Anasyrma

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Anásyrma (greco antico ἀνάσυρμα) composto da ana: su o contro o in dietro, e syrma: gonna, plurale: anasýrmata (ἀνασύρματα), detto anche anasyrmós (ἀνασυρμός),[1] è il gesto di sollevare la gonna o kilt. È usato in relazione a certi rituali religiosi, erotismo e scherzi volgari (vedi, ad esempio, Baubo). Il termine si usa anche per descrivere opere d'arte che lo raffigurano. L'anasyrma si differenzia dal flashing,[2] un'azione materialmente simile ma classificabile nell'esibizionismo, poiché l'esibizionista ha lo scopo implicito del proprio eccitamento sessuale, laddove l'anasyrma è compiuto solo per il suo effetto sugli spettatori.

L'anasyrma può essere anche un'esibizione deliberatamente provocatoria dei propri genitali o natiche senza veli. Esempio famoso dell'ultimo caso è il soggetto artistico di Venere Callipigia ("Venere dalle belle natiche"). In molte tradizioni, questo gesto ha pure un carattere apotropaico, come scherno o mezzo di ripulsa verso un nemico soprannaturale, analogamente al mooning.[3]

Grecia antica[modifica | modifica wikitesto]

Ermafrodito anasyromenos,[4] schizzo di Pieter Paul Rubens

Scherzi rituali ed esibizione delle parti intime erano comuni nei culti di Demetra e Dioniso, e compaiono nella celebrazione dei misteri eleusini associati a queste divinità. Il mitografo Apollodoro di Atene dice che lo scherzo di Iambe era il motivo della pratica degli scherzi rituali nelle Tesmoforie, una festa (interdetta agli uomini) per onorare Demetra e Persefone. In altre versioni del mito di Demetra, la dea è accolta da una donna di nome Baubo, una megera che la fa sorridere mostrandosi, in un gesto rituale detto anasyrma[5]. Un insieme di statuette di Priene, antica città greca sulla costa occidentale dell'Asia minore, è di solito identificato come figurine "Baubo", raffiguranti il corpo femminile come un volto fuso con la parte inferiore dell'addome. Sembrano essere le controparti dei falli decorati con occhi, bocca e talora gambe, che compaiono su vasi dipinti o in guisa di statuette.

Alcune figurine in terracotta ermafrodite nella cosiddetta posa anasyromenos,[4] con mammelle femminili ed un lungo abito sollevato per rivelare genitali maschili, sono state trovate in una zona che va dalla Sicilia a Lesbo, risalenti al tardo periodo classico ed al primo periodo ellenistico. La posa anasyromenos, però, non fu inventata nel IV secolo a.C.: le figure di questo tipo affondano le loro radici su una tradizione iconografia occidentale molto più anticamente usata per le divinità femminili.[6] La letteratura antica indica che le figure rappresentano la divinità androgina cipriota Afrodito (probabilmente una forma di Astarte),[7] il cui culto fu introdotto nella madrepatria greca tra il V ed il IV secolo a.C. Si credeva che il fallo svelato avesse forza scaramantica, allontanando il malocchio o l'invidia e propiziasse la fortuna.

Effetti apotropaici della nudità[modifica | modifica wikitesto]

Molti fonti storiche riportano che l'anasyrma avesse effetti sensazionali o soprannaturali — nel bene e nel male. Plinio il Vecchio scrisse che una donna mestruata che si sveste può scacciare grandine, turbini e fulmini. Se si denuda e cammina lungo un campo, bruchi, vermi e scarabei cadono dalle pannocchie di mais. Anche se non ha il ciclo, può placare una tempesta in mare denudandosi.[8]

Tavola di La Fontaine

Stando al folklore, le donne alzavano le gonne per scacciare i nemici in Irlanda e in Cina.[9] Un articolo di The Irish Times (23 settembre 1977) riferì di un incidente potenzialmente violento coinvolgente diversi uomini, che fu sventato da una donna che mostrò i genitali agli aggressori. Secondo il folklore balcanico, quando pioveva troppo, le donne sarebbero corse nei campi con le gonne alzate per spaventare gli dei e far cessare la pioggia.[10] Nei Nouveaux Contes di Jean de La Fontaine (1674), un demone è respinto dalla vista di una donna che alza la sottana. Statuette riconducibili all'anasyrma, dette Sheela na Gig, erano comuni nelle chiese medievali del Nord Europa e delle Isole Britanniche.

In alcune nazioni d'Africa, una donna che si denuda e si mette in mostra è ancora considerata una maledizione e un modo per allontanare il male.[11] Le donne danno la vita, e possono toglierla. In Nigeria, come in altri posti, le donne gettano la maledizione solo nelle circostanza più estreme, e gli uomini che vi sono esposti sono considerati morti. Nessuno cucinerà per loro, li sposerà o entrerà in alcun modo in affari con loro, tantomeno comprando qualcosa. La maledizione si estende anche agli stranieri, che diverranno impotenti o patiranno qualche grave danno.[12]

In Nigeria, durante le proteste di massa contro l'Industria petrolifera, le donne si sono esibite in pubblico nel gesto dell'anasyrma.[13] Leymah Gbowee, Premio Nobel per la pace 2011, minacciò di spogliarsi nuda, gesto di disgrazia, nel tentativo di portare la pace durante la seconda guerra civile liberiana (1999-2003).[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Blackledge, C. (2003). The Story of V: A Natural History of Female Sexuality. New Brunswick, New Jersey: Rutgers University Press. 12.
  2. ^ Urban Dictionary, ad vocem
  3. ^ Il mooning è l'atto di mostrare le proprie natiche nude, calandosi pantaloni e mutande, eventualmente esponendo anche i genitali. Nel mondo anglosassone si fa per protesta, ma anche semplicemente per provocazione o divertimento.
  4. ^ a b In greco antico, è un participio presente traducibile "che compie l'anasyrma".
  5. ^ Sul nesso del gesto di scoprire le parti intime con il riso vitale così suscitato e, quindi, con la potenziale sacralità di questi atti illumina il contributo di Massimo Bonafin: 'Osceno, risibile, sacro: Iambe/Baubò, Hathor, Ame-no-Uzume e le altre', cf. qui
  6. ^ Aileen Ajootian, Hermaphroditos ανασυρόμενος: Revealing the Body (PDF)[collegamento interrotto], University of Mississippi. URL consultato il 1º agosto 2012.
  7. ^ Ashtoreth: In Arabia, Jewish Encyclopedia. URL consultato il 26 giugno 2013.
  8. ^ Pliny the Younger, xxviii. c.23, in Natural History.
  9. ^ UCLA/article.asp?parentid=117670 UCLA International Institute, UCLA International Institute. URL consultato il 1º agosto 2012.
  10. ^ Marina Abramović, Balkan Erotic Epic, Artnet. URL consultato il 1º agosto 2012.
  11. ^ The Ivory Coast Effect, in The New Yorker, 22 marzo 2011. URL consultato il 22 marzo 2011.
  12. ^ The Curse of Nakedness, Imow.org. URL consultato il 1º agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2012).
  13. ^ Naked Ploy Is Latest Threat in Oil Wars, Commondreams.org, 31 luglio 2002. URL consultato il 1º agosto 2012 (archiviato dall'url originale l'11 luglio 2012).
  14. ^ The Rabble Rousers, Oprah.com. URL consultato il 1º agosto 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Wesleyan.edu - Homeric hymn to Demeter.
  • Weber-Lehmann, C. (1997/2000)) "Anasyrma und Götterhochzeit. Ein orientalisches Motiv im nacharchaischen Etrurien", in: Akten des Kolloquiums zum Thema: Der Orient und Etrurien. Zum Phänomen des 'Orientalisierens' im westlichen Mittelmeerraum. Tübingen.

Altri testi[modifica | modifica wikitesto]

  • Hairston, Julia L. (Autumn 2000) "Skirting the Issue: Machiavelli's Caterina Sforza," Renaissance Quarterly. Vol. 53, No. 3., pp. 687–712.
  • Marcovich, M. (September 1986) "Demeter, Baubo, Iacchus, and a Redactor," Vigiliae Christianae. Vol. 40, No. 3. pp. 294–301.
  • Säflund, Gösta. (1963) Aphrodite Kallipygos, Almqvist & Wiksell, Stockholm, Sweden.
  • Stoichita, Victor I.; Anna Maria Coderch. (1999) Goya: The Last Carnival, Reaktion Books. pp. 118. ISBN 1-86189-045-1
  • Thomson De Grummond, Nancy. (2006) Etruscan Myth, Sacred History, and Legend, UPenn Museum of Archaeology. ISBN 1-931707-86-3
  • Zeitlin, Froma I. (1982) Cultic models of the female: Rites of Dionysos and Demeter, Arethusa. pp. 144–145.
  • Georges Devereux: Baubo. Die mythische Vulva. Aus dem Französischen übersetzt von Eva Moldenhauer. Syndikat, Frankfurt am Main 1981. ISBN 3-434-46063-2

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