Campionato lineare

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Il campionato lineare è un'espressione che, nel pugilato, indica il campione indiscusso di una classe di peso.[1]

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

Attribuito il titolo di campione lineare, questo passa all'eventuale pugile capace di sconfiggere il detentore.[2] Quest'ultimo, purché riconosciuto ufficialmente da una federazione (per esempio la WBC), può rendere vacante il titolo (passando ad un'altra categoria di peso oppure ritirandosi dall'attività) oppure esserne spossessato dall'ente stesso, qualora abbia violato i regolamenti. Per entrambe le situazioni è possibile citare esempi, tratti dai pesi massimi:

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto nacque dal gergo dei tifosi, complice lo scenario poco chiaro indotto dalla presenza di più federazioni e dal loro riconoscimento di campioni diversi.[2] Non sono, infatti, stati rari i casi in cui un campione si sia visto privato del titolo (vinto sul ring) per non aver voluto affrontare l'avversario in 1ª posizione nel ranking: si ricorda l'esempio di Bowe, spodestato nel 1992 per aver negato un incontro a Lewis come avrebbe richiesto il regolamento.[3] Talvolta, la federazione indiceva un torneo tra i migliori pugili della classifica per stabilire un campione.[2]

Fino al 1978 il campione era unanime considerata anche la minor importanza della WBC (nata nel 1963) rispetto alla WBA (presente sin dal 1921).[2] In seguito, la nascita di ulteriori enti (come l'IBF e la WBO) contribuì a complicare il quadro.[2] Per essere riconosciuto tale, il campione assoluto deve quindi unificare i titoli sconfiggendo più avversari.[4][5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luigi Panella, Boxe, Mondiale massimi: il gigante Fury è campione, finisce l'era di Klitschko, su repubblica.it, 29 novembre 2015.
  2. ^ a b c d e f g Dario Torromeo, Dodici giganti. Pesi massimi, un secolo di storie, Taylor & Francis, 2003, p. 135, ISBN 9788887676358.
  3. ^ Emanuela Audisio, PER LA PRIMA DIFESA FOREMAN O LEWIS, in la Repubblica (Las Vegas), 15 novembre 1992, p. 42.
  4. ^ Massimo Lopes Pegna e Rino Tommasi, C' è l'ombra di Tyson su Holyfield Moorer, in La Gazzetta dello Sport (Las Vegas), 7 novembre 1997.
  5. ^ Fausto Narducci, Boxe, De Carolis perde la corona mondiale dei supermedi Wba per kot, su gazzetta.it, 5 novembre 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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