. Dal 1875 Mastriani (che nel frattempo, dal 1874, ha ottenuto il primo e ultimo impiego fisso della sua vita, come professore di lettere presso il ginnasio "Cirillo" di Aversa) comincia a collaborare con il quotidiano Roma, di Napoli. Si tratta di un periodo fecondissimo di opere quasi tutte sensazionalistiche; inoltre scrive per il teatro Nerone in Napoli. Dramma storico in cinque atti e in versi (1876) e Valentina. Dramma in un prologo e quattro atti (1878), e i romanzi storici Lo zingaro (1870, 2 voll.), Giambattista Pergolesi (1874?), Messalina, La Medea di porta Medina (1882) e Il barcaiuolo di Amalfi (1883).

Questi ultimi anni sono funestati da altre due dolorose perdite, quella del figlio Edmondo (13 novembre 1875) e quella della primogenita Sofia (1878). Nel 1880 si trasferisce alla Strada Fonseca 80; nel 1883 al Palazzo Sant'Agostino alla Sanità 97; tra il 1883 e il 1889 passa dalla Salita Scudillo 4 alla via di Capodimonte alla Penninata San Gennaro dei Poveri 29; il 4 novembre 1889 va in un quartino al Moiariello a Capodimonte, a maggio 1890 torna alla casetta in San Gennaro dei Poveri; in agosto va a Largo Amoretti; il 5 ottobre torna di nuovo a San Gennaro dei Poveri.

Qui, esattamente tre mesi e due giorni dopo, (7 gennaio 1891), muore.

Nel suo corsivo dedicato alla morte dello scrittore Matilde Serao attesta che il Mastriani attese alla compilazione degli ultimi romanzi sul letto di morte. Diversi uscirono postumi: La comare di borgo Loreto (1894), Il figlio del forzato (1906), I delitti di Napoli (1907), La sonnambula di Montecorvino (1915), ecc.

Fortuna e critica[modifica | modifica wikitesto]

«Questo povero vecchio che si è spento oscuramente, carico di anni e di dolori, affranto da un duro e incessante lavoro che gli lesinava il pane, tormentato da una invincibile miseria, non soccorso dalla fredda speculazione giornalistica che lo ha tanto sfruttato, soccorso dalla segreta pietà di poche anime buone, questo martire della penna era, veramente, fra i più forti e più efficaci nostri romanzieri. L'opera sua, formata da cento e più romanzi, appare grezza, disuguale, talvolta ingenua nella scarsezza delle risorse artistiche; e negli ultimi romanzi suoi è la fretta, lo stento, l'intima straziante pena di chi deve guadagnare, ogni giorno, quelle tre o quattro lire che gli davano: ma da tutta quanta l'opera sua, considerata insieme, emana una così fervida potenza d'invenzione che ha rari riscontri [...] .

La qualità simpatica nell'opera di Francesco Mastriani, specialmente nei romanzi scritti con calma, con serenità, nel suo buon tempo, la qualità che più lo fa amare dal pubblico popolare, la qualità che tanti artisti, di lui cento volte migliori, non possiedono, è l'emozione. O voi che mi leggete, rammentate, rammentate nella Cieca di Sorrento, in quella istoria semplice e dolente, la scena in cui il dottor Oliviero Blackmann fa la operazione della cateratta alla infelicissima fanciulla; rammentate il brivido di sgomento e di ansietà, provato da chiunque ha cuore, innanzi al dubbio della riescita e all'agitazione dell'operatore: rammentate il grande grido di salvazione, di ringraziamento, di tenerezza che sgorga dal petto della creatura a cui è stata ridata la vista, e dite se tutti voi, come me, come chiunque ha letto, non ha pianto di quella emozione. E la malinconica figura di Ugo Ferraretti nel Federico Lennois e nel Mio cadavere che languisce e agonizza, circondata da un'aureola di mortale tristezza [...]; e la misera Blandina dei Vermi che emerge da quell'atmosfera di vergogna e di delitto, come una vittima rassegnata [...]; tutte queste figure e tante altre hanno per sé l'attrazione del dolore, hanno per sé la profonda pietà di cui le circonda l'autore, hanno la pietà di chi legge: e non possono essere dimenticate e non può essere dimenticato il libro che le racchiude [...].

Tutti sorrisero, allora, quando Francesco Mastriani, nel solo momento di orgoglio della sua umile esistenza di romanziere, scrisse di aver voluto, prima di Emilio Zola, fare il romanzo popolare, verista, come si diceva: tutti sorrisero alla spacconata del povero don Chisciotte della romanzeria napoletana, ma egli non aveva assolutamente torto. Aveva torto di volersi misurare con Emilio Zola; ma attraverso tutta la rettorica delle sue idee e delle sue narrazioni, attraverso quel concetto ristretto del bene e del male, fiorisce una certa verità popolare che sarà, poi, il punto di partenza onde i sociologi e gli artisti trarranno il grande materiale del romanzo napoletano. Piccola verità popolare, invero, e che consisteva soltanto nel chiamare coi loro veri nomi i tetri frequentatori delle bettole, col loro nome esatto e con la loro topografia i vicoli sordidi e lugubri dove si annida, in Napoli, l'onta, la corruzione, la morte; piccola verità affogata nella frondosità fastidiosa del romanziere che ha cominciato a vedere, ma che non ha forza, coraggio, tempo di vedere molto, di vedere tutto: piccola verità, dirò così, esteriore, che la falsità bonaria del resto annega, ma che è uno spiraglio di luce, attraverso la tenebra, ma che è la fioca lampada nella notte profonda che altri vedrà e che li condurrà alla loro strada, e tutta quanta la verità come è, nuda, schietta, tutta piena di strazio ma non senza conforto.»". Matilde Serao, dal Corriere di Napoli, Napoli, 7 gennaio 1891[...].

Francesco Mastriani fu il più popolare degli scrittori napoletani, Benedetto Croce ne La vita letteraria a Napoli dal 1860 al 1900, in La letteratura della nuova Italia, Bari 1915, lo definisce «letto un po' da tutti all'infuori della gente letterata».

L'interesse del Mastriani, infatti, era quasi esclusivamente documentario. Jessie White Mario, nel suo Miseria in Napoli (1877) scrive: «chi vuole apprezzare i lavori del Mastriani deve prima veder Napoli, poi leggerli» (p. 157).

Il primo a trattare dell'opera mastrianesca con una certa autorevolezza fu Federigo Verdinois nei suoi Profili letterari napoletani (Napoli, Morano 1882): fu l'unico tentativo di inquadramento critico durante la sua vita. Verdinois ironizza sul primato vantato dal Mastriani ne I vermi, laddove sostiene di aver preceduto Émile Zola nell'invenzione del naturalismo; ma puntualizza che Mastriani non è un cattivo scrittore (La cieca di Sorrento, secondo lui, poteva passare ancora per un buon romanzo); le sue deficienze devono essere piuttosto imputate alla frettolosità con cui cerca di far fronte agli impegni assunti con gli editori. Gli riconosce, in generale, una certa «bontà degli ingranaggi». Complessivamente «egli è oggi il primo, anzi il solo romanziere italiano, se si può dire che in Italia vi siano romanzieri e romanzi» (p. 200).

Nel gennaio 1891 Matilde Serao ha appena pubblicato il suo romanzo sociale Il paese di cuccagna quando è raggiunta dalla notizia (7 gennaio) della morte del Mastriani. Il 9 gennaio pubblica sul Corriere di Napoli un ricordo affettuoso e commosso del vecchio scrittore, che ella vede come un precursore dell'attuale giornalismo e dell'attuale narrativa di denuncia.

Nel 1894 George Hérelle, traduttore francese di Gabriele D'Annunzio, pubblica sulla "Revue de Paris" un saggio abbastanza articolato sul Mastriani, "Un romancier socialiste à Naples" ("Un romanziere socialista a Napoli").

Nel 1909 Benedetto Croce rivolge agli studiosi italiani l'invito ad occuparsi costruttivamente dell'opera del Mastriani. L'invito, come nota Giuliano Innamorati prefacendo un'edizione recente (1972) de I misteri di Napoli, non si può dire sia stato fino ad oggi raccolto, nonostante l'opera del Mastriani rivesta un grande interesse, non solo per il suo valore storico e documentario, ma anche linguistico: la prosa mastrianea, in contrasto con le condizioni di disperata frettolosità in cui erano compilati i suoi molti lavori, è singolarmente corretta, accurata e ricercata, e mescola, con disinvoltura e non senza eleganza, i più ricercati riboboli toscani con voci e movenze tipicamente napoletane; le descrizioni, a conferma della natura innanzitutto letteraria delle sue opere, sono virtuosistiche e sfoggiate, e richiamano certo realismo barocco. Sempre negli anni settanta Domenico Rea introduce un'edizione (Milano, 1973) de La cieca di Sorrento; hanno avuto ristampe recenti anche Le ombre, La Medea di porta Medina e pochi altri titoli.

Attualmente l'opera del Mastriani è dispersa tra molte biblioteche. Manca una bibliografia esaustiva. Le ricerche svolte a Napoli e nell'Italia Meridionale hanno dato risultati deludenti. La più ricca raccolta nota di scritti mastrianeschi era posseduta dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ma durante l'alluvione del 1966 la gran parte dei testi è andata distrutta.

Come ricorda Napoli Francesco Mastriani? Con uno spazio di una ventina di metri tra due palazzi, che va da via Bernardo Tanucci a via Sant'Eframo Vecchio, senza numeri civici, quindi una strada di fatto inesistente perché non può essere citata.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

1848 Sotto altro cielo – Napoli, Salvati-1883

1850 Un destino color di rosa o Fortunato Belcore alla ricerca di una disgrazia Napoli, Rondinella -1866

1851 di Sorrento – Napoli, Omnibus-1853

1851 Il mio cadavere – Napoli, Tramater-1853

1852 Federico Lennois – Napoli, Tramater-1853

1854 di Borgo Loreto - Napoli, Salvati-1883

1854 Acaja o il cuore di una giovanetta - Napoli, Salvati-1883

1855 Il Conte di Castelmoresco Armando - Asmodeo di Volterra Napoli, Salvati-1883

1856 Matteo l’idiota – Napoli, Guerrero-1856

1857 Angiolina o La corifea – Napoli, Lombardi-1856

1859 Una figlia nervosa o il mal di nervi - Napoli, Gargiulo-1865

1859 La poltrona del diavolo – Napoli, Salvati-1883

1859 Quattro figlie da maritare - Napoli, Rondinella -1861

1862 Il materialista ovvero I misteri della scienza occulta – Napoli, Rondinella -1876

1863 I Vermi-Studi storici sulle classi pericolose in Napoli – Napoli, Gargiulo-1867 Napoli, Rondinella-1865

1865 I Lazzari - Romanzo storico - Napoli, Salvati-1883

1865 Le anima gemelle-Romanzo umoristico- Napoli, Rondinella 1865

1866 I figli del lusso o Oro e fango-Storia infernale Seguito dei Vermi – Napoli, Gargiulo-1866

1866 – Napoli, Gargiulo-1867

1867 La figlia del croato - Romanzo storico - Napoli, Rondinella-1877

1868 Le Ombre, lavoro e miserie o La figlia del forzato – Napoli, Gargiulo-1868

1868 Eufemia ovvero Il segreto di due amanti – Napoli, Salvati-1883

1868 I vampiri - Romanzo umoristico Napoli, Regina-1879

1868 Una martire – Napoli, Gargiulo-1868

1869 Il figlio del diavolo – Napoli, Salvati-1883

1869 I Misteri di Napoli - Studi storico sociali Napoli, Nobile-1870

1870 Due feste al mercato o Luigia Sanfelice Memorie del 1799 – Napoli, Regina-1876

1870 Lo zingaro – Napoli, Gargiulo-1861

1871 Giovanni d’Austria - Romanzo storico Napoli, Perucchetti-1871

1872 L’ossesso-Cronaca del sec.XVII Napoli, Gargiulo-1872

1873 di Montès Seguito della Cieca di Sorrento – Napoli, Gargiulo-1869

1873 Arlecchino o Il muratore della Sanità o Ridi buffone – Napoli, Gargiulo-1873

1873 Un muscolo cavo o La trovatella Studi fisiologici su l’odierna società Napoli, Gargiulo-1876

1874 Giovan Battista Pergolesi - Romanzo storico Napoli, Rondinella-1874

1875 Nerone in Napoli - Romanzo storico Napoli, Giannini-1875

1876 o Il dottor Nereo d’Orsani Napoli,Regina-1878

1876 Jelma o La stella di Federico II di Svevia Romanzo storico – Napoli, Regina-1877

1876 Erodiade – Vallo Lucania, Ierolla-1876

1876 Homuncolo o I gesuiti e il Testamento Cronaca napoletana del sec.XVII Napoli, Regina-1877

1877 Cenere o La sepolta viva-Roma, Pierino-1889

1876 La rediviva - Romanzo contemporaneo Napoli, Gargiulo-1877

1877 Processo Cordier – Napoli, Regina-1878

1877 Messalina - Romanzo storico Napoli, Romano-1923

1878 Fatum o I drammi di Napoli Romanzo storico Napoli, Regina-1878

1878 La polizia del cuore - Storie napoletane dei tempi nostri – Napoli, Regina-1879

1879 Le caverne delle Fontanelle Cronaca del principio di questo secolo - Napoli, Lubrano e Palmieri-1879

1879 La maschera di cera Seguito della Polizia del cuore Storie napoletane dei tempi nostri - Napoli, Regina-1879

1879 Le due sorelle – Napoli, Regina-1879

1879 Le memorie di una monaca Napoli, Gargiulo-1879

1879 Il Duca di Calabria – Napoli, Regina-1879

1879 Emma o le ricchezze Cronaca del principio di questo secolo Seguito della Caverna delle Fontanelle Napoli, Regina-1879

1878 L’automa o L’eredità del delitto Napoli, Regina-1880

1880 La signora della morte – Napoli, regina-1880

1880 La figlia del muratore o Storia di ogni giorno – Firenze, Salani-1926

1880 Le sorti di due fanciulle cronache napoletane del secolo scorso – Napoli, Regina-1880

1880 Il bettoliere di Borgo Loreto o Ciccio il pizzaiuolo – Napoli, Salvati-1880

1880 La spia – Napoli, Salvati-1883

1880 Il fantasma – Napoli, Salvati-1881

1881 Il largo delle baracche – Firenze, Salani-1922

1881 La sonnambula di Montecorvino o Peppe il brigante di Sora-Napoli, Monte-1906

1881 di Portamedina Napoli, Monte-1911

1881 L’ebreo di Porta Nolana-Napoli, Salvati-1883

1882 Il signor Bruno o Il ratto di Laura Napoli, Salvati-1887

1882 Il barcaiuolo d’Amalfi – Napoli, Salvati-1883

1882 Maddalena ovvero La figlia adottiva seguito del Barcaiuolo d’Amalfi Firenze, Salani-1935

1882 L’assassinio in via Portacarrese a Monte-calvario – Dalle appendici del Roma-1882

1882 Il dramma della montagna Napoli, Gargiulo-1887

1882 Giovanni Blondini - Memorie di un artista

1882 La pazza di Piedigrotta – Napoli, Salvati-1887 Napoli, Salvati-1887

1882 Karì-Tismé - Memorie di una schiava Dalle appendici del Roma-1883

1883 Caterina la pettinatrice in via Carbonara Romanzo napoletano – Napoli, Marzano

1883 Una chioma di sangue – Napoli, Salvati-1887

1883. Compar Leonardo da Pontescuro Dalle appendici del Roma-1883

1883 La maledetta o Una passione fatale Napoli, Salvati-1908

1883 Carmela – Dalle appendici del Roma-1883-84

1884 Le due gemelle Dalle appendici del Roma-1884

1884 Il suicida – dalle appendici del Roma-1884

1884 La gente per bene o Schizzi di costumi contemporanei – Romanzo non reperito. Forse si tratta di un rifacimento dei Figli del lusso da identificare con quello intitolato Oro e fango. Storia infernale pubblicato in appendice al Roma

1884 Il cocchiere della Carità Dalle appendici del Roma-1884

1884 L’orfana del colera Dalle appendici del Roma-1884-85

1885 Lucia la muzzonara Dalle appendici del Roma-1885

1885 Il campanello dei Luizzi Cronaca napoletana del 1799 Dalle appendici del Roma-1885

1885 Povero cuore!– Dalle appendici del Roma-1885

1885 Pasquale il calzolaio del Borgo S.Antonio Abate – Dalle appendici del Roma-1885-86

1886 Bernardina - Seguito di Pasquale il calzolaio Dalle appendici del Roma-1886

1886 La jena delle Fontanelle Dalle appendici del Roma-1886

1886 Cosimo Giordano e la sua banda Episodi di brigantaggio del 1861 Dalle appendici del Roma-188

1886 Il figlio del mare Dalle appendici del Roma-1886-87

1887 Il parricida ovvero il capraio di Ottocalli Dalle appendici del Roma-1887

1887 La figlia del birro ovvero La poliza napoletana sotto il regno di Francesco I Dalle appendici del Roma-1887

1887 L’occhio del morto Dalle appendici del Roma-1887

1887 Fior d’arancio la cantatrice di Mergellina Dalle appendici del Roma-1887-88

1888 Tobia il gobbetto-Seguito di Fior d’arancio Dalle appendici del Roma-1888

1888 I due furieri- Episodi di vita militare Dalle appendici del Roma-1888

1888 Il talamo di morte – Firenze, Salani-1927

1888 Rosella la spigaiola del Pendino Dalle appendici del Roma-1888

1889 Pioggia d’oro Dalle appendici del Roma-1889

1889 Il brindisi di sangue – Napoli, Salvati-1883

1889 Giosuè il marinaio di Pozzuoli Dalle appendici del Roma-1889

1889 La malavita Dalle appendici del Roma-1889-90

1890 Forza morale – Dalle appendici del Roma-1890

1890 La figlia del boscaiuolo o I mostri della campagna – Dalle appendici del Roma-1890

1890 Il padrone della vetraia all’Arenaccia o della Pignasecca Dalle appendici del Roma-1890

1890 Paolo Retti - Storia di un genio Dalle appendici del Roma-1890

1891 I delitti dell’eredità Dalle appendici del Roma-1891

1891 La nonna – Dalle appendici del Roma-1891

2011 Il mio cadavere - Versione riscritta con linguaggio aggiornato da Divier Nelli. Trento, Rusconi Libri, collana Gialli Rusconi. ISBN 978-88-18-02746-4

2016 La malavita - Romanzo inedito proposto da Emilio e Rosario Mastriani. Napoli, Guida editori, 340 pp.

Romanzi postumi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1892. Delitto impunito. Preceduto dalle memorie dell'autore, per Filippo Mastriani. Napoli, L. D'Angelilli, 255 pp.[7]
  • 1893. Il brindisi di sangue. Napoli, Salvati.[8], 150, [2] pp.[7]
  • 1906. La figlia del forzato: le ombre. Milano, Soc. Ed. La Milano.[8]
  • 1907. I delitti di Napoli (le ombre). Milano, Soc. Ed. La Milano.[8]
  • 1915. La sonnambula di Montecorvino. Firenze, Salani.[9]
  • 1915. La Medea di porta Medina (1882). Napoli.[8]

Altri titoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni d'Austria. Romanzo storico. Napoli, F. Perrucchetti, 1871, 4 voll.[7]
  • Dolci sorprese. Novella. Napoli, Lezzi, 18??, 128 pp.[7]
  • Adolphe Nourrit. Romanzo storico. Roma, Tombolini, 18??, 64 pp.[7]
  • Messalina
  • Fior d'Arancio la cantatrice di Mergellina
  • Caterina la pettinatrice di via Carbonara.
  • Peccato originale.
  • Il segreto di Olga.
  • Vostra figlia è libera!.
  • Un fatale errore!.
  • Il diavolo zoppo.
  • Amore e vendetta.
  • Delitto impunito.
  • I capricci di Angiolina.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • post 1840. Un'ora di separazione. Scherzo comico in un atto. s. l., s. t.[9]
  • 1846. Le assicurazioni sulla vita umana. Commedia.
  • circa 1851. Il marito di tela. Commedia in un atto.
  • 1876. Nerone in Napoli. Dramma storico in cinque atti e in versi. Napoli, S. De Angelis.[9]
  • 1878. Valentina. Dramma in un prologo e quattro atti. Napoli, S. De Angelis.[9]

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

  • 1834. In occasione della morte di Sergio Somarelli.
  • 1836. Un sospiro alla memoria di lei.
  • 1839. Il canto dell'ebreo.
  • 1864. Aspromonte. Sonetto.

Altri scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • 1857; 1866. Una decina di contributi alle due raccolte degli Usi e costumi di Napoli coordinate da Francesco de Bourcard, illustrate da Palizzi e altri.
  • 1857. I tredici. Novella.
  • 1867. Novelle Scene Racconti. Napoli, G. Rondinella. 2 voll. *1872. L'eruzione vesuviana del 26 aprile 1872. Memorie storiche. Napoli, G. Nobile.[9]
  • 1873. La Mastrogiorgeide. Poema postumo. 2 ed. riveduta da Batistin Barbagalin. Messina, Tip. Operai, 44 pp.[7]
  • 1878. Elogio funebre di Vittorio Emanuele II primo re d'Italia. Napoli, Tip. R. albergo dei poveri, [...] pp.[7]

In collaborazione[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • 1841. (con Francesco Rubino). Vito Bergamaschi. Dramma in quattro parti.[7]
  • 1841. (con Francesco Rubino). Biancolelli. Dramma.
  • 1841. (con Giacomo Cordella). Il non plus ultra. Farsa.

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

  • 1882. (con Giacomo Marulli). Giuditta Guastamacchia. Cronaca napolitana del secolo XIX accennata da Francesco Mastriani e raccontata da Giacomo Marulli. Napoli, L. Chiurazzi, 2 voll.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Filippo Mastriani, Cenni sulla vita e sugli scritti di Francesco Mastriani, Napoli, 1891, p. 5.
  2. ^ Come scrivere un giallo napoletano. Con elementi di sceneggiatura, Siviero M., Graus, 2003, p. 51
  3. ^ ibid. Come scrivere un giallo napoletano. Con elementi di sceneggiatura, Siviero M., Graus, 2003, pp. 50-55
  4. ^ ibid. Come scrivere un giallo napoletano. Con elementi di sceneggiatura, Siviero M., Graus, 2003
  5. ^ si susseguono frenetici i traslochi di Mastriani: il 4 maggio 1864 in Largo Petroni alla Salute 7, esattamente un anno dopo, il 4 maggio 1865 al Vico Nocelle, nel 1866 in strada di Tarsia, nel Fondo Avellino, nel 1869 alle Case operaie dell'Emiciclo di Capodimonte.
  6. ^ 2 voll.; ma accresciuti nel 1875, 10 voll., e nel 1880
  7. ^ a b c d e f g h i CLIO. Censimento dei Libri Italiani dell'Ottocento. Editrice Bibliografica, Milano 1991.
  8. ^ a b c d Storia della civiltà letteraria italiana. Dizionario/Cronologia, vol. II, UTET, Torino 1993.
  9. ^ a b c d e G. Biancardi/ C. Francese, Prime edizioni di scrittori italiani. Luni, Milano 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federigo Verdinois, Profili letterari napoletani, Morano, Napoli 1882.
  • Filippo Mastriani, Cenni sulla vita e sugli scritti di Francesco Mastriani, Napoli 1891.
  • Matilde Serao, Francesco Mastriani, nel Corriere di Napoli 09/01/1891.
  • Benedetto Croce, un saggio dedicato ai tempi di F. M. su "La Critica", 1909, poi confluito in "La vita letteraria a Napoli dal 1860 al 1900", in La letteratura della nuova Italia, vol. IV, Bari, Laterza 1915.
  • G. Algranati, Un romanziere popolare a Napoli, Napoli, Morano 1914.
  • Corrado Alvaro, L'autore dei romanzi di Francesco Mastriani, in "La Stampa" 04/01/1940.
  • Domenico Rea, Mastriani romanziere, ne "Il Giornale" 20/06/1949.
  • Giuliano Innamorati, Mastriani non verista, in "Paragone" n° 88, 1957.

L'articolo è parzialmente rifuso con l'introduzione all'ed. Vallecchi, Firenze 1972, de I misteri di Napoli.

  • A. Palermo, "Dopo il '60", in AAVV, Napoli dopo un secolo, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane 1961.
  • A. Bianchini, Il romanzo d'appendice, Torino, ERI 1969.
  • Tommaso Scappaticci, Il romanzo d'appendice e la critica. Francesco Mastriani. Cassino, Garigliano 1990. (Recensito da Loredana Palma in "Esperienze letterarie" n° 3, 1992, pp. 122–123).
  • Quinto Marini, "I Misteri di Napoli", in I misteri d'Italia, ETS, Pisa 1993, "Saggi di letteratura italiana" n° 16, pp. 61–107.
  • Gisella Padovani, "Lo scrittore e il Negromante: storia, scienza e magia in un romanzo di Francesco Mastriani", in Le forme e la storia, a.s. V 1993, pp. 215–226.

Analizza L'ossesso. Cronaca napolitana del secolo XVII (Gargiulo, Napoli 1872), romanzo storico rivolto ad un pubblico popolare la cui trama si svolge sullo sfondo della Campania devastata dal terremoto del 1631; in particolare concentra l'attenzione sulle fantasie gotiche e negromantiche, e sui motivi mutuati da I promessi sposi di Alessandro Manzoni.

  • Graziella Pagliano, "L'infante abbandonato e l'infante adottato". in: Maternità trasgressiva e letteratura, cur. Ada Neiger. Napoli, Liguori 1993, cm. 21, pp. 192, br. ("Le mappe. Cultura e società" n° 7).

Analizza romanzi ottocenteschi che narrano di fanciulli abbandonati e trovatelli, tra cui anche l'Angiolina del M..

  • Graziella Pagliano, "Medea alla fine dell'Ottocento", in: Mito e letteratura. Studi offerti a Aulo Greco. Roma, Bonacci 1993, pp. 87–95.

Analizza anche La Medea di porta Medina del M..

  • Wanda De Nunzio Schilardi, "L'infanzia abbandonata nel romanzo sociale dell'Ottocento (Ranieri, Mastriani, Serao)", in "OttoNovecento" n° 6, 1994, pp. 63–81.
  • Quinto Marini, cur.: Eugène Sue / Francesco Mastriani, Sangue e orrore tra i "Misteri" di Parigi e Napoli. Pisa, ETS 1994. Cm. 17, pp. 85, 5 ill., n.t., br. ("Piccola miscellanea").

Ripropone un brano dei "Mystères de Paris" di Sue in una traduzione ottocentesca del 1848 e 3 brani dalla I edizione dei "Misteri di Napoli" (Napoli, Stabilimento Tipografico di G. Nobile, 1869). Introduzione (pp. 9–26) del curatore; nota ai testi pp. 27–28.

  • Ermanno Detti, "La narrativa per le ragazze", ne "Il Prometeo" n° 60, 1997. Pp. 54–63.
  • Pierpaolo Fornaro, "Medea italiana", in Atti delle giornate di studio su Medea a cura di Renato Uglione, Torino, CELID 1997, cm. 24, pp. 216, br.; pp. 117–163.

Tratta della presenza della figura di Medea nella letteratura italiana del XIX e XX secolo, soffermandosi in particolare sulle fonti de La Medea di porta Medina del M., pubblicato postumo nel 1915, di Corrado Alvaro per La lunga notte di Medea, tragedia del 1949, e del film Medea (1970) di Pier Paolo Pasolini.

  • Cristina Benussi, Scrittori di mare, di terra, di città. Milano, Pratiche 1998, cm. 22, pp. 288, br. ("Nuovi saggi").

M. è compreso tra gli "scrittori di città".

  • Claudio Gallo, "I fabbricatori di storie che trafficavano con le anime dei morti. Paura ed orrore tra appendice, scapigliatura e spiritismo: da Francesco Mastriani a Carolina Invernizio", in: PAURE, a c. di Carlo Gallo, Verona, Colpo di fulmine 1998, cm. 22, pp. 175, tav. n.t., br. ("Biblioteca Civica di Verona. Studi e cataloghi" n° 17), pp. 79–119.

Fa una storia della fortuna del romanzo "nero" dagli inizi del Novecento, concentrandosi particolarmente sugli autori stranieri pubblicati da Bemporad, e più ancora sulle edizioni Nerbini e sul fumetto, fino a "Dylan Dog".

  • Massimo Siviero, Nel solco della tradizione, Jettatura e mesmerismo, in Come scrivere un giallo napoletano - con elementi di sceneggiatura, Napoli, Graus Editore, 2003, pp. 21, 22, 35-38, 39, 40, 42, 51-54.

Documenta che con Il mio cadavere, nel 1852 M. inaugura a Napoli il primo esempio di giallo italiano. Tratta poi l'argomento della jettatura per come era sentita e fu descritta da M. in particolare ne La cieca di Sorrento.

  • Cristina Anna Addesso, Francesco Mastriani a teatro. Napoli, Fridericiana editrice universitaria, 2009.
  • Carlo Avilio, Una commedia inedita di Francesco Mastriani: Il marito di tela, in "Critica letteraria", 151, 2, 2011, pp. 334–355.

Documenta l'evoluzione del linguaggio narrativo de La cieca di Sorrento (1851) con una dettagliata analisi condotta seguendo le differenti edizioni del romanzo, che fu ripubblicato a lungo con numerose e significative varianti linguistiche operate dallo stesso Mastriani.

  • Nadia Ciampaglia, La Cieca di Sorrento e la scrittura narrativa di Francesco Mastriani: primi sondaggi linguistici, in «Linguistica e Letteratura», XXXVII, 1-2, 2012, pp. 183–267.

Analizza lo stilema retorico-linguistico tipico del codice tragico, rintracciabile già ne La cieca di Sorrento (1851), e più evidente nelle trasposizioni teatrali dei romanzi Nerone in Napoli (1875), da cui l'omonima tragedia del 1877, e I vermi (1863), riscritti in versione tragica nel dramma in prosa Valentina (1878),

  • Nadia Ciampaglia, La metamorfosi del tragico in Francesco Mastriani, in "Esperienze letterarie", vol. 39, n.3, 2014, pp. 63–77.

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