Jake LaMotta

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Jake LaMotta
Jake LaMotta signed photo postcard 1952.JPG
Jake LaMotta in una cartolina del 1952
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 173 cm
Pugilato Boxing pictogram.svg
Categoria Pesi medi
Ritirato 14 aprile 1954
Carriera
Incontri disputati
Totali 106
Vinti (KO) 83 (30)
Persi (KO) 19 (4)
Pareggiati 4
Palmarès
1949-1951Titolo mondiale Unificato Pesi medi
 

Giacobbe "Jake" LaMotta, detto Il Toro del Bronx e Toro scatenato (New York, 10 luglio 1921[1][2] o 1922[3][4][5][6][7][8][9][10]Aventura, 19 settembre 2017), è stato un pugile statunitense, campione mondiale dei pesi medi.

Di origine italiana (il padre era nato a Messina), è stato un personaggio assai discusso, sia fuori che dentro il ring, la cui vita movimentata ha ispirato il film Toro scatenato (1980), diretto da Martin Scorsese e interpretato da Robert De Niro.

La carriera[modifica | modifica wikitesto]

LaMotta vinse il titolo mondiale il 16 giugno 1949 a Detroit, contro il francese Marcel Cerdan, che era il campione in carica. Cerdan, reputato da molti esperti il miglior pugile nella storia del pugilato francese, si slogò il braccio durante il primo round, resistendo per altri nove fino ad abbandonare prima dell'inizio del decimo; nonostante ciò, la vittoria di LaMotta fu assegnata per KO poiché Cerdan si era ritirato dopo il suono della campana di inizio round. Fu organizzato un secondo incontro (previsto per il 2 dicembre), che però non si tenne dal momento che durante un viaggio, verso la fine dell'ottobre dello stesso anno, l'aereo su cui Cerdan stava viaggiando, un Lockheed Constellation della Air France precipitò alle Azzorre, non lasciando alcun superstite tra i 48 passeggeri.[11]

Difese due volte il titolo, prima contro Tiberio Mitri e in seguito con Laurent Dauthuille, battendoli entrambi. Il 14 febbraio 1951 si tenne l'attesissimo sesto incontro tra il Toro del Bronx e Sugar Ray Robinson (il pugile di colore aveva prevalso su quattro dei cinque precedenti), con in palio il titolo mondiale. L'incontro passò alla storia del pugilato come "il massacro di San Valentino": Robinson vinse per K.O. tecnico al tredicesimo round, quando l'incontro fu interrotto con LaMotta, sfinito, abbandonato sulle corde.

Nel 1960 LaMotta scioccò il mondo dello sport: chiamato a testimoniare davanti alla sottocommissione del Senato americano denominata Comitato parlamentare sulla criminalità organizzata, presieduto dal senatore democratico Estes Kefauver del Tennessee, a proposito dell'influenza della malavita nel mondo della boxe, ammise di aver perso il suo incontro contro Billy Fox nel 1947 su pressioni della mafia, per avere la possibilità di essere nominato sfidante ufficiale di Cerdan per il titolo mondiale. LaMotta fu messo KO da Fox dopo quattro round: questo incontro ossessionò il pugile per tutta la vita.[12] Tale ammissione svelò a qual punto era arrivata la malavita nel controllo della boxe. Incontri sospetti riguardarono in seguito un altro campione del mondo, Sonny Liston. Le dichiarazioni rese al Senato minarono fortemente la sua reputazione, ma LaMotta ritenne di aver fatto la cosa giusta.

Dopo il ritiro comprò alcuni bar e divenne attore di palcoscenico e commediante per i suoi e altri locali. Apparve anche in quindici film, incluso The Hustler (in italiano Lo spaccone), con Paul Newman e Jackie Gleason, dove interpretava il barista.

LaMotta è morto nel 2017 in seguito alle complicazioni dovute a una polmonite.[13]

Statistiche sportive[modifica | modifica wikitesto]

LaMotta collezionò 83 vittorie (di cui 30 per KO), 19 sconfitte e 4 pareggi. Fu il primo pugile a battere Sugar Ray Robinson; nel secondo dei loro sei incontri, testimoni di una grande rivalità sportiva, prima lo mandò al tappeto all'ottavo round e poi vinse ai punti dopo 10 round. LaMotta fu sconfitto negli altri cinque incontri, compreso, come detto sopra, quello importantissimo in cui doveva difendere il titolo mondiale della sua categoria.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

La International Boxing Hall of Fame e la World Boxing Hall of Fame lo hanno riconosciuto fra i più grandi pugili di ogni tempo.

Match nominato Ring Magazine fight of the year:

Match nominati Ring Magazine upsets of the year:

Raging Bull (Toro scatenato)[modifica | modifica wikitesto]

Nino Benvenuti insieme a Jake LaMotta a Milano. LaMotta tiene in mano la versione italiana del suo libro Toro scatenato

Nel 1981 alcuni produttori di Hollywood contattarono LaMotta con l'idea di fare un film sulla sua vita, basato sul suo memoriale, risalente al 1970, Raging Bull: My Story. Il film, intitolato Toro scatenato, sebbene sia stato un insuccesso dal punto di vista finanziario, riscosse un grande plauso dalla critica, sia per il regista Martin Scorsese sia per Robert De Niro, che interpretava LaMotta, insignito del premio Oscar quale miglior attore protagonista, tanto da essere considerato un classico della cinematografia dall'American Film Institute[14][15].

Il film dipinge il personaggio del pugile newyorkese come una persona violenta e piena di problemi, soprattutto di gelosia, sentimento che lo avrebbe portato a malmenare anche il fratello e manager Joey, sospettandolo di aver avuto una relazione con la sua seconda moglie Vicky.

LaMotta: The Bronx Bull[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: LaMotta: The Bronx Bull.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • In un'intervista LaMotta raccontò che a nove anni un gruppetto di coetanei era solito prenderlo di mira, talvolta picchiandolo e che, per difendersi fu costretto a portare con sé un punteruolo. "Portavo con me quell'arnese e lo tiravo fuori tutte le volte che il gruppo di ragazzi cercava di aggredirmi, spaventandoli, finché un giorno lo scordai a casa e fui costretto ad usare i pugni. La paura aveva liberato questa dote, e non ebbi più bisogno di nessun punteruolo".
  • Nel 1998 il figlio Joseph fu tra le vittime del Volo Swissair 111, precipitato al largo della costa della Nuova Scozia in Canada.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) John Grasso, Historical Dictionary of Boxing, Lanham, Maryland, The Scarecrow Press, Inc., 2013, ISBN 0810878674, OCLC 868964406.
    Visualizzazione limitata su Google Libri: Historical Dictionary of Boxing, The Scarecrow Press, Inc., p. XXVI.
  2. ^ Boxe, è morto Jake La Motta: una vita da Toro scatenato, in La Gazzetta dello Sport, 20 settembre 2017.
  3. ^ Biography: Official Jake Lamotta Website, su Officialjakelamotta.com. URL consultato il 6 dicembre 2017.
  4. ^ (EN) Jake LaMotta, su Enciclopedia Britannica. URL consultato il 21 settembre 2017.
  5. ^ (EN) Jake LaMotta dead: 'Raging Bull' boxing legend dies aged 95, in International Business Times, 21 settembre 2017.
  6. ^ (EN) Jake LaMotta, su BoxRec. URL consultato il 21 settembre 2017.
  7. ^ (EN) Jake LaMotta, ‘Raging Bull’ in and Out of the Ring, Dies at 95, in The New York Times. URL consultato il 6 dicembre 2017.
  8. ^ (EN) Jake LaMotta obituary, in The Guardian. URL consultato il 6 dicembre 2017.
  9. ^ (EN) Jake LaMotta dead: Legendary boxer and Raging Bull inspiration dies aged 95, in The Independent. URL consultato il 6 dicembre 2017.
  10. ^ (EN) Jake LaMotta: Legendary Raging Bull boxer dies at 95, in BBC. URL consultato il 6 dicembre 2017.
  11. ^ (EN) John Grasso, Historical Dictionary of Boxing, Lanham, Maryland, The Scarecrow Press, Inc., 2013, ISBN 0810878674, OCLC 868964406.
    Visualizzazione limitata su Google Libri: Historical Dictionary of Boxing, The Scarecrow Press, Inc., p. XXVI.
  12. ^ Lucio Luca, Toro Scatenato in Sicilia "Finalmente la mia terra", in La Repubblica, 20 settembre 2005. URL consultato il 20 febbraio 2011 (archiviato il 3 marzo 2011).
  13. ^ Claudio Colombo, È morto Jake LaMotta, il «Toro Scatenato» della boxe, Corriere della Sera, 20 settembre 2017. URL consultato il 21 settembre 2017 (archiviato il 21 settembre 2017).
  14. ^ AFI: 10 Top 10, su American Film Institute. URL consultato l'8 luglio 2016.
  15. ^ AFI'S 100 YEARS...100 MOVIES — 10TH ANNIVERSARY EDITION, su American Film Institute. URL consultato l'8 luglio 2016.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN64125358 · ISNI: (EN0000 0001 2136 5904 · LCCN: (ENn85287142 · GND: (DE129593850 · BNF: (FRcb126171897 (data)
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