Frisso

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Frisso
Phrixos etruscan.jpg
Frisso vola sull'ariete dal vello d'oro. Pittura su piatto, conservato a Berlino, Staatliche Museen.
Nome orig.Φρίξος
SessoMaschio
Luogo di nascitaBeozia
ProfessionePrincipe della Beozia

Frisso (in greco antico: Φρίξος, Phríxos) è una figura della mitologia greca, figlio di Atamante re di Beozia e di Nefele[1].

Fratello di Elle[1], ebbe dalla sposa Calciope i figli, Argeo, Mela, Frontide e Citissoro[1][2].
Pausania attribuisce alla coppia anche un quinto figlio di nome Presbone[3].

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Frisso, a causa della gelosia della matrigna Ino (che aveva sposato il padre dopo che questi ne ripudiò la madre) rischiò di essere sacrificato per placare una carestia (sempre causata dagli inganni di Ino) e per evitarlo chiese aiuto alla madre (Nefele) che per salvarlo assieme alla sorella chiese aiuto alla dea Era che gli diede il Crisomallo (l'ariete dal vello d'oro) con il quale i figli avrebbero potuto fuggire e sottrarsi alla minaccia.
Così Nefele inviò l'animale ai suoi figli ed una volta raggiunti questi parlò a Frisso, infondendogli coraggio e convincendoli a salirgli in groppa per volare via, iniziando così uno straordinario viaggio che li portò a sorvolare i mari e le terre fino a quando Elle si addormentò lasciando la presa e cadendo in mare annegandovi[1].

Frisso e la sorella Elle caduta in mare

Frisso invece, proseguì nel suo viaggio e raggiunse la Colchide dove regnava il re Eete, figlio di Elio e di Perseide e fratello della maga Circe.
Questi l'accolse benevolmente e gli diede in sposa la figlia Calciope ricevendo in cambio il sacrificio dell'ariete a Zeus ed il suo manto (il vello d'oro) per sé. Eete così lo consacrò ad Ares e lo fece inchiodare ad una quercia in un bosco sacro e [1] mettendovi di guardia un drago che non dormiva mai.

Frisso visse così presso la corte di Eete fino a giungervi anziano[2] ma un giorno Eete venne a sapere da un oracolo che sarebbe morto per mano di un discendente di Eolo e così uccise Frisso[4].

I suoi figli invece riuscirono a ritornare ad Orcomeno[5] dove ritrovarono il loro regno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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