Agitare la mano

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Il saluto con la mano di un viaggiatore a chi resta

Agitare la mano è un gesto che richiama l'attenzione di chi l'osserva e viene spesso usato come saluto informale (in questo caso si usa l'espressione "fare ciao con la mano"). Il gesto consiste in movimenti ripetuti della mano, di solito col braccio proteso in alto o in avanti. Il movimento più tipico della mano in questa forma di saluto è un ondeggiamento (inglese wave) a destra e sinistra con perno sul polso, spesso accompagnato da una torsione dell'avambraccio (a volte è tutto l'avambraccio che ondeggia con perno sul gomito). Può consistere anche in un aprire e chiudere ritmicamente la mano[1].

L'uso di questo gesto è tipico di un saluto a distanza tra conoscenti, e accompagna spesso il momento in cui ci si separa. Il suo uso implica un livello di informalità simile a quello che connota l'uso di ciao a livello verbale[2]. Non è quindi indicato per situazioni di saluto molto formali, con alcune eccezioni, quando per esempio personaggi importanti sfilano davanti ad un pubblico e rispondono ai saluti con lenti movimenti del braccio.

Saluto/richiamo a distanza agitando il fazzoletto

Il gesto può anche essere impiegato semplicemente per attirare l'attenzione a distanza, e in questo caso può essere rivolto anche a sconosciuti. Normalmente si fa ciao con una mano sola, ma può capitare che il gesto venga fatto con entrambe le mani, sia per enfatizzare il saluto sia nel caso in cui lo si impieghi per attirare l'attenzione. In casi particolari, quando la distanza è notevole, la mano che si agita può tenere un fazzoletto ("agitare il fazzoletto"), per una maggiore visibilità.

Il gesto di "fare ciao" è uno dei primi gesti referenziali che il bambino apprende intorno all'anno di età, dapprima su stimolo di un adulto e poi in modo sempre più autonomo[3]. Difficoltà nella produzione del gesto possono essere indice di aprassia o di disprassia[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ È a questa realizzazione che allude De Blasi (2009: 23) quando vuole collegare il gesto alla parola ciao da un termine per "schiavo": "il gesto di fare lo schiavo si sarebbe ridotto, per progressive stilizzazione e sintesi, alla sola chiusura del pugno, con cui appunto si è nel tempo codificato il gesto di fare ciao"
  2. ^ Sullo stretto rapporto tra questo gesto e il saluto verbale ciao, si veda De Blasi (2009: 22): "tale formula di saluto ('ciao') … in realtà prima di essere una parola è un gesto: a ben guardare, infatti, ai bambini si insegna a fare ciao prima ancora che a dire ciao".
  3. ^ Cf. Brunati (1996: 84).
  4. ^ Sabbadini (2005: 114).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emilio Brunati, Lo sviluppo neuropsichico nei primi tre anni di vita: strategie di osservazione e di intervento, Milano, Armando Editore, 1996 - ISBN 8871446399.
  • Nicola De Blasi, Parole nella storia quotidiana: studi e note lessicali, Napoli, Liguori, 2009, ISBN 9788820747060.
  • Letizia Sabbadini, La disprassia in età evolutiva: criteri di valutazione ed intervento, Springer, 2005 - ISBN 9788847003286.

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