Venere Callipigia

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Coordinate: 40°51′12.16″N 14°15′01.75″E / 40.853377°N 14.250485°E40.853377; 14.250485

Venere Callipigia
Venere Callipigia
Autore sconosciuto
Data II secolo
Materiale marmo
Altezza 160 cm
Ubicazione Museo Archeologico Nazionale, Napoli

La Venere Callipigia, o anche Afrodite Callipigia, in greco Ἀφροδίτη Καλλίπυγος (Aphrodite Kallipygos), ossia "Afrodite dalle belle (kalli) natiche (pygos)", è una scultura marmorea di epoca romana databile al I-II secolo e conservata nel museo archeologico nazionale di Napoli.[1]

Si tratta di una copia di un originale bronzeo di epoca ellenistica del III secolo a.C..[2][3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Rinvenuta nei pressi della domus aurea,[4] la storia della scultura è pressoché ignota. Di certo si sa che risale all'epoca dell'imperatore Adriano e che al momento del ritrovamento era priva di testa. Nel 1594 così fu acquistata dalla famiglia Farnese, restaurata (con l'aggiunta del capo) e collocata al palazzo omonimo di Roma, inserendola così nella collezione di sculture archeologiche. Successivamente, nel 1786, fu trasferita, non senza polemiche, nella città partenopea sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone a seguito dell'eredità dell'intera raccolta farnesiana ottenuta qualche decennio prima da Carlo, figlio dell'ultima discendente della famiglia: Elisabetta Farnese.

In occasione di quest'ultimo spostamento, vi furono altri lavori di restauro eseguiti da Carlo Albacini.[5] Fu sostituita nuovamente la testa, poi le braccia ed una gamba. Nel 1792 la scultura si registra alla reggia di Capodimonte mentre dal 1802 è al palazzo degli Studi (oggi museo archeologico nazionale di Napoli), dove tuttora è esposta.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La dea è ripresa nell'atto di sollevare il suo peplo per scoprire i fianchi e le natiche e volgere lo sguardo dietro le spalle per osservarli (il cosiddetto rituale dell'anasyrma).

Il soggetto è stato più volte replicato nel corso della storia. Oltre alla versione napoletana, vi sono altre versioni anche seicentesche, come quelle di Jean-Jacques Clérion e François Barois.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheda della scultura dal sito ufficiale del museo archeologico di Napoli, cir.campania.beniculturali.it. URL consultato il 5 gennaio 2013.
  2. ^ Havelock, Christine Mitchell (2007). The Aphrodite of Knidos and Her Successors: A Historical Review of the Female Nude in Greek Art. University of Michigan Press. ISBN 0-472-03277-1.
  3. ^ Beard, Mary; Henderson, John (2001). Classical Art: from Greece to Rome, Oxford University Press. Retrieved June 7, 2010. ISBN 0-19-284237-4.
  4. ^ Moormann, Eric M. "Review of Laurentino García y García, Luciana Jacobelli, Louis Barré, 2001. Museo Segreto. With a Facsimile edition of Herculanum et Pompéi. Recueil général des peintures, bronzes, mosaïques... (1877)" (2003).
  5. ^ Fenton, James (2000). Leonardo's Nephew: Essays on Art and Artists. University of Chicago Press. ISBN 0-226-24147-5.

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