Accattone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo singolo di Frah Quintale, vedi Accattone (singolo).
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la pratica di richiedere l'elemosina, vedi Accattonaggio.
Accattone
AccattonePasolini1961WP.jpg
Accattone (Franco Citti) in una scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1961
Durata116 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico
RegiaPier Paolo Pasolini
SoggettoPier Paolo Pasolini
SceneggiaturaPier Paolo Pasolini (con la collaborazione di Sergio Citti)
ProduttoreAlfredo Bini
Casa di produzioneCino Del Duca
Distribuzione in italianoCino Del Duca
FotografiaTonino Delli Colli
MontaggioNino Baragli
MusicheJohann Sebastian Bach (Matthäus Passion - Concerto Brandeburghese No.2 in Fa Maggiore BWV 1047 . II Andante)
ScenografiaFlavio Mogherini
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Accattone è un film del 1961 scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini. Opera che segna il suo esordio alla regia, Accattone può essere considerato la trasposizione cinematografica dei suoi precedenti lavori letterari. In questa pellicola insegue una sua idea di narrazione epica e tragica.[1]

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[2].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

"Accattone" è il soprannome di Vittorio Cataldi, un sottoproletario di Roma il cui stile di vita è improntato al "sopravvivere" giorno per giorno. Accattone si fa mantenere da una prostituta, Maddalena, "sottratta" a un napoletano finito in carcere. L'uomo evita la vendetta degli amici del carcerato, incolpando Maddalena di tutto e abbandonandola.

Maddalena, malmenata senza pietà dagli amici del napoletano, finisce in carcere: anziché i napoletani, ella accusa della violenza una banda di altri ragazzi. Accattone, rimasto senza soldi, conosce la fame. Un giorno incontra Stella, una ragazza ingenua che porta sulla strada della prostituzione: innamoratosi poi di lei, Accattone la toglie dalla strada e si cerca un lavoro onesto, che tuttavia soffre terribilmente: la via verso la "redenzione" è molto breve e così ben presto Accattone torna a rubare. Dopo un piccolo furto s'imbatte nella polizia: nel fuggire Accattone cade in motocicletta e muore, compiendo così il destino che pesa su di lui sin dall'inizio. "Ora sto bene", sono le sue ultime parole, con cui si chiude il film.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è una metafora di quella parte di Italia costituita dal sottoproletariato che vive nelle periferie delle grandi città senza alcuna speranza per un miglioramento della propria condizione, a cui non resta che la morte come via di uscita da una condizione disperante.[3]

Il film doveva essere prodotto da Federico Fellini, che tuttavia si tirò indietro all'ultimo momento, preoccupato dall'imperizia di Pasolini con le tecnicità del mezzo, a cui si avvicina per la prima volta con questo progetto.[4] Il film sarà quindi prodotto da Alfredo Bini.

Le riprese del film furono effettuate dal 20 marzo e approssimativamente fino al 2 giugno del 1961.[5]

La scelta di utilizzare in massima parte attori non-professionisti esprime la convinzione di Pasolini che essi non sono "rappresentabili" da nessun altro che da essi stessi in quanto soggetti incontaminati, puri, privi delle sovrastrutture imposte dalla società.

Per girare gli esterni, la piccola troupe (composta, tra gli altri, dal giovane Bernardo Bertolucci in veste di aiuto regista) si spostava nei luoghi simbolo della periferia romana: via Casilina, via Portuense, via Appia Antica, via Tiburtina, via Baccina, Ponte Sant'Angelo, Acqua Santa, via Manuzio, Ponte Testaccio, il Pigneto[6], borgata Gordiani, Centocelle, la Marranella e nel basso Lazio, nella zona tra Subiaco (il cimitero) e Olevano Romano (sogno del paradiso).[7] [8]

Il costo approssimativo del film si aggirò intorno ai cinquanta milioni di lire, quanto un "film di serie B" per quell'epoca.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Presentato alla 22ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia[9] il 31 agosto 1961, il film di Pasolini ricevette dure contestazioni. Alla prima del film al cinema Barberini a Roma, un gruppo di giovani neofascisti cercò di impedirne la proiezione, lanciando bottiglie d'inchiostro contro lo schermo, bombette di carta e finocchi tra il pubblico. Ci furono colluttazioni e così la visione del film fu sospesa per quasi un'ora.

La pellicola uscì nelle sale il 22 novembre 1961. Il film sarà quasi immediatamente bloccato in sede di censura dal sottosegretario al Ministero del Turismo e Spettacolo Renzo Helfer[10] e ritirato da tutte le sale italiane.

Nel 1962 l'opera venne presentata anche al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary (Cecoslovacchia), dove Pasolini vinse il Premio per la regia.

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

La voce di Franco Citti è in realtà quella dell'attore Paolo Ferrari, scelto da Pasolini, che seguì personalmente il doppiaggio del film.

Promozione[modifica | modifica wikitesto]

La realizzazione dei manifesti del film, per l'Italia, fu affidata al pittore cartellonista Sandro Symeoni.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1962, l'avvocato e politico democristiano Salvatore Pagliuca fece causa a Pasolini e alla società Arco film perché nel film un criminale aveva il suo stesso nome, chiedendo il risarcimento dei danni morali e l'eliminazione del suo nome, ottenendo il risarcimento dei soli danni materiali. Pasolini citerà poi il politico nella sua poesia Poeta delle Ceneri.[11][12][13]

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

«"Ma ‘o sai chi è Accattone? Accattone manco 'o fiume s'o porta via."»

(Franco Citti in una scena del film)

«"Nel locale crip walko, solco 'sto cavalcavia / Franco Citti, manco 'r fiume te se porta via

(Noyz Narcos)

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Dizionario del cinema", di Fernaldo Di Giammatteo, Newton&Compton, Roma, 1995, pag.16
  2. ^ Rete degli Spettatori
  3. ^ Isadora Cordazzo, "Accattone" di Pasolini: dal testo al film, Edizioni Pendragon, 2008
  4. ^ Quando Fellini bocciò "Accattone" e Pasolini rischiò di non fare cinema (di G. Galanti), su HuffPost Italia, 5 luglio 2021. URL consultato il 21 luglio 2022.
  5. ^ D-sign.it, Accattone, ragazzo di vita - Il Cinema Ritrovato, su distribuzione.ilcinemaritrovato.it. URL consultato il 21 luglio 2022.
  6. ^ Pigneto, il quartiere di 'Accattone' e di Pier Paolo Pasolini, su RomaToday. URL consultato il 21 luglio 2022.
  7. ^ Di Gabriella Massa, La Roma di Pier Paolo Pasolini: Accattone (1961), tutte le location, su Roma Slow Tour, 25 novembre 2017. URL consultato il 21 luglio 2022.
  8. ^ Il Paradiso di “Accattone”, su abitarearoma.it. URL consultato il 3 agosto 2022.
  9. ^ Archivio Storico delle Arti Contemporanee - DATI: Scheda "Accattone", su asac.labiennale.org. URL consultato il 5 novembre 2019.
  10. ^ Pasolini e Fellini, una lunga infedeltà, su pasolini.net, Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini. URL consultato il 4 luglio 2014 (archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2013).
  11. ^ Breve descrizione dei singoli procedimenti giudiziari, su pasolini.net, Pagine corsare. URL consultato il 1º febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 20 agosto 2009).
  12. ^ On. avv. Salvatore Pagliuca, su studiopagliuca.eu, Studio Legale Pagliuca, 2 ottobre 2006. URL consultato il 16 settembre 2017 (archiviato dall'url originale il 18 marzo 2011).
  13. ^ Procedimenti giudiziari ordinati per imputazione, su pasolini.net, Pagine corsare. URL consultato il 1º febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2010).
  14. ^ Accattone Premi vinti e nomination, su ComingSoon.it. URL consultato il 21 luglio 2022.
  15. ^ Film in 1963 | BAFTA Awards, su awards.bafta.org. URL consultato il 21 luglio 2022.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN190453934 · LCCN (ENno2008127169 · GND (DE4606418-7 · BNF (FRcb15926299q (data)