Max Schmeling

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Max Schmeling
Max-schmeling.jpg
Nazionalità Germania Germania
Altezza 185 cm
Pugilato Boxing pictogram.svg
Categoria Pesi massimi
Ritirato 31 ottobre 1948
Carriera
Incontri disputati
Totali 70
Vinti (KO) 56 (40)
Persi (KO) 10 (5)
Pareggiati 4
 

Max Adolph Otto Siegfried Schmeling (Klein Luckow, 28 settembre 1905Wenzendorf, 2 febbraio 2005) è stato un pugile tedesco.

Fu campione mondiale dei pesi massimi dal 1930 al 1932. I suoi due match con Joe Louis nel 1936 e nel 1938 furono eventi culturali a livello mondiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Joe Louis vs. Max Schmeling , 1936

Iniziò la carriera professionistica nel 1924. Al secondo incontro da professionista mise fuori combattimento alla terza ripresa Piet Van der Veer a cui, nel 1923, Erminio Spalla aveva strappato il titolo europeo dei pesi massimi.

Campione europeo dei pesi mediomassimi nel 1927, si trasferì in America. Nel 1930 a New York superò Jack Sharkey alla quarta ripresa, per squalifica a causa di un colpo basso, e conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi. È stato il primo europeo a indossare la cintura mondiale dei massimi.

Un anno dopo, Schmeling difese con successo il titolo mondiale sconfiggendo per KO al 15º round William Stribling. Il 21 giugno 1932 incontrò nuovamente Sharkey e fu sconfitto ai punti in quindici riprese ma con decisione contrastata.

Il 29 maggio 1936, a New York, in un sorprendente match, Max Schmeling sovvertì i pronostici e mise fuori combattimento al 12º round l'astro nascente del pugilato, l'afroamericano Joe Louis.

In effetti, Louis non si allenò troppo seriamente per il match con Schmeling, sottovalutando l'avversario più anziano.[1][2] Diversamente, Schmeling preparò molto bene l'incontro. Studiò lo stile di combattimento di Louis, e pensò di avere scoperto un suo punto debole:[3]l'abitudine di abbassare la mano sinistra dopo un colpo.[4]

Schmeling combatté i primi tre round usando principalmente dei jab, e tenendo la guardia alta. Louis rimase sorpreso dallo stile aggressivo del rivale. Nella quarta ripresa, un potente destro del tedesco colpì Louis al viso, che finì al tappeto per la prima volta in carriera. Lo statunitense riportò poi una ferita particolarmente grave agli occhi. Al dodicesimo round, Schmeling, in vantaggio considerevole, colpì l'avversario con un destro al corpo, seguito da un altro montante alla mascella. Louis crollò al tappeto per il conteggio complessivo e l'arbitrò decretò la vittoria di Schmeling. Fu l'unica sconfitta per KO di Joe Louis prima di allora; l'unico altro KO lo subì a fine carriera per mano di Rocky Marciano, quindici anni dopo.

Il 22 giugno 1937 a Chicago, Joe Louis conquistò la cintura mondiale mandando Ko al dodicesimo round James J. Braddock e mise subito in palio il titolo contro Max Schmeling.

Il secondo confronto tra i due pugili fu definito dai media "La Battaglia del secolo", a causa delle implicazioni ideologiche e sociali dell'epoca. Schmeling non era membro del partito nazista e – sebbene fiero della propria nazionalità germanica – negò sempre le affermazioni naziste circa la superiorità della razza ariana e dell'inferiorità di neri ed ebrei[5]. Inoltre, Schmeling mantenne il proprio manager ebreo, Joe Jacobs, nonostante numerose "pressioni" da parte del governo tedesco,[6] e rifiutò una decorazione nazista offertagli da Adolf Hitler.[7][8]

Tuttavia, quando nel giugno 1938 Schmeling arrivò a New York per l'incontro, era in compagnia di un addetto stampa membro del partito nazista. Questi rilasciò dichiarazioni razziste alla stampa, come per esempio che "un negro non avrebbe mai potuto sconfiggere Schmeling" e che "appena Schmeling avesse vinto il match, il suo premio in denaro sarebbe stato impiegato per costruire dei carri armati in Germania per il Reich".[9]

Inoltre, poche settimane prima della sfida, lo stesso Louis fu ricevuto alla Casa Bianca dal Presidente Franklin D. Roosevelt che gli disse: «Joe, abbiamo bisogno di muscoli come i tuoi per sconfiggere la Germania».[9]

L'incontro si svolse il 22 giugno 1938, allo Yankee Stadium di New York. Tra gli oltre 70,000 fan presenti c'erano anche celebrità quali Clark Gable, Douglas Fairbanks, Gary Cooper, Gregory Peck, e J. Edgar Hoover.[9] L'incasso della serata fu di 1,015,012 di dollari.[9]

Dopo soli pochi secondi dal suono del gong, Louis scatenò la propria superiore potenza fisica su Schmeling.[10] L'arbitro Arthur Donovan fermò il match per la prima volta dopo un minuto e mezzo dall'inizio, quando Louis mise a segno una combinazione di cinque ganci sinistri e un colpo al fianco facendo urlare di dolore l'avversario.[10] Dopo aver rimandato Louis al suo angolo, Donovan fece ripartire il combattimento, ma Louis colpì subito l'avversario con un potente destro al volto facendolo andare al tappeto. Schmeling riuscì ad alzarsi al conto di "3".[11] A seguito di altri colpi ricevuti, il tedesco crollò nuovamente al tappeto, alzandosi al conto di "2".[12] Con l'avversario ormai privo di difese, Louis mandò al tappeto Schmeling per la terza volta.[12] Il secondo di Schmeling, Max Machon, gettò un asciugamano sul ring in segno di resa – sebbene secondo il regolamento dello Stato di New York, questo non significasse il termine del match.[12] L'arbitro effettuò ugualmente il conteggio e dichiarò Joe Louis vincitore per Kot al primo round.[13]

Sonoramente sconfitto, Schmeling dovette restare ricoverato in ospedale per dieci giorni.[9][12]Louis aveva tirato 41 pugni nel match, 31 dei quali andati a segno.[10] Schmeling era stato in grado di portare solo due colpi.[13]

Nella sua autobiografia, Schmeling descrisse la reazione pubblica all'evento, raccontando di quando la sua ambulanza passò per le strade di Harlem diretta all'ospedale: «Mentre passavamo attraverso Harlem, c'erano rumorose folle danzanti. Le band musicali avevano lasciato i nightclub e i bar e stavano suonando e ballando sui marciapiedi e sulle strade. L'intera area era piena di festeggiamenti, rumori e sassofoni, continuamente punteggiati dalla chiamata del nome di Joe Louis».[9]

Dopo la sconfitta con Louis del 1938, Schmeling tornò comunque in Germania dove gli furono tributati onori e ricevette varie onorificenze al merito, e nel corso della Seconda guerra mondiale militò nella Luftwaffe.

Negli anni successivi, Louis e Schmeling diventarono amici fuori dal ring, e la loro amicizia durò fino alla morte di Louis avvenuta il 12 aprile 1981. La loro rivalità sportiva è stata al centro del film tv Ring of Passion del 1978.[14]

Max Schmeling appare in numerosi filmati d'archivio ma anche in film o documentari. Fece pure l'attore: fu protagonista nel 1930 di Liebe im Ring, una pellicola diretta da Reinhold Schünzel dove aveva come partner l'attrice Renate Müller. Fu il primo di una breve serie di film, girati sia per il cinema che per la televisione. Nel 1933 sposò l'attrice hitchcockiana Anny Ondra alla quale restò legato sino alla morte di lei, avvenuta nel 1987. La coppia non ebbe figli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ American Experi and Julian Black, su pbs.org. URL consultato il 23 aprile 2009.
  2. ^ Vitale, pag. 16.
  3. ^ PBS.org: The American Experience, su pbs.org. URL consultato il 23 aprile 2009.
  4. ^ Vitale, pag. 14.
  5. ^ Myler, pag. 121.
  6. ^ Schaap, p. 144.
  7. ^ Frank Deford, A Clashing Symbol, in CNN, 14 febbraio 2005. URL consultato il 27 aprile 2009.
  8. ^ Frank Deford, The Choices of Max Schmeling, in NPR, 2005.
  9. ^ a b c d e f William Dettloff, The Louis-Schmeling Fights: Preluse to War, su hbo.com. URL consultato il 27 aprile 2009.
  10. ^ a b c Erenberg, pag. 143.
  11. ^ Erenberg, pp. 143-145.
  12. ^ a b c d Erenberg, pag. 145.
  13. ^ a b James P. Dawson, LOUIS DEFEATS SCHMELING BY A KNOCKOUT IN FIRST; 80,000 SEE TITLE BATTLE, in New York Times, 23 giugno 1938.
  14. ^ Ring of Passion, Internet Movie Database.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

La International Boxing Hall of Fame lo ha riconosciuto fra i più grandi pugili di ogni tempo.

La rivista Ring Magazine lo nominò Fighter of the year dell'anno 1930.

Quattro suoi incontri furono nominati Ring Magazine fight of the year:

Due suoi incontri furono nominati Ring Magazine upsets of the year:

La rivista Ring Magazine lo ha inserito al 55º posto in una propria classifica dei primi 100 puncher di ogni epoca.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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