Medea (film 1969)

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Medea
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titoli di testa
Titolo originaleMedea
Paese di produzioneItalia, Francia, Germania Ovest
Anno1969
Durata110 min
Genereepico, drammatico, fantastico
RegiaPier Paolo Pasolini
SoggettoMedea di Euripide
SceneggiaturaPier Paolo Pasolini
ProduttoreFranco Rossellini
FotografiaEnnio Guarnieri
MontaggioNino Baragli
MusichePier Paolo Pasolini, Elsa Morante
ScenografiaDante Ferretti
CostumiPiero Tosi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

« Tutto è santo e l'intera Natura appare innaturale ai nostri occhi. Quando tutto ti sembrerà normale della natura, tutto allora sarà finito! »

(Frase di Chirone pronunciata al piccolo Giasone)

Medea è un film italiano del 1969, diretto da Pier Paolo Pasolini, basato sull'omonima tragedia di Euripide e interpretato da Maria Callas. Il film, i cui esterni furono girati in Turchia, in Siria, a Pisa e a Grado, ebbe un'accoglienza positiva da parte della critica, ma non riscosse il successo commerciale sperato.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In Grecia a Iolco il re Esone è stato spodestato dal fratellastro Pelia, il quale governa con crudeltà e spietatezza, cercando in tutti i modi di uccidere l'erede al trono Giasone, mandato presso il suo mentore Chirone. In Scizia è stata raccolta una potente reliquia chiamata Vello d'oro, che in passato era appartenuta a Frisso. La pelle d'oro apparteneva al caprone sacro, inviato dagli dei per salvare il fanciullo e la sorella Elle da morte certa, ed aveva attraversato in volo tutto l'Ellesponto, mare che prenderà questo nome dalla sorella Elle che ci cadrà affondandovi. Giunto nella terra Colchide, Frisso verrà ucciso, la capra sarà scuoiata e la pelle data in dono ad Ares.

Dopo questo prologo, in cui il centauro Chirone spiega a un fanciullo (il giovane Giasone) in maniera filosofica anche l'armonia e l'equilibrio della natura, viene presentata la superba figura di Medea, sovrana della Colchide, una terra brutale e piena di usanze grottesche che ospita la reliquia del Vello d'oro. Dall'altra parte del mondo, in Grecia, Giasone, divenuto grande, ha ora la possibilità di sfidare suo zio e recuperare il suo regno. Quest'ultimo però gli chiede in cambio la preziosa pelliccia di capra, cosicché Giasone si mette in viaggio alla ricerca della reliquia. Un giorno, mentre Medea sta pregando la reliquia nel tempio, vede per la prima volta l'eroe greco, giunto nel frattempo a bordo di una zattera con un gruppetto di uomini, e se ne innamora perdutamente, così tanto da chiedere aiuto al fratello per rubare il Vello d'oro e partire con Giasone per la Grecia.

Il re suo padre lo viene a sapere e si getta all'inseguimento della figlia la quale al fine di rallentarlo, uccide il fratello lasciando pezzi del suo corpo lungo il cammino per costringere l'uomo a fermarsi più volte. Dopo aver raccolto tutti i pezzi del corpo di suo figlio, il sovrano torna nel suo villaggio a restituirli alla madre piangente affinché abbiano una degna sepoltura. Intanto Giasone e i suoi compagni e Medea attraversano il mare e si accampano. Lontana dalla sua terra e dalle sue tradizioni, Medea ha una crisi spirituale. Le sensazioni di tormento si acuiscono quando capisce che Giasone e i suoi compagni hanno usanze totalmente opposte alle sue. Consegnato il Vello allo zio, quest'ultimo vien meno alla parola data negando il trono al nipote, il quale accetta sprezzante la situazione e decide di abbandonare la città.

Prima di lasciare il palazzo, le ancelle di Pelia preparano Medea per le nozze con Giasone il quale congedati i suoi compagni di viaggio consuma la prima notte d'amore con la sua amata. Quando i due arrivano a Corinto trovano Chirone, il centauro che ha allevato Giasone da piccolo. I due hanno un dialogo filosofico nel quale il centauro fa presente a Giasone della diversa visione della realtà che ha Medea. Quest'ultima e Giasone hanno due bambini ma la donna continua a vivere un conflitto interiore tra l'attuale realtà e la vita spirituale e scandita dai rituali del suo passato nella Colchide. Per questo motivo Giasone diviene sempre più distante dalla sua amata finché non decide di sposare Glauce, la figlia del re Creonte.

Medea totalmente alienata e sospinta dalle parole delle sue ancelle che la vedono come una maga capace di tutto, recupera il contatto spirituale con i suoi dei e medita vendetta. Fa chiamare Giasone nella sua abitazione, con il quale ha un ultimo slancio d'amore, e i loro due bambini; chiede a questi ultimi di portare in dono degli abiti a Glauce come augurio alle nozze tra lei e Giasone. Non appena ricevuto il dono, Glauce cade in un fortissimo senso di colpa per averle rubato il marito e si uccide buttandosi dalle mura della città. Creonte, pazzo dalla disperazione, si suicida anche lui. Vendicatasi della sua contendente in amore, Medea può pensare alla vendetta su Giasone. Una sera, mentre li prepara per la notte, accoltella i loro bambini e successivamente dà fuoco alla città, per poi gettare una terribile invettiva contro Giasone.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]