Lennox Lewis

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Lennox Claudius Lewis
Campione del mondo dei pesi massimi
Lennox Lewis.jpg
Lennox Lewis
Nazionalità Regno Unito Regno Unito
Canada Canada[1]
Altezza 196 cm
Peso 113 kg
Pugilato Boxing pictogram.svg
Categoria Pesi massimi
Carriera
Incontri disputati
Totali 44
Vinti (KO) 41 (32)
Persi (KO) 2 (2)
Pareggiati 1
Palmarès
1992-1994Titolo mondiale WBCmassimi
1997-2001Titolo mondiale WBCmassimi
1999-2000Titolo mondiale WBAmassimi
1999-2001Titolo mondiale IBF  massimi
2001-2002Titolo mondiale IBF  massimi
2001-2004Titolo mondiale WBCmassimi
Olympic flag.svg Olimpiadi
Oro Seul 1988 supermassimi
 

Lennox Claudius Lewis (Londra, 2 settembre 1965) è un ex pugile britannico naturalizzato canadese.

Soprannominato The Lion (in italiano "il leone"), è stato uno dei pochi pugili ad aver vinto tre volte il titolo dei pesi massimi, assieme a Muhammad Ali, Evander Holyfield e Vitali Klitschko. Dotato di una elevatissima statura (196 cm) su cui si distribuiscono 113 kg di peso, Lewis si è spesso autodefinito “lo specialista della boxe”. La World Boxing Hall of Fame lo ha riconosciuto fra i più grandi pugili di ogni tempo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Lennox Claudius Lewis è nato il 2 settembre 1965 a West Ham, Londra, da genitori di origini giamaicane.[2] Si è spostato con la famiglia a Kitchener, Ontario nel 1977 a 12 anni. Qui ha imparato l'arte della boxe dall'allenatore Arnie Boehm, che lo avrebbe guidato per tutto il suo percorso da pugile dilettante.

Sposato con Violet Chang, ha due figli: Ling e Landon.[3]

La gioventù e la boxe[modifica | modifica wikitesto]

Lennox ha frequentato la scuola media Cameron Heights Collegiate Institute, dove si è appassionato al football canadese, calcio e pallacanestro.[4] Tuttavia pur avendo molte preferenze, ha deciso che il suo cuore era incentrato sulla boxe. È così diventato un promettente pugile dilettante e ha vinto il titolo del mondo amatoriale junior nel 1983.[5]

L'anno seguente ha rappresentato il Canada ai Giochi di Los Angeles nel 1984 nella categoria dei supermassimi. È riuscito ad arrivare ai quarti di finale, dove ha perso contro Tyrell Biggs per decisione unanime controversa. Ha finito così la competizione con un 5º posto.

Dopo le Olimpiadi, Lennox ha deciso che era ancora troppo presto per passare tra i professionisti, così ha continuato a combattere altri 4 anni come pugile dilettante, sperando di conquistare l'oro perso in precedenza. Dopo aver vinto importanti titoli amatoriali durante questi anni, ha deciso di viaggiare a Seul, Sud Corea, per le Olimpiadi del 1988. Questa è stata la volta buona e Lewis è riuscito a conquistare la medaglia tanto desiderata. Nel match finale per l'oro olimpico ha sconfitto il futuro campione del mondo Riddick Bowe per KO tecnico alla 2ª ripresa.

Avendo raggiunto il suo obiettivo, Lewis è passato nel mondo dei professionisti, ritornando nella sua terra natale, l'Inghilterra. Ha dichiarato che si è sempre considerato britannico, ma molti fans inglesi lo ritenevano "canadese nel cuore e britannico per convenienza".[6]

Amico affidabile e figura quasi paterna per Lennox, Boehm ha portato il suo assistito ad un record amatoriale di 85-9 (52 per KO).

Carriera da professionista[modifica | modifica wikitesto]

Professionista dal 1989[7], il 31 ottobre 1992 vinse contro Donovan Ruddock per k.o. tecnico[8]: la vittoria lo fece salire in cima alla classifica mondiale della WBC.[9] A dicembre, il rifiuto di Bowe a battersi con lui convinse l'ente a destituirlo del titolo che venne quindi assegnato - a tavolino - al canadese.[10][11] Il 24 settembre 1994 fu spodestato da Oliver McCall, al quale l'arbitro assegnò la vittoria per k.o. tecnico: la decisione fu accompagnata dalle polemiche[12], ma il 7 febbraio 1997 Lewis vinse la rivincita per squalifica.[13]

Nel 1999 sfidò in due occasioni Evander Holyfield[14][15], pareggiando il primo incontro[16][17] e vincendo ai punti il secondo[18], tramite una decisione unanime.[19] Riuniti così i titoli di quattro federazioni (WBA, WBC, IBF e IBO), perse la corona contro Hasim Rahman il 22 aprile 2001.[20][21] Trionfò poi nella rivincita del 17 novembre successivo.[22]

Giunto ormai all'età di 36 anni, mise nuovamente in palio il titolo contro Mike Tyson.[23] L'incontro fu inizialmente programmato per il 6 aprile 2002, ma i fatti avvenuti durante la conferenza stampa - in cui Tyson aggredì lo staff del suo avversario - comportarono il rinvio di due mesi, all'8 giugno.[24][25] A Memphis[26], Lewis vinse per k.o. all'ottava ripresa mantenendo la cintura.[27] Salì per l'ultima volta sul ring il 21 giugno 2003, battendo Vitali Klitschko.[28] Annunciò infatti il suo ritiro nel 2004.[29]

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Incluso nella Canada's Sports Hall of Fame nel 2008[30], già l'anno seguente è entrato nella International Boxing Hall of Fame.[31]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bob Mee, Angry Lewis caught in the crossfire (XML), in The Daily Telegraph, Telegraph Media Group, 18 aprile 2001. URL consultato il 22 marzo 2007.
  2. ^ The Lennox Lewis interview Archiviato il 22 ottobre 2006 in Internet Archive.. Playboy online. April 2002. Accessed October 6, 2006
  3. ^ (EN) Bob Mee, Lewis makes way for new era, su telegraph.co.uk, 7 febbraio 2004.
  4. ^ Christine Rivet, The champ hangs 'em up, in The Record, Torstar Corporation, 6 febbraio 2004. (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2007).
  5. ^ William Nack, The Great Brit Hope, in Sports Illustrated, Time Warner, 1º febbraio 1993. URL consultato il 22 marzo 2007.
  6. ^ Pat Putnam, Bloody Poor Show, in Sports Illustrated, Time Warner, 11 ottobre 1993. URL consultato il 16 aprile 2009.
  7. ^ Non consegna il test Aids: niente match, in la Repubblica, 28 febbraio 1990, p. 34.
  8. ^ (EN) Sports people: boxing; Ruddock to fight Lewis in the fall, in The New York Times, 3 luglio 1992.
  9. ^ "Pugili, gonfiatevi pure", in la Repubblica, 30 ottobre 1992, p. 30.
  10. ^ Emanuela Audisio, PER LA PRIMA DIFESA FOREMAN O LEWIS, in la Repubblica, 15 novembre 1992, p. 42.
  11. ^ (EN) Michael Martinez, Boxing; Lewis looks beyond the trash can, in The New York Times, 17 dicembre 1992.
  12. ^ La farsa di Don King, in la Repubblica, 28 ottobre 1994, p. 30.
  13. ^ (EN) Gerald Eskenazi, McCall tries to explain bizarre actions, in The New York Times, 9 febbraio 1997.
  14. ^ D.B., Pugni patinati, in La Gazzetta dello Sport, 20 febbraio 1999.
  15. ^ Emanuela Audisio, La boxe cerca un re che notte a New York, in la Repubblica, 13 marzo 1999, p. 58.
  16. ^ Emanuela Audisio, Holyfield-Lewis, boxe da scandalo, in la Repubblica, 15 marzo 1999, p. 36.
  17. ^ Giancarlo Galavotti, Un campione in ombra, in La Gazzetta dello Sport, 20 marzo 1999.
  18. ^ Emanuela Audisio, Holyfield o Lewis un conto da chiudere, in la Repubblica, 13 novembre 1999, p. 54.
  19. ^ Emanuela Audisio, Scacchi e cazzotti il mondo di Lewis, in la Repubblica, 16 novembre 1999, p. 58.
  20. ^ Rino Tommasi, Lewis, che tonfo!, in La Gazzetta dello Sport, 23 aprile 2001.
  21. ^ Corrado Zunino, Lewis, il gigante è crollato Rahman si scopre campione, in la Repubblica, 23 aprile 2001, p. 49.
  22. ^ Emanuela Audisio, Lewis si riprende tutto Adesso datemi Tyson, in la Repubblica, 19 novembre 2001, p. 49.
  23. ^ I.M., Lewis-Tyson, borsa in ballo, in La Gazzetta dello Sport, 10 gennaio 2002.
  24. ^ Tyson-Lewis, finisce in rissa l'annuncio stampa del match, su repubblica.it, 22 gennaio 2002.
  25. ^ Il solito maledetto Tyson a rischio il match con Lewis, in la Repubblica, 24 gennaio 2002, p. 55.
  26. ^ Fausto Narducci, E se vince il peggiore?, in La Gazzetta dello Sport, 8 giugno 2002.
  27. ^ Tyson finisce al tappeto Lewis resta campione, su repubblica.it, 8 giugno 2002.
  28. ^ Le ferite di Klitschko salvano la corona di Lewis, in la Repubblica, 23 giugno 2003, p. 47.
  29. ^ Filippo Di Chiara, Lewis lascia da campione, su gazzetta.it, 6 febbraio 2004.
  30. ^ (EN) LENNOX LEWIS, su sportshall.ca.
  31. ^ (EN) Lewis handed Hall of Fame honour, su news.bbc.co.uk, 9 dicembre 2008.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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