Inchino

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Inchino
Differenti gradi di inchino e prostrazione secondo l'uso liturgico della chiesa ortodossa

L' inchino è l'atto di piegare il torso e la testa come gesto di rispetto verso un'altra persona o un simbolo importanti. Il gesto è particolarmente presente nela cultura asiatica ma anche tipico della nobiltà e dell'aristocrazia di molti paesi europei. Esso è utilizzato anche in contesti religiosi, come forma di venerazione e rispetto. Talvolta il gesto è limitato ad abbassare la testa come in Indonesia, anche se le diverse culture prescrivono un grado di inchino diverso a seconda delle occasioni. Nelle culture di Nepal, India, Thailandia, Laos, Cambogia, Cina, Corea, Giappone e Vietnam esso è particolarmente comune anche come gesto di saluto. L'inchino può essere il medesimo tra due persone che si salutano, oppure differente a seconda del grado del singolo. L'inchino è solitamente un gesto di rispetto visto come inferiore rispetto all'inginocchiarsi, alla genuflessione o alla prosternazione che prevede che il corpo tocchi la terra come ulteriore gesto di rispetto.

Nella cultura europea[modifica | modifica wikitesto]

Stampa del XVII secolo che mostra un uomo che si inchina togliendosi il cappello

Nelle culture europee — a parte gli inchini fatti dagli attori alla fine di uno spettacolo - l'inchino è un gesto tipicamente maschile, mentre le donne sono solite compiere la cosiddetta "riverenza". La profondità dell'inchino è correlata alla differenza di rango o al livello di rispetto o gratitudine che si vuole esprimere. Nell'Europa moderna, è stato molto in uso il porre la mano destra al petto mentre ci si inchinava per rispetto, mentre la sinistra era lasciata lungo il corpo. L'inchino di rispetto in società è quasi del tutto estinto al giorno d'oggi, anche se permangono alcune forme di cortesia in particolari contesti come ad esempio il baciamano alle donne.

Nella cultura britannica e del Commonwealth, funzionari ed avvocati nei tribunali si inchinano con la sola testa all'arrivo dei giudici in una sessione. Un gesto simile viene fatto allo speaker della Camera dei Comuni quando entra o esce dalla House of Commons, come pure al monarca dal suo staff.

I membri della famiglia reale sono soliti utilizzare l'inchino o la riverenza a seconda del caso e del genere. Gli australiani si inchinano al governatore generale dell'Australia, a sua moglie ed ai governatori di stato ed ai loro vicegovernatori.[1]

In Asia[modifica | modifica wikitesto]

In Asia orientale[modifica | modifica wikitesto]

Studenti con indosso la hakama ed il kimono si inchinano al rettore dell'accademia in un ricevimento del 2015 alla Waseda University in Giappone.

L'inchino è una forma di saluto tradizionale in Asia orientale, in particolare in Giappone, Corea, Cina e Vietnam. In Cina e Vietnam, spesso esso è stato sostituito dalla stretta di mano o da un lieve inchino.[2][3][4][5]

L'inchino base in Asia viene eseguito inchinandosi verso il davanti, con gli occhi bassi. Esso può essere diviso in: informale, formale e molto formale. Gli inchini informali sono previsti a 15° di angolazione, mentre quelli più formali sono a 30°. Gli inchini molto formali sono ancora più profondi. In casi estremi viene sostituito dall'inginocchiatura, la quale può essere a tal punto profonda da far toccare il pavimento con la fronte.

In Asia vi è un'etichetta estremamente complessa sull'inchino. Ad esempio se una persona mantiene il suo inchino per un periodo prolungato (generalmente più di due o tre secondi), è appropriato inchinarsi nuovamente.

Scuse e ringraziamento[modifica | modifica wikitesto]

L'inchino è previsto come parte di un processo di scuse o ringraziamento in Asia, in particolare in Giappone e in Corea.

L'inchino di scuse è tendenzialmente più profondo e lungo rispetto agli altri inchini, con almeno 45°-50° di angolazione. La lunghezza, la profondità e la frequenza di un inchino indicano la sincerità delle scuse o la gravità dell'offesa arrecata.

Saluto[modifica | modifica wikitesto]

L'inchino è usato frequentemente nella tradizione asiatica come saluto, sia all'incontro che alla partenza di due persone. L'inchino accompagna automaticamente una frase di saluto, ma generalmente esso non è più in uso all'interno dei membri della medesima famiglia ad eccezione di un lungo periodo di assenza o di separazione.

L'inchino può talvolta sostituire la frase di saluto, in particolare quando si incontra una persona con la quale si è già parlato in quella giornata.

Quando si saluta un sottoposto solitamente si usa un inchino breve, mentre il sottoposto si inchina più a lungo e più profondamente a definire la differenza di rapporti presente tra le due parti.

In Cina[modifica | modifica wikitesto]

Il kowtow è il più profondo segno di riverenza nella cultura cinese Han, ma il suo uso è divenuto estremamente raro dalla fine dell'Impero cinese. In molte situazioni, l'inchino semplice ha sostituito il tradizionale kowtow. Ad ogni modo, nella moderna società cinese, l'inchino non è così formale come ad esempio invece in Giappone e Corea. L'inchino è riservato in occasioni importanti come il matrimonio[6] e come gesto di rispetto per un morto.[7] In Cina, sono previsti tre inchini per i funerali, inclusi quelli di stato,[8] come pure per le cerimonie ancestrali o quelle che commemorano il pater patriae Sun Yat-sen.[9][10]

Come in Giappone ed in Corea, le figure pubbliche si possono inchinare formalmente per porgere delle scuse. Il premier cinese Wen Jiabao si è inchinato per offrire le proprie condoglianze durante dei gravi incidenti alla rete ferroviaria ai parenti delle vittime;[11] Il ministro della difesa del Taiwan, Chen Chao-min, si è inchinato per scusarsi per una gaffe sull'ex presidente Chen Shui-bian nel 2004.[12]

In Asia meridionale e sudorientale[modifica | modifica wikitesto]

Steven Gerrard esegue un wai

Come in Asia orientale, inchinarsi è una forma tradizionale di ringraziamento in molti paesi dell'Asia meridionale e sudorientale. Il gesto noto col nome di Añjali Mudrā è utilizzato come segno di rispetto e saluto verso un'altra persona, a seconda del grado.[13] Il gesto è oggi molto comune in India, Sri Lanka, Nepal, Bhutan, Thailandia, Cambogia, Laos, Myanmar e Indonesia. I gesti variano a seconda della nazione, dal wai in Thailandia, al sampeah in Cambogia e Laos, al sembah in Indonesia, sino al namaste in India e Nepal, o allo Sri Lanka dove il gesto è ripetuto con l'uso della parola "Ayubowan".

Nelle arti marziali[modifica | modifica wikitesto]

Un giudoca (a destra) si inchina seduto su una seiza.

L'inchino è parte tradizionale delle arti marziali, all'inizio ed alla fine di un incontro o di una gara. A seconda dell'arte marizale, l'inchino può essere differente in termini di posizione di braccia e mani. Ad esempio, l'inchino tipico del karate viene fatto con le braccia lungo il corpo, mentre altri inchini come il Silat, si fanno con le mani giunte di fronte al corpo.

In contesti religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Religioni orientali[modifica | modifica wikitesto]

In molte religioni orientali l'inchino è usato come segno di rispetto e di venerazione e trae origine dall' Añjali Mudrā indiano.

Sikhismo[modifica | modifica wikitesto]

I sikhs si inchinano unicamente al loro guru, che è visto come messaggero di dio. Il loro libro sacro, il Guru Granth Sahib, è visto come la parola vivente del guru anche dopo la morte e pertanto essi si inchinano anche davanti ad esso.

Scintoismo[modifica | modifica wikitesto]

Anche nello scintoismo l'inchino è praticato. I visitatori di un tempio devono necessariamente suonare una campanella per attirare l'attenzione della divinità, congiungere le mani in preghiera e quindi inchinarsi.

Buddismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Puja.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prostrazione (buddismo).

L'inchino è un gesto comune nel buddhismo. Il buddhismo zen, ad esempio, ha un rituale quotidiano nel quale è previsto di inchinarsi 1080 volte in un giorno.

Induismo[modifica | modifica wikitesto]

Un giovane rende omaggio ad un anziano con un pranama.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pranama.

Nella tradizione induista le persone mostrano deferenza nei confronti del resto del mondo inchinandosi o inginocchiandosi verso una persona anziana per rispetto. Tradizionalmente, un figlio si inchina ai genitori, ai propri insegnanti ed agli anziani in determinate cerimonie formali.

Islam[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ruku e Sujud.
Musulmani praticano il Sajdah o Sujud.

Nell'Islam, vi sono due tipi di inchino, il sujud ed il ruk'u. Il sajdah o sujud consiste nel prostrarsi ad Allah in direzione della Caaba alla Mecca, fatto che viene svolto durante la preghiera quotidiana (ṣalāt). Mentre svolge il sujud, un musulmano deve pregare Allah e glorificarlo. La posizione prevede di far toccare terra a fronte, naso, mani e ginocchia.

Il ruku' è invece l'inchino fatto in piedi durante la preghiera quotidiana (ṣalāt).

Secondo l'Islam è un peccato grave inchinarsi davanti ad una persona col solo intento di ringraziarla, dal momento che tale persona simbolicamente viene considerata divina da chi si inchina, il quale commette quindi un'eresia. I musulmani devono inchinarsi solo al cospetto di Allah.

Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Il cristianesimo utilizza largamente la pratica dell'inchino, sia dentro che fuori dall'edificio della chiesa.[14][15] L'origine della pratica si ritrova nella Sacra Scrittura che cita espressamente: "Ringraziate Dio ed esaltatelo e dategli il rispetto del nome sopra ogni nome, così che al nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, in cielo, sulla e sotto la terra" (NRSV).[15] Questa tradizione è stata definita dal Secondo Concilio di Lione, che ha prescritto: "Ogni qual volta il glorioso nome sia citato, in particolare durante i sacri misteri della Messa, ciascuno si inchini col capo come col suo cuore."[14] Il 18 canone della chiesa d'Inghilterra, madre della comunione anglicana, ha reso l'inchino obbligatorio durante il servizio divino dichiarando: "Quando durante il servizio divino il Signore GESU' viene menzionato, per leale riverenza, ogni persona presente deve inchinarsi; testimonierà con questo gesto la propria fedeltà e la propria umiltà e riconoscerà che il Signore GESU' CRISTO è il vero eterno Figlio di Dio, l'unico Salvatore del mondo, nel quale solo sono riposte tutte le grazie e le promesse di Dio verso il genere umano, e per la vita futura."[15] Anche nelle chiese luterane le persone sono chiamate "ad inchinarsi quando il nome di Gesù viene menzionato",[16] mentre per la chiesa cattolica "la menzione del nome di Gesù deve essere accompagnata dall'inchino del capo".[17] John Wesley, fondatore della chiesa metodista, prescrisse anch'egli "di inchinarsi al nome di Gesù", in particolare durante la recita della preghiera del Credo.[18]

Nella liturgia cristiana, inchinarsi è segno di rispetto e deferenza. L'individuo che si trovi a passare davanti all'altare o in alcuni punti in una chiesa di particolare venerazione, deve inchinarsi.L'inchino al nome di Gesù è stato stabilito da Gregorio X al già menzionato Concilio di Lione del 1274, come pure nel Concilio di Avignone del 1326, nel Concilio di Beziers del 1351, in quello di Basilea del 1435, nel Councilium Senonense del 1485. Esso può variare da un semplice inchino col capo all'inclinazione del torso. Un profondo inchino è spesso visto come sostituzione della genuflessione nel caso in cui la persona sia fisicamente impossibilitata a fare tale azione. Nella chiesa ortodossa, vi sono diversi gradi di inchino con differenti significati e da usarsi in particolari circostanze.

Il rito romano della chiesa cattolica, prevede un profondo inchino, una prostrazione, il chinare il capo o una genuflessione durante la recita del Credo, come pure l'inchino è previsto in diversi punti della liturgia. Due sono i tipi sostanziali di inchino, a seconda del fatto che il Santissimo Sacramento sia presente o meno presso un altare. L'inchino all'altare è presente anche nella tradizione della comunione anglicana come segno di "riverenza nei confronti dell'altare dove si trova il trono di Dio, di modo da ricordarne la presenza."[19] Nelle chiese anglicane, luterane e metodiste, anche l'avvicinarsi al presbiterio prevede la pratica dell'inchino, come pure alla croce presso l'altare.[20][21][22] Nella chiesa cattolica, come in quella anglicana, è pratica comune inchinarsi anche durante il passaggio della croce processionale di fronte al fedele durante le processioni.[22]

I protestanti più conservatori come i mennoniti o gli avventisti si inchinano durante la preghiera in chiesa.

Secondo San Paolo, tutta la terra deve inchinarsi a Gesù Cristo. Egli scrive nella Filippesi 2, 9-11 lettera ai Filippesi 2:9-11, "Dovunque Dio sia esaltato, e gli venga dato il nome sopra tutti i nomi: che al nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, in cielo e così in terra e sotto la terra; che ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il proprio Signore, per glorificare Dio Padre." Un passaggio simile si trova anche in Isaia 45,23.

Ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

Come nel cristianesimo, anche nell'ebraismo sussiste la pratica dell'inchino, come segno di rispetto e durante particolari momenti della liturgia. Per tradizione, nel Tempio di Gerusalemme, l'inchino era parte della celebrazione ordinaria, ma oggi non è più presente tale pratica nel rito ebraico.

Attualmente l'inchino è solo leggero, anche se sussistono casi particolari in cui esso deve essere particolarmente profondo come nel caso dell'Amidah o di particolari benedizioni. Nella conclusione dell' Aleinu, i partecipanti al rito si inchinano recitando la frase "V'anachnu korim umishtachavim u'modim," che significa "ci inchiniamo, prostriamo, rendendo grazie."[23]

L'inchino è previsto anche nella celebrazione del Yom Kippur.

I testi del Talmud indicano che la prostrazione totale era pratica comune tra le comunità ebraiche ancora durante il medioevo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ https://www.governor.nsw.gov.au/protocol/vice-regal-guidelines/title-and-greeting/
  2. ^ Taiwan - Cultural Etiquette, eDiplomat. URL consultato il 9 ottobre 2011.
  3. ^ China - Cultural Etiquette, eDiplomat. URL consultato il 9 ottobre 2011.
  4. ^ Vietnam - Cultural Etiquette, eDiplomat. URL consultato il 9 ottobre 2011.
  5. ^ Japan - Cultrual Etqette, eDiplomat. URL consultato il 13 gennaio 2013.
  6. ^ Chinese Marriage Customs, eChina Romance. URL consultato il 27 maggio 2008 (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2008).
  7. ^ 温家宝向地震灾区遇难者遗体三鞠躬, in China Daily, 13 maggio 2008. URL consultato il 25 giugno 2008.
  8. ^ 華國鋒同志遺體在京火化, in People's Daily, 1º settembre 2008. URL consultato il 22 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 1º novembre 2010).
  9. ^ Kuomintang delegation pays homage at Dr. Sun Yat-sen's mausoleum, in People's Daily Online, 31 marzo 2005. URL consultato il 27 maggio 2008.
  10. ^ 周铁农等参加纪念孙中山先生逝世84周年纪念仪式, in National People's Congress News, 13 marzo 2009. URL consultato il 22 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2011).
  11. ^ Premier Wen rushes to Hunan Province to direct disaster relief work, in Xinhua, 29 gennaio 2008. URL consultato il 25 giugno 2008.
  12. ^ Defense Minister Chen apologizes for 3/19 gaffe, in China Post, 27 maggio 2008. URL consultato il 28 maggio 2008.
  13. ^ Copia archiviata, su thaiwaysmagazine.com. URL consultato il 24 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 26 novembre 2018).
  14. ^ a b (EN) Albert Haase, OFM, Living the Lord's Prayer: The Way of the Disciple, InterVarsity Press, 4 febbraio 2010, p. 83, ISBN 978-0-8308-7866-6.
    «The name of Jesus has been kept holy by Christians down through the centuries. Western Christianity developed the custom of bowing the head at the mention of the name of Jesus. Pope Gregory X had this formally written into law in 1274 at the Second Council of Lyons. Echoing the letter to the Philippians, the council stated, "Whenever that glorious name is recalled, especially during the sacred mysteries of the Mass, everyone should bow the kneeds of his heart which he can do even by a bow of his head."».
  15. ^ a b c (EN) William Staunton, A Dictionary of the Church: Containing an Exposition of Terms, Phrases and Subjects Connected with the External Order, Sacraments, Worship and Usages of the Protestant Episcopal Church, with an Especial Reference to the Church in the United States, Sherman & Trevett, 1839, p. 79.
  16. ^ (EN) Joseph Herl, Worship Wars in Early Lutheranism: Choir, Congregation and Three Centuries of Conflict, Oxford University Press, 2008, p. 111, ISBN 978-0-19-536584-9. URL consultato il 27 aprile 2017.
  17. ^ (EN) Michael Dubruiel, The How-to Book of the Mass, Revised and Expanded, Our Sunday Visitor, 26 gennaio 2007, p. 97, ISBN 978-1-59276-665-9.
  18. ^ (EN) Harrington William Holden e John Wesley, John Wesley in Company with High Churchmen, J. Hodges, 1872, p. 110.
  19. ^ (EN) Edward Cyril Russell Lamburn, Anglican Services: A Book Concerning Ritual and Ceremonial in the Anglican Communion, W. Knott, 1963, p. 39.
  20. ^ (EN) Frank C. Senn, Introduction to Christian Liturgy, Fortress Press, 2012, p. 196, ISBN 978-1-4514-2433-1.
  21. ^ (EN) Acolyte Handbook (PDF), Madison First United Methodist Church, 2011, pp. 5–6. URL consultato il 27 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2017).
    «Walk around the kneeling rails and enter the chancel. When you reach the altar, pause and bow towards the cross at the same time.».
  22. ^ a b (EN) Lundy Pentz, Body Language, Forward Movement, 1998, p. 9.
    «English law required a bow to the altar on entering or leaving a church--at any time, not just during a service. The altar itself was the thing bowed to, because during the eucharist it is where the consecration takes place and in a sense is thus the throne of Christ. Because most altars had a cross on them, generations of Anglicans came to think of the bow as being directed not at the altar but at the cross. This gave rise to a distinctive Anglicanism when processions and processional crosses were reintroduced in the 19th century--a bow as made as the cross passed by in a procession.».
  23. ^ Hayim H. Donin, To Pray as a Jew, 1980; pag. 38-41.

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